Videosorveglianza

Le nuove frontiere della videosorveglianza

Mi hanno colpito i risultati delle nuove ricerche del DARPA nell’ambito del NAV (Nano Air Vehicle) Program. Il filmato mostra un uccello telecomandato con un sistema di videosorveglizna integrato.

Nel video sopra proposto è possibile vedere sia il volo del NAV, sia (con Pitch-in-Pitch) il risultato della ripresa di video effettuata dalla telecamera installata sul NAV medesimo.

Fabio Bravo

www.fabiobravo.it

Videosorveglianza e sicurezza urbana: le nuove linee guida dell’ANCI per i Comuni

Vi segnalo che, a seguito del nuovo provvedimento generale in tema di videosorveglianza per i Comuni, emanato dal Garante per la protezione dei dati personali nell’aprile del 2010, l’ANCI ha emanato le relative Linee Guida, illustrate nell’Assemblea Nazionale dell’11 novembre 2010.

Così recita il Comunicato del Garante:

Videosorveglianza: pronte le regole per i Comuni

Nell’ambito della XXVII Assemblea annuale dell’Anci, in programma a Padova dal 10 al 13 novembre presso il quartiere fieristico, Francesco Pizzetti, Presidente dell’Autorità Garante per la privacy, e Sergio Chiamparino, Sindaco di Torino e presidente dell’Anci, presenteranno

Le linee Guida per i Comuni in materia di videosorveglianza

11 novembre, ore 14,30

Le linee guida – messe a punto dall’Anci a seguito del nuovo provvedimento generale in materia di videosorveglianza adottato dal Garante privacy nell’aprile scorso – forniscono indicazioni sulle specifiche regole che le amministrazioni comunali devono rispettare per l’installazione e la corretta gestione di telecamere e sistemi di controllo video anche a fini di sicurezza urbana.

Roma, 9 novembre 2010

Nell’attesa di vederle pubblicate, ricordo la Circolare 8 agosto 2010 del Dipartimento della Pubblica Sicurezza del Ministero dell’Interno e la Direttiva 8 febbraio 2005, resa dal medesimo Dipartimento.

Come riassunto dall’ANCI,

Il giorno 8 agosto 2010, il Dipartimento della Pubblica Sicurezza del Ministero dell’Interno ha inviato una circolare avente come oggetto i “Sistemi di Videosorveglianza”, nella quale si sottolineano alcuni aspetti relativi al Provvedimento generale sulle nuove regole in materia di videosorveglianza, che il Garante per la protezione dei dati personali ha emanato in data 8 aprile 2010. Con quest’ultimo vengono aggiornate le disposizioni alle “intervenute produzioni normative che hanno attribuito ai sindaci e ai comuni specifiche competenze in materia di sicurezza urbana ed altre norme”.

La precedente direttiva dell’ 8 febbraio 2005 rimane comunque riferimento essenziale nelle parti che conservano la loro attualità in materia.

Nel nuovo provvedimento l’Autorità Garante per la Protezione dei dati personali dedica un apposito capitolo alla “sicurezza urbana”, a partire dall’introduzione in via normativa del concetto di “sicurezza urbana”.

Risultano di fondamentale interesse per i Comuni gli aspetti legati alla tutela dell’ordine e della sicurezza pubblica, oltre a quelli di sicurezza urbana, sui quali sarà necessaria una specifica “valutazione congiunta”, in accordo con ANCI, in “sede di Comitato provinciale per l’ordine e la sicurezza pubblica” . In tal senso l’ANCI e l’Autorità Garante per la protezione dei dati personali stanno lavorando a delle apposite linee guida di imminente emanazione.

Ebbene, ora le Linee Guida, come già riferito, sono state rese pubbliche l’11 novembre 2010 e, si ritiene, verranno diffuse ufficialmente in questi giorni. Le stiamo aspettando (ad oggi né il sito del Garante per la protezione dei dati personali, né quello dell’ANCI sembra le abbia riportate).

Fabio Bravo

www.fabiobravo.it

Information Society & ICT Law

Privacy nei Taxi: installate webcam per registrare immagini e audio dei passeggeri

In via sperimentale, in alcuni taxi di Napoli, sono state installate delle webcam in grado di registrare audio e immagini di ciò che avviene a bordo. Ne dà notizia il Corriere del Mezzogiorno con l’articolo a firma di Paolo Cuozzo dal titolo “Napoli, il Grande Fratello sale sul taxi“.

