Sentenza

Processo civile telematico (PCT) e ricorso per decreto ingiuntivo in formato PDF, ottenuto con scansione di versione cartacea

Un’interessante pronuncia del Tribunale di Verona (4.12.2015) ritiene non condivisibile l’orientamento secondo cui sarebbe nullo e/o inesistente il ricorso per decreto ingiuntivo inoltrato telematicamente in formato PDF, ottenuto attraverso una digitalizzazione con scanner della versione cartacea, anche se firmato digitalmente.

La sanzione della nullità non sarebbe infatti prevista dall’ordinamento. Inoltre, sostiene il Tribunale di Verona, anche nell’ipotesi in cui si volesse ritenere che tale ricorso sia affetto da nullità, la stessa sarebbe in ogni caso da intendersi sanata dall’opposizione dell’ingiunto.

Fabio Bravo | www.fabiobravo.it

 

 

 

Accesso abusivo a sistema informatico: la sentenza della Cassazione a Sezioni Unite

Con sentenza del 27 ottobre 2011 la Corte di Cassazione, a Sezioni Unite, sciogliendo la questione rimessa con ordinanza n. 11714 del 2011 (già segnalata in questo post), avrebbe consacrato l’indirizzo giurisprudenziale secondo cui il reato di accesso abusivo a sistema informatico o telematico ex art. 615 ter c.p. sussisterebbe anche qualora l’autore acceda o si mantenga nel sistema in violazione dei limiti o delle condizioni di abilitazione fissate dal soggetto che ha il diritto di escluderlo.

Nell’attesa di leggere il testo integrale della sentenza, mi pare che la soluzione sia da accogliere con favore, sia perché in linea con le osservazioni rese dalla dottrina maggioritaria, sia perché maggiormente aderenti al dettato normativo.

Fabio Bravo

www.fabiorbavo.it

About Elly! Ecco il testo dell’ordinanza del Tribunale di Roma

Sul caso Yahoo! vs. PFA Films, in tema di responsabilità del provider per l’omessa rimozione di link a contenuti illeciti (relativi all’opera cinematografica “About Elly“), ecco il testo integrale dell’ordinanza cautelare resa il 20 marzo 2011 dal Tribunale Ordinario di Roma, IX sez., Dott.ssa Muscolo (reso disponibile sul sito leggioggi.it).

Non mancherò di commentarlo nei consueti canali accademici e, perché no, anche su Information SOciety & ICT Law.

Fabio Bravo

www.fabiobravo.it

 

Tribunale di Roma: dopo Google e YouTube, ora è il turno di Yahoo!

Dopo la sentenza milanese sul caso Google vs. Vividown e le ordinanze cautelari, anche in sede di reclamo, sul caso Google-YouTube vs. RTI, ora il Tribunale romano si pronuncia nella controversia che vede contrapposta Yahoo! a Open Gate Italia, in rappresentanza della società di produzione cinematografica PFA.

A Yahoo! si è contestata l’attività di linking a siti contenenti video presenti in rete illecitamente, in quanto diffusi senza il consenso del titolare dei diritti sull’opera.

Come riportato da il Velino,

La Nona Sezione del Tribunale di Roma “inibisce a Yahoo! la prosecuzione e la ripetizione della violazione dei diritti di sfruttamento economico sul film ‘About Elly’ mediante il collegamento a mezzo dell’omonimo motore di ricerca ai siti riproducenti in tutto o in parte l’opera, diversi dal sito ufficiale del film”.

 

La notizia è stata diffusa per Repubblica da Longo, il quale parla di “sentenza”. Nell’attesa di vedere il testo del provvedimento, accoglierei con elasticità il termine sentenza, dato che potrebbe a ragioni trattarsi di ordinanza resa in sede cautelare (reclamabile e, comunque, suscettibile di essere rivista nel merito con la successiva sentenza, ove il giudizio cautelare sia stato incardinato in corso di causa oppure ove sia stato incardinato ante causam e si decidesse per la riassunzione nel merito).

