trattative telematiche

Strumenti di decision making nell'attività contrattuale on-line. Il decision engine

Venerdì scorso, al Master in Diritto delle Nuove Tecnologie e Informatica Giuridica dell’Università di Bologna, organizzato dal CIRSFID, ho tenuto quattro ore di lezione su commercio elettronico e conclusione del contratto on-line, soffermandomi su alcune teorie che avevo elaborato ed esposto nel mio volume “Contrattazione telematica e contrattazione cibernetica”, pubblicato con la Giuffrè.

Ho avuto modo di soffermarmi anche sulla possibilità delle trattative telematiche via web, che costituisce anche questo un mio vecchio “cavallo di battaglia” preannunciato in alcune lezioni tenute nel 2002 presso l’Università di Roma La Sapienza e oggetto di un percorso di riflessione e ricerca che ha visto le mie prime pubblicazioni sul tema dal 2003 (Cfr. F. Bravo, Le trattative nei contratti telematici, in Contratti, 2003, n. 7, pp. 739 e ss., prelevabile in PDF, draft version, dalla pagina pubblicazioni del mio sito personae).

Ciò che avevo teorizzato, in ordine alla possibilità di trattative telematiche individuali su siti web anche in assenza di applicazioni di intelligenza artificiale (es. software agents), ha avuto successivamente l’adesione di dottrina autorevole (compreso quella del Prof. Giovanni Perlingieri, che conferma in toto nel 2004, nell’opera curata dalla Prof.ssa Daniela Valentino, quanto avevo pubblicato nel 2003, ma adesivamente si sono espressi anche altri rilevanti autori) e qualche voce dissenziente, compreso quella significativa di Emilio Tosi che, a commento di ciò che avevo scritto, ribadiva l’idea che la trattativa contrattuale via web non rispondese all’idealtiplus di contratto telematico stipulato tramite sito Internet, per il quale la trattavia sarebbe negata, in quanto l’unica alternativa rimarrebbe quella tra il sì ed il no da utilizzare per l’accettazione o il rifiuto delle condizioni generali immodificabili di un contratto per adesione, che, in caso di accettazione, verrebbe a concludersi tramite pressione del “tasto negoziale virtuale”.

Proprio a dimostrare la fattibilità e la praticabilità con successo della negoziazione on-line delle clauole contrattuali, oltre ad alcuni miei scritti teorici, ho dato impulso al progetto “E-Contract-U”, in fase di ultimazione, destinato a realizzare un sistema on-line di trattativa telematica delle clausole contrattuali. Il sistema  arriva ad una personalizzazione del contratto che si propone di avere, per le clausole o gli elementi di clausola negoziati, i connotati della trattativa individuale.

Nelle prossime settimane indicherò i link ed il materiale di tale progetto, che attualmente si svolge tutto in area riservata.

Più in generale, l’attività contrattuale on-line, compreso quella che ha le pretese di assurgere (un domani) a negoziazione cibernetica, si avvale di strumenti di ausilio diversi, alcuni dei quali allo stadio sperimentale per gli impieghi negoziali (es. agenti software), altri invece già lanciati sul mercato, come i decision engine, che possono essere utilizzati a supporto dell’attività negoziale dell’utente oppure, se automatizzati, a supporto del decision making di strumenti di intelligenza artificiale (agenti software).

L’analisi dei “decision engine”, dunque, si mostra estremamente interessante sotto questo profilo, perché essi rappresentano una evoluzione significativa dei motori di ricerca, finalizzati al supporto delle decisioni, e costituiscono un interessante step intermedio per giungere, con una successiva evoluzione, ad una loro utilizzazione direttamente per l’adozione della decisioni negoziali, che ora si limitano a supportare solamente.

In altre parole, il “decision engine” attuale (come “bing” della Microsoft – cfr. VIDEO e LETTER e articolo su la Repubblica) potrebbe arrivare presto non solo a selezionare le informazioni per aiutare l’utente a compiere le proprie scelte di acquisto, ma anche a completare le operazioni contrattuali al posto dell’utente.