Le critiche per la lesione della privacy e del diritto alla protezione dei dati personali dei passeggeri fanno dubitare della bontà del progetto, nato per motivi di sicurezza.  Continua a leggere

Videosorveglianza in strada e panoptICONS: anche gli uccelli potrebbero filmarci e non ce ne accorgiamo

La videosorveglianza ha raggiunto, nel tessuto urbano, livelli impressionanti. Ha un’estensione capillare.

Spesso c’è, ma non siamo in grado di vederla, di identificarla. Altrettanto spesso c’è, la vediamo, ma siamo così assuefatti che non ci facciamo più caso. Ci lascia indifferenti, forse nell’illusione che ci possa regalare più sicurezza.

Sul tema della videosorveglianza ho condotto un progetto presso l’Università di Bologna, con rilevazione, mappatura ed analisi della situazione della videosorveglianza visibile nel centro della città di Bologna. Non tarderò a rendere consultabili su Internet i risultati, ottenuti anche con l’apporto collaborativo di numerosi studenti.

In linea  con lo spirito del progetto, che intende interrogarsi sul bilanciamento tra sicurezza urbana e tutela della privacy, segnalo il video proposto di seguito, in cui viene abilmente presentato un progetto artistico olandese, denominato “panoptICONS”,  nel quale sono state installate telecamere mobili di videosorveglianza al posto della testa di uccelli verosimili, posizionati sui cornicioni degli edifici e sui tetti dei palazzi, al fine di far riflettere sull’invasività delle telecamere e al contempo di porre in essere un’azione di sensibilizzazione contro lo stato di assuefazione che il cittadino ha di fronte al fenomeno della videosorveglianza.

Ecco il video:

Come riassume efficacemente per RepubblicaTV Pier Luigi Pisa,

A Utrecht, in Olanda, gli artisti Thomas voor ‘t Hekke e Bas van Oerle hanno installato – sui tetti e sui cornicioni dei palazzi della città – una serie di finti uccelli con telecamera al posto della testa. Alcuni di questi seguono i passanti che camminano sul vicino marciapiede. Il progetto, chiamato non a caso panoptICONS, intende sottolineare il preoccupante stato di sorveglianza in cui versano i cttadini 24 ore su 24

Fabio Bravo

www.fabiobravo.it

Information Society & ICT Law

Videosorveglianza. Le nuove regole annunciate dal Garante per la Privacy

La videosorveglianza si pone in un delicato rapporto tra esigenza di sicurezza ed esigenza di tutela della privacy. Si tratta di un rapporto difficile, frutto di equilibri non chiari e talvolta non scontati o equivocati.

Fanno poi da sfondo al fenomeno le pressioni degli interessi commerciali di chi offre sicurezza, la paura della gente alimentata dai mass-media, la bramosia latente o palese di controllo, talvolta anche l’idea politica di offrire facili ed apparenti risposte a problemi (quello della sicurezza e del contrasto alla criminalità), per intercettare la risposta emotiva degli elettori.

La videosorveglianza prolifera in maniera spaventosa, incontrollata.

Si evolve in maniera altrettanto spaventosa. Sistemi intelligenti sono in grado di coordinare l’azione di migliaia di telecamere in un’unica centrale di controllo, rilevare in maniera automatica scene sospette, basate sulla logica del soggetto in movimento. Una persona che corre ed incrocia, nel campo visivo della telecamera, un’altra persona potrebbe essere automaticamente indicata dal sistema “intelligente” come un sospetto.

Il testo di riferimento per la disciplina della videosorveglianza è il provvedimento generale del Garante del 2004, reso a seguito di alcuni provvedimenti emanati a seguito di ricorsi o segnalazioni, su casi specifici, nonché a seguito di un’indagine conoscitiva effettuata nel 2000, in cui si prendeva atto della videosorveglianza visibile in 4 città italiane.

Le regole della videosorveglianza, però, meritavano un aggiornamento, per tener conto dell’evoluzione del fenomento e dell’aggravamento dei rischi in materia di protezione dei dati personali. In altre parole, quel difficile equilibrio doveva essere rimeditato, meglio bilanciato.

Segnalo al riguardo l’articolo di Raffaello Masci dal titolo “Ci spiano ovunque, ma cambieranno“, per La Stampa, in cui si precisa chiaramente che

L’Autorità ha così deciso di inasprire le norme del 2004 e di fissare paletti stringenti a tutto un sistema di videosorveglianza che, con la scusa della sicurezza, stava producendo un’invasione costante nella nostra vita. Il testo è in attesa di essere pubblicato sulla Gazzetta Ufficiale (…)

Interessante è poi l’intervista, sempre di Raffaello Masci, a Franco Pizzetti (Presidente dell’Autorità Garante per la protezione dei dati personali), che di seguito riporto nei passaggi più importanti.

