Viviane Reding

Privacy e intercettazioni: il monito dell'UE e la replica di Frattini. Il ddl sulle intercettazioni si conferma come caso internazionale

Il disegno di legge sulle intercettazioni, per i suoi contenuti, ha assunto una rilevanza internazionale. Nel dibattito si sono fatte sentire, allarmate, le voci di importanti istituzioni, come l’OSCE (Organization for Security and Co-operation in Europe) e l’UE.

Dall’UE, come riportato anche dall’ANSA, un portavoce ha rimarcato che

“La Commissione Europea(…) non commenta bozze di provvedimento che sono ancora in discussione del Parlamento, ma e’ chiaro che siamo molto vigili su qualsiasi situazione che possa creare problemi”.

I problemi avvertiti a livello internazionale solo almento due:

a) il rischio che sia menomata la libertà di stampa;

b) il rischio che sia menomata la lotta alla criminalità.

Si tratta di due questioni distinte, seppur connesse.

Su entrambe il responsabile europeo per la Giustizia in seno alla Commissione europea Viviane Reading  ha preannunciato che vigilerà sul testo che sarà emanato dal parlamento italiano:

«La Commissione è al corrente dell’importanza delle questioni e delle discussioni in corso in Italia» sottolinea Reding e assicura che seguirà «con attenzione» l’evoluzione del testo nel resto del processo legislativo e quando verrà adottato «darò mandato ai miei esperti di verificare se sia di competenza europea e se ci siano implicazioni di diritto comunitario».

Sul versante della libertà di stampa si aggiunge:

La commissaria Reding ricorda anche l’alto valore simbolico della Carta europea sulla libertà di stampa che contiene «i principi di base che i governi devono rispettare quando hanno a che fare con i giornalisti, come il divieto di censurare, il libero accesso alle fonti e la libertà di trovare e pubblicare le notizie» e auspica che il governo italiano rispetti questi principi.

Ulteriori parole vengono spese sul versante della lotta alla criminalità ed il bilanciamento con le esigenze di tutela della privacy:

Quanto alla direttiva europea sulla privacy e sulla conservazione dei dati, la Reding annuncia che in autunno sarà pronto un primo rapporto sulla revisione della direttiva e che presterà «attenzione affinchè si bilanci l’obiettivo tra lotta lla criminalità e al terrorismo e il diritto dei cittadini alla privacy e alla protezione dei loro dati personali».

C’è da aspettarsi, dunque, una modifica della disciplina in materia di protezione dei dati personali in sede comunitaria, nella quale sicuramente verrà esaminata con rigore, alla luce del caso italiano, il rapporto con la disciplina sulle intercettazioni e gli altri strumenti di contrasto alla criminalità.

Alle preoccupazioni di Viviane Reding ha replicato recentemente il Ministro degli Esteri Franco Frattini, in un’intervista rilasciata per Repubblica, riportata anche on-line:

“Nella lotta al terrorismo, le direttive europee consentono la custodia temporale dei dati sul traffico telefonico ma non si riferiscono al trattenimento del contenuto delle telefonate: materia, questa, disciplinata a livello nazionale”

(…)

“Sarebbe un grande contributo, da parte della Commissione Europea, la pubblicazione di uno studio comparato sulla legislazione degli Stati membri, che possa evidenziare se e come in altri Stati è permessa la pubblicazione sui giornali del contenuto di intercettazioni telefoniche, anche durante la fase non pubblica del procedimento, e anche in riferimento a persone e fatti che sono estranei alla rilevanza penale”.

Il ddl sulle intercettazioni, è evidente, si conferma come caso internazionale. Reclama l’intervento di istituzioni ultranazionali ed esige in confronto comparatistico con le legislazioni degli altri Paesi, quantomeno di area UE.

Il confronto, ovviamente, non basta. Viviane Reding, infatti, ha preannunciato l’emanazione di una modifica in sede europea della disciplina sulla privacy, proprio per far fronte al caso italiano.

Su altro fronte s’è già detto che se proprio la privacy dei cittadini fosse il bene principale da tutelare, vi sarebbero soluzioni meno drastiche, in grado di garantire la protezione dei dati personali senza menomare la lotta alla criminalità. Lo ha rimarcato bene Stefano Rodotà con parole dure che ho già avuto modo di ricordare e che anche in questa sede Vi ripropongo:

Questa operazione sostanzialmente eversiva si ammanta del virtuoso proposito di tutelare la privacy. Ma, se questo fosse stato il vero obiettivo, era a portata di mano una soluzione che non metteva a rischio né principi, né diritti. Bastava prevedere che, d’intesa tra il giudice e gli avvocati delle parti, si distruggessero i contenuti delle intercettazioni relativi a persone estranee alle indagini o comunque irrilevanti; si conservassero in un archivio riservato le informazioni di cui era ancora dubbia la rilevanza; si rendessero pubblicabili, una volta portati a conoscenza delle parti, gli atti di indagine e le intercettazioni rilevanti.
Su questa linea vi era stato un largo consenso, che avrebbe permesso una approvazione a larga maggioranza di una legge così congegnata.

Ma l’obiettivo era diverso. La tutela della privacy è divenuta il pretesto per aggredire l’odiata magistratura, l’insopportabile stampa. Non si vuole che i magistrati indaghino sul “mostruoso connubio” tra politica e affari, sull’illegalità che corrode la società.

Il rapporto sul bilanciamento tra tutela della privacy e lotta alla criminalità va approfondito.

Fabio Bravo

www.fabiobravo.it

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