Web TV

L’AGCOM e i regolamenti sulle WebTV

La fine del 2010 ha portato con sè nuove norme restrittive sulle Web TV.

Ad emanarle è l’AGCOM (Autorità per le Garanzie nelle Comunicazioni)

Per una breve introduzione all’argomento segnalo l’articolo di Alessandro Longo per la Repubblica, significativamente datato 31 dicembre 2010 (“YouTube è come una TV. AGCOM vara nuove norme“).

Segnalo i link per accedere direttamente alle fonti:

1) La delibera AGCOM 606/2010 e l’Allegato “A” (Regolamento concernente la prestazione di servizi di media audiovisivi lineari o radiofonici su altri mezzi di comunicazione elettronica ai sensi dell’art. 21, comma 1-bis, del Testo unico dei servizi di media audiovisivi e radiofonici);

2) La delibera AGCOM 607/2010 e l’Allegato “A” (Regolamento in materia di fornitura di servizi di media audiovisivi a richiesta ai sensi dell’articolo 22-bis del Testo unico dei servizi di media audiovisivi e radiofonici);

3) Le WebTV in 19 FAQ, che riporto di seguito al fine di dare maggiore diffusione, ritenendo comunque utili per una miglior comprensione di ciò che sta avvenendo:

L’Autorità per le garanzie nelle comunicazioni, sulla base delle competenze ad essa assegnate dal decreto legislativo n. 44 del 2010 (cosiddetto “decreto Romani”, di seguito il Decreto), ha approvato due Regolamenti concernenti rispettivamente la prestazione di servizi di media audiovisivi lineari o radiofonici su altri mezzi di comunicazione elettronica (in sostanza web-TV, IPTV e mobile TV), nonché la fornitura di servizi di media audiovisivi a richiesta.
La disciplina adottata è di derivazione comunitaria. Il Decreto, infatti, ispirandosi alle definizioni e ai criteri contenuti nella Direttiva europea 2007/65/CE, ora 2010/13/UE, e tenendo conto degli sviluppi tecnologici e dei cambiamenti avvenuti nel settore audiovisivo, stabilisce di applicare un complesso minimo di norme coordinate a tutti i servizi di media audiovisivi lineari o radiofonici su altri mezzi di comunicazione elettronica (art. 21, comma 1-bis, del Decreto) o a richiesta (art. 22-bis del Decreto).
Al fine di rendere più agevole la lettura di alcune delle novità introdotte dalla disciplina, l’Autorità ha predisposto un elenco di F.A.Q. le cui risposte hanno lo scopo di chiarire l’interpretazione delle disposizioni contenute nei regolamenti.
Le web-tv in 19 F.A.Q.
1) Cosa si intende per servizi di media audiovisivi?
Per servizi di media audiovisivi si intendono tutti i mezzi di comunicazione di massa, destinati cioè alla fruizione da parte di una porzione considerevole di pubblico, posti sotto la responsabilità editoriale di un fornitore di servizi di media, il cui obiettivo principale è la fornitura di programmi al fine di informare, intrattenere o istruire il grande pubblico, attraverso reti di comunicazioni elettroniche, inglobando le attività precipuamente economiche.
2) Chi è un fornitore di servizi media audiovisivi?
La persona fisica o giuridica cui è riconducibile la responsabilità editoriale della scelta del contenuto audiovisivo del servizio di media audiovisivo e ne determina le modalità di organizzazione.
3) Chi è escluso dall’applicazione dei regolamenti?
Ai sensi della Direttiva 2010/13/UE sono esclusi dal campo di applicazione dei regolamenti, oltre ad ogni forma di corrispondenza privata, come i messaggi di posta elettronica inviati a un numero limitato di destinatari, anche tutti i servizi la cui finalità principale non è la fornitura di programmi, vale a dire i servizi nei quali il contenuto audiovisivo è meramente incidentale e non ne costituisce la finalità principale. Sono, inoltre, naturalmente esclusi dal campo di applicazione dei regolamenti i servizi prestati nell’ambito di attività a prevalente carattere non economico e non in concorrenza con emittenti radiotelevisive, ogni corrispondenza privata, i servizi che non hanno come finalità principale la fornitura di programmi o nei quali il contenuto audiovisivo è solo accessorio.
Sono esclusi anche i servizi basati sul caricamento di contenuti da parte degli utenti in quanto tale attività non presuppone nessuna responsabilità editoriale sulla selezione dei contenuti, ma solo “aggregazione” e commento dei contenuti medesimi da parte degli utenti stessi, a fini di condivisione e senza alcuna finalità economica.
Inoltre sono esclusi:
- per i servizi lineari, i palinsesti che irradiano programmi per meno di ventiquattro ore settimanali, in analogia con quanto previsto per le emittenti terrestri operanti in tecnica digitale, nonché per i servizi che non sono rivolti ad un pubblico esteso, come i servizi per gruppi chiusi di utenti, ad esempio i servizi televisivi aziendali, o quelli a circuito chiuso anche irradiati in luoghi aperti al pubblico, come ad esempio le stazioni ferroviarie;
