YouTube

Unione Nazionale Consumatori vs. YouTube. Rimozione di canale telematico su richiesta del terzo danneggiato, titolare dei diritti d’autore

Ecco, siamo arrivati all’emersione del punto dolente di tutta la questione.

 

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Il tributo di YouTube al giornalismo: Journalists Memorial

Segnalo Journalists Memorial, un’interessante iniziativa di YouTube, Google e Newseum sui giornalisti, vittime nel compimento del proprio lavoro.

Per una descizione in italiano rimando all’articolo di Francesco Tortora per il Corriere della Sera.

Referendum Nucleare. Ti fidi della tecnologia? Allora ascoltala!

Da oggi è on-line (su www.referendumnucleare.info) la campagna di comunicazione, di informazione e di responsabilità sociale sul referendum abrogativo della legge che intende reintrodurre le centrali nucleari in Italia (Aggiornamento: ora anche su YouTube).

Votare sì per l’abrogazione del nucleare non ha colore politico, ma è un gesto di responsabilità sociale.

La comunicazione è incentrata su un testimonial di nome Clear, che è una donna Cyborg addetta alle centrali nucleari del futuro, tornata nel 2011 per avvisarci di ripensare alla scelta del nucleare.

Alla comunicazione spot tramite Avatar vi sono ulteriori strumenti di approfondimento, tra cui i link a molte inchieste sul nucleare ed a diversi documenti utili.

Per chi intendesse contribuire alla diffusione della campagna, in un’ottica di responsabilità sociale e di impegno civico, indipendentemente dal credo politico, sul sito ci sono i codici html per importare sul proprio sito i video, l’avatar parlante, i banner su sfondo nero.

Prossimamente verranno caricati altri banner, su sfondo bianco

Aggiornamento: ora sono disponibili anche i banner su sfondo bianco. A questo link ho riportato i nuovi  codici html per importare gli oggetti sul Vostro sito [video in flash, video su YouTube, diversi banner su sfondo nero e su sfondo bianco].

L’idea parte proprio dalla campagna di Forum Nucleare con la quale stimolava il destinatario a chiedersi se si fida o meno della tecnologia.

La domanda era malposta ed aveva un chiaro intento provocatorio. A tale domanda va data una risposta.

Perché non far parlare direttamente la tecnologia?

La scelta è ricaduta su un avatar cyborg, che fornisce una risposta immediata, alla quale si affiancano risposte più meditate, di approfondimento, rimesse alle inchieste e agli articoli di approfondimento presenti in rete.

Fabio Bravo

www.fabiobravo.it

YouTube, la selezione ex ante e il controllo dei contenuti

Avevo mosso nel precedente post alcuni dubbi sull’applicazione o meno dei regolamenti AGCOM sulle WebTV (e sule WebRadio) a YouTube, ragionando sul significato di “selezione ex ante” dei contenuti nelle piattaforme UGC (User Generated Content).  La riflessione si innesta su una conversazione già avviata in rete, che vede soluzioni contrapposte, tra cui quella di Guido Scorza e di Marco Scialdone.

Marco, che ringrazio, ha avuto la bontà di lasciarmi un commento, che riporto di seguito, al quale, per l’importanza della questione e per l’ampio respiro della riposta che stavo approntando, ho preferito dare seguito con questo post.

Riporto il suo commento:

(…) personalmente non ritengo che la presentazione dei “video più popolari” integri una selezione ex ante, ma al contrario operi una mera classificazione sulla base della popolarità degli stessi.

L’attività di selezione implica necessariamente, a mio avviso, che l’operatore conoscendo i video decida prima che gli stessi vengano visualizzati quali saranno proposti e quali no (altrimenti non ci sarebbe tecnicamente “selezione”).

Nel caso dei video popolari YouTube non opera alcuna selezione, ma si limita a proporre una “classifica” sulla base delle preferenze espresse dagli utenti.

Uno dei punti cruciali sta proprio nel concetto di “selezione”. Secondo tale prospettazione l’attività di selezione implicherebbe ex se la conoscenza dei contenuti del video. Con ciò però si finirebbe per escluderedalla definzione (di selezione) l’attività con cui l’individuazione dei video venga fatta utilizzando volontariamente (coscientemente e consapevolmente) criteri in grado di operare ex ante in via automatica la scelta dei contenuti (“selezione automatica”).

L’effetto è quello di escludere la disciplina intervenendo con una interpretazione restrittiva dell’accezione tecnica di “selezione” ex ante, escludendo la selezione automatica basata sull’interazione con gli utenti per sondare l’indice di gradimento (lo “share“).

Ragionando “a voce” alta, facendovi partecipi delle riflessioni che sto maturando, mi sembra che più di un dubbio permanga. A ben guardare, infatti, la scelta di individuare automaticamente (nel senso di “selezionare” automaticamente) ex ante i video da proporre nel “catalogo” sulla base dell’indicide di gradimento riscontrato dall’interazione con gli utenti è già una realtà nella selezione dei palinsesti di TV innovative come Current_TV.

