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Mobile Forensics. XRY e SMS

La digital forensics rientra tra le tecniche investigative più interessanti e di utilità crescente. La ricerca di indizi e l’acquisizione della prova attraverso l’analisi dei dati in forma elettronica sui dispositivi interessa non solamente i computers, ma anche i dispositivi di diverso tenore, compreso cellulari, palmari, etc.

Recentemente la digital forensics ha catalizzato l’attenzione del grande pubblico per la rilevanza che assume nelle indagini e nel procedimento penale anche dei crimini violenti, come per l’omicidio di Garlasco.

E’ di applicazione diffusa, non solo per i reati informatici.

Per la verità si tratta di tecnica investigativa utilizzata anche al di là delle ipotesi di reato, come avviene in contesti industriali o comunque aziendali (spionaggio industriale, concorrenza sleale, etc.), nei rapporti con i dipendenti (nei casi di licenziamento a seguito, ad esempio, di navigazione su Internet e download di file estranei all’attività lavorativa da parte del lavoratore, durante l’orario di lavoro; etc.), nei casi di accertamento delle responsabilità in sede civile, e così via.

Riscontri di grande rilevanza si ottengono proprio analizzando i dispositivi che più si utilizzano, giacché sono costantemente sottomano, come avviene per cellulari, palmari, PDA, etc.

La “mobile forensics” richiede un’attenzione particolare rispetto alla “digital forensics” in generale.

Soluzioni tecnologiche mirate alla mobile forensics sono state approntate da imprese specializzate, come per la soluzione commercializzata con il marchio “.XRY”, che offre un importante aiuto al digital forenser chiamato ad analizzare i dispositivi mobile.

Benedetta Perilli, per La Repubblica, ne offre una descrizione ponendo provocatoriamente l’attenzione sulle ripercussioni sociali a fronte della possibile violazione della privacy, prospettando solo uno degli scenari possibili, legato alle infedeltà coniugali.

L’articolo, che ha il pregio di avvicinare il grande pubblico a tematiche di settore come questa, mi sembra che contenga un’imprecisione vistosa nella parte in cui attribuisce la paternità di XRY ad una società di consulenza australiana Khor Wills & Associates, anziché alla produttrice svedese Micro Systemation (come invece risulta da questo link  - e in particolare questo – nonché da questo documento tecnico). 

Per avere un’idea del funzionamento di XRY si può consultare anche questo post.

Peraltro, l’offerta dei tools di mobile forensics è varia e, come ricorda un commento reperito in rete, a seguito di prove tecniche per testare la loro funzionalità, è sempre opportuno che l’analista ricorra per il medesimo caso a software diversi, cumulativamente (una prova tecnica con 5 tools diversi ha dato risposte differenti e non tutto ciò che è stato rilevato in un test veniva rilevato anche negli altri test). 

Avv. Fabio Bravo

www.fabiobravo.it

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