sequestro di materiale giornalistico

Giornalisti interrogati e perquisiti per la pubblicazioni dei verbali di interrogatori coperti da segreto istruttorio. Ancora sul sequestro di hard disk del giornalista

Il tema scottante delle intercettazioni, di grande attualità per la discussione in sede parlamentare del relativo testo di legge sulla nuova disciplina, si segnala per il suo particolare impatto sul settore giornalistico, con particolare riferimento al giornalismo d’inchiesta ed a quello investigativo.

Entrerò nel dettaglio della normativa in questione e delle sue implicazioni su Information Sociey & ICT Law, con diversi approfondimenti. Il giornalismo, insieme alla blogosfera ed ai numerosi strumenti del web 2.0, costituisce il cuore pulsate dell’Information Society (società dell’informazione) e le sue implicazioni giuridiche meritano attenzione per chi si occupa di ICT Law, data la necessità, oggi più che mai, di veicolare l’informazione giornalistica on-line, tramite le pagine Internet delle testate giornalistiche. E’ noto che l’informazione giornalistica che viene letta domani sui quotidiani della carta stampata si può leggere oggi, con un giorno di anticipo, sulle pagine web dei medesimi quotidiani.

L’attenzione del legislatore per il settore giornalistico, elevata all’ennesima potenza dalla rilevanza che assume l’emananda disciplina sulle intercettazioni, spinge ora le procure ad azioni più energiche per i casi in cui si ipotizza la violazione del segreto istruttorio.

Il Corriere della Sera, in un recente articolo dal titolo “Caso Bertolaso, interrogati due giornalisti“, nel riproporre il lancio dell’ANSA, ha riferito che

I cronisti Roberta Catania di Libero e Antonio Massari de Il Fatto Quotidiano sono stati interrogati e perquisiti sabato dalla procura di Perugia dopo la pubblicazione sui due quotidiani di stralci dei verbali dell’interrogatorio del capo della Protezione civile Guido Bertolaso dello scorso sei aprile davanti ai pm Sergio Sottani e Alessia Tavernesi.

L’intervento della Procura ha avuto un risvolto interessante anche sul fronte delle tecniche investigative che fanno ricorso alla computer forensics, dato che la perquisizione ha portato all’acquisizione di copia della memoria contenuta nell’hard disk del computer di Roberta Catania.

Riferisce ancora l’articolo citato che

La procura, secondo quanto si apprende, sta procedendo contro ignoti per violazione del segreto istruttorio. A Roberta Catania, che ha raccontato di essere stata fatta denudare nel corso della perquisizione, è stata anche copiata la memoria del computer. Non è stato comunque sequestrato materiale ai due giornalisti.

Ovviamente se il sequestro ha interessato lamemoria del computer della giornalista di Libero (non si vede con quale altro provvedimento possano essere stata acquisiti, mediante copia, i dati contenuti nella memoria del computer di Roberta Catania), l’ultimo inciso sopra trascritto (“Non è stato comunque sequestrato materiale ai due giornalisti”) deve essere riletto criticamente, dato che è molto probabile che nella memoria fatta oggetto di sequestro tramite copia digitale il “materiale” della giornalista non sia mancato. Vedremo dagli sviluppi delle indagini se emergerà qualcosa e l’utilizzabilità di tali informazioni.

E’ appena il caso di ricordare che la Suprema Corte di Cassazione, con sent. 40380 del 31-05-2007, ha chiarito che