Si apre la strada, cioè, all’avvento effettivo della contrattazione cibernetica, su cui già ho avuto modo di proporre una mia costruzione teorica, con impalcatura differente rispetto a quanto già illustrato in precedenza dalla dottrina, quanto ai problemi ed alle soluzioni giuridiche che si dipanano (cfr. F. Bravo, Contrattazione telematica e contrattazione cibernetica, Giuffrè, Milano, 2007).

E’ bene che su tali temi possa proseguire il confronto scientifico, in modo che, con l’avanzare della tecnologia, la società e chi per essa è tenuto ad adottare in via politica e legislativa le soluzioni più adegate, possa contare su una solida base, evitando quella dannosa improvvisazione che troppo spesso connota le scelte normative di diritto dell’informatica.

Fabio Bravo

www.fabiobravo.it

Facebook e la scelta delle regole contrattuali

Il rapporto tra la società che gestisce Facebook e gli utenti del servizio di social networking rivela altre sorprese.

I buoni intenti originariamente manifestati per la migliore definizione delle regole contrattuali, in ordine alla gestione del dati degli utenti di Fecebook, si sta scontrando con la difficoltà di una votazione democratica di massa.

Saltata, a seguito della mobilitazione della Rete, l’unilaterale modifica delle condizioni generali di contratto che prevedeva il trasferimento dei diritti di utilizzazione dei dati personali degli utenti anche dopo la cancellazione del profilo dell’utente da Facebook, la società che gestisce il social network ha ritenuto opportuno aprire una fase di consultazione e poi di votazione in ordine alle nuove clausole contrattuali.

Tuttavia, anziché far votare gli utenti sulle nuove clausole introdotte dal Providers, la votazione è stata richiesta per approvare o meno le nuove regole concertate con (parte de)gli utenti.

Stante la mancata pubblicità della votazione e l’inerzia degli utenti, la votazione sembra non abbia raggiunto un quorum sufficiente per ritenere apprezzabile il benché minimo consenso sulle nuove regole. Vero è, però, che non v’è stata neanche una manifestazione di consenso in ordine alla modifica unilaterale delle clausole da parte del fornitore del servizi di social networking, che, al contrario, ha scatenato critiche profonde.

Il resoconto su tale vicenda è ben espresso dall’odierno articolo di Mauro Munafò per La Repubblica.

Per le critiche all’operazione di Facebook si rinvia anche al post dell’associazione Privacy International.

La vicenda evidenzia problemi nella gestione delle relazioni negoziali sui contenuti delle clausole contrattuali, che in realtà non andrebbero gestite in un rapporto uno a molti (one-to-many) ma in un rapporto one-to-one, secondo gli schemi della trattativa individuale, automatizzata ed on-line, dei rapporti contrattuali.

Sul punto si rinvia ancora una volta non solo a quanto da tempo sostenuto nei miei scritti (Cfr. F. Bravo, Le trattative nei contratti telematici, in Contratti, 2003, n. 7, pp. 739 e ss., la cui draft version in PDF è scaricabile da questa pagina; cfr., altresì F. Bravo, Contrattazione telematica e contrattazione cibernetica, Giuffrè, Milano, 2007), ma anche a quanto si sta cercando di fare nel Progetto “E-Contract-U System”, finanziato dalla Presidenza del Consiglio dei Ministri – Ministero della Gioventù, portato avanti dall’associazione “E-Contract-U“, in cui sono andate a confluire, tra le altre, le risorse dello Studio Legale Bravo e quelle di Xcogito srl (Gruppo Unilab).

Nei prossimi mesi, dopo la chiusura del progetto, si darà diffusione ai risultati, che non mancheranno di essere divulgati anche su questo blog.

Per ora si rimanda a questo precedente post, che fornisce una prima traccia del discorso che si sta conducendo.

Fabio Bravo

Facebook ed E-Contract-U. Verso la negoziazione on-line delle clausole contrattuali

 La società che gestisce la piattaforma di social network denominata «Facebook» ha attirato recentemente l’attenzione per aver tentato di modificare unilateralmente le condizioni generali di contratto per la fornitura del servizio.