- per i servizi a richiesta, i cataloghi composti esclusivamente di programmi già trasmessi in modalità lineare, come la cd. catch-up tv o i servizi di archivio, e l’offerta di contenuti che, pur identificata da uno specifico marchio, non si configura come un catalogo autonomamente accessibile dal pubblico, come quelli inseriti all’interno di bouquet offerti direttamente al pubblico da un diverso soggetto.
Sono infine esclusi i quotidiani online e le versioni elettroniche di giornali e periodici, i siti internet che contengono elementi audiovisivi a titolo puramente accessorio, quali elementi grafici animati, brevi spot pubblicitari o informazioni relative a un prodotto o a un servizio non audiovisivo, i giochi d’azzardo con posta in denaro, comprese le lotterie, le scommesse e altre forme di servizi di giochi d’azzardo, nonché i giochi in linea e i motori di ricerca, ma non le trasmissioni dedicate a giochi d’azzardo o di fortuna.
4) Come calcolare le 24 ore settimanali di palinsesto?
Il calcolo riguarda la programmazione di palinsesti identificati da un unico marchio per almeno ventiquattro ore nel corso di sette giorni, con l’esclusione delle ore di programmazione in replica o le immagini fisse (ad es. gli avvisi).
5) Che differenza c’è tra l’autorizzazione per i servizi lineari e quelli a richiesta?
Per quanto riguarda i servizi lineari, è stato previsto l’istituto del silenzio-assenso attraverso il tacito accoglimento della domanda (articolo 20, legge 7 agosto 1990, n. 241) senza l’espresso rilascio del titolo abilitativo. Di conseguenza, i soggetti che presentano la domanda si intendono autorizzati entro 30 giorni dalla sua presentazione salva l’adozione di un motivato provvedimento di diniego in mancanza dei requisiti. Per i servizi a richiesta occorre, invece, presentare una segnalazione certificata di inizio attività (SCIA).
6) Sono una micro web-tv, devo chiedere l’autorizzazione?
No. L’Autorità ha circoscritto il campo di applicazione del regolamento solo ai professionisti che sono effettivamente provvisti di capacità competitiva, cioè ai soggetti che hanno una soglia minima di ricavi annui derivanti da attività tipicamente radiotelevisive (pubblicità, televendite, sponsorizzazioni, contratti e convenzioni con soggetti pubblici e privati, provvidenze pubbliche e da offerte televisive a pagamento) superiore a 100.000 euro.
7) Quali sono i ricavi indicati per la soglia di esenzione?
I ricavi a cui fare riferimento sono quelli derivanti  da c.d. attività tipiche, ovvero pubblicità, televendite, sponsorizzazioni, contratti e convenzioni con soggetti pubblici e privati, provvidenze pubbliche e da offerte televisive a pagamento. Da tali ricavi vanno naturalmente esclusi quelli derivanti da servizi diversi da quelli televisivi quali, ad esempio, quelli di hosting, che dunque non vanno computati ai fini della determinazione della soglia di esenzione. Considerando lo schema di conto economico di cui all’art. 2425 del codice civile, si tratta della voce A1 (ricavi delle vendite e delle prestazioni).
8) Quali sono le differenze di ricavi per ognuna delle attività tipiche?
Nel dettaglio le differenze a seconda delle diverse prestazioni delle attività tipiche sono:
- Pubblicità:ricavi complessivamente percepiti, al netto di sconti e commissioni di agenzia, per ogni forma di messaggio pubblicitario trasmesso a pagamento indipendentemente dal tipo e dalla durata del messaggio (spot, telepromozioni, “minispot”, ecc.) incluse le telepromozioni, le televendite, le sponsorizzazioni e l’inserimento di prodotti (cd. product placemen) come di seguito definiti:
- Telepromozioni: ricavi di competenza dell’esercizio derivanti da ogni forma di pubblicità consistente nell’esibizione di prodotti, presentazione verbale e visiva di beni o servizi di un produttore di beni o di un fornitore di servizi, fatta dall’emittente televisiva o radiofonica, sia analogica che digitale, nell’ambito di un programma al fine di promuovere la fornitura, dietro compenso, dei beni o dei servizi presentati o esibiti;
- Televendite: ricavi di competenza dell’esercizio derivanti dalle offerte dirette trasmesse al pubblico allo scopo di fornire, dietro pagamento, beni o servizi, compresi i beni immobili, i diritti e le obbligazioni;
- Sponsorizzazioni: ricavi di competenza dell’esercizio derivanti da ogni contributo di un’impresa pubblica o privata o di una persona fisica, non impegnata nella fornitura di servizi di media audiovisivi o nella produzione di opere audiovisive, al finanziamento di servizi o programmi di media audiovisivi, al fine di promuovere il proprio nome, il proprio marchio, la propria immagine, le proprie attività o i propri prodotti;
