Sabrina Messeri

Attivato e rimosso il falso profilo Facebook di Sabrina Misseri

Mi sembra sconcertante il caso dell’attivazione del falso profilo Facebook di Sabrina Misseri, riportato dall’ANSA.

Qualcuno avrebbe simulato l’identità della cugina di Sarah Scazzi, attualmente in stato di fermo e, a quanto illustrato dalla fonte sopra citata, in isolamento fino all’udienza di convanida del fermo innanzi al G.I.P.

Sulla pagina intitolata ’500mila fan uniti per trovare Sarah Scazzi’, che ha quasi 55mila iscritti, è comparso (e dopo meno di due ore è stato cancellato) perfino l’intervento di qualcuno che, dopo aver aperto un nuovo profilo, si presentava proprio come Sabrina Misseri e sosteneva di scrivere dal carcere, anche se il fatto che la ragazza sia in isolamento porta ad escludere che ciò sia possibile.

“Io non sono malata – si leggeva nel messaggio di cui è impossibile stabilire con certezza la reale provenienza – ho dovuto farlo per salvare mio padre che non l’ha mai toccata mia cugina! Siamo solo vittime, non capite che se lo meritava?!”.

E ancora: “Mia cugina accusava ingiustamente mio padre! Lui non l’ha mai toccata lo giuro!”.

Rispondendo ai moltissimi commenti di quanti si sono subito chiesti come mai la presunta ‘Sabrina’ potesse scrivere dal carcere, la risposta è stata: “In carcere ci danno la possibilità di comunicare. Io sono in stato di fermo fino al processo e non condannata!”.

Ancora:

E poi, in un altro post, si leggeva: “Ho aperto questo nuovo profilo per difendermi. Nessuno di voi può capire. Credetemi, ho dovuto difendere me stessa e mio padre da colei che voleva la nostra rovina, perdonatemi se potete”.

Parole che hanno provocato commenti infuriati sulla rete. In realtà, risulta che Sabrina Misseri sia in isolamento nel carcere di Taranto (e cioè che non possa comunicare in alcun modo con l’esterno) almeno fino a domani quando si terrà davanti al Gip l’udienza per la convalida del fermo.

Inoltre, il messaggio di stamattina è stato inviato da un Iphone e non risulta che Sabrina l’avesse, tanto meno che possa averlo portato in carcere.

Infine, le foto inserite nel nuovo profilo sono quelle in circolazione da giorni e la pagina di Facebook in questione è già stata usata nei giorni scorsi da mitomani per suscitare attenzioni morbose, ad esempio quando è stata pubblicata una foto falsa del cadavere di Sarah.

Va tenuto presente che:

a) tecnicamente è relativamente facile risalire all’identità del soggetto che ha posto in essere tale condotta, salvo l’uso di accorgimenti tecnici volti ad anonimizzare la navigazione in rete o, come in caso di utilizzo di server proxy, a far apparire un ip diverso da quello effettivamente usato;

b) la condotta, ove effettivamente sia stata posta in essere da un soggetto diverso da Sabrina Misseri, potrebbe ricadere nel reato previsto e punito dall’art. 494 c.p., rubricato “Sostituzione di persona”:

Art. 494 Codice Penale – Sotituzione di persona

Chiunque al fine di procurare a sé o ad altri un vantaggio o di recare ad altri un danno, induce taluno in errore, sostituendo illegittimamente la propria all’altrui persona, o attribuendo a sé o ad altri un falso nome, o un falso stato, ovvero una qualità a cui la legge attribuisce effetti giuridici è punito se il fatto non costituisce un altro delitto contro la fede pubblica, con la reclusione fino a un anno.

I profili fake di Facebook sono piuttosto frequenti.

Fabio Bravo

www.fabiobravo.it

Information Society & ICT Law

Sarah Scazzi. L’incredibile epilogo

Quante ipotesi sulla scomparsa di Sarah Scazzi. Lo zio ha confessato, dopo un interrogatorio durato circa 10 ore, non solo le proprie responsabilità penali, ma anche le modalità con cui ha avvicinato, rapito e ucciso la nipote e, infine, abusato sessualmente di lei quando era già morta. Poi ha rivelato ove fosse il cadavere, nei pressi in cui v’era stato il “ritrovamento” del cellulare. Il corpo di Sarah è stato ritrovato in una fossa piena d’acqua, nudo e in posizione fetale, ironia della sorte in una posizione che ricorda la nascita, prima ancora, la vita intrauterina che ha la sua protezione dentro il corpo materno, nello scambio simbiotico, istintivo, naturale di emozioni tra madre e figlia.

La madre ha appreso la drammatica notizia in diretta, come è per sua natura senza una lacrima, senza un segno esterno di disperazione, senza una parola, come chi rimane impietrito e il dolore lo sente dentro, lacerante, a tal punto da farla rimanere immobile.

Facebook era dunque un disperato tentativo di fuga da una situazione difficile, perché le attenzioni dello zio non erano sorte quel 26 agosto, il giorno della sua scomparsa, ma duravano da tempo.

Il social network fonte di pericoli e rischi per i giovani? Può darsi. Anzi, sicuramente i rischi ci sono. Ma era anche l’ancora di salvezza a cui si stava aggrappando Sarah, che dal confronto con la cugina non sembrava aver ricevuto un aiuto e forse, come capita nei drammi in cui si consuma la violenza domestica, la famiglia finisce spesso per fare l’errore di minimizzare i segnali di allarme e ricondurre la vittima designata nel vortice di solitudine che conduce al baratro.

Avverto che le confessioni dovrebbero essere in ogni caso verificate (ricorderete che in un caso celebre la confessione di uno stupro era stata contraddetta dalla prova del DNA). Ma l’autopsia che sarà disposta sul corpo ritrovato potrà confermare la versione dello zio e fornire i riscontri scientifici incontrovertibili in relazione all’abuso necrofilo.

Riporto alcune osservazioni e le fonti che mi hanno colpito di più.

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