Telecom Italia

Peer-to-Peer. Dopo l'epilogo del caso The Pirate Bay, la FAPAV (Federazione Anti Pirateria Audiovisiva) trascina in Tribunale la Telecom

Sul P2P (Peer-To-Peer), si profilano novità dopo l’epilogo del caso The Pirate Bay, nell’ambito del quale la Cassazione, con sentenza n. 49437/09, si è pronunciata affermando il principio secondo cui l’autorità giudiziaria può ordinare agli ISP (Internet Service Providers) di inibire agli utenti il traffico di rete verso determinati siti utilizzati per la commissione di illeciti penali.

E’ notizia recente che la Federazione Anti Pirateria AudioVisiva (FAPAV) abbia avanzato presso il Tribunale di Roma un ricorso nei confronti di Telecom Italia per ottenere un provvedimento d’urgenza che, stando ad alcune fonti giornalistiche, se accolto costringerebbe la Telecom ad inibire il traffico dei propri utenti verso determinati siti che consentono lo scambio di file mediante P2P.

La FAPAV, secondo quanto riportato da Alessandro Longo per la Repubblica, sembrerebbe voler far valere anche la responsabilità della Telecom:

a) per non aver impedito la condotta illecita dei propri utenti, nonostante fosse stata tempestivamnte avvisata degli illeciti da parte della FAPAV;

b) per aver omesso di denunciare all’autorità giudiziaria gli utenti che abbiano scaricato o scambiato illecitamente file proteti da copyright.

Tuttavia, si precisa nell’articolo citato,

(…) Telecom si sta opponendo alle richieste. Non solo: nella propria difesa presentata al Tribunale, accusa a sua volta Fapav di aver monitorato le connessioni degli utenti Telecom, violandone la privacy. Soltanto con questi mezza la Federazione avrebbe potuto ottenere i dati sui film più scaricati. Secondo l’operatore, è una vicenda simile a quella di Peppermint (azienda discografica tedesca che aveva fatto incetta di dati degli utenti peer to peer italiani). Un caso che si era concluso nel 2007 con la condanna dei discografici, al Tribunale di Roma e da parte del Garante della Privacy. Non si sa in che modo Fapav abbia monitorato il traffico peer to peer, ma forse si è servita di un software ad hoc (Peppermint utilizzava quello di Logistep).

La fattispecie è assai complessa in quanto presenta molti aspetti in punto di diritto: la responsabilità dei providers, la normativa in materia di diritto d’autore e dei diritti di proptietà industriale, la disciplina del commercio elettronico e del risarcimento dei danni, la protezione dei dati personali su Internet, la disciplina del Peer-to-Peer, la disciplina delle investigazioni digitali e quella delle indagini difensive, e così via.

Seguiremo insieme, nei post di Information Society & ICT Law, anche questo caso, sciogliendo via via i nodi che si presenteranno.

Come di consueto cercherò di far confluire le riflessioni anche in sede scientifica, con i necessari approfondimenti.

Fabio Bravo

www.fabiobravo.it

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