Robotica

Robot violinista

Non sarà Paganini, ma è comunque sorprendente la delicatezza del tocco e la precisione delle note (il violino, com’è noto, a differenza di altri strumenti a corda come la chitarra, non ha i “tasti”, essendo il manico privo di barre verticali. Per ottenere una nota “pulita”, dunque, occorre molta precisione nel posizionamento delle dita). Ciò non solo per la mano sinistra, ma anche per quella destra, che muove l’archetto.

Al di là dell’applicazione in ambito musicale, si comprende bene come la robotica sia pronta per impieghi di precisione e intrattenimento. Entrerà presto nelle nostre case come un elettrodomestico evoluto, gioiello di tecnologia avanzata, fino a realizzare presto, con una larga diffusione nei prossimi decenni, scenari simili a quelli delineati da Isaac Asimov o consegnatici dalla cinematografia, come in “I, Robot” con Will Smith.

Fabio Bravo

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I progressi della robotica: riprodotto il volo naturale degli uccelli

Realizzato il sogno di Leonardo da Vinci grazie alla robotica: a Genova è stata data dimostrazione di come la robotica possa riprodurre il volo degli uccelli. Nel caso di specie si trattava di un gabbiano.

L’impresa  è stata realizzata dalla Festo. L’iniziativa, supportata dalla rivista scientifica Focus, ha testimoniato anche l’incidenza di tale tecnologia sul comportamento animale. Infatti i gabbiani reali, che presidiavano la zona aerea di volo del gabbiano-robot, hanno effettuato un attacco (mobbing) nei confronti del nuovo volatile, in quanto sarebbe stato percepito come un animale da allontanare e non come un mezzo artificiale.

La nostra società sta facendo passi enormi nel settore della robotica. Tra non molto è facle prevedere che, con i ritmi di penetrazione delle nuove tecnologie nel tessuto sociale, ci troveremo quotidianamente di fronte a due scenari da non sottovalutare: quello dei cyborg, dati dall’ibridazione uomo-macchina, e quello dei robots, che faranno il loro ingresso nella vita domestica (un po’ come in I-Robot).

Va studiato l’impatto di tali tecnologie sulle società civile e vanno discusse le leggi che regoleranno l’ibridazione e la robotica nei rapporti sociali.

Fabio Bravo

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Arti bionici: dalla ricerca alla vita quotidiana. Problemi applicativi e responsabilità tra biotecnologie, bioetica e diritto

Ricorderete gli esperimenti cibernetici di Kevin Warwick, con il progetto “Cyborg”, che si era fatto impiantare un chip sotto pelle e, collegato con le proprie terminazioni nervose, era riuscito, tramite il pensiero, a comandare un bracio meccanico ed a spostare una sedia a rotelle.

Accanto a queste invezioni vi sono due percorsi: da una parte si tenta di aiutare nelle difficoltà quotidiane chi deve fare i conti con delle menomazioni fisiche; dall’altra parte v’è anche chi ipotizza la nascita dell’uomo bionico, come una sorta di evoluzione rispetto all’uomo normodotato. Con le nuove tecnologie, infatti, per la prima volta le applicazioni artificiali di tipo cibernetico possono portare veramente all’avvento dei cyborg, in parte uomoni e in parte robot, in grado di avere prestazioni superiori rispetto all’uomo senza ibridazioni robotiche.

Insomma, l’ibridazione uomo-macchina è realtà e può consentire, invero, una vista ed un udito migliori, una velocità di corsa superiore, una forza maggiore e così via, a seconda della tecnologia di cui si fa uso.

C’è chi ipotizza come normale il fatto che persone priva di handicap e di disfuzioni possano ricorrere volontariamente all’ibridazione con macchine, per diventare volontariamente cyborg o super-uomini, dotandosi di super-poteri.

C’è anche chi, proseguendo su questa scia, pensa che l’uomo ibridato sia destinato a sostituire l’uomo non ibridato, nella linea evolutiva, per cui quest’ultimo, in buona sostanza, sarebbe una specie non evoluta del primo. L’uomo ibridato, divenuto cyborg per scelta o per necessità, sarebbe in questo senso un soggetto superiore, dominante, rispetto a chi non sarà disposto ad ibridarsi.

Warwick ipotizzava che presto il sistema consentirà, ad esempio, di guidare un’automobile con la sola forza del pensiero.

Un recente fatto di cronaca, purtroppo tragico, segna l’evidenza di come le visioni che appaiono fantascientifiche siano più reali di quanto non si possa pensare.