Leggendo su wikipedia la Mission e la Vision di Current TV si vede bene come il criterio di formazione dei palinsesti televisivi per la TV satellitare sia basato proprio sulla selezione automatica dei video più popolari scelti dagli utenti sul canale telematico di trasmissione:

“Current ha implementato il modello dei contenuti creati dallo spettatore (VC2 – Viewer Created Content). Per VC² (si legge “vi si squerd”) si intendono tutti quei video-contenuti ideati, prodotti e realizzati dal pubblico e che costituiscono circa il 30% della programmazione sul canale televisivo. Vengono trasmessi sul canale satellitare i video più votati dalla community internet all’indrizzo [1]. L’interazione fra Web e TV è infatti totale. Gli argomenti della programmazione televisiva riflettono i temi affrontati all’interno della community e viceversa, in uno scambio diretto e costante tra canale e sito, quest’ultimo autentico luogo d’incontro e integrazione degli utenti”.

Dunque il dubbio continuerebbe a sussistere se si rimanesse a disquisire sul requisito di “selezione ex ante” dei contenuti trasmessi sulle piattaforme di UGC e la categoria dei video più popolari, proposta da YouTube, in fondo può essere interpretata, a mio sommesso parere, come una “selezione ex ante” dei contenuti.

Tuttavia, e qui vado un po’ oltre, il problema interpretativo nell’applicazione delle norme in questione forse non concerne l’accezione tecnica di “selezione”, ma ulteriori requisiti, quali la presenza o meno di un’attività di controllo sui contenuti e il grado (la profondità) di controllo che verrebbe ad essere richiesta al provider. Qui i dubbi mi sembra si dipanano.

In questo senso può leggersi la risposta alla FAQ n. 21 ai regolamenti dell’AGCOM, ove l’Authority ha voluto precisare che

(…) affinché si determini la responsabilità editoriale, sono invece richiesti due elementi concorrenti: l’esercizio di un controllo effettivo sia sulla selezione dei programmi, ivi inclusi i programmi-dati, sia sulla loro organizzazione in un palinsesto cronologico, nel caso delle radiodiffusioni televisive o radiofoniche, o in un catalogo nel caso dei servizi a richiesta. Pertanto, i siti che non selezionano ex ante i contenuti generati dagli utenti, ma effettuano una mera classificazione dei contenuti stessi, non rientrano nel campo di applicazione della norma.

Il testo della risposta alla FAQ ricalca il dettato normativo.

Risalendo direttamente alle fonti normative, infatti, si scorge che l’art. 1, co. 1, lett. i), del Regolamento AGCOM allegato “A” alla delibera 607/10/CONS, relativo alla fornitura di servizi di media audiovisivi a richiesta, definisce espressamente la “Responsabilità editoriale“, rilevante ai fini dell’applicazione della disciplina de qua, come

“l’esercizio di un controllo effettivo sia sulla selezione dei programmi, ivi inclusi i programmi-dati, sia sulla loro organizzazione in un palinsesto cronologico, nel caso delle radiodiffusioni televisive o radiofoniche, o in un catalogo, nel caso dei servizi di media audiovisivi a richiesta”.

Il problema vero, dunque, dovrebbe concernere il concetto di “controllo effettivo” esercitato sui contenuti.

Percorrendo questa strada può sostenersi che, là dove si richiede, per ravvisare la responsabilità editoriale, che venga esercitato un controllo effettivo ex ante sui contenuti, YouTube rimarrebbe fuori dall’ambito di applicazione dei regolamenti AGCOM, ma non perché non faccia una selezione ex ante, quanto perché si limiterebbe a porre in essere una selezione ex ante senza un effettivo controllo dei contenuti.

Poiché l’art. 2, co. 1, del citato Regolamento richiede, per potersi applicare la normativa anche ai siti internet, la sussistenza di una “responsabilità editoriale”, si potrebbe concludere che il regolamento dell’AGCOM non troverebbe applicazione a YouTube se, come sembrerebbe prima facie, pur selezionando ex ante i contenuti e organizzandoli, non esercita un “effettivo” controllo sui contenuti medesimi.

Per contrastare tale interpretazione, occorrerebbe affermare che l’ “effettivo controllo” si ha qualora YouTube facesse ricorso a filtri automatici per il controllo dei contenuti, come avviene, ad esempio, in caso di filtri in grado di individuare le possibili violazioni del copyright.

Il ragionamento, si noti, finisce per allacciarsi a quello concernente la disciplina sulla responsabilità degli intermediari nella società dell’intermediazione (responsabilità dei providers) ex d.lgs. 70/2003, di recepimento della direttiva 2000/31/CE sul commercio elettronico, in corso di revisione, nell’ambito della quale l’attività ed il grado di controllo sui contenuti assume rilievo decisivo.

