Rodotà

Riflessioni di Stefano Rodotà sull’e-G8 2011 di Parigi

Si è recentemente chiuso l’e-G8 FORUM 2011, fortemente voluto da Sarkozy per focalizzare l’attenzione mondiale su Internet (e le sue regole).

L’evento è di per sè interessante, ma le opportunità appaiono sopraffatte dalle criticità.

Segnalo, sul tema, la preziosa analisi di Stefano Rodotà, consegnata alle pagine di Repubblica nell’articolo dal titolo “Se il potere non ascolta il popolo di Internet

Rodotà interviene sulla proposta di legge anti-pirateria

Il Prof. Stefano Rodotà, con un’intervista rilasciata ad Articolo21, interviene a commento della bozza di proposta di legge c.d. anti-pirateria, diramata da Altroconsumo nei giorni scorsi, imputata alla Siae e da questa disconosciuta.

Ci siamo intrattenuti ampiamente sul tema con precedenti post, a cui per semplicità rimando.

Si avverte diffusamente il timore che il testo ufficioso della proposta di legge, peraltro criticabile in gran parte, potesse essere preso in considerazione dal Comitato tecnico recentemente istituito, senza che fossero previamente sentite tutte le contrapposte voci dei diversi stakeholders, siano essi appartenenti al mondo dell’industria delle telecomunicazioni (con particolare riferimento agli Internet Service Providers), al mondo degli utenti, al mondo dei professionisti e degli accademici che di tali temi si occupano per vocazione e scelta di vita, nella convinzione di poter contribuire seriamente al progresso culturale e scientifico della nostra società.

L’autorevole intervento di Rodotà, in particolare, merita di essere segnalato perché mette ben in evidenza i rischi relativi all’uso pretestuoso e strumentale di certe argomentazioni, come la tutela della proprietà intellettuale, la sicurezza, la pedopornografia, per attuare spinte censorie o pericolose derive di tipo autoritario, senza contemperare un giusto equilibrio con le esigenze di tutela dei diritti fondamentali della persona, che hanno sfaccettature molteplici.

Nella sua intervista, raccolta per Articolo21 da Stefano Corradino, Rodotà mette in luce molti significativi aspetti.

L’intervista merita di essere letta per intero con molta attenzione. Qui mi limito a riportare solamente alcuni passaggi che mi hanno maggiormente colpito.

C’è uno stretto legame tra rischi percepiti (o fatti percepire), reazione sociale, esercizio del potere politico, scelte giuridiche e controllo del mercato.

Tale legame lo si coglie nei seguenti passaggi:

[Corradino:] Professor Rodotà: l’associazione “Altroconsumo” ha pubblicato un documento relativo ad una proposta di legge arrivata al neonato Comitato tecnico governativo contro la pirateria digitale e multimediale. Non è che, con la scusa di preservare la proprietà intellettuale sulla rete si cerca di metterla sotto il controllo del potere politico?

[Rodotà:] Il sospetto è fondato. La rete, e soprattutto internet 2.0, il cosiddetto social networking (Facebook, My Space… ndr) stanno cambiando anche il panorama politico e non possono essere intercettati con vecchie logiche autoritarie che tendono a proporre la conoscenza non come un bene ma come un puro oggetto di una proprietà da tutelare a ogni costo.

[Corradino:] Forse qualcuno ha approfittato della polemica innescata dopo che alcuni gruppi su Facebook hanno cominciato ad inneggiare alla mafia o alla violenza sessuale…

[Rodotà:] Siamo sicuri che l’argomento del rischio che si creino situazioni legate alla pedopornografia, o all’incitamento allo stupro o alla mafia (fatti questi che possono essere circoscritti) non sia un’occasione o un pretesto per rafforzare, con l’argomento della sicurezza, pure logiche di mercato e derive di tipo autoritario?

[Corradino:] Ci si appella alla regolamentazione della rete

[Rodotà:] Corretto, ma non può avvenire con una specie di cambiale in bianco che dovrebbe essere lasciata al governo. Oggi la discussione internazionale, che ha avuto un momento significativo nell’Internet Governance Forum in India del dicembre scorso mette sempre più l’accento sulla necessità di garantire i diritti in rete con un vero internet bill of rights, una sorta di costituzione per internet, all’interno della quale collocare poi le regole per una corretta utilizzazione della rete; regole che, tuttavia, dovrebbero seguire un processo che non sia quello della pura imposizione dall’alto.

[Corradino:] Sotto accusa sono gli internet provider, le società fornitrici di servizi web

[Rodotà:] Infatti. Si cerca di far cadere sugli internet provider responsabilità che non sono proprie, facendone o i guardiani impropri di internet con un compito censorio oppure per bloccare il loro carattere concorrenziale rispetto ai media tradizionali.

Si noti come proprio gli Internet Service Providers vengano presi in considerazione per il rischio che le norme giuridiche vengano strumentalmente ricercate o piegate per sorreggere scelte politiche che, in nome di primari interessi di sicurezza, lotta alla criminalità, tutela dei minori e tutela della proprietà intellettuale, in realtà nascondono finalità di controllo degli interessi di mercato, facendo sì che le agenzie di controllo, le forze dell’ordine e la magistratura finiscano per diventare l’inconsapevole braccio armato degli interessi di una forza economica e sociale a danno di un’altra.

Ecco perché è necessario il confronto politico che prenda in adeguata considerazione anche l’analisi delle scelte giuridiche.

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