Il problema è sorto perché le modifiche avrebbero consentito al provider di conservare la licenza sui dati personali dell’utente anche dopo la cancellazione del proprio profilo personale a seguito dell’abbandono del servizio di social network.

L’intento del provider, ovviamente, è da riconnettere con nuove strategie commerciali, ampiamente preannunciate, volte ad utilizzare economicamente i dati estraibili dalla piattaforma di social network.

A fronte di numerose critiche, sollevate coralmente soprattutto a seguito dell’attenzione della «blogosfera», Facebook ha deciso di ripristinare il precedente regolamento contrattuale, nell’attesa di una più meditata operazione.

Ora, quello che mi sembra rilevante, è che vi sia l’apertura di Facebook per condividere con gli utenti, mediante lo strumento della pubblica consultazione, la proposta di modifica delle norme contrattuali, al fine di giungere ad una regolamentazione contrattuale che possa tener conto anche del confronto con gli utenti (si veda l’articolo apparso su La Stampa, con il titolo «Facebook. Gli utenti scrivano le regole»).

Vedo, in ciò, un segnale profondo di apertura che va in linea con quanto avevo pubblicamente esposto nel 2002 e pubblicato a partire dal 2003 sulla possibilità di svolgere trattative telematiche in ambiente web (cfr., ad esempio, «F. Bravo, Le trattative nei contratti telematici, in Contratti, 2003, n. 7, pp. 739 e ss.». Qui è possibile reperire il download della draft version.).

Ebbene, tale tesi, che è stata condivisa anche da altra rilevante dottrina, è stata ripresa ed elaborata anche nel mio più recente volume «F. Bravo, Contrattazione telematica e contrattazione cibernetica, Giuffrè, Milano, 2007», a cui per semplicità rimando.

Il discorso sulla possibilità di condurre trattative telematiche in ambiente web si arricchisce di un importante tassello, perché la Presidenza del Consiglio dei Ministri – Ministero della Gioventù ha finanziato un progetto volto a realizzare proprio un sistema elettronico di contrattazione in ambiente web, dal titolo «E-Contract-U System».

Il progetto, realizzato dall’associazione «E-Contract-U», si avvale di un team coordinato dal sottoscritto e composto da due avvocati, un imprenditore nel settore informatico, un economista con esperienza in progetti condotti in area informatica da imprese multinazionali.

Per un’impresa, mettere in condizione gli utenti di intervenire sul regolamento contrattuale che regolerà il rapporto di fornitura di un servizio o di acquisto di un prodotto, è sintomo di grande maturità, sia in termini di responsabilità sociale di impresa (CSR), sia in termini di elevata sensibilità da apprezzare sul piano della customer care, sia, ancora, in termini di forte capacità di penetrazione sul mercato.

Per un verso, si realizza una vera e propria «concorrenza negoziale», che fa preferire agli utenti il provider che sceglie di rinegoziare le condizioni generali di contratto (ossia le regole che disciplinano il rapporto). Per altro verso, l’utente viene ad essere coinvolto nelle dinamiche di costruzione del regolamento contrattuale e dunque diviene partecipe del processo di creazione e selezione delle norme che regolamenteranno il rapporto tra impresa e cliente.

Mi sembra di leggere, nell’atteggiamento di Facebook, un passo importante in questa direzione.

Certo, come avrò modo di spiegare meglio quando ci sarà, nei prossimi mesi, il lancio ufficiale del progetto «E-Contract-U System», l’incisività della negoziazione in ambiente web può essere molto più forte ove non ci si limiti alla sola consultazione dell’utente, ma lo si coinvolga a tal punto da farlo diventare co-autore dell’assetto definitivo delle clausole del contratto.

Fabio Bravo

EnglishFrenchGermanItalianPortugueseRussianSpanish

My Projects

      EUPL.IT - Sito italiano interamente dedicato alla EUPL

E-Contract-U

Giornalismo Investigativo - Inchieste e Diritto dell'informazione

My Books

My e-Books