Ritornerò ancora sull’argomento.

Fabio Bravo

www.fabiobravo.it

I regolamenti AGCOM sulla WebTV non si applicano ai siti che ospitano contenuti generati dagli utenti senza operare una selezione ex ante. E per YouTube?

I regolamenti AGCOM sulle WebTV e sulle WebRadio si applicano a YouTube (e altre piattaforme di User Generated Content – UGC)?

ANTITESI, TESI E SINTESI (DUBITATIVA)

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L’AGCOM e i regolamenti sulle WebTV

La fine del 2010 ha portato con sè nuove norme restrittive sulle Web TV.

Ad emanarle è l’AGCOM (Autorità per le Garanzie nelle Comunicazioni)

Per una breve introduzione all’argomento segnalo l’articolo di Alessandro Longo per la Repubblica, significativamente datato 31 dicembre 2010 (“YouTube è come una TV. AGCOM vara nuove norme“).

Segnalo i link per accedere direttamente alle fonti:

1) La delibera AGCOM 606/2010 e l’Allegato “A” (Regolamento concernente la prestazione di servizi di media audiovisivi lineari o radiofonici su altri mezzi di comunicazione elettronica ai sensi dell’art. 21, comma 1-bis, del Testo unico dei servizi di media audiovisivi e radiofonici);

2) La delibera AGCOM 607/2010 e l’Allegato “A” (Regolamento in materia di fornitura di servizi di media audiovisivi a richiesta ai sensi dell’articolo 22-bis del Testo unico dei servizi di media audiovisivi e radiofonici);

3) Le WebTV in 19 FAQ, che riporto di seguito al fine di dare maggiore diffusione, ritenendo comunque utili per una miglior comprensione di ciò che sta avvenendo:

