Testimonianza

Processo a Google. La testimonianza dell'Ing. Jeremy Doig all'udienza del 29.09.2009

Il processo a Google, relativo ad un video caricato sulla piattaforam di videosharing gestita da Google, riproducente un episodio di cyberbullismo in cui un minore Down veniva picchiato e vessato dai propri compagni di classe presso un istituto di Torino, è potuto riprendere il 29 settembre 2009, nel corso dell’udienza alla quale si è fatto rinvio dal 23 giugno scorso, per via dell’assenza dell’interprete necessario per raccogliere la testimonianza in inglese dell’Ing. Jeremy Doig.

Jeremy Doig è l’ingegnere che ha sviluppato, insieme al proprio team, la piattaforma GoogleVideo su sui è stato caricato il filmato in questione.

Dalla sua testimonianza sarebbe emerso, secondo al ricostruzione riportata da TG24 di SKY.it,   che

I server per trattare i filmati  caricati in rete sono negli Usa, nessun dato è stato trattato in Italia nel caso specifico e il video è stato rimosso subito dopo la segnalazione.

(…)

L’ingegnere statunitense, a quanto si è saputo, avrebbe spiegato che ogni singolo video caricato,  all’inizio dei fatti contestati, veniva inserito in una lista per il controllo e c’erano delle persone incaricate di  monitorare il contenuto.

Alla domanda del giudice monocratico della quarta sezione  penale, Oscar Magi, che gli chiedeva perchè ci fossero solo due  persone addette al controllo, il teste avrebbe risposto che  c’era un’impossibilità di assumerne altre.

Secondo l’accusa però c’erano  state altre segnalazioni in precedenza da parte degli utenti e i  responsabili del motore di ricerca non le avevano considerate.

“Non si può considerare responsabile il postino per la  posta inviata e chiedere che controlli tutte le lettere”, ha affermato Marco Pancini, un responsabile di Google.

Le questioni che si prospettano sono diverse.

C’è l’argomento sulla rilevanza dell’ubicazione dei server, il tema dell’obbligo di controllo o meno a fronte delle segnalazioni, la datazione delle segnalazioni rispetto alla effettiva rimozione, la rilevanza del sistama di controllo effettuato da Google, per propria scelta, nonché le modaliltà di effettuazione dei controlli, insufficienti a soddisfare le esigenze .

Tali ragionamenti, poi, devono essere affrontati non solo in relazione alla disciplina della responsabilità dei provider prevista dal d.lgs. 70/2003 di attuazione della direttiva 2000/31/CE in materia di commercio elettronico, ma anche in relazione alla disciplina sulla privacy, le cui norme sono state fatte espressamente salve dalla disciplina sul commercio elettronico e, dunque, su questa dovrebbero prevalere in caso di contrasto.

Il rischio, per come è strutturato a livello sistematico il rapporto tra le norme in questione, è che le responsabilità delineate in materia di protezione dei dati personali siano suscettibili di perforare il regime di parziale esonero di responsabilità dei providers delineato, a determinate condizioni, dalla disciplina in materia di commercio elettronico.

Il mancato accesso degli organi di informazione alle udienze del processo milanese a Google impedisce di avere informazioni più dettagliate.

Il calendario delle prossime udienze dovrebbe però essere già scandito, come si legge dalla fonte sopra citata, secondo la quale

Il 25 novembre prossimo i pm Robledo e Cajani prenderanno la  parola per la loro requisitoria, mentre la difesa parlerà il 16 dicembre. La sentenza potrebbe arrivare il 23 dicembre

  Solo con il deposito delle motivazioni della sentenza, tuttavia, si potrà riflettere meglio sul caso in questione, in quanto sarebbe a dir poco approssimativo basare i propri convincimenti su notizie apparse in rete o sui giornali, relative ad un processo tra l’altro svolto a porte chiuse.

Continuiamo però a seguire il caso, su cui non mancherò di intervenire, oltre che su questo blog, anche rassegnando riflessioni più tecniche con pubblicazioni scientifiche.

L’importante è, per ora, seguire l’andamento dei diversi steps processuali e tenere alta l’attenzione su un tema di sicuro rilievo per l’information society e per l’information and communication technology law (ICT Law).

Fabio Bravo

www.fabiobravo.it

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