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I segreti della Casta. Il web, la trasparenza, la democrazia, la paura della censura (aggiornamento: una questione di metodo)

Spidertruman è il nickname dell’autore della pagina Facebook intitolata “I segreti della Casta di Montecitorio“.

Ha fatto clamore l’interesse che ha suscitato l’operazione trasparenza di un precario che, dopo 15 anni di lavoro come portaborse a Montecitorio, si è ritrovato da un giorno all’altro “in cerca di occupazione”, come può capitare a tutti i precari.

Spiredtruman, nei suoi 15 anni di lavoro, è venuto a conoscenza di molte notizie sui privilegi o sui benefici di cui gode la Casta, nonché di molti retroscena che solo stando dal di dentro si possono osservare.

Sostanzialmente, l’esprienza di Spiredtruman è quella che scientificamente si chiama “osservazione partecipante“. E’ uno degli strumenti di ricerca di tipo qualitativo usata in ambito sociologico e criminologico. Si tratta, involontariamente, di un’esperienza di ricerca senza precedenti, dato che l’osservazione partecipante è durata ben 15 anni e riguarda un settore solitamente coperto da tanto riserbo, a tal punto che generalmente non trapela poi molto alla società civile.

Ora i 15 anni di osservazione partecipante sono finiti e sta iniziando, purtroppo in maniera non ristematica ma comunque significativa, la fase della organizzazione e diffusione della conoscenza appresa nell’osservazione partecipante. Sarebbe interessante se poi seguisse un’analisi scientifica dei risultati.

Comunque, l’operazione (scevra da intenzioni di ricerca) ha un indubbio interesse pubblico, tanto che in pochissime ore la pagina facebook di Spidertruman ha avuto un numero impressionante di adesioni. I cittadini vogliono sapere di quali reali condizioni di favore la Casta gode in questo periodo in cui il popolo è chiamato a fare sacrifici mostruosi in nome di una crisi che ormai comprime stipendi pubblici e privati, pensioni e utili di impresa.

Il popolo vuole sapere, perché è con la trasparenza che può prendere atto delle situazioni che gli consentono di esercitare la propria sovranità, garantitagli dalla costituzione, nelle forme che la legge consente. E’ conoscendo le cose che i cittadini possono organizzare il dissenso, far sentire la propria volontà, ad esempio tramite la reazione di protesta, tramite referendum abrogativo o, più semplicemente, trovando rappresentanti responsabili che, anche solo per tornaconto elettorale, possano accogliere le istanze della popolazione reclamante.

L’operazione trasparenza di Spidertruman, con “I Segreti della Casta“, è in questo senso strumento di democrazia, che aiuta i cittadini a prendere coscienza come popolo, presupposto fondamentale per l’esercizio della sovranità popolare.

Colpiscono molto, però, le frasi di Spidertruman che campeggiano sulla propria pagina Facebook, ove, per timore che gli venga chiusa, dichiara di aver aperto anche un blog e poi un account Twitter, ponendo in essere una chiara strategia di comunicazione anti-censura, per mantenere disponibili le informazioni in canali alternativi di diffusione.

Oggi le adesioni su Facebook, in continuo aumento, arrivano a 204.775 (fan).

L’enfasi mediatica è stata forte. Tra tutti v’è l’azione portata avanti dal Fatto Quotidiano con una serie di articoli, che addirittura hanno indotto la risposta di Gianfranco Fini nella qualità di Presidente della Camera, a fronte di una esplicita richiesta di intervento.

Vedremo gli sviluppi.

***  (Aggiornamento: 19 luglio 2011) ***

Gli sviluppi hanno portato a far emergere, a quanto sembra, un’operazione di comunicazione politica volta a catalizzare le attenzioni dei netcitizens verso i privilegi della casta, attraverso un espediente basato non su una storia non vera.  In altre parole, il fantomatico precario Spidertruman non esiste in quanto tale, ma come tipologia.

Le considerazioni che possono farsi sono diverse.

La prima viene spontanea: non importa chi vi sia dietro l’operazione di comunicazione, se un precario in carne ed ossa o un politico o un giornalista o un attivista.

L’importante è che venga alimentata l’attenzione dei cittadini verso l’insostenibile situazione che si sta vivendo nel periodo di crisi, ove i tagli interessano le fasce più deboli o i settori (ad esempio quello della ricerca e dell’università) a torto ritenuti di fatto di importanza secondaria dalle politiche di governo, mentre la classe politica non accenna a tagliare là dove invece si potrebbe (vogliamo ripensare a cosa è avvenuto recentemente in Parlamento a proposito dell’abolizione delle province).

L’escamotage mediatico che si cela dietro la comunicazione di “Spidertruman”, in altre parole, servirebbe per creare la reazione, mantenere alta l’attenzione mediatica ed arrivare al risultato politico concreto di un taglio dei costi che interessi anche “la Casta”.