L’Autorità per le garanzie nelle comunicazioni, sulla base delle competenze ad essa assegnate dal decreto legislativo n. 44 del 2010 (cosiddetto “decreto Romani”, di seguito il Decreto), ha approvato due Regolamenti concernenti rispettivamente la prestazione di servizi di media audiovisivi lineari o radiofonici su altri mezzi di comunicazione elettronica (in sostanza web-TV, IPTV e mobile TV), nonché la fornitura di servizi di media audiovisivi a richiesta.
La disciplina adottata è di derivazione comunitaria. Il Decreto, infatti, ispirandosi alle definizioni e ai criteri contenuti nella Direttiva europea 2007/65/CE, ora 2010/13/UE, e tenendo conto degli sviluppi tecnologici e dei cambiamenti avvenuti nel settore audiovisivo, stabilisce di applicare un complesso minimo di norme coordinate a tutti i servizi di media audiovisivi lineari o radiofonici su altri mezzi di comunicazione elettronica (art. 21, comma 1-bis, del Decreto) o a richiesta (art. 22-bis del Decreto).
Al fine di rendere più agevole la lettura di alcune delle novità introdotte dalla disciplina, l’Autorità ha predisposto un elenco di F.A.Q. le cui risposte hanno lo scopo di chiarire l’interpretazione delle disposizioni contenute nei regolamenti.
Le web-tv in 19 F.A.Q.
1) Cosa si intende per servizi di media audiovisivi?
Per servizi di media audiovisivi si intendono tutti i mezzi di comunicazione di massa, destinati cioè alla fruizione da parte di una porzione considerevole di pubblico, posti sotto la responsabilità editoriale di un fornitore di servizi di media, il cui obiettivo principale è la fornitura di programmi al fine di informare, intrattenere o istruire il grande pubblico, attraverso reti di comunicazioni elettroniche, inglobando le attività precipuamente economiche.
2) Chi è un fornitore di servizi media audiovisivi?
La persona fisica o giuridica cui è riconducibile la responsabilità editoriale della scelta del contenuto audiovisivo del servizio di media audiovisivo e ne determina le modalità di organizzazione.
3) Chi è escluso dall’applicazione dei regolamenti?
Ai sensi della Direttiva 2010/13/UE sono esclusi dal campo di applicazione dei regolamenti, oltre ad ogni forma di corrispondenza privata, come i messaggi di posta elettronica inviati a un numero limitato di destinatari, anche tutti i servizi la cui finalità principale non è la fornitura di programmi, vale a dire i servizi nei quali il contenuto audiovisivo è meramente incidentale e non ne costituisce la finalità principale. Sono, inoltre, naturalmente esclusi dal campo di applicazione dei regolamenti i servizi prestati nell’ambito di attività a prevalente carattere non economico e non in concorrenza con emittenti radiotelevisive, ogni corrispondenza privata, i servizi che non hanno come finalità principale la fornitura di programmi o nei quali il contenuto audiovisivo è solo accessorio.
Sono esclusi anche i servizi basati sul caricamento di contenuti da parte degli utenti in quanto tale attività non presuppone nessuna responsabilità editoriale sulla selezione dei contenuti, ma solo “aggregazione” e commento dei contenuti medesimi da parte degli utenti stessi, a fini di condivisione e senza alcuna finalità economica.
Inoltre sono esclusi:
- per i servizi lineari, i palinsesti che irradiano programmi per meno di ventiquattro ore settimanali, in analogia con quanto previsto per le emittenti terrestri operanti in tecnica digitale, nonché per i servizi che non sono rivolti ad un pubblico esteso, come i servizi per gruppi chiusi di utenti, ad esempio i servizi televisivi aziendali, o quelli a circuito chiuso anche irradiati in luoghi aperti al pubblico, come ad esempio le stazioni ferroviarie;
- per i servizi a richiesta, i cataloghi composti esclusivamente di programmi già trasmessi in modalità lineare, come la cd. catch-up tv o i servizi di archivio, e l’offerta di contenuti che, pur identificata da uno specifico marchio, non si configura come un catalogo autonomamente accessibile dal pubblico, come quelli inseriti all’interno di bouquet offerti direttamente al pubblico da un diverso soggetto.
Sono infine esclusi i quotidiani online e le versioni elettroniche di giornali e periodici, i siti internet che contengono elementi audiovisivi a titolo puramente accessorio, quali elementi grafici animati, brevi spot pubblicitari o informazioni relative a un prodotto o a un servizio non audiovisivo, i giochi d’azzardo con posta in denaro, comprese le lotterie, le scommesse e altre forme di servizi di giochi d’azzardo, nonché i giochi in linea e i motori di ricerca, ma non le trasmissioni dedicate a giochi d’azzardo o di fortuna.
4) Come calcolare le 24 ore settimanali di palinsesto?
Il calcolo riguarda la programmazione di palinsesti identificati da un unico marchio per almeno ventiquattro ore nel corso di sette giorni, con l’esclusione delle ore di programmazione in replica o le immagini fisse (ad es. gli avvisi).
5) Che differenza c’è tra l’autorizzazione per i servizi lineari e quelli a richiesta?
Per quanto riguarda i servizi lineari, è stato previsto l’istituto del silenzio-assenso attraverso il tacito accoglimento della domanda (articolo 20, legge 7 agosto 1990, n. 241) senza l’espresso rilascio del titolo abilitativo. Di conseguenza, i soggetti che presentano la domanda si intendono autorizzati entro 30 giorni dalla sua presentazione salva l’adozione di un motivato provvedimento di diniego in mancanza dei requisiti. Per i servizi a richiesta occorre, invece, presentare una segnalazione certificata di inizio attività (SCIA).
6) Sono una micro web-tv, devo chiedere l’autorizzazione?
No. L’Autorità ha circoscritto il campo di applicazione del regolamento solo ai professionisti che sono effettivamente provvisti di capacità competitiva, cioè ai soggetti che hanno una soglia minima di ricavi annui derivanti da attività tipicamente radiotelevisive (pubblicità, televendite, sponsorizzazioni, contratti e convenzioni con soggetti pubblici e privati, provvidenze pubbliche e da offerte televisive a pagamento) superiore a 100.000 euro.
7) Quali sono i ricavi indicati per la soglia di esenzione?
