Unione Nazionale Consumatori vs. YouTube. Rimozione di canale telematico su richiesta del terzo danneggiato, titolare dei diritti d’autore

Ecco, siamo arrivati all’emersione del punto dolente di tutta la questione.

 

Google, la vicenda è nota, è stata citata in giudizio da R.T.I., titolare dei diritti di utilizzazione economica delle opera dei palinsesti Mediaset, affinché le venga ordinato di rimuore i video caricati dagli utenti sulla nota piattaoforma di videosharing (YouTube), con conseguente richiesta di risarcimento del danno.

In sede cautelare (anche in fase di reclamo), il Tribunale di Roma accerta l’esistenza del fumus boni iuris e le responsabilità del provider, costringendo quest’ultimo alla rimozione dei contenuti, fatte salve le statuizioni nel merito.

Nel frattempo, proprio nel merito, il Tribunale di Milano emana una sentenza parziale con cui stabilisce le responsabilità di altro provider (“Italia On Line“, IOL), sempre per mancata rimozione di video illecitamente caricati dai propri utenti sulla propria piattaforma di videosharing, analogamente a quanto avvenuto per YouTube. Il giudizio prosegue nel merito per la quantificazione del danno subito dal soggetto terzo, titolare dei diritti di sfruttamento economico delle opere protette da copyright. Anche in questo caso l’attore era R.T.I., per tutelare le opere dei palinsesti Mediaset.

Il delicato problema riguarda la posizione difficile che i providers hanno di fronte all’affermarsi, in sede giurisprudenziale, delle ipotesi di responsabilità per omessa rimozione dei contenuti illeciti a fronte della diffida del soggetto terzo, titolare dei diritti che si lamentano violati.

Senza voler in questa sede intervenire nel merito dell’interpretazione da accordare alle norme in materia di responsabilità del provider, ciò che mi preme evidenziare è l’assoluta inadeguatezza del sistema che si sta delineando nella prassi, il quale tende a discostarsi da una situazione di efficienza, comportando una compressione dei diritti fondamentali, sempre più spesso affidati nelle mani dei providers, che, per il ruolo tecnico assolto, finiscono per essere costetti ad amministrarli, pur non volendo.

Di fronte alle richieste di rimozione del materiale protetto dai diritti d’autore, proveniente dal soggetto terzo che ne lamenta la lesione, il provider è di fronte ad un’alternativa: lasciare il materiale dov’è e aspettare che sia l’autorità giudiziaria a ordinare la rimozione (così è stato finora, nei casi portati all’attenzione dei Tribunali di Roma e Milano), ma in questo caso il provider finisce per assumere il rischio di incappare anche in un giudizio di responsabilità per colpa omissiva, a fronte della mancata rimozione del materiale illecitamente caricato dagli utenti, e, dunque, per esporsi a richieste risarcitorie di notevole entità; oppure eliminare immediatamente il materiale, a fronte della semplice richiesta, anche a costo di sacrificare i diritti degli utenti, che sono da apprezzare sia sul piano delle dinamiche contrattuali che sul piano dei diritti fondamentali, di rilevanza costituzionale.

Ebbene, in quest’ultima occasione Google, visto l’orientamento sfavorevole assunto dai Tribunali di Roma e Milano nel caso di mancata rimozione, ha scelto di assumere una posizione drastica nei confronti dei propri utenti: eliminare il materiale, fino a disattivare l’intero canale YouTube.

Il caso si è presentato proprio nei confronti di una storica associazione a tutela dei consumatori (Unione Nazionale Consumatori), che ha già dichiarato battaglia verso il provider.

Veniva lamentato sia l’uso lecito del materiale caricato nel proprio canale YouTube (che per lo più riproduceva frammenti di programmi televisivi in cui il segretario generale dell’associazione, l’Avv. Massimiliano Dona, rilasciava interviste ed effettuava interventi), relativo a trasmissioni dei palinsesti Mediaset, su cui R.T.I. aveva la titolarità dei diritti di sfruttamento economico (secondo il fair use americano), sia l’illecita soppressione dell’intero canale YouTube, in quanto contenente comunque video su cui R.T.I. non poteva vantare alcun diritto, ma che erano stato realizzati proprio dall’Unione Nazionale Consumatori (UNC) e poi diffusi tramite la piattaforma di videosharing per raggiungere l’opinione pubblica ed esercitare, in tal modo, il diritto di manifestazione del pensiero tutelato dall’art. 21 Cost.

Per comprendere la posizione dell’UNC, riporto il loro comunicato, disponibile sul sito dell’associazione:

Nessuna considerazione da parte di YouTube per il canale di informazione dei consumatori: il popolare sito web (famoso per la condivisione dei video degli utenti), ha infatti cancellato l’account istituzionale “unioneconsumatori.

E’ inaccettabile che YouTube, senza alcun contraddittorio, si arroghi il diritto di sospendere canali di utilità generale secondo procedure automatiche che possono essere avviate su segnalazione di terzi soggetti: proprio questo è accaduto al nostro canale ufficiale (unioneconsumatori), nel quale avevamo pubblicato, tra gli altri, alcuni video contenenti brevi estratti di trasmissioni televisive messe in onda da Mediaset – R.T.I..