In questa fattispecie si profilano delel novità:
a) sarebbe stato concesso una inibitoria per attività di linking a materiale asseritamente illecito;
b) sarebbe stata accertata, quantomeno sotto il profilo del “fumus” tipico dei procedimenti cautelari, la responsabilità di un “motore di ricerca” e non di un fornitore di servizi di “hosting”.

Dalla ricostruzione di alessandro Longo apprendiamo (con l’accortezza di prendere in maniera elastica il concetto di “sentenza”):

(1)

“La nona Sezione del Tribunale di Roma “inibisce a Yahoo! la prosecuzione e la ripetizione della violazione dei diritti di sfruttamento economico sul film ‘About Elly’ mediante il collegamento a mezzo dell’omonimo motore di ricerca ai siti riproducenti in tutto o in parte l’opera, diversi dal sito ufficiale del film”. Dunque i giudici obbligano Yahoo! a offrire, nei risultati, solo risultati “ufficiali”.”

(2)

“Il giudice ha riconosciuto che i motori di ricerca non possano esercitare “un controllo preventivo sui contenuti dei siti sorgente a cui è effettuato il link“.

(3)

“Nondimeno, ha deciso in tal senso perché Yahoo! sapeva della violazione del copyright ma non ha rimosso comunque i link ai siti pirata. Per questo motivo il giudice ne ha riconosciuto la responsabilità“.

(4)

La società di produzione cinematografica PFA, che distribuisce il film in Italia, aveva infatti mandato a Yahoo! una diffida, senza successo, chiedendo di ripulire i risultati della ricerca dai “siti riproducenti in tutto o in parte l’opera diversi dal sito ufficiale del film“, si legge ancora nella sentenza. E’ intervenuta quindi Open Gate Italia, società che segue le controversie sul copyright, portando avanti la causa in rappresentanza di Pfa. Open Gate ha fatto notare al tribunale che, facendo una ricerca con le parole “About Elly” su Yahoo!, il sito ufficiale del film non era nemmeno tra le prime posizioni, scalzato da link a pagine che consentivano di scaricare il film.”

Si noti la straordinaria coincidenza con lo schema preso a base delle decisioni rese con ordinanza dal Tribunale di Roma sul caso RTI-Google/YouTube.

In entrambi i casi il titolare dei diritti manda una diffida per contestare la violazione. La contestazione, a quanto consta (almeno nel caso RTI-Google/YouTube) appare generica, ossia non ha indicazione esatta degli URL a cui corrispondere il materiale o il link da rimuovere.

Dalla diffida il Provider, secondo tale schema, può rendersi conto della presenza o meno delle violazioni.

Prima della diffida non ha un obbligo di controllo. Dopo la diffida, essendo in grado di acquisire consapevolezza della violazione, scattano i meccanismi di responsabilità, anche prima che venga attivata la richiesta di rimozione tramite l’autorità giudiziaria (o quella amministrativa) ai sensi del d.lgs. 70/2003 sul commercio elettronico.

Sorprende, invero, le possibilità di estensione delle responsabilità se, come sta avvenendo, si assesta questo modello. Occorre estrema cautela nell’applicazione del principi giuridici emergenti dalla recente giurisprudenza.

La materia dovrà essere quanto prima aggiornata a livello normativo, attraverso il processo di revisione della direttiva 2000/31/CE sul commercio elettronico.

Ritornerò quanto prima su tale argomento, attendendo il deposito del provvedimento in questione, comprensivo delle motivazioni.

Fabio Bravo

www.fabiobravo.it

YouTube vs Telecinco = 1-0 (oppure 1-1?)

Un articolo di oggi firmato da Mauro Munafò per la Repubblica si intitola “YouTube batte Telecinco. Copyright, vigilino le TV“.

Il tema, discusso anche nei tribunali italiani, concerne le responsabilità del providers (di Google in particolare) per le violazioni del copyright commesse da parte degli utenti della piattaforma di videosharing: YouTube.