I ricavi a cui fare riferimento sono quelli derivanti  da c.d. attività tipiche, ovvero pubblicità, televendite, sponsorizzazioni, contratti e convenzioni con soggetti pubblici e privati, provvidenze pubbliche e da offerte televisive a pagamento. Da tali ricavi vanno naturalmente esclusi quelli derivanti da servizi diversi da quelli televisivi quali, ad esempio, quelli di hosting, che dunque non vanno computati ai fini della determinazione della soglia di esenzione. Considerando lo schema di conto economico di cui all’art. 2425 del codice civile, si tratta della voce A1 (ricavi delle vendite e delle prestazioni).
8) Quali sono le differenze di ricavi per ognuna delle attività tipiche?
Nel dettaglio le differenze a seconda delle diverse prestazioni delle attività tipiche sono:
- Pubblicità:ricavi complessivamente percepiti, al netto di sconti e commissioni di agenzia, per ogni forma di messaggio pubblicitario trasmesso a pagamento indipendentemente dal tipo e dalla durata del messaggio (spot, telepromozioni, “minispot”, ecc.) incluse le telepromozioni, le televendite, le sponsorizzazioni e l’inserimento di prodotti (cd. product placemen) come di seguito definiti:
- Telepromozioni: ricavi di competenza dell’esercizio derivanti da ogni forma di pubblicità consistente nell’esibizione di prodotti, presentazione verbale e visiva di beni o servizi di un produttore di beni o di un fornitore di servizi, fatta dall’emittente televisiva o radiofonica, sia analogica che digitale, nell’ambito di un programma al fine di promuovere la fornitura, dietro compenso, dei beni o dei servizi presentati o esibiti;
- Televendite: ricavi di competenza dell’esercizio derivanti dalle offerte dirette trasmesse al pubblico allo scopo di fornire, dietro pagamento, beni o servizi, compresi i beni immobili, i diritti e le obbligazioni;
- Sponsorizzazioni: ricavi di competenza dell’esercizio derivanti da ogni contributo di un’impresa pubblica o privata o di una persona fisica, non impegnata nella fornitura di servizi di media audiovisivi o nella produzione di opere audiovisive, al finanziamento di servizi o programmi di media audiovisivi, al fine di promuovere il proprio nome, il proprio marchio, la propria immagine, le proprie attività o i propri prodotti;
- Inserimento di prodotti: ricavi di competenza dell’esercizio derivanti da ogni forma di comunicazione commerciale audiovisiva che consiste nell’inserire o nel fare riferimento a un prodotto, a un servizio o a un marchio così che appaia all’interno di un programma dietro pagamento o altro compenso;
- Provvidenze pubbliche:ricavi di competenza dell’esercizio derivanti da canone per la concessionaria pubblica al netto dei diritti dell’erario e imputati al servizio pubblico televisivo;
- Offerte televisive a pagamento: ricavi derivanti dalla vendita al consumatore finale di uno o più canali, oppure di uno o più pacchetti di canali, dietro il pagamento di un canone periodico di abbonamento, o derivanti dalla vendita di uno o più programmi (ad es. film, eventi etc.) attraverso l’abilitazione temporanea del consumatore finale alla ricezione del segnale video.
9) I ricavi sono da considerare al netto o al lordo delle imposte?
I ricavi devono essere indicati al netto dei resi, degli sconti, abbuoni e premi, nonché delle imposte direttamente connesse con la vendita dei prodotti e la prestazione dei servizi.
10)Se non devo chiedere l’autorizzazione, posso trasmettere?
. Su chi non rientra nel campo di applicazione dei regolamenti, non incombono né obblighi né divieti in base al Decreto.
11)Se devo chiedere l’autorizzazione, posso continuare a trasmettere in attesa del conseguimento del titolo?
Sì. Per le attività imprenditoriali già in corso, è stato previsto un termine di adeguamento di un anno dall’entrata in vigore dei regolamenti per presentare la domanda di autorizzazione o la SCIA. Nel frattempo è possibile continuare a trasmettere.
12)Se ho intenzione di avviare l’attività a breve, come faccio a sapere se sono tenuto alla richiesta di autorizzazione?
I soggetti che avvieranno l’attività dopo l’entrata in vigore del regolamento avranno un anno di tempo dallo start-up prima di richiedere l’autorizzazione, al fine di verificare se, in base ai ricavi conseguiti, rientrano nel campo di applicazione del regolamento.
13)Quanto e come devo pagare per l’autorizzazione?
I contributi di istruttoria previsti per la prestazione di servizi lineari e a richiesta sono dovuti solo da parte di chi richiede l’autorizzazione. Tutti gli altri soggetti non devono versare contributi. Essi ammontano, rispettivamente, a 500 euro per la televisione e 250 euro per la radio da corrispondere una tantum. Non sono previsti canoni annuali.
14)Se sono una pubblica amministrazione, posso gestire una web-tv?
Sebbene il Testo unico preveda che le amministrazioni pubbliche, gli enti pubblici, anche economici, le società a prevalente partecipazione pubblica e le aziende ed istituti di credito non possono, né direttamente né indirettamente, essere titolari di titoli abilitativi per lo svolgimento delle attività di web-tv o di video a richiesta, sono chiaramente fatte salve le web tv che svolgono le attività di informazione e di comunicazione istituzionale di cui alla legge n. 150/2000 e quanto previsto dal Codice dell’amministrazione digitale in merito all’utilizzo delle nuove tecnologie.
15) Se ritrasmetto sul web un canale già diffuso sul terrestre, cosa devo fare?
In caso di cd. simulcast occorre una semplice notifica all’Autorità.
16) Per i soggetti già iscritti al Registro degli operatori della comunicazione (ROC) sono previsti altri adempimenti?
Sono tenuti ad effettuare l’iscrizione solo i soggetti non ancora iscritti al registro, fermo l’obbligo di provvedere alle successive comunicazioni anche per i soggetti già iscritti come già previsto dai regolamenti sul ROC.
17) Sono titolare dell’autorizzazione, devo tenere un registro di quello che trasmetto?
Sì, ma a differenza delle emittenti terrestri e satellitari, per il web saranno previste delle modalità semplificate di tenuta del registro che l’Autorità definirà con una separata delibera nel 2011.
18)Sono titolare dell’autorizzazione, ho l’obbligo di trasmettere telegiornali ogni giorno?
No. Il Decreto prevede che solo le emittenti terrestri trasmettano quotidianamente telegiornali, mentre per emittenti su altri mezzi tale obbligo non sussiste.
19) Sono titolare dell’autorizzazione, ci sono limiti da rispettare, ad esempio in materia di minori e pubblicità?
Sì. Il Decreto prevede i medesimi obblighi per tutti i servizi di media audiovisivi indipendentemente dal mezzo di trasmissione utilizzato così come richiamati nel Capo II dei regolamenti.