- Inserimento di prodotti: ricavi di competenza dell’esercizio derivanti da ogni forma di comunicazione commerciale audiovisiva che consiste nell’inserire o nel fare riferimento a un prodotto, a un servizio o a un marchio così che appaia all’interno di un programma dietro pagamento o altro compenso;
- Provvidenze pubbliche:ricavi di competenza dell’esercizio derivanti da canone per la concessionaria pubblica al netto dei diritti dell’erario e imputati al servizio pubblico televisivo;
- Offerte televisive a pagamento: ricavi derivanti dalla vendita al consumatore finale di uno o più canali, oppure di uno o più pacchetti di canali, dietro il pagamento di un canone periodico di abbonamento, o derivanti dalla vendita di uno o più programmi (ad es. film, eventi etc.) attraverso l’abilitazione temporanea del consumatore finale alla ricezione del segnale video.
9) I ricavi sono da considerare al netto o al lordo delle imposte?
I ricavi devono essere indicati al netto dei resi, degli sconti, abbuoni e premi, nonché delle imposte direttamente connesse con la vendita dei prodotti e la prestazione dei servizi.
10)Se non devo chiedere l’autorizzazione, posso trasmettere?
. Su chi non rientra nel campo di applicazione dei regolamenti, non incombono né obblighi né divieti in base al Decreto.
11)Se devo chiedere l’autorizzazione, posso continuare a trasmettere in attesa del conseguimento del titolo?
Sì. Per le attività imprenditoriali già in corso, è stato previsto un termine di adeguamento di un anno dall’entrata in vigore dei regolamenti per presentare la domanda di autorizzazione o la SCIA. Nel frattempo è possibile continuare a trasmettere.
12)Se ho intenzione di avviare l’attività a breve, come faccio a sapere se sono tenuto alla richiesta di autorizzazione?
I soggetti che avvieranno l’attività dopo l’entrata in vigore del regolamento avranno un anno di tempo dallo start-up prima di richiedere l’autorizzazione, al fine di verificare se, in base ai ricavi conseguiti, rientrano nel campo di applicazione del regolamento.
13)Quanto e come devo pagare per l’autorizzazione?
I contributi di istruttoria previsti per la prestazione di servizi lineari e a richiesta sono dovuti solo da parte di chi richiede l’autorizzazione. Tutti gli altri soggetti non devono versare contributi. Essi ammontano, rispettivamente, a 500 euro per la televisione e 250 euro per la radio da corrispondere una tantum. Non sono previsti canoni annuali.
14)Se sono una pubblica amministrazione, posso gestire una web-tv?
Sebbene il Testo unico preveda che le amministrazioni pubbliche, gli enti pubblici, anche economici, le società a prevalente partecipazione pubblica e le aziende ed istituti di credito non possono, né direttamente né indirettamente, essere titolari di titoli abilitativi per lo svolgimento delle attività di web-tv o di video a richiesta, sono chiaramente fatte salve le web tv che svolgono le attività di informazione e di comunicazione istituzionale di cui alla legge n. 150/2000 e quanto previsto dal Codice dell’amministrazione digitale in merito all’utilizzo delle nuove tecnologie.
15) Se ritrasmetto sul web un canale già diffuso sul terrestre, cosa devo fare?
In caso di cd. simulcast occorre una semplice notifica all’Autorità.
16) Per i soggetti già iscritti al Registro degli operatori della comunicazione (ROC) sono previsti altri adempimenti?
Sono tenuti ad effettuare l’iscrizione solo i soggetti non ancora iscritti al registro, fermo l’obbligo di provvedere alle successive comunicazioni anche per i soggetti già iscritti come già previsto dai regolamenti sul ROC.
17) Sono titolare dell’autorizzazione, devo tenere un registro di quello che trasmetto?
Sì, ma a differenza delle emittenti terrestri e satellitari, per il web saranno previste delle modalità semplificate di tenuta del registro che l’Autorità definirà con una separata delibera nel 2011.
18)Sono titolare dell’autorizzazione, ho l’obbligo di trasmettere telegiornali ogni giorno?
No. Il Decreto prevede che solo le emittenti terrestri trasmettano quotidianamente telegiornali, mentre per emittenti su altri mezzi tale obbligo non sussiste.
19) Sono titolare dell’autorizzazione, ci sono limiti da rispettare, ad esempio in materia di minori e pubblicità?
Sì. Il Decreto prevede i medesimi obblighi per tutti i servizi di media audiovisivi indipendentemente dal mezzo di trasmissione utilizzato così come richiamati nel Capo II dei regolamenti.