L’esigenza di ricerca del testo di un verbale, formato dalla polizia giudiziaria nell’ambito di un procedimento penale per rivelazione e utilizzazione di segreti d’ufficio e coperto da segreto istruttorio, non può rappresentare ragione sufficiente per l’adozione di un provvedimento di sequestro probatorio che, in quanto avente ad oggetto l’intero contenuto del computer in uso a giornalista, non indagata, nonché l’area del server gestita dalla giornalista stessa, assuma in realtà finalità esplorative. La Corte ha precisato che la particolare posizione del destinatario e la conseguente necessità di evitare che l’acquisizione di tutto il materiale informatico posseduto ed inerente alla professione possa determinare indiscriminate ed inutili intrusioni, comportano, da un lato, la necessità che il provvedimento evidenzi e valorizzi lo stretto collegamento tra le res da apprendere ed il reato oggetto di indagini e, dall’altro, la massima cautela nell’utilizzazione degli strumenti della perquisizione e del sequestro onde evitare un sostanziale aggiramento della disciplina posta a garanzia del segreto professionale ed in particolare, a norma dell’art. 256 cod. proc. pen., la possibilità, riconosciuta al giornalista, di consegnare il documento ricercato ovvero di opporre il segreto. (Nella specie, avente ad oggetto un ricorso avverso l’ordinanza con cui il tribunale aveva dichiarato inammissibile, per carenza di interesse, la richiesta di riesame del decreto di sequestro probatorio, la Corte, pur in presenza di provvedimento che, per essersi risolto nella duplicazione dell’hard disk del computer e della cartella con restituzione degli “originali”, non aveva comportato l’asportazione di alcun bene materiale, ha preliminarmente ritenuto sussistente comunque l’interesse del giornalista a far verificare che l’uso del mezzo tendente all’acquisizione della prova fosse avvenuto nei casi ed entro i limiti previsti dalla legge).

Precisa ancora l’articolo citato che i due giornalisti sono stati sentiti dalla procura di Perugia come persone informate sui fatti,

nell’ambito del fascicolo a carico di ignoti aperto dopo la pubblicazione di stralci dell’interrogatorio di Guido Bertolaso.

(…)

La perquisizione personale della Catania è stata eseguita da un carabiniere donna in un locale riservato. «La giornalista – ha spiegato il suo legale (…)  -  (…) si è avvalsa del segreto professionale. Ha solo ribadito il suo diritto a fare la giornalista e quindi a informare».

Nell’articolo del Corriere si legge anche uno stralcio della nota diramata dai due cronisti in relazione all’interrogatorio ed alla perquisizione a cui sono stati sottoposti, nella quale viene rimarcato che

«l’intervento è avvenuto nel massimo rispetto, da parte degli inquirenti, delle persone perquisite». Roberta Catania è stata invitata a denudarsi, da una donna carabiniere, ma «anche in questo caso con massima cautela e rispetto. Nulla da eccepire, quindi, al metodo adottato dagli inquirenti che stavano espletando il proprio lavoro, esattamente come i cronisti».

Sono, quelli in gioco, equilibri molto delicati. Meritano sicuramente un approfondimento costante, anche in sede scientifica.

La nuova disciplina delle intercettazioni farà emergere con vigore gli aspetti che il caso in esame presenta (libertà di stampa, segreto istruttorio, segreto professionale del giornalista, limiti di legittimità del sequetro dell’hard disk del giornalista, modlaità di esecuzione del sequestro, computer forensics, e così via).

Ritornerò su tali temi.

Fabio Bravo

www.fabiobravo.it

***

Aggiornamento: riporto il link all’articolo redazione de Il Giornale, dal titolo “Cronista denudata e perquisita dai carabinieri“, in cui vengono illusrtati i particolari dell’attività investigativa e alcuni interessanti commenti critici. Emerge, tra le altre cose: a) la forte perlessità in ordine alla necessità di eseguire la perquisizione personale della giornalista Roberta Catania con svestimento totale della persona, anche della propria biancheria (le perplessità sono state avanzate pur constatando che lo svestimento integrale e la perquisizione sono avvenuti di fronte ad un carabiniere donna) ; b) il trattamendo diseguale riservato ai due giornalisti nell’eseguire l’attività di indagine, dato che il giornalista Anonio Massari, precisa l’articolo, è stato “perquisito per lo stesso motivo”, ma nessuno gli ha “chiesto di mostrare le proprie grazie”.

Bella la chiusura dell’articolo, che vi ripropongo:

Si ripete così la storia di questi mesi. I giornali pubblicano stralci di atti coperti dal segreto istruttorio. I magistrati si indignano e inviano le forze dell’ordine a fare la voce grossa. Tutti, in qualche modo, sembrano interpretare una parte in commedia. L’unico nodo che resta irrisolto è come facciano ad arrivare nelle redazioni dei giornali i fogli che dovrebbero restare in procura. Forse negli ambienti giudiziari dovrebbero guardarsi allo specchio. La novità questa volta è lo spogliarello imposto alla cronista. Era davvero necessario?

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