Non mancherò di commentare, in questo blog e nelle sedi editoriali che ospitano i contributi scientifici elaborati in ambito accademico, le innovazioni che stanno interessando la nostra società dell’nformazione (information society).

Fabio Bravo

www.fabiobravo.it

Information Society & ICT Law

http://download.repubblica.it/pdf/2010/delibera.pdf

Protocollo Google-Vividown per la segnalazione e rimozione di abusi su Internet. I trusted users e le responsabilità giuridiche dei providers

Sul celebre caso Google vs Vividown, culminato con la sentenza di condanna emanata dal Tribunale penale di Milano a carico di alcuni dirigenti Google per il video caricato dagli utenti sulla nota piattaforma di videosharing (YouTube), nel quale venivano riprodotte le vessazioni dei compagni di scuola ai danni di un ragazzo autistico, si registrano importanti novità.

Nell’attesa che il giudizio di appello faccia il suo corso, Google ha stipulato un protocollo con Vividown, l’associazione, citata nel video incriminato, che aveva chesto di potersi costituire parte civile in primo grado.

Il protocollo è finalizzato a creare un meccanismo privilegiato di segnalazione e di rimozione, accordando a Vividown uno status di utente privilegiato o fidato (trusted users), in grado di collaborare con Google per la segnalazione dei materiali illeciti o contenenti “abusi”, al fine di stimolarne una più rapida rimozione da parte del colosso americano.

Come riportato su PMI-Dome,

Si tratta di un accordo stragiudiziale che prevede che l’associazione goda di un accesso privilegiato alla segnalazione di contenuti lesivi riconoscendola in sostanza come “trusted user” (utente certificato).

L’applicazione concreta dell’accordo prevede la possibilità di segnalare (in inglese flag, da cui il termine “flagger”) i video offensivi attraverso una casella di posta privilegiata a cui indirizzare le segnalazioni che potranno divenire nelle successive 24 ore richieste di rimozione concreta del materiale.

Sarà Google stessa a occuparsi della formazione dei volontari di Vividown necessaria per scandagliare la rete alla ricerca di file incriminati e attuare le corrette procedure per la segnalazione e rimozione (…).

Un dato interessante riportato nel Protocollo è il meccanismo di estensione dei poteri di segnalazione:

(…) l’associazione torinese avrà la facoltà di estendere il protocollo operativo anche ad ulteriori associazioni italiane consentendone l’utilizzo della procedura privilegiata, previa comunicazione a Google.

Stando ad un altro articolo, apparso su il Sole 24 Ore,

L’accordo stragiudiziale prevede che il motore di ricerca metterà a disposizione una pista privilegiata a Vividown per segnalare e far rimuovere in tempi veloci «contenuti inappropriati».

Non solo, le parti indirizzeranno i «comuni sforzi» anche per «educare contro la violenza ed il bullismo perpetrati ai danni delle persone disabili»: non si tratta quindi di «un’attività censoria» sul caricamento dei contenuti da parte dei navigatori ma l’accordo serve invece a promuovere chiare «intenzioni educative».

Si aggiunge, poi, che

In pratica, l’associazione in difesa dei ragazzi disabili diventa un trusted user/flagger (utente/segnalatore privilegiato) che attraverso una casella di posta potrà prima segnalare e, nelle 24 ore successive, chiedere la rimozione dei contenuti lesivi di diritti altrui.

Youtube non sarà comunque vincolato alla rimozione, ma se decidesse di non sopprimere il contenuto indicato dovrà spiegarne le ragioni a Vividown.

Google, peraltro, si fa carico della formazione del personale che Vividown destinerà all’ispezione della rete, e metterà a disposizione un assistente di lingua italiana.

Si affacciano nuovi scenari per la rete. Il carico del procedimento di controllo viene decentrato su soggetti socialmente impegnati, che affiancherano il Provider nelle operazioni di monitoraggio degli abusi, con particolare riferimento al materiale caricato su YouTube.

Il decentramento delle attività di controllo, però, proprio perché oggetto di intesa, finisce per incidere sui meccanismi di responsabilità delineati dalla direttiva 2000/31/CE sul commercio elettronico e recepiti in Italia con il d.lgs. 70/2003.

Il Provider, cioè, immette sul proprio sistema strumenti di controllo delocalizzati che possono essere a lui riconducibili in forza del Protocollo di intesa, con ovvie conseguenze sulla tesi, discutibile ma finora costantemente enunciata da Google, che il Provider non esercita controllo sui contenuti, limitandosi solamente a mettere a disposizione degli utenti lo spazio web.