V’è però un’altra reazione, che merita di essere valutata con attenzione. L’escamotage mediatico, infatti, è finzione che rischia di svilire la bontà degli intenti. Come è stato ben osservarto, alla fine l’effetto che si ha è quello di muovere il consenso delle masse ingannandole, ossia facendo leva sull’alterazione della realtà al fine di catalizzare e dirottare gli umori del popolo. Insomma, è una questione non solo di contenuti, ma anche di metodo, in quanto lo stesso intento poteva essere realizzato partendo da una storia vera, che di sicuro non era impossibile da trovare.

Sintetizza bene il concetto Valigia Blu in un interessante post, ove viene messo in dubbio il modo con cui si vuole cercare il consenso della massa per ottenere una partecipazione di protesta in piazza, cone se il popolo in Rete, senza gli escamotage mediatici, non sapesse organizzarsi democraticamente.

 

Ecco il paradosso: l’operazione di comunicazione anti-casta invocava la trasparenza per mettere a nudo i privilegi della classe politica, ma aveva il vizio genetico essa stessa del difetto di trasparenza.

A mio avviso il tema proposto da Spidertruman è importante e non va abbandonato neanche a fronte del “peccato originale” con cui pare sia nato “I Segreti della Casta di Montecitorio”.

La sfida democratica, ora, è quella di vedere un popolo che sappia organizzarsi in maniera trasparente tramite la rete per esprimere le proprie idee e farle valere, in maniera altrettanto trasparente, anche fuori dalla rete, senza bisogno di ingannare il lettore e di abusare a priori della fiducia, in quanto è proprio sulla fiducia che si costruisce un consenso duraturo.


Fabio Bravo

www.fabiobravo.it

Wikileaks e Twitter. Corte distrettuale della Virginia ordina a Twitter di consegnare i messaggi di Assange al Dipartimento della Giustizia

Le indagini su Assange, quelle per spionaggio (et similia) e non per stupro, si stanno muovendo.

Nella società dei social networks, di facebook e di twitter, le tecniche investigative partono spesso proprio dall’analisi dei messaggi, dallo studio delle relazioni sociali, dall’esame della rete di contatti privati e delle “amicizie”, dallo scambio di informazioni e dall’analisi degli indirizzi ip.

Si legge, in un articolo recente del Corriere della Sera, intitolaro “Wikileaks, Corte USA ordina a Twitter di fornire dati su Assange e Manning, che

Twitter dovrà consegnare al Dipartimento di Giustizia di Washington tutti i dati relativi al fondatore di Wikileaks Julian Assange e al militare Bradley Manning, in carcere perché sospettato di aver fornito al sito informazioni riservate. Lo ha stabilito un tribunale distrettuale della Virginia, che ha inviato un’ingiunzione al sito di microblogging, che ha base a San Francisco, con la richiesta di fornire i messaggi e le comunicazioni di Assange e di altre persone.

Si noti come l’accesso ai dati sia stato disposto tramite provvedimento dell’autorità giudiziaria, cosa talvolta nulla affatto scontata nella prassi del panorama investigativo nazionale ed estero.

Fabio Bravo

www.fabiobravo.it

Information Society & ICT Law

Twitter e responsabilità dei calciatori. Il caso Neymar

Neymar da Silva, noto calciatore brasiliano, avrebbe diffuso su Twitter espressioni diffamatorie nei confronti dell’arbitro Sandro Ricci, definendolo “un ladrone”. Questo è quanto si legge in uno dei suoi commenti apparsi a suo nome sul celebre social netwotk.

Il calciatore brasiliano si sarebbe difeso attribuendo la paternità del commento ad un hacker, negando ogni responsabilità. Ma l’onere della prova spetterebbe a Neymar ed, in assenza di una dimostrazione in ordine all’effettivo operato dell’hacker, risulterebbe difficile far venir meno le responsabilità scaturenti dall’evidente presenza del messaggio, confermata dallo stesso calciatore brasiliano.

Come riportato dal Corriere della Sera,

Per lui potrebbe scattare la squalifica, perché, come ha ricordato il procuratore federale Paulo Schmidt “ogni espressione ed offesa contro gli arbitri, fatta con qualsiasi mezzo di comunicazione, elettronico o meno, è passibile di punizione”.

Ovviamente il principio non si ferma alla giustizia sportiva, dato che la condotta ha una sua rilevanza, sia in sede civile (con possibilità di risarcimento del danno) che in sede penale, a prescindere dalla qualifica dei soggetti coinvolti.

Il caso è comunque interessante perché mette in luce il rischio di effetti collaterali dell’uso dei social network sulla vita lavorativa degli utenti.

Fabio Bravo

www.fabiobravo.it

Information Society & ICT Law

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