In Italia abbiamo assistito ad una pronuncia cautelare con cui il Tribunale di Roma, quasi un anno fa, imponeva a Google la rimozione dei video del Grande Gratello, a prescindere dall’identificazione, da parte del titolare dei diritti sull’opera, dei singoli video illecitamente caricati dagli utenti della piattaforma. La pronuncia cautelare evidenziava chiaramente le responsabilità di Google, quantomeno sotto il profilo del fumus boni juris. In altre parole, il giudice italiano, nell’attesa di una ponderata  pronuncia nel merito, ha accordato il provvedimento cautelare ritenendo sufficientemente fondata, secondo un giudiizo espresso in termini probabilistici, la pretesa del ricorrente.

In Spagna, come evidenziano le fonti giornalistiche e il blog ufficiale di Google, pare si sia affermato il principio opposto. Continua a leggere

Processo a Google: oggi si attende la sentenza. Rinviata a giudizio anche l'insegnante

Nel celebre processo che vede contrapposto Google vs. Vividown innanzi al Tribunale penale di Milano è attesa per l’udienza di oggi (27/01/2010) la lettura del dispositivo della sentenza, leading case italiano in materia di responsabilità del provider.

Per chi volesse ripercorrere su Information Society & ICT Law le diverse fasi del processo a Google, che si è svolto a porte chiuse ( ed anche alcuni argomenti correlati), può leggere i diversi post che vi ho dedicato.

Merita essere ricordato che:

a) si è concluso anche il processo ai ragazzi autori delle vessazioni nei confronti del disabile, processati innanzi al Tribunale dei Minorenni. I reati ravvisati, tuttavia, per l’applicazione dell’istituto della messa alla prova, sono stati dichiarati estinti, come riporta la cronaca locale di Torino, città ove ha sede l’istituto in cui il video è stato girato:

i quattro responsabili di quelle violenze hanno superato la “messa alla pro­va” decisa dal Tribunale per i Minorenni, dopo aver prestato servizio in centri che si occupano di ragazzi con handicap. Ecco per­ché i reati di cui erano accusati (violenza privata, ingiurie, minacce) sono stati dichia­rati estinti.

b) si apre un nuovo processo (ed è il terzo dopo quello ai ragazzi autori degli illeciti e quello ai dirigenti di Google). Infatti, innanzi al Tribunale di Torino, è stata rinviata a giudizio anche l’insegnante, che ha abbandonato l’aula, consentendo agli alunni rimasti privi di controllo, lo svolgimento dei fatti ormai noti. Come riportato da CronacaQui.it, edizione di Torino, nell’articolo del 15/12/2009, infatti,

“Dopo due richieste di archiviazione pre­sentate dalla procura e altrettante opposizioni a quelle richieste avanzate dalla parte civile, il processo all’insegnante dell’Albe Steiner di Torino, colpevole di non aver impedito le violenze sullo studente disabile della III B, è finalmente approdato in un’aula di tribunale. La prima udienza del procedimento a porte chiuse nei confronti di Anna Mairino, ora in pensione, si è tenuta ieri mattina.

La donna è accusata di concorso omissivo in violenza privata e in­giurie (…).

La famiglia del ragazzino disabile si è costituita parte civile (…).

A rappresentare l’accusa in aula è il pubblico ministero Livia Locci. Il processo si svolge davanti al giudice Flavia Nasi, del­la quarta sezione penale”.

In tale articolo si precisa che

“(…) nei guai sarebbe finita anche l’insegnante Mairino, colpevole di aver lasciato la classe e di non aver impedito le violenze sul povero Francesco. Attraverso le immagini girate in aula – è la contestazione mossa all’imputata ­è infatti possibile constatare co­me l’insegnanti abbandoni la classe proprio nel momento in cui i bulli passano all’azione. Se Anna Mairino fosse rimasta al proprio posto, in aula – prosegue l’accusa -, le violenze ai danni di Francesco non si sarebbero pro­babilmente consumate. Da quan­do partono i primi insulti verso lo studente disabile – è ancora il punto di vista dell’accusa – tra­scorrono circa due minuti prima che l’insegnante abbandoni l’aula. Lei percepisce qualcosa, av­verte le frasi indirizzate al pove­ro Francesco. Ma anzichè inter­venire in difesa del disabile, si allontana dalla classe”.