Non mancherò di commentare, in questo blog e nelle sedi editoriali che ospitano i contributi scientifici elaborati in ambito accademico, le innovazioni che stanno interessando la nostra società dell’nformazione (information society).

Fabio Bravo

www.fabiobravo.it

Information Society & ICT Law

http://download.repubblica.it/pdf/2010/delibera.pdf

Giornalismo Investigativo

GIORNALISMO INVESTIGATIVO | UNIVERSITA’ DI BOLOGNA – Da qualche mese ho avviato all’Università di Bologna un progetto sul Giornalismo Investigativo (cfr., al riguardo, anche “La crescente cultura del giornalismo investigativo in Italia. La sentenza della Cassazione n. 16236 del 9 luglio 2010).

Il sito ufficiale del Progetto è www.giornalismoinvestigativo.tv

Si articola in tre sezioni:


Sezione “I” – know-how giuridico

Con la prima sezione si intende costituire un database con le decisioni giurisprudenziali e i riferimenti normativi utili per comprendere i limiti di liceità del corretto operato del giornalista nell’ambito delle attività svolte, con particolare riferimento al settore del giornalismo investigativo, nonché ulteriori questioni ritenute di interesse.

Parte centrale del progetto, infatti, è lo studio delle interrelazioni tra società dell’informazione e diritto, con riferimento al giornalismo investigativo.

Nell’ambito di tale sezione si procederà alla raccolta, all’analisi ed allo studio delle questioni giuridiche che interessano maggiormente il diritto dell’informazione, con particolare riferimento al giornalismo investigativo e, ove ritenuto utile, al giornalismo tout court.

Tra i temi affrontati vi sono: limiti di liceità nell’uso di tecniche investigative da parte del giornalista (es. telecamere nascoste, indagini sotto copertura, etc.); limiti di liceità nell’uso delle fonti (es. pubblicazione di intervista nella quale l’intervistato riferisce espressioni o contenuti diffamatori nei confronti di terzi; pubblicazione di intercettazioni, pubblicazione di corrispondenza ottenuta dal destinatario, ma contro la volontà del mittente, etc.); pubblicazioni di immagini e foto prelevate da Internet; bilanciamento del diritto ad informare con il diritto alla protezione dei dati personali (privacy) e quello alla reputazione personale e commerciale dei soggetti nei cui confronti l’indagine giornalistica viene condotta; responsabilità del giornalista, dell’editore e del direttore; diffamazione a mezzo stampa e risarcimento del danno; cause di giustificazione; sequestrabilità di materiale (es. PC) presso il giornalista; etc.


Sezione “II” – know-how tecnico

Con la seconda sezione, approntata con l’apporto di collaboratori e studenti che partecipano al Progetto, si intende costituire un database per il reperimento e l’analisi delle fonti e delle tecniche del giornalismo di inchiesta, in particolare quello veicolato con il canale televisivo e tramite Internet. L’attenzione verrà posta anche al giornalismo della carta stampata.

Si procederà alla raccolta, alla analisi ed allo studio delle inchieste giornalistiche.

Si procederà anche alla redazione ed alla raccolta in database di apposite schede di rilevazione aventi ad oggetto le inchieste giornalistiche, nelle quali verranno riportate: le indicazioni utili per il reperimento e per l’analisi delle inchieste, con evidenza del titolo, del programma televisivo o della diversa collocazione usata per la diffusione dell’inchiesta, il giornalista che ha lavorato all’inchiesta, l’oggetto dell’inchiesta, l’eventuale link per reperire l’inchiesta, l’abstract (riassunto) dell’inchiesta, le principali tecniche investigative utilizzate nella realizzazione dell’inchiesta, le principali tecniche espositive utilizzate nel servizio giornalistico approntato per diffondere l’inchiesta, etc.

