Tabularasa

La crescente cultura del giornalismo investigativo in Italia. La sentenza della Cassazione n. 16236 del 9 luglio 2010

In Italia in giornalismo investigativo è sempre stato debole e pallido, salvo rare eccezioni, spesso consegnate a programmi televisivi.

Eppure nella società dell’informazione (information society) il diritto ad essere informati è elemento fondamentale della società democratica, come recentemente ribadito a chiare lettere anche dalla Sentenza della Cassazione n. 16236 del 9 luglio 2010, ove si legge:

(1)  - la nobiltà e la significatività del giornalismo investigativo

“Deve innanzitutto rilevarsi che nel caso di specie si verte in terma di c.d. giornalismo di inchiesta, espressione più alta e nobile dell’attività di informazione;

(2) – la definizione e le finalità del giornalismo investigativo

“con tale tipologia di giornalismo, infatti, maggiormente si realizza il fine di detta attività quale prestazione di lavoro intellettuale volta alla raccolta, al commento e alla elaborazione di notizie destinate a formare oggetto di comunicazione interpersonale attraverso gli organi di informazione, per sollecitare i cittdini ad acquisire conoscenza di tematiche meritevoli, per il rilievo pubblico delle stesse.

(3) – le modalità operative e le caratteristiche distintive del giornalismo investigativo

“Con il giornalismo di inchiesta l’acquisizione della notizia avviene “autonomamente”, “direttamente” e “attivamente” da parte del professionista e non mediata da “fonti” esterne mediante la ricezione “passiva” di informazioni.

(4) – la relazione tra giornalismo investigativo e principio democratico

l’art. 1, 2° comma, Cost., nell’affermare che “la sovranità appartiene al popolo che la esercita nelle forme e nei limiti della Costituzione”, presuppone quale imprescindibile condizione per un pieno, legittimo e corretto esercizio di detta sovranità che la stessa si realizzi mediante tutti gli strumenti democratici (art. 1, 1° comma, Cost.), a tal fine predisposti dall’ordinamento, tra cui un posto e una funzione preminenti spettano all’attività di informazione in questione [sott. "giornalismo d'inchiesta", n.d.r.] (…);

vale a dire che intanto il popolo può ritenersi costituzionalmente “sovrano” (nel senso rigorosamente tecnico-giuridico di tale termine) in quanto venga, al fine di un compiuto e incondizionato formarsi dell’opinione pubblica, senza limitazioni e restrizioni di alcun genere, pienamente informato di tutti i fatti, eventi e accadimenti valutabili come interesse pubblico

Il giornalismo investigativo, dunque, ha un posto di primo piano nella società dell’informazione (information society) e va discusso, affrontato, analizzato e praticato, nelle sue tante sfaccettature, con tutte le questioni (pratiche, politiche, tecniche, ma anche giuridiche) che solleva.

Report“, di Milena Gabanelli, che si basa sulle inchieste di giornalisti freelance, è per continuità e per capacità, il miracolo del giornasmo investigativo televisivo italiano. Preziosi servizi del giornalismo investigativo non mancano neanche in altre trasmissioni, come “Le Iene” (sopratutto nei servizi con telecamera nascosta) e, per la capacità di investigazione collaborativa e partecipata attraverso il coinvolgimento del pubblico, “Chi l’ha visto”.

La cultura del giornalismo investigativo sta cambiando, così come profondamente nuovi sono i modelli di veicolazione delle inchieste giornalistiche.

Si pensi a ProPublica, ad esempio, che è riuscito ad aggiudicarsi il premio Pulitzer per il giornalismo investigativo, pur essendo testata interamente on-line.

In questi giorni si sta svolgendo in Calabria “Tabularasa“, il primo contest interamente dedicato all’editoria del  giornalismo d’inchiesta e di denuncia, organizzato dall’Associazione Urba e dal quotidiano on-line “Strill.it” (qui le inchieste di Strill).

Si veda anche, su la Repubblica, l’articolo “Perché abbiamo bisogno del giornalismo d’inchiesta“.

Tornerò ad occuparmi ancora del giornalismo investigativo, linfa vitale dell’information society, nel suo connubio sempre più stringente con le nuove tecnologie e con il diritto.

Fabio Bravo

www.fabiobravo.it

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