Fabio Bravo

www.fabiobravo.it

Cassazione 49437/09 sul caso The Pirate Bay. Le motivazioni e i primi commenti

Sul caso di The Pirate Bay avevo accennato alcuni post (segnalando alcuni link per riflettere meglio e riportando la notizia della sentenza della Cassazione sull’ordinanza di dissequestro del Tribunale di Bergamo), nell’attesa che venissero depositate le motivazioni (cfr. il testo integrale della sentenza della Cassazione n. 49437/09, depositata in cancelleria in data 23 dicembre 2009, prontamente riportata sul Blog di Stefano Quintarelli).

Per alcuni primi commenti rinvio all’articolo del Sole 24 ore, al commento di Eugenio Prosperetti ed a quello di Marco Scialdone

Prossimamente mi permetterò di intervenire anch’io nel dibattito, con alcune mie brevi riflessioni.

Fabio Bravo

www.fabiobravo.it

Garlasco e computer forensics. L'assoluzione di Stasi dal reato di omicidio e le contestazioni relative alla detenzione di materiale pedopornografico

Sull’omicidio di Garlasco, è noto l’esito del giudizio di promo grado. Stando al dispositivo letto in udienza Alberto Stasi è stato assolto, con le motivazione che verranno illustrate nel testo integrale della sentenza.

Occorrerà dunque attendere il deposito delle motivazioni per apprendere i motivi dell’assoluzione e formulare valutazioni più accurate.

Pare però di poter sostenere, in uno con quanto già rilevato dagli organi di informazione, che la perizia informatica sia stata decisiva o che, comunque, abbia svolto un ruolo di primissimo piano.

Vero è che dal medesimo accertamento sul PC di Stasi, così favorevole per la linea difensiva nel procedimento relativo all’ipotesi di reato per l’omicidio di Chiara Poggi, ha portato anche ad avanzare una distinta contestazione per la detenzione del materiale pedopornografico rinvenuto in sede di analisi tecnica.

Si attendono dunque anche gli sviluppi relativi a tale distinto accertamento.

Qui la posizione della difesa sembra orientata a mettere in dubbio l’intenzionalità del download dei file in contestazione,  sostenendo che siano stati scaricati per errore. 

Così infatti si apprende da un articolo apparso privo di firma su la Repubblica del 20 dicembre 2009, là dove è stato precisato che

Il procedimento contro Alberto Stasi per il possesso e la divulgazione di materiale pedopornografico procede in modo autonomo rispetto a quello, appena concluso, per l’omicidio di Garlasco. Il prossimo 9 marzo, il gup di Vigevano Stefano Vitelli – lo stesso che lo ha assolto dall’accusa di assassinio – deciderà se prosciogliere l’ex bocconiano, oppure rinviarlo a giudizio.

Prima di quell’appuntamento, l’8 gennaio, i periti si riuniranno a Torino per stabilire in che modo i file hard sono arrivati sul portatile di Stasi, per verificare se c’è stata anche condivisione del materiale scottante che, secondo i legali del giovane, sarebbero stati invece scaricati solo per errore.

 Ovviamente per la configurabilità del reato è irilevante se i file incrminati siano stati scaricati volontariamente o inconsapevolmente, dato che a rilevare è l’intenzionalità della detenzione. In altre parole il reato sussiste anche qualora il dowload dei file sia avvenuto per errore ma, avendone successivamente presa cognizione dei contenuti, siano stati conservati consapevolmente, senza procedere alla loro eliminazione. 

Fabio Bravo

www.fabiobravo.it

Omicidio di garlasco. Oggi la sentenza

E’ attesa per oggi la sentenza relativa all’omicidio di Garlasco, nel quale la perizia informatica e le computer forensics hanno svolto un ruolo importante nel sorreggere le tesi della difesa.

Fabio Bravo

www.fabiobravo.it

Equiparazione dei siti Internet alla stampa. Risposta a Stefano Quintarelli

Con l’acume che da sempre lo contraddistingue, Stefano Quintarelli ha postato in maniera ironica, sul suo blog, l’interrogativo sul senso della sentenza della Cassazione n. 10535/2009 alla luce della lettura dei disegni di legge sull’equiparazione dei siti Internet alla stampa, tra i quali, da ultimo, il disegno di legge c.881, proposto per iniziativa dei parlamentari Pecorella-Costa.