Sezione “III” – G.I. LAB

Con la terza sezione verrà attivato il “G.I. LAB”, ossia il Laboratorio di Giornalismo Investigativo, nell’ambito del quale collaboratori, tesisti, studenti, etc., potranno procedere alla realizzazione di inchieste, da destinare alla pubblicazione.

Al riguardo potranno essere attivati canali di collaborazione o di partnership con testate giornalistiche televisive, on-line e cartacee, per la realizzazione o per la collocazione delle inchieste.

Fabio Bravo

www.fabiobravo.it

Information SOciety & ICT Law

Montaggio di più video su YouTube e colonna sonora. Un altro passo verso la GoogleTV

YouTube ha attivato, in versione test, un servizio online che consente di effettuare on-line il “montaggio” di più video caricati sulla propria piattaforma e di aggiungere o cambiare la colonna sonora.

Volendo mettere insieme i pezzi di un puzzle, si intravede chiaramente la strategia commerciale e tecnologica di Google.

Consentire agli utenti non solo di generare contenuti e caricarli, ma anche di effettuare il montaggio dei video messi in condivisione sulla piattaforma ed assegnare una nuova colonna sonora in grado di dare l’idea di maggiore unità al prodotto multimediale complessivo, vuol dire consentire agli  utenti di generare video fruibili anche per un pubblico “televisivo”, che non si accontenta di pochi minuti di trasmissione, essendo abituato a visionare “pacchetti” preconfezionati di mezz’ora, un’ora, un’ora e mezza.

Ecco allora il perché della scelta di accordarsi con la SIAE per ottenere una licenza triennale relativa alle opere protette da diritto d’autore utilizzate dagli utenti di YouTube.

Da generatore di contenuti l’utente diviene anche colui che sceglie i video da montare, effettua il montaggio, inserisce la colonna sonora, propone un prodotto derivato, più adatto alle esigenze televisive di quanto non lo possano essere gli esili filmati che hanno determinato il successo su Internet della piattaforma di videosharing ora gestita da Google.

I video così confezionati dagli utenti saranno pronti per la Google TV, visionabili anche sulla Sony Internet TV.

Invero, le piattaforme per la creazione di contenuti TV e i modelli alternativi per la gestione e la creazione dei programmi TV con l’interazione degli utenti, generatori di contenuti, possono essere anche altri.

Segnalo il progetto CreaTiVù, made in Italy, con software di tipo open-source in EUPL per la produzione collaborativa di programmi TV, che costituisce una valida alternativa a piattaforme come YouTube, in quanto, se ben congeniato, portebbe garantire lo standar di qualità minimo dei video caricati e un più attento filtro preventivo a contenuti illeciti.

Non dico che un modello debba prevalere sull’altro, ma che la scelta di modelli deve essere articolata secondo le dinamiche del libero mercato, lasciando agli utenti-produttori e agli utenti-fruitori di contenuti, ed ai providers che gestiscono le diverse piattaforme, la scelta del modello che reputano più congeniale, tenendo conto anche delle policy e delle prassi operative usate nel rapporto con gli utenti.

A seconda del modello utilizzato, però,  le questioni giuridiche connesse ai profili di responsabilità cambiano radicalmente.

Fabio Bravo

www.fabiobravo.it

Information Society & ICT Law

Google TV. Pronta la nuova piattaforma

L’integrazione tra Internet e TV muove passi lunghi e silenziosi: la Google TV ha ora pronta la sua piattaforma in open source, che, stando a quanto emerge dalla stampa, sarà distribuita a fine anno con televisori dedicati o con appositi set-top-box.

Si legge su Repubblica:

(…) il colosso di Mountain View ha svelato la nuova piattaforma che – a suo dire – “cambierà il futuro della televisione”, portando Internet in salotto e mischiandolo con “il meglio della tv”. L’annuncio è arrivato a San Francisco, durante la conferenza annuale dedicata agli sviluppatori. Le tv, marchiate Sony, saranno basate sul sistema operativo Android, fiore all’occhiello del gigante californiano, e dotate di processori Atom di Intel. Le Google Tv saranno in vendita dalla fine dell’anno dalla catena Best Buy. Questi apparecchi avranno la piattaforma già all’interno, ma la Google Tv potrà essere utilizzata (grazie alla versione in in set-top-box) per anche da chi possiede già una TV e non vuole cambiarla.