Lodevole in linea di principio, il sistema funzionerà:

a) se il meccanismo di controllo sociale decentrato rimane qualitativamente su livelli elevati, tanto da incrementare l’azione di contrasto agli abusi e ridurre preventivamente i livelli di esposizione a rischio dei dirigenti di Google e della società nel suo complesso, in ambito penale e civile;

b) se le conseguenze giuridiche, come emergeranno dalle decisioni giurisprudenziali, portaranno ad un alleggerimento e non ad un aggravamento del carico delle responsabilità imputabili a Google ed ai suoi dirigenti. Sul punto, però, ho dei dubbi, in riferimento a come è attualmente congegnato il regime giuridico delle responsabilità degli intermediari nella società dell’informazione.

In materia di responsabilità ritornerò ancora.

Il problema delle forme di controllo, è facile prevederlo, trova ora nei trusted users una soluzione “test”, che potremmo dire interlocutoria, di cui dovranno essere esaminati i risultati per stabilire se è una strada percorribile, da confermare, o se è meglio cambiare rotta.

Fabio Bravo

www.fabiobravo.it

Information Society & ICT Law

Sarah Scazzi e l’uso del PC dalla biblioteca comunale: gli accertamenti dei Carabinieri e della Polizia Postale

L’attenzione mediatica sulla scomparsa della ragazza quindicenne di Avetrana sembra che purtroppo stia calando dalle testate nazionali e ciò potrebbe essere di pregiudizio per il ritrovamento.

Mi permetto, perciò, di dare il mio piccolo contributo su questo blog.

Tra le tecniche investigative utilizzate in questo caso, la computer forensics gioca un ruolo fondamentale.

Gli investigatori sarebbero riusciti a risalire, infatti, al PC utilizzato da Sarah Scazzi per il collegamento ad Internet: quello in uso presso la biblioteca comunale, in cui vi sarebbero tre postazioni. Accanto all’attività su Facebook posta in essere dall’amica Francesca, dunque, anche Sarah sembra abbia giocato un ruolo attivo nella gestione dei profili.

Si legge da fonti giornalistiche (il nuovo Quotidiano di Puglia) che:

1) il direttore della biblioteca comunale avrebbe dichiarato agli investigatori che

Sarah frequentava la biblioteca per leggere sì, ma soprattutto per collegarsi al portale gratuito messo a disposizione dall’amministrazione comunale. Abbastanza spesso, a tal punto che Sarah – tra i tre computer disponibili nella sala – sedeva sempre nella stessa postazione.

2) sarebbe stata acquisita (copia della) “la memoria” del pc abitualmente utilizzato da Sarah Scazzi nella biblioteca comunale. Dall’articolo citato si legge, infati:

Lei il pc lo usava certamente nella biblioteca: poteva chattare e stabilire contatti con persone diverse. Anzi gli investigatori avrebbero già rintracciato alcuni messaggi scritti da lei e “sospette”. Per questo motivo, a caccia di tracce utili a stabilire le sue amicizie virtuali, i carabinieri hanno acquisito anche la memoria dell’internet point della biblioteca dal quale la ragazza si collegava.

3) sarebbe stata richiesta l’acquisizione delle informazioni relativi degli accessi (log-file), anche direttamente alla società che gestisce il noto social network Facebook:

Le indagini sulla pista di una conoscenza pericolosa maturata in internet, dunque, proseguono. Carabinieri e Polizia Postale hanno chiesto di poter acquisire tutta la documentazione degli accessi di Sarah, con un’istanza internazionale diretta agli uffici di Facebook.

4) l’attenzione degli investigatori sarebbe stata concentrata in particolare su un “contatto” considerato sospetto, oggetto di una seconda e più specifica richiesta al gestore del social network:

E in una seconda richiesta (…) si chiedeva di ottenere specifiche informazioni su un contatto considerato “sospetto” dagli investigatori, abbattendo così i muri della privacy.

5) emergono altri profili su Facebook:

si è scoperto anche che ai tre siti a nome di Sarah Scazzi se ne aggiungono altri due, con falsi nomi.

6) è emerso il probabile uso, da parte di Sarah Scazzi, di un altro PC, quello di un’altra cugina di San Pancrazio Salentino in provincia di Brindisi:

C’è anche un’altra traccia non trascurabile. Sembra infatti che Sarah non si connettesse soltanto dalla biblioteca civica ma anche attraverso il computer di proprietà della cugina, sua coetanea, di San Pancrazio Salentino. Le due ragazze erano state insieme proprio i giorni precedenti la scomparsa. Sarah era tornata mercoledì mattina dopo due giorni trascorsi nel comune brindisino, con il papà Giacomo e la cugina. Possibile che sia maturato in quelle due giornate un pericoloso contatto o che Sarah possa aver fornito qualche particolare sulla sua vita, sulla via in cui abitava ad Avetrana? Lo diranno gli accertamenti.