Su tale DDL, oggetto del mio precedente post, mi è sembrato utile ragionare procedendo per gradi, soffermando inizialmente l’attenzione:

a) sulla proposta di modifica dell’art. 1 della legge sula stampa, contenuta nel DDL c.881 Pecorella-Costa, secondo cui

«Le disposizioni della presente legge [sulla stampa, n.d.a.] si applicano, altresì, ai siti Internet aventi natura editoriale»;

b) sulla relazione illustrativa del predetto disegno di legge, al fine di comprendere meglio lo spirito con cui è stato proposto e consentire una breve rassegna dei contenuti, per una visione generale, secondo ciò che i proponenti hanno voluto mettere in evidenza.

Ora, procedendo con il confronto corale, come in un dialogo che esige il contraddittorio, c’è da replicare (costruttivamente e senza partito preso) al disegno di legge ed alla relazione illustrativa, con l’obiettivo di una interazione serena, a più livelli (dalla blogosfera al mondo imprenditoriale ed istituzionale, compreso quello universitario) che possa far giungere ad una maturazione di idee utile a chi ancora può intervenire per correggere eventuali distonie del testo normativo, prima che assuma la sua forma definitiva e diventi legge della Repubblica italiana.

In questo confronto Stefano Quintarelli richiama, giustamente, la sentenza della Cassazione n. 10535/2009, stimolando il mondo dell’avvocatura a fornire una risposta (a cui non mi sottraggo, dato che il tema mi interessa molto).

Alcune riflessioni sui contenuti di questa sentenza, per la verità, le avevo già formulate in un mio post dal titolo «Sequestro di Forum e legge sulla stampa», a cui rimando, per non allungare eccessivamente il discorso (n.b.: il commento all’equiparazione tra siti Internet e stampa, alla luce della sentenza della Cassazione, è nella seconda parte del post).

I rischi dell’equiparazione tra siti Internet e stampa (e nella conseguente applicazione della legge sulla stampa alle manifestazioni del pensiero su Internet) risiedono nella forte compressione della possibilità di manifestare il proprio pensiero ove facciano ingresso adempimenti (anche di natura meramente burocratica e inefficaci sotto il profilo della tutela sostanziale) che scoraggiano l’apertura ed il mantenimento degli attuali strumenti di comunicazione ed espongono a responsabilità penali e sanzioni pecuniarie chi altro non fa che affacciarsi su Internet per comunicare il proprio pensiero, a prescindere dai contenuti e dalla forma. I rischi sussistono a fronte dell’attuale disciplina sulla stampa, variamente articolata e troppo vetusta per adagiarsi facilmente ai nuovi scenari tecnologici dell’information society, sicché la sua interpretazione finisce per essere non univoca e il cittadino può incappare nella sua violazione senza neanche accorgersene.

Emblematico, al riguardo, è il caso riferito da Articolo 21.

Tuttavia, l’eventuale mancata equiparazione del sito Internet alla stampa porta anche alla perdita di evidenti garanzie costituzionali, incluso:

a) quella contenuta nell’art. 21, co. 2, della Costituzione, ove viene stabilito che

«La stampa non può essere soggetta ad autorizzazioni o censure»;

b) quella contenuta nell’art. 21, co. 3, della Costituzione, ai sensi del quale, ove i reati siano commessi a mezzo stampa,

«Si può procedere a sequestro soltanto per atto motivato dell’autorità giudiziaria nel caso di delitti per i quali la legge sulla stampa espressamente lo autorizzi».