Il progetto si avvale della partership di importanti colossi, tra cui la Sony, che, cercando di avviare il mercato di settore, ha già lanciato la Sony Internet TV.

La nuova tecnologia di Google TV

(…) permetterà di portare sul piccolo schermo video e social network, oltre all’accesso in streaming ai video distribuiti dalle principali piattaforme di contenuti, da Netflix a Amazon Video on Demand

Inoltre

(…) E’ stata sviluppata una speciale application di YouTube chiamata LeanBack che manderà in onda video scelti sulla base del proprio profilo e i suggerimenti degli amici.

Prima di Google i tentativi di penetrazione nel mercato con integrazione di Web e TV erano stati effettuati da Apple e da Microsoft, ma la risposta dei consumatori non ha decretato il succeso commerciale dell’iniziativa.

Ora gli scenari sono cambiati, YouTube si è diffuso in maniera pervasiva e l’offerta dei prodotti multimediali on-line è divenuta impressionante.

E’ facile rendersi conto che i tempi sono divenuti maturi per la Internet TV.

Il cambiamento in atto è legato anche a forti interessi commerciali, dato che in gioco c’è il mercato della pubblicità.

Come ben rileva Carola Frediani per il Corriere della Sera,

In palio c’è un mercato pubblicitario, quello tv, che solo negli Stati Uniti vale 70 miliardi di dollari. Google dovrà convincere i consumatori così come gli altri produttori di elettronica del fatto che la propria piattaforma incarni la migliore evoluzione possibile per la tv. L’unica certezza è che, se l’operazione dovesse riuscire, le prime a risentirne sarebbero le emittenti televisive tradizionali che si troverebbero improvvisamente a competere con innumerevoli nuovi contenuti.

L’evoluzione tecnologica porrà modifiche sociali rielvantissime, a cui anche il diritto dovrà adeguarsi.

La fruizione in TV dei materiali on-line porrà forte il problema del controllo dei contenuti liberamente immessi dagli utenti, secondo schemi impensabili per le emittenti televisive.

Ci sarà da gestire il problema dei contenuti illeciti.

Emergerà forte il tema della censura e del controllo, quello delle responsabilità dei providers, quello della computer forensics.

L’interesse che c’è dietro non è solo economico (per la gestione degli introiti pubblicitari), ma anche politico (per il controllo dell’opinione pubblica).

Il caso di Mentana Condicio, aperto on-line in risposta alla chiusura dei Talk Show durante il periodo delle elezioni è il segnale di come il web sia in grado di fornire risposte reattive ai tentativi volti ad imprimere forme di controllo alle comunicazioni condizionanti l’opinione pubblica.

Si farà sentire presto la necessità politica della “grande riforma” volta a regolamentare l’intero settore.

La riflessione scientifica deve muovere i propri passi per offrire soluzioni giuridiche adeguate e meditate. Il ruolo della dottrina è proprio questo: orientare le scelte della giurisprudenza, chiamata a gestire i conflitti sociali; orientare le scelte politiche, che portano alla creazione delle nuove norme o alla modifica di quelle esistenti, per governare nel miglior modo possibile i mutamenti sociali.

Fabio Bravo

www.fabiobravo.it

Ancora sull'integrazione tra Internet e TV. L'offerta di Sony Internet TV e la DEMO on line

I media si stanno evolvendo rapidamente. I progetti di integrazione tra Internet e TV non sono recentissimi e finora hanno stentato a decollare per l’assenza, in passato, di materiale audiovisivo in rete. I tentativi di consultare siti web, per lo più meramente testuali, sulla TV domestica non risultavano appetibili, visto che la Internet TV consentiva la sola visualizzazione dei contenuti, con una interazione limitata, ma non le funzionalità che il PC consente (uploading, salvataggio dei files, etc.).

Ora, grazie allo sviluppo di contenuti audiovisivi multimediali (primi tra tutti quelli numerosi caritati sulla piattaforma YouTube) ed alla enorme diffusione dei social network come MySpace e Facebook, lo scenario è cambiato notevolmente. L’Internet TV può prendere rapidamente piede, con un appeal senza precedenti, rendendo la fruizione dei media content più comoda, sul salotto di casa, e (soprattutto) la fruizione della televisione più interessante e meno passiva rispetto al mero broadcasting della TV tradizionale.