7) l’ultima segnalazione con attinenza alle tracce informatiche riguarda il video di YouTube in cui compare la foto di Sarah Scazzi con la scritta “Devil95″. Ma qui l’articolo di giornale riprende quanto avevo già commentato in altri due post (cfr. questo post e quest’altro post):

Poi sulla piattaforma “You tube”, in un video dedicato a Sarah, compare una sua foto e le scritte con il soprannome che si era data: “Devil95”. Le scritte sono su un muro di un grezzo, uno dei tanti di Avetrana. Dove si trova quella casa in costruzione? Perché e con chi Sarah la frequentava?

Attendiamo gli esiti.

Fabio Bravo

www.fabiobravo.it

Information Society & ICT Law

Montaggio di più video su YouTube e colonna sonora. Un altro passo verso la GoogleTV

YouTube ha attivato, in versione test, un servizio online che consente di effettuare on-line il “montaggio” di più video caricati sulla propria piattaforma e di aggiungere o cambiare la colonna sonora.

Volendo mettere insieme i pezzi di un puzzle, si intravede chiaramente la strategia commerciale e tecnologica di Google.

Consentire agli utenti non solo di generare contenuti e caricarli, ma anche di effettuare il montaggio dei video messi in condivisione sulla piattaforma ed assegnare una nuova colonna sonora in grado di dare l’idea di maggiore unità al prodotto multimediale complessivo, vuol dire consentire agli  utenti di generare video fruibili anche per un pubblico “televisivo”, che non si accontenta di pochi minuti di trasmissione, essendo abituato a visionare “pacchetti” preconfezionati di mezz’ora, un’ora, un’ora e mezza.

Ecco allora il perché della scelta di accordarsi con la SIAE per ottenere una licenza triennale relativa alle opere protette da diritto d’autore utilizzate dagli utenti di YouTube.

Da generatore di contenuti l’utente diviene anche colui che sceglie i video da montare, effettua il montaggio, inserisce la colonna sonora, propone un prodotto derivato, più adatto alle esigenze televisive di quanto non lo possano essere gli esili filmati che hanno determinato il successo su Internet della piattaforma di videosharing ora gestita da Google.

I video così confezionati dagli utenti saranno pronti per la Google TV, visionabili anche sulla Sony Internet TV.

Invero, le piattaforme per la creazione di contenuti TV e i modelli alternativi per la gestione e la creazione dei programmi TV con l’interazione degli utenti, generatori di contenuti, possono essere anche altri.

Segnalo il progetto CreaTiVù, made in Italy, con software di tipo open-source in EUPL per la produzione collaborativa di programmi TV, che costituisce una valida alternativa a piattaforme come YouTube, in quanto, se ben congeniato, portebbe garantire lo standar di qualità minimo dei video caricati e un più attento filtro preventivo a contenuti illeciti.

Non dico che un modello debba prevalere sull’altro, ma che la scelta di modelli deve essere articolata secondo le dinamiche del libero mercato, lasciando agli utenti-produttori e agli utenti-fruitori di contenuti, ed ai providers che gestiscono le diverse piattaforme, la scelta del modello che reputano più congeniale, tenendo conto anche delle policy e delle prassi operative usate nel rapporto con gli utenti.

A seconda del modello utilizzato, però,  le questioni giuridiche connesse ai profili di responsabilità cambiano radicalmente.

Fabio Bravo

www.fabiobravo.it

Information Society & ICT Law

Censurato su YouTube il video di Saviano "Saviano: La legge bavaglio difende la privacy del potere"?

Sono sorti dubbi sulla censura del videoappello di Milena Gabanelli su Facebook. Ora noto che il video di Roberto Saviano dal titolo “Saviano: La legge bavaglio difende la privacy del potere” è stato rimosso da YouTube. Al suo posto si vede una schermata nera accompagnata dalla seguente scritta:

“Questo video è stato rimosso a causa della violazione dei termini e condizioni d’uso”.

Rimane in calce all’immagine il testo che originariamente accompagnava il video:

“La legge bavaglio non è una legge che difende la privacy del cittadino, al contrario, è una legge che difende la privacy del potere repubblica.it”

Il video in questione era ospitato anche sulla piattaforma “apni community – video internet search“. Clickando sull”immagine, sopra riprodotta, si apre il link che avrebbe dovuto riconduce al video originariamente caricato su YouTube. Aspettando il caricamento della pagina ci si trova, invece, di fronte alla pagina di YouTube che reca questa scritta:

Il video è stato riproposto, sempre con YouTube, modificando leggermente il titolo, mediante l’aggiunta del nome “Roberto” prima del cognome “Saviano” e della parola “solo” prima di “privacy”:

Ritornerò sul tema in questione, di intersezione tra diritto fondamentale della privacy, intercettazioni e tecniche investigative, giornalismo d’inchiesta, politica e potere, con altri post.

Fabio Bravo

www.fabiobravo.it

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