Ovviamente, l’autorizzazione prevista ex lege funziona da filtro sulla possibilità di sequestro, dato che, per maggior garanzia della libertà di stampa (fondamentale in una società libera e democratica), il sequestro con atto motivato dell’autorità giudiziaria diviene possibile non per tutti i reati previsti dalla legge, ma solo per quei delitti per i quali la legge sulla stampa autorizza espressamente a procedere con il sequestro. Si profila dunque un doppio regime in ordine al sequestro dei siti Internet:

- se questi sono equiparabili alla stampa, il sequestro in presenza di reato è possibile solamente quando, oltre all’atto motivato dell’autorità giudiziaria, vi sia anche una espressa previsione normativa, nella legge sulla stampa o in altra sede, che autorizzi a procedere con il sequestro per quel determinato reato;

- se i siti Internet non vengono equiparati alla stampa, il sequestro in presenza di reato è possibile con atto motivato dell’autorità giudiziaria, e ciò senza alcuna necessità che vi sia l’autorizzazione ex lege a procedere per tali reati con la misura cautelare reale (il sequestro, appunto).

Su questo tema, si noti, si è scontrata l’ADUC nel caso affrontato con la sentenza della Cassazione 10535/2009, dato che l’Associazione degli utenti e dei consumatori rivendicava l’equiparazione del proprio sito Internet alla stampa ai fini dell’applicazione della garanzia di cui all’art. 21, co. 3, Cost., per far caducare il sequestro dei messaggi presenti sul forum ospitato nel suo sito, pur in presenza dei reati ravvisati dall’autorità giudiziaria procedente in capo ad alcuni utenti del forum.

L’equiparazione del sito Internet alla stampa avrebbe comportato l’applicazione delle maggiori garanzie, con possibilità di sottrarsi al sequestro voluto dall’autorità giudiziaria in ragione della tutela della libertà di manifestazione del pensiero a mezzo stampa. L’inapplicabilità del sequestro, è ovvio, non avrebbe fatto venir meno le responsabilità penali eventualmente ravvisabili per i reati commessi.

Come si vede, l’equiparazione dei siti Internet alla stampa porta in sé al contempo vantaggi e svantaggi. Pertanto occorre riflettere oculatamente sulla portata effettiva dell’innovazione che si vorrebbe apportare con la modifica dell’art. 1 della legge sulla stampa e con l’applicazione, ai siti Internet aventi natura editoriale, della disciplina tutta in essa contenuta.

Ebbene, riassumendo i termini di un possibile ragionamento si può osservare questo percorso di riflessione:

1) il punto di partenza, da cui muove anche la recente sentenza della Cassazione n. 10535/2009 sopra richiamata, è la nozione di stampa;

2) l’art. 1 della legge n. 62/2001, richiamato dalla sentenza della Cassazione e da questa dunque tenuto ben a mente, ha esteso l’applicabilità delle disposizioni di cui all’art. 2 della legge sulla stampa al «prodotto editoriale», stabilendo che per tale deve intendersi, ai fini della legge sulla stampa, anche il

«prodotto realizzato (…) su supporto informatico, destinato alla pubblicazione o, comunque, alla diffusione di informazioni presso il pubblico con ogni mezzo, anche elettronico»;

3) la definizione di «prodotto editoriale» contenuta nell’art. 1 della legge n. 62 del 2001 non è, tuttavia, immediatamente applicabile ad ogni manifestazione del pensiero che avviene su Internet. Va scongiurata, cioè, l’interpretazione restrittiva dell’art. 1 della legge 62/2001, la quale deve lasciare il passo ad un’interpretazione estensiva, capace di far evitare l’equiparazione automatica tra stampa e diffusione del pensiero su Internet;

4) si noti che il rischio dell’interpretazione restrittiva è dietro l’angolo, come emerge anche dall’interessante commento dell’amico e collega Guido Scorza nel suo articolo su Punto-Informatico, il quale osserva (proprio in riferimento al combinato disposto tra l’art. 1 delle legge 62/2001 sulla definizione di «prodotto editoriale» e l’art. 1 della legge sulla stampa nella sua modifica proposta dal DDL c.881) che

«Tutti i siti internet attraverso i quali vengono diffuse al pubblico notizie, informazioni o opinioni, dunque, appaiono suscettibili, in caso di approvazione del DDL Pecorella-Costa, di dover soggiacere alla vecchia disciplina sulla stampa»

Per la verità mi sembra che il rischio c’è ma deve essere affrontato dando una giusta interpretazione del concetto di «natura editoriale» del sito, terreno sul quale la formulazione del DDL Pecorella -Costa sembra destinato a muovere interminabili discussioni;