L’esperienza della censura dei Talk Show in vista delle elezioni politiche e la realizzazione di “prodotti” alternativi come Mentana Condicio e RaiPerUnaNotte (qui i dati sugli ascolti) dimostrano come il web sia in grado di reagire alle strozzature imposte dal controllo mediatico. Se gli ascolti delle trasmissioni via web non sono sempre comparabili, per numeri di ascoltatori, con quelli della TV tradizionale, le cose cambieranno con l’avvento e la diffusione della Internet TV.

Con l’Internet TV, in altre parole, l’utente finisce per assecondare il tradizionale stile di vita casalingo, con la TV al centro del salotto o della cucina, ma con la possibilità di selezionare e scegliere, oltre all’offerta televisiva standard, quei contenuti che il web offre e che ora possono essere selezionati con il telecomando anziché con il mouse.

Non che la Internet TV sostituisca il PC, ma sicuramente la sua diffusione cambierà le abitudini dei cittadini, dato che ora possono selezionare contenuti alternativi, con possibilità di acquisire maggior coscenza critica rispetto a quella che matura a seguito della semplice esposizione al broadcasting tradizionale.

Uno dei prodotti destinato ad avere una maggior diffusione è quello attualmente offerto da Sony, in partnership con Google ed altri (GoogleTV). Il lancio pubblicitario indica l’offerta commerciale con “Sony Internet TV“. Per comprendere meglio il fenomeno e come lo scenario è destinato a cambiare, al link che precede si può vedere la DEMO, ove vengono illustrate bene le nuove modlaità di fruizione della Internet TV.

E’ facile prevedere che tale tipologia di offerta (della Sony così come di altri fornitori) sia destinata a fare presa sul pubblico e, nei prossimi anni, la Internet TV (con forme anche più evolute rispetto a quella che vediamo oggi nella demo) abbia la diffusione capilare dei videoregistratori e dei lettori DVD.

Se sono destinate a cambiare le modalità di fruizione della TV, è facile prevedere che siano destinate a cambiare anche le regole che governano Internet.

Verranno al pettine diversi nodi (per citarne alcuni):

1) da una parte ci sarà il problema del controllo del materiale protetto da diritto d’autore, che chiunque ora può facilmente caricare su piattaforme come YouTube pur non avendo i diritti di sfruttamento patrimoniale dell’opera;

2) dall’altra parte ci sarà il problema legato al filtro sui contenuti, dato che l’assenza di controlli redazionali sui media content fruibili dalla Internet TV rende possibile la fruizione anche occasionale di contenuti nocivi, ad esempio da parte di minori, al di fuori delle fasce protette ed anche con contenuti che mai potrebbero essere veicolati nei palinsesti televisivi;

3) c’è poi il problema della censura, strettamente legato al precedente. Per controllare la Internet TV si finirà per cambiare, con leggi ad hoc, anche la Internet che conosciamo.

Questi problemi (e gli altri numerosi che per ora evito di riportare ma che non mancherò di segnalare in futuro) esistono già da molto tempo, perché sono connessi all’uso di Internet fruibile mediante PC. Tuttavia, la diffusione della Internet TV (che potrebbe far presa sui telespettatori per via dell’abitudine incontrastata alla TV tradizionale) renderà i problemi più evidenti a causa della notissima centralità della TV per il sistema italiano.

Il mondo della politica, quello dell’informazione, quello dell’industria e quello del commercio non tarderanno a farsi sentire. La reazione politica e poi quella normativa non tarderà ad arrivare, appena ci si accorgerà meglio della rivoluzione in arrivo.

Occorre riflettere, discutere, trovare le soluzioni possibili e confrontarsi su quelle migliori da proporre, prima che ci calino dall’alto per mano o per penna di qualche improvvisato consulente.

Intanto ecco in Gazzetta Ufficiale del 29 marzo 2010 la pubblicazione del D.Lgs. n. 44/2010 (c.d. decreto Romani), che, in recepimento della Direttiva 2007/65/CE sull’esercizio della attività televisive, regolamenta il settore audiovisivo, coinvolgendo anche l’offerta di contenuti tramite Internet.

Prima della pubblicazione in Gazzetta Ufficiale, i commenti critici al decreto Romani non sono mancati (cfr. quello di Articolo21, in cui viene riportata anche la posizione di Google; cfr. anche l’articolo di Alessio Balbi per la Repubblica).

Fabio Bravo

www.fabiobravo.it

Google TV. Le nuove sfide del mercato e le regole sull'integrazione tra Internet e Televisione

L’integrazione tra le diverse tecnologie, si sa, è un processo avviato da molto tempo e a passi ora piccoli ora grandi porterà a scenari incredibili.