Afferma Pizzetti:

«Abbiamo rilevato che il fenomeno della videosorveglianza è esploso e abbiamo stabilito un criterio: chi viene ripreso deve saperlo. Entrando in un negozio, attraversando una stazione, entrando in banca, se c’è una telecamera puntata, deve esserci anche una adeguata e visibile segnalazione della sua presenza».

E se la telecamera è collegata alla polizia?
«Ancora di più. Noi stessi abbiamo elaborato uno speciale cartello. Ma non è tutto: se la telecamera è connessa con un sistema intelligente che non solo osserva, ma interpreta le azioni, i gesti, allora occorre una specifica autorizzazione del Garante per valutare se tutto questo sia necessario, opportuno. E soprattutto proporzionato alla finalità che si vuole perseguire».

In altro passaggio richiama l’evoluzione degli strumenti di videosorveglianza:

«Ci sono dei sistemi intelligenti di monitoraggio in certe metropolitane che segnalano il flusso dei passeggeri e indicano la necessità di far partire più o meno convogli, a seconda del caso. Ma possono anche segnalare comportamenti “anomali”: qualcuno che corre, che fa un percorso più volte, che sbircia, che ha un atteggiamento, diciamo, equivoco. È un tipo di sorveglianza che può servire per individuare un ladro, un pazzo pericoloso, ma in questa rete può incappare anche l’innocuo cittadino che in realtà corre veloce, ma solo perché cerca una toilette. Ecco: per capire dove sia il limite tra il grande fratello e la tutela della sicurezza, noi prescriviamo in questi casi che il sistema venga prima sottoposto alla nostra valutazione».

Particolarmente importante per fugare numerosi equivoci è poi il chiarimento sul perché la videosorveglianza deve essere visibile:

Troppi limiti non rischiano di vanificare l’efficacia del monitoraggio?
«Torniamo al principio di finalità. A cosa serve monitorare? A prevenire un reato. Se cioè metto sotto controllo un negozio è per evitare che qualcuno rubi. Se quel qualcuno sa di essere monitorato sarà il primo ad evitare di commettere reato. E se mai lo commettesse saprebbe di essere facilmente identificabile. Quindi il controllo con telecamera, adeguatamente segnalato, mi aiuta a prevenire i furti, che è ciò che voglio. Altri tipi di controlli non rientrano in queste finalità. E quindi d’ora in avanti non saranno ammessi».

Proprio sulla videosorveglianza sto portando avanti un progetto di ricerca a Bologna, che si propone di aiutare a capire meglio l’evoluzione del fenomeno.

Non mancherò di rendere pubblici, nei prossimi mesi, i risultati della ricerca.

Fabio Bravo

www.fabiobravo.it

Videosorveglianza globale. Google Earth e le informazioni video in tempo reale

Avrete sentito parlare delle sperimentazioni che alcuni ricercatori del Georgia Institute of Technology stanno effettuando per visualizzare tramite Internet immagini tridimensionali in movimento che rappresentano in tempo reale ciò che sta avvenendo in un determinato angolo della terra, sviluppando il servizio le capacità offerte dal servizio Google Earth, .

In un interessante articolo apparso sul Corriere della sera, a firma di Carola Frediani, si rendono noti i dettagli sul sistema di videosorveglianza globale che si sta realizzando, attraverso l’imprementazione di tecnologie aggiuntive rispetto a quelle già in atto per l’offerta del servizio Google Earth, che attualmente offrono immagini statiche ottenute con il satellite, aggiornate a lunghi intervalli temporali.

Con l’evoluzione descritta da Carola Frediani assistiamo a scenari incredibili. Vengono aggiunte molteplici telecamere, in grado di effettuare riprese in tempo reale, tridimensionali, con un dettaglio significativo. Le immagini vengono elaborate da particolari software in grado di mostrare ciò che sta accadendo in quel determinato momento, con possibilità di cambiare anche l’angono di visuale.

Nell’articolo citato  si legge:

In questo modo è possibile aggiungere alle mappe aeree della Terra – come il già citato Google Earth, ma anche Microsoft Virtual Earth – dei video live sul traffico, i passanti, le nuvole e qualsiasi altro dato dinamico che venga trasmesso da una telecamera. Combinando le riprese di diverse cam, i ricercatori sono stati in grado di sovrapporre a Google Earth la rappresentazione in 3D di una partita di calcio, del traffico di automobili lungo una data strada, del movimento di pedoni in un campus. Benché ricreato artificialmente da un software, quello che si vede mostra dati, veicoli, persone reali, che si stanno muovendo proprio in quel momento.