5) La sentenza della Cassazione n. 10535/2009, avendo a mente la definizione di «prodotto editoriale» contenuta nella legge 62/2001, chiarisce infatti, in maniera significativa, che

«Il semplice fatto che i messaggi e gli interventi siano visionabili da chiunque, o almeno da coloro che si siano registrati nel forum, non fa sì che il forum stesso, che è assimilabile ad un gruppo di discussione, possa essere qualificato come un prodotto editoriale, o come un giornale online, o come una testata giornalistica informatica. Si tratta quindi di una semplice area di discussione, dove qualsiasi utente o gli utenti registrati sono liberi di esprimere il proprio pensiero, rendendolo visionabile a tutti gli altri soggetti autorizzati ad accedere al forum, ma non per questo il forum resta sottoposto alle regole ed agli obblighi cui è soggetta la stampa (quale quello di indicazione di un direttore responsabile o di registrazione) o può giovarsi delle guarentigie in tema di sequestro che l’art. 21, comma 3, Cost. riserva soltanto alla stampa, sia pure latamente intesa, ma non genericamente a qualsiasi mezzo e strumento con cui è possibile manifestare il proprio pensiero»;

6) in altre parole, va esaminata la modalità di manifestazione del pensiero tramite Internet per verificare se, in concreto, l’equiparazione tra sito Internet e stampa sia possibile nel caso di specie che di volta in volta viene in considerazione. La Cassazione, con riferimento al caso dei commenti sul forum dell’ADUC, ragiona così:

- «D’altra parte, nel caso in esame, neppure si tratta di un forum strutturalmente inserito in una testata giornalistica diffusa per via telematica, di cui costituisca un elemento e su cui il direttore responsabile abbia la possibilità di esercitare il controllo (così come su ogni altra rubrica della testata)».

- «Acutamente il difensore del ricorrente sostiene che la norma costituzionale dovrebbe essere interpretata in senso evolutivo per adeguarla alle nuove tecnologie sopravvenute ed ai nuovi mezzi di espressione del libero pensiero. Ma da questo assunto, non può farsi derivare che i nuovi mezzi di comunicazione del proprio pensiero (newsletter, blog, forum, newsgroup, mailing list, chat, messaggi istantanei, e così via) possano, tutti in blocco, solo perché tali, essere inclusi nel concetto di stampa ai sensi dell’art. 21, comma 3, Cost., prescindendo dalle caratteristiche specifiche di ciascuno di essi».

7) al riguardo, ribadendo quanto osservavo in un mio precedente commento:

a) per la Corte è da escludere un giudizio aprioristico che voglia accomunare in un’unica categoria tutte le modalità di manifestazione del pensiero per assimilarle in blocco alla stampa;

b) nelle parole della Corte di Cassazione può tuttavia nascondersi un’insidia. Infatti, è vero che la valutazione deve essere fatta distinguendo tra mezzo di comunicazione e mezzo di comunicazione (es. tra forum e blog, tra blog e mailing list, tra newsgroup e chat, etc.), ma occorre anche valutare, caso per caso, come si presenta la singola modalità di manifestazione del pensiero, evitando che si possa arrivare alla conclusione, ad esempio, che il blog costituisca di per sè sempre una modalità di manifestazione del pensiero coincidente con un prodotto «editoriale», senza badare ad esaminare quali siano gli elementi che rendono il prodotto accostabile alla stampa (es. periodicità; contenuti informativi; esistenza di una redazione; etc.) e se concretamente tali elementi possono essere ravvisati nella fattispecie di volta in volta considerata.

c) occorre, mi sembra ovvio, che si proceda ad una valutazione caso per caso.

8) ancora, la sentenza n. 10535/2009 aggiunge un’importante precisazione:

«In realtà i messaggi lasciati su un forum di discussione (che, a seconda dei casi, può essere aperto a tutti indistintamente, o a chiunque si registri con qualsiasi pseudonimo, o a chi si registri previa identificazione) sono equiparabili ai messaggi che potevano e possono essere lasciati in una bacheca (sita in un luogo pubblico, o aperto al pubblico, o privato) e, così come quest’ultimi, anche i primi sono mezzi di comunicazione del proprio pensiero o anche mezzi di comunicazione di informazioni, ma non entrano (solo in quanto tali) nel concetto di stampa, sia pure in senso ampio, e quindi ad essi non si applicano le limitazioni in tema di sequestro previste dalla norma costituzionale».

