YouTube vs Telecinco = 1-0 (oppure 1-1?)

Un articolo di oggi firmato da Mauro Munafò per la Repubblica si intitola “YouTube batte Telecinco. Copyright, vigilino le TV“.

Il tema, discusso anche nei tribunali italiani, concerne le responsabilità del providers (di Google in particolare) per le violazioni del copyright commesse da parte degli utenti della piattaforma di videosharing: YouTube.

In Italia abbiamo assistito ad una pronuncia cautelare con cui il Tribunale di Roma, quasi un anno fa, imponeva a Google la rimozione dei video del Grande Gratello, a prescindere dall’identificazione, da parte del titolare dei diritti sull’opera, dei singoli video illecitamente caricati dagli utenti della piattaforma. La pronuncia cautelare evidenziava chiaramente le responsabilità di Google, quantomeno sotto il profilo del fumus boni juris. In altre parole, il giudice italiano, nell’attesa di una ponderata  pronuncia nel merito, ha accordato il provvedimento cautelare ritenendo sufficientemente fondata, secondo un giudiizo espresso in termini probabilistici, la pretesa del ricorrente.

In Spagna, come evidenziano le fonti giornalistiche e il blog ufficiale di Google, pare si sia affermato il principio opposto.

Mauro Munafò precisa che

YOUTUBE batte l’emittente spagnola Telecinco in tribunale: una vittoria storica per il portale di condivisione video che potrebbe avere ripercussioni anche in Italia e in Europa. I giudici di Madrid si sono espressi in favore del sito di proprietà di Google, stabilendo che la violazione del copyright operata dai suoi utenti non è responsabilità di Mountain View, visto che il motore di ricerca mette a disposizione degli editori tutta una serie di strumenti per evitare che le violazioni avvengano.

Ed ancora:

Lo scontro tra il sito di video e la televisione spagnola, controllata da Mediaset, va avanti dal 2008. Secondo Mediaset, che ha attivato una causa simile anche in Italia, il portale di condivisione è direttamente responsabile della ripetuta violazione del copyright ed è suo compito l’individuazione e la rimozione dei contenuti protetti dal diritto d’autore. Dal canto suo YouTube ha sempre ribattuto che ha attivato una serie di strumenti a disposizione degli editori, in particolare il Content ID, utilizzato in Italia anche dalla Rai. Si tratta di una tecnologia che individua i video proprietari ed impedisce che questi vengano caricati su YouTube dagli utenti o, se questo è già avvenuto, li rimuove. Perché il sistema funzioni, è tuttavia necessario che le emittenti forniscano a YouTube una copia dei loro contenuti. Ed è anche su questo punto che Mediaset e YouTube si sono scontrate e si scontrano tuttora.

La notizia del successo in sede giudiziaria è stata diramata da Google sul proprio blog, ove, in un post di oggi 23 settembre 2010, si trovano queste trionfalli parole:

Oggi il tribunale federale di Madrid ha respinto le accuse di violazione di copyright contro YouTube. Questa decisione è una grande vittoria per la Rete e le regole adottate per governarla. L’emittente televisiva spagnola Telecinco rivendicava la responsabilità di YouTube per i contenuti in violazione di copyright caricati dagli utenti sulla sua piattaforma.

Il giudice ha respinto la richiesta di Telecinco, facendo notare che YouTube offre ai titolari dei diritti degli strumenti per rimuovere i contenuti in violazione del copyright. Questo significa che è responsabilità del soggetto titolare dei diritti – e non di YouTube – identificare e segnalare a YouTube la presenza sulla piattaforma di contenuti protetti. Questa sentenza conferma la normativa europea, secondo la quale i titolari dei diritti (e non i fornitori di servizi come YouTube) sono nella posizione migliore per sapere se la presenza di un contenuto specifico su una piattaforma di hosting sia legittima o meno, e impone a siti come YouTube la responsabilità di rimuovere contenuti non autorizzati solamente a seguito di notifica da parte del detentore dei diritti.

(…)

La prospettazione è interessante e merita di essere esaminata al di là dei comunicati di parte con cui, giustamente, il Provider interessato fornisce la propria rappresentazione degli eventi.

V’è un problema di correttezza delle informazioni. Sono state verificate le fonti? Chi ha visto la sentenza? Le notizie nascono spesso dalle veline e dai comunicati stampa, ma i commenti dovrebbero essere fatti con la sentenza alla mano o quantomeno (lo dico per i giornalisti) riportando anche la versione dell’altra parte.