Ad esempio, abbiamo già percepito (e recepito) bene l’integrazione tra telefono cellulare e computer, dato che ora sugli smart-phone è possibile navigare sul web e scaricare o inviare la posta elettronica, anche con connettività costante.

Altra integrazione di rilievo è tra PC e telefono, come ha dimostrato Skype. Altro sodalizio efficace è tra PC e SMS, ben riuscito grazie a Skebby, che può contare su economie di scala abbattendo i costi di invio dei messaggi.

Anche le radio e le TV si affacciano sul web, così come il web mira alla TV.

Nascono felici idee, come la IPTV, destinata ad essere fenomeno in crescita, ma che necessita di una politica di innovazione tecnologica che sposi l’idea della diffusione della banda larga.

Sinceramente ho il timore che nel nostro Paese tale politica possa essere osteggiata da alcune lobbies industriali (e forse non solo) rivelatesi molto forti, che temono un impatto concorrenziale devastante (ove la TV debba concorrere con il Web) o comunque il rischio che possa essere incrementato il vulnus ai propri introiti commerciali (ove vi sia un incremento di scambi illeciti di materiale coperto da diritto d’autore, come per l’industria dell’audiovisivo o del settore musicale).

E’ chiaro che la banda larga potrebbe comportare sia una maggior occasione di scambi in rete (com presumibile sviluppo anche dei canali peer to peer, demonizzati dall’industria discografica, cinematografica e dell’audiovisivo) sia l’ingresso di nuovi concorrenti, sia un profondo riassestamento degli equilibri concorrenziali tra gli attuali players del mercato.

Tali timori costituiscono ragione sufficiente, credo, per indurre un freno pesante allo sviluppo tecnologico, che invece, per il bene del Paese e della crescita economica delle PMI italiane e dei servizi tutti (da quelli di e-Government per il cittadino e le imprese a quelli privati, professionali e commerciali), necessita della diffusione di banda larga su tutto il territorio nazionale, in tempi rapidi.

Lo sviluppo della rete e dell’integrazione tra Internet e TV, oltre che di politiche adeguate, necessita di ripensare le regole di settore, al fine di garantire il pluralismo e la libera concorrenza, evitando una immediata trasposizione ad Internet della normativa esistente, pensata per regolamentare il fenomeno delevisivo tout court.

Proprio sulle regole della IPTV, su cui mi riservo di intervenire in altra occasione, si giocherà una partita importante su diversi fronti: quello del mercato e della concorrenza, quello dei servizi ai cittadini, quello degli introiti pubblicitari connessi alla programmazione televisiva, quello dei diritti d’autore (copyright), quello dell’innovazione nella sperimentazione di servizi nuovi, quello della responsabilità (come dimostrano i recenti casi Google/Vividown, RTI vs. Google e YouTube sui filmati del Grande Fratello, FAPAV vs. Telecom) e del risarcimento dei danni, quello della privacy, etc.

Le regole vanno pensate e studiate con attenzione.

Oltre alla IPTV si vanno a profilare tecnologie diverse (es. IPTV, Web TV, Open-IPTV, P2P TV, etc.) che mirano tutte alla integrazione tra Internet e TV.

Per  una disamina rimando alla interessante presentazione di Alberto Morello (RAI), resa in occasione del Seminario della Fondazione Ugo Bordoni  dal titolo “La televisione su Internet: WebTV, IP TV e scenari evolutivi” (da quest’ultimo link è possibile reperire l’audio e il video di tutte le relazioni del seminario, tra cui mi preme segnalare anche quella del Prof. Vincenzo Zeno Zencovich).

Tra le novità che si profilano in questo settore, si preannuncia con forza anche quella lanciata da Google (Google TV), ben descritta da Federico Cella. e da Roberto Catania. La notizia è stata diffusa dal New York Times e si profila decisamente interessante perché vede profilarsi di una partnership di rilievo tra Google (per i contenuti digitali caricari sulle proprie piattaforme come YouTube e GoogleVideo, il know-how e l’expertice sul web), Sony (per la produzione tecnologica di apparecchi televisivi e non solo), Intel (per la produzione di chip) e Logitech (per le interfaccie e le periferiche, compreso eventuali tastiere, etc.).

Seguiremo insieme, nel futuro, tale settore nevralgico dell’Information and Communication Technology Law (ICT Law).

Fabio Bravo

www.fabiobravo.it

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