La cancellazione del canale di UNC viola gravemente i diritti della nostra organizzazione che ha tra i suoi fini statutari, quello di informare la cittadinanza su tematiche di pubblica utilità: non ha alcun senso l’accusa di violazione delle norme sul diritto d’autore trattandosi di materiale diffuso per finalità di interesse generale e, ovviamente, senza scopo di lucro. Inoltre il canale conteneva anche video prodotti dalla nostra organizzazione che oggi si trova illegittimamente espropriata di un apprezzato mezzo di comunicazione con l’opinione pubblica..

E’ intollerabile che i proprietari dei contenuti e il gestore del social network YouTube possano agire indisturbati in nome del diritto d’autore quando, come in questo caso, nessuna lesione del copyright può essere sostenuta, trattandosi di un limitato e lecito utilizzo (fair use) di contenuti di significativa rilevanza per la collettività, (peraltro i video si riferivano ad interviste rese proprio dai nostri esperti nel corso di vari programmi).

L’UNC ha diffidato formalmente YouTube a ripristinare il canale e in caso del perdurante silenzio da parte del social network, annuncia che agirà in ogni opportuna sede a tutela dei propri diritti.

 

Ecco arrivati al dunque. L’UNC diffida il provider (YouTube, negli USA, e Google) e anticipa che agirà in sede legale, per la tutela dei propri diritti.

A parte le prerogative dell’associazione dei consumatori, in queste riflessioni vorrei si soffermasse l’attenzione sul ruolo che il provider deve interpretare in questo contesto, destinato a muoversi spesso tra incudine e martello, nelle maglie del nostro ordinamento.

Il sistema va ripensato, è chiaro. Occorrerebbe estromettere il provider dalle scelte in ordine alla rimozione o mancata rimozione del materiale di cui si lamenta l’illiceità, affindando tali scelte all’autorità giudiziaria, con una procedura d’urgenza che è già contemplata nel nostro codice di rito e che, pertanto, non necessita affatto di discutibili interventi di autorità amministrative indipendenti.

Semmai si volesse velocizzare ulteriormente la procedura, al più si potrebbe intervenire sul codice di rito, ma non si comprende la ragione in base alla quale la tutela giudiziaria debba essere esclusa dalle dinamiche di accertamento degli illeciti perpetrati tramite Internet.

V’è però un’altra questione che va risolta ed è quella della riallocazione ottimale dei costi inerenti ai danni subiti dai titolari dei diritti (ma il discorso è applicabile anche ad altre ipotesi, come quelle di lesione della reputazione personale o commerciale), in relazione all’attività commerciale esercitata dai providers. Le logiche della responsbilità civile, infatti, hanno da tempo abbandonato la funzione sanzionatoria della responsabilità civile, che rendeva inscindibile l’accertamento delle responsbilità dal principio di colpevolezza, inserendo (come nella responsabilità ex art. 2050 c.c. e in quella del produttore) criteri di imputazione diversi, in senso oggettivo, basati sull’assunzione dei rischi immessi in circolazione nello svolgimento dell’attività esercitata e sulla riallocazione dei costi, in caso di danni subiti.

Certo, normalmente nell’introduzione dei regimi di responsabilità obiettiva si pensava alla tutela di vittime deboli e di una ripartizione del carico di responsaiblità volto a far elevare gli standard di sicurezza nella circolazione dei prodotti o nello svolgimento di attività pericolose.

Al contrario, nell’attività esercitata dai fornitori dei servizi della società dell’informazione, non solo siamo di fronte a vittime forti e ben attrezzate anche dal punto di vista degli strumenti di tutela legale da esperire, ma siamo in presenza di un contesto nel quale il danno non pare affatto dipendere dalla mancata previsione di misure di sicurezza erogabili nello svolgimento del servizio. Tutto cioè si gioca sulla capacità del provider di discernere la illiceità o meno del materiale contestato, a partire dalla diffida che gli viene inoltrata dal soggetto che rivendica la titolarità dei diritti violati e la loro lesione; ma il provider non è soggetto attrezzato per esprimere quel giudizio di natura giuridica che dovrebbe spettare all’autorità giudiziaria.

Siamo sicuri di volergli affidare questo ruolo? Il prezzo da pagare potrebbe essere quello assistere all’automatica soppressione del canale di comunicazione con cui si esercitano i diritti fondamentali di comunicazione e di manifestazione del pensiero, di importanza fondamentale anche per la collettività, che, con la pluralità delle fonti informative, esercita la democrazia e acquisisce quella consapevolezza che è funzionale all’esercizio ottimale della sovranità, costituzionalmente riservata al popolo.

Fabio Bravo

www.fabiobravo.it

Share and Enjoy:
  • Facebook
  • Twitter
  • MySpace
  • LinkedIn
  • FriendFeed
  • Google Buzz
  • Live
  • del.icio.us
  • RSS
  • email

2 risposte a Unione Nazionale Consumatori vs. YouTube. Rimozione di canale telematico su richiesta del terzo danneggiato, titolare dei diritti d’autore

EnglishFrenchGermanItalianPortugueseRussianSpanish

My Projects

      EUPL.IT - Sito italiano interamente dedicato alla EUPL

E-Contract-U

Giornalismo Investigativo - Inchieste e Diritto dell'informazione

My Books

My e-Books