Sarebbe auspicabile che, da parte di Google, venisse diramato, unitamente al comunicato stampa presente sul blog, anche il testo integrale della pronuncia del Tribunale.

Se si tratta di sentenza memorabile, che dovrebbe assurgere ad esempio per gli altri Paesi, Italia in primis, sarei curioso (ma di curiosità scientifica si tratta) di poter leggere il contenuto, al fine di formarmi una valutazione tecnica più mirato, al di là delle impressioni che suscita il comunicato di parte. Sono sicuro che Google non terrà nel cassetto tale importante pronuncia. Spero di poterla leggere nei prossimi giorni.

In che fase siamo? Si tratta di un provvedimento reso in sede cautelare o di un provvedimento definitivo?

Google mette a disposizione la tecnologia che tecnologia “Content ID” che però onera i titolari dei diritti, che vogliano disporre di un controllo preventivo sui contenuti, a consegnare a Google il proprio materiale, specificando le azioni da seguire nel caso in cui gli utenti eseguano l’uploading di materiale analogo, senza averne i relativi diritti. Di questa tecnologia si parla nella sentenza spagnola?

Ecco cosa riporta Google, al riguardo, nel proprio comunicato:

YouTube rispetta le leggi sul copyright e desidera garantire che artisti, editori e media companies possano avere successo online. Ecco perché abbiamo creato Content ID: la nostra tecnologia è stata progettata per prevenire le violazioni del copyright e per dare ai titolari dei diritti il controllo sui loro contenuti. E’ sufficiente che il proprietario di un video ne fornisca a YouTube una copia ed indichi cosa fare se il medesimo contenuto viene caricato senza autorizzazione: rimuoverlo, affiancarvi annunci pubblicitari o semplicemente essere informato del fatto che è stato caricato. Più di 1.000 media companies, tra cui Lagardère Active, Channel 4 e Rai in Europa utilizzano Content ID. In Italia, tutte le principali emittenti televisive ad eccezione di una utilizzano questo strumento.

Certo è che la “sentenza” spagnola riaccende il dibattito in sede europea, proprio in un momento cruciale per la discussione delle nuove regole che riscriveranno la responsabilità degli intermediati (providers) nella società dell’informazione. Com’è noto è in fase di revisione la direttiva 2000/31/CE sul commercio elettronico che sancisce limiti alle responsabilità a cui può essere soggetto un providers che si trovi in determinate condizioni.

La notizia dell’esito della controversia su YouTue e Telecinco viene ripresa anche da Anna Masera, per La Stampa, che sembra difendere a spada tratta qualsiasi posizione di Google, accomunando il presente caso a quello della captazione di dati su reti wi-fi, in relazione al quale il Garante per la privacy ha recentemente disposto il blocco dei playload data e la trasmissione degli atti alla magistrature per le ipotesi di reato eventualmente ravvisabili.

Masera, infatti, rimarca che il medesimo caso sarebbe stato archiviato dalla procura spagnola.

Poi afferma:

Per carità, è giusto vigilare: ma a giudicare da queste recenti decisioni la Spagna sembra meno preoccupata di difendere regole vecchie che mal  si applicano a Internet.  I suoi cittadini ne risulteranno meno tutelati? Non credo.

Ma non va fatta di tutta l’erba un fascio. Occorrono dei distinguo. Si pensi, ad esempio, che in Francia gli accertamenti avrebbero portato a rivelare che i dati captati dalle Google Car conterrebbero password, codici di accesso a conti bancari, dati medici, ed altro.

Se così fosse anche per il caso italiano, credo che la situazione, a fronte del quadro normativo a tutela sia dei dati personali, sia delle comunicazioni (che godono di copertura costituzionale) non possa essere liquidata tanto semplicemente.

In Italia, non so se la cosa è stata notata, assistiamo però ad un insolito ping-pong tra Procura-Garante-Procura, dato che l’intervento del Garante sarebbe stato sollecitato dalla Procura di Milano addirittura dal 2008 (ed avevo espressogià a suo tempo talune perplessità sul fatto che la Procura, stando a quanto è emerso dagli organi di stampa, non avesse già preso a suo tempo direttamente ed autonomamente in carico le attività di indagine) ed ora ritorna alla Procura dopo l’intervento del Garante, a distanza di due anni dalle iniziali sollecitazioni avute.

Fabio Bravo

www.fabiobravo.it

Information Society & ICT Law

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