Quindi, non basta che vi siano contenuti informativi comunicati ad un pubblico affinché tale comunicazione possa rientrare nel concetto di stampa;

9) alla luce di questo primo percorso di riflessione, l’equiparazione tra siti Internet e stampa non può essere automatica, neanche a fronte della formulazione introdotta nella proposta di legge Pecorella-Costa, giacché, nel testo da questi proposto, l’equiparazione non è automatica per tutti i siti Internet, ma solamente per quelli aventi «natura editoriale».

Ove passasse il DDL c.881, dunque, l’applicazione della legge sulla stampa non sembra possa essere affermata per tutti i siti Internet, dato che occorrerà distinguere tra quelli aventi natura editoriale e quelli non aventi natura editoriale.

La definizione di «prodotto editoriale» di cui all’art. 1 della legge 62/2001, ancorché ampia, va interpretata restrittivamente, secondo le indicazioni offerte dalla sentenza della Cassazione n. 10535/2009;

10) rassegnando una prima conclusione, mi sembra dunque possibile sostenere che:

- è decisivo interrogarsi su cosa abbia, in Internet, «natura editoriale» e cosa no, dato che i confini semantici sulla nozione della «natura editoriale» andranno a delimitare l’applicazione della legge sulla stampa alla manifestazione del pensiero su Internet (non solo ove passasse il DDL Pecorella-Costa, ma anche in relazione all’attuale contesto normativo, con riferimento all’art. 1 della legge 62/2001);

- è da escludere un ragionamento volto ad individuare aprioristicamente se abbia natura editoriale o meno una tipologia di manifestazione del pensiero o un determinato strumento di comunicazione (es.: blog, CMS, forum, etc.), dato che occorre fare un accertamento caso per caso sulle caratteristiche, sulle modalità, sui contenuti e sugli aspetti organizzativi del fare informazione tramite Internet;

- l’accertamento caso per caso può essere fatto verificando l’esistenza o meno di determinati parametri nel «sito Internet» genericamente inteso, sia esso un sito statico o dinamico, un blog, un CMS, un forum, una pagina su facebook, etc.;

- i parametri da prendere in considerazioni potrebbero essere, ad esempio, i seguenti:

a) esistenza o meno di una redazione;

b) presenza o meno di più autori;

c) presenza o meno di un direttore (genericamente inteso);<

d) presenza o meno di un controllo editoriale;

e) eventuale periodicità;

f) presenza o meno di contenuti sistematicamente informativi (e non di mera opinione);

g) eventuale raccolta sistematica di pubblicità commerciale;

h) etc.

Non basta, cioè, che vi siano contenuti informativi comunicati ad un pubblico tramite Internet affinché tale comunicazione possa rientrare nel concetto di stampa e a tal riguardo la sentenza della Cassazione n. 10535/2009 su cui Stefano Quintarelli ha voluto riproporre l’attenzione mi sembra fin troppo chiara.

La mia idea, quindi, è quella di portare l’attenzione sull’individuazione di parametri quanto più possibile certi per chiarire la natura editoriale o meno del sito Internet genericamente inteso, evitando la disordinata e caotica applicazione di norme che rischiano di sovvertire quel principio costituzionale della libertà di informazione di cui all’art. 21 Cost., il cui primo comma, è bene ricordarlo, afferma che «Tutti hanno diritto di manifestare liberamente il proprio pensiero con la parola, lo scritto e ogni altro mezzo di diffusione».

Fabio Bravo

www.fabiobravo.it

EnglishFrenchGermanItalianPortugueseRussianSpanish

My Projects

      EUPL.IT - Sito italiano interamente dedicato alla EUPL

E-Contract-U

Giornalismo Investigativo - Inchieste e Diritto dell'informazione

My Books

My e-Books