 

  Ecco su YouTube una dimostrazione di cosa è possibile fare ora.

 Annota ancora Frediani:

Le hanno chiamate Augmented Earth Maps, riferendosi al concetto di realtà aumentata (augmented reality), cioè all’idea di sovrapporre alla realtà dati digitali provenienti dal web o da altri database. Anche se, in questo caso, sembra essere piuttosto la realtà – intesa come flussi di persone, auto, oggetti catturati da una telecamera – a essere inserita sul virtuale. In ogni caso il risultato finale è dirompente. E anche se finora si tratta solo di una sperimentazione applicata ad alcune videocamere, già c’è chi prefigura scenari orwelliani.

Si tratta di tecnologie che va tenuta presente, perchè siamo ancora in fase sperimentale ed è destinata ad essere implementata velocemente. Occorre iniziare a riflettere se l’uso di tale tecnologia debba essere regolamenta in dettaglio, anche in considerazione dell’impatto che la stessa può avere sulla società civile in generale e sui diritti fondamentali della persona. La normativa in materia di protezione dei dati personali offre già un’ampia tutela, ma come spesso accade per settori o applicazioni di particolare rilevanza, non mancano provvedimenti generali che disciplinano nel dettaglio singoli aspetti o singole tecnologie.

Il Garante già si è attivato egregiamente nel settore della videosorveglianza.

I nuovi scenari che si annunciano all’orizzonte, tuttavia, reclamano strategie di intervento diverse, anche alla luce delle peculiarità della tecnologia in esame e della possiiblità tecnica di realizzare il sistema di videosorveglianza in maniera globale e ultraterritoriale.

Fabio Bravo

www.fabiobravo.it

Nuove tecnologie e controllo dei lavoratori

Le nuove tecnologie finiscono sovente per essere usate di fatto, anche indirettamente, per controllare i lavoratori sul luogo di lavoro o nelle sue prossimità.

Uno dei problemi maggiormente avvertito concerne l’uso delle telecamere di videosorveglianza, di cui ora si fa un impiego massivo.

Sul tema è intervenuto il Garante per la privacy al termine di un’operazione di controllo sull’impiego dei dispositivi di videosorveglianza da parte di una cooperativa, disponendo il blocco del trattamento dei dati effettuato tramite videocamere collocate in aree di transito da parte dei lavoratori (aree di carico e scarico merci, box informazioni, zone circostanti, etc.).

Nel suo provvedimento il Garante per la protezione dei dati personali ha ribadito, come pubblicamente annunciato anche nella Newsletter n. 321 del 3 aprile 2009, che

«Non è lecito installare telecamente che possano controllare i lavoratori, anche in aree e locali dove si trovino saltuariamente. L’uso delle telecamenre sui luoghi di lavori deve rispettare in maniera rigorosa gli obblighi previsti danno Stato dei lavoratori, richiamati nel Codice della Privacy.

(…)

Il sistema di videosorveglianza può, infatti, configurarsi come forma di controllo a distanza dell’attività lavorativa, anche nel caso in cui i luoghi di alvori siano frequenati anche solo temporaneamente dal personale».

Aggiunge poi il Garante come anche la Suprema di Corte di Cassazione aveva avuto modo di confermare che

«il divieto di controllo a distanza dell’attività lavorativa “non è escluso dal fatto che il controllo sia destinato ad essere discontinuo perché esercitato in locali dove I lavoratori possono trovarsi solo saltuariamente”».

Ovviamente va precisato che le possibilità di controllo dei lavorati tramite strumenti di videosorveglianza non sono illecite a priori, ma vanno collocate entro i limiti di garanzia previsti dallo Statuto dei lavoratori e dal Codice in materia di protezione dei dati personali, in difetto dei quali il controllo diviene illecito.

Il caso è comunque interessante, perché ribadisce che non è sufficiente il posizionamento degli apparati di videoripresa in aree diverse da quelle di effettivo svolgimento dell’attività lavorativa per sottrarsi alle garanzie previste nello statuto dei lavoratori e nel Codice della privacy.

Fabio Bravo

EnglishFrenchGermanItalianPortugueseRussianSpanish

My Projects

      EUPL.IT - Sito italiano interamente dedicato alla EUPL

E-Contract-U

Giornalismo Investigativo - Inchieste e Diritto dell'informazione

My Books

My e-Books