Un articolo apparso sul Corriere della Sera a firma di Elmar Burchia, dal titolo “Muore in un incidente il primo uomo con arto bionico adatto alla guida“, si sofferma sul caso di

Christian Kandlbauer, un ragazzo austriaco di 22 anni al quale furono amputate entrambe le braccia (…)

Precisando che

è stato (…) il primo paziente europeo a ricevere un arto bionico comandato direttamente dal cervello.

Si tratta di speciali protesi tecnologiche, con ibridazione uono-macchina:

il suo arto sinistro era un robot metallico con tanto di cavi, microchip e caricabatteria. La protesi super-tecnologica da diversi milioni di euro imitava in modo stupefacente un arto naturale. Con quel braccio bionico guidato dal pensiero, un prodigio della tecnica, il giovane aveva ritrovato un’esistenza normale: aveva ricominciato a lavorare e guidare.

Ed ancora:

i medici della Technische Universität di Graz assieme agli ingegneri della società Otto Bock, specializzata in tecnologia medica, gli applicarono due speciali protesi.

Il dato soprendente, che distingue l’ibridazione uomo-macchina dalle altre protesi non cibernetiche risulta proprio nell’interazione tra sistema nervoso, impulsi cerebrali e animazione della protesi, con possibilità di innescare flussi non solo in uscita (cervello-terminazioni nervose-chip-braccio robotico), al fine di comandare il movimento della protesi attraverso gli impulsi cerebrali, ma anche in entrata (braccio robotico, chip, terminazioni nervose, cervello), al fine di restituire al soggetto la percezione del movimento.

Così prosegue l’articolo:

Con il braccio sinistro riusciva di nuovo a sentire; l’arto bionico era anche in grado di riconoscere la volontà del soggetto ed eseguire gli ordini motori del cervello in tempo reale.

L’avvento della cibernetica e l’ibridazione uomo-macchina, che rende l’uomo un cyborg, porta anche problemi giuridici di non poco conto.

Tra questi v’è anche il profilo delle responsabilità per i disfunzionamenti dei risultati dell’ibridazione.

Il giovane con il braccio bionico comandato dal cervello, che era riuscito a superare l’esame per il rilascio della patente con l’arto artificiale, purtroppo ha avuto martedì scorso un incidente con la propria automobile, perdendo la vita.

Nell’articolo si precisa che

La polizia stradale ha spiegato che è impossibile affermare se l’incidente sia stato causato da un problema di controllo degli arti artificiali del giovane.

La vicenda fa però comprendere le seguenti cose:

a) l’avvento dei cyborg non è finzione filmica, non è fantascienza cinematografica, ma è realtà;

b) la reale presenza di cyborg deve farci riflettere sulle questioni bioetiche connesse all’ibridazione uomo-macchina, anche in ragione alle teorie, discusse, che intravedono nel ricorso volontario alle tecnologie ibridanti (cyborg per scelta) il nuovo anello della catena evolutiva umana, destinato a soppiantare quello attuale. Possono apparire distanti, ma il progresso scientifico e tecnologico galoppante porteranno presto, forse nei prossimi decenni, a paventare come serio il rischio connesso ad ideologie inneggianti a razze o specie superiori;

c) la reale presenza dei fenomeni ibridativi uomo-macchina (cyborg) deve farci riflettere anche sui problemi giuridici connessi al funzionamento o al disfunzionamento di queste nuove tecnologie ed al regime giuridico di responsabilità per danni arrecati ai soggetti ibridati, ai prossimi congiunti ed a soggetti terzi.

Fabio Bravo

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Information Society & ICT Law

Self-driving cars. Quella di Google non è una novità esclusiva

Un articolo pubblicato su La Stampa ha per titolo “Google lancia l’auto che si guida da sola“.

Come noto spesso negli articoli dei quotidiani e della Stampa in particolare, ciò che proviene da Google sembra brillare più degli altri. Che Google innovi molti sono d’accordo, ma occorre un po’ di accortezza nel lanciare certi messaggi, altrimenti, chi non è addentro al mondo della ricerca nel settore tecnologico, rischia di avere informazioni fuorvianti.

Nel predetto articolo apparso oggi (11 ottobre 2010),  si legge chiaramente quanto segue:

È il desiderio di tantissimi automobilisti: salire a bordo di una macchina che si guida da sola. Ora però, grazie a Google, questo che sembrava un sogno da film di fantascienza è diventato realtà. Anche stavolta la tecnologia è riuscita a realizzare le suggestioni di scrittori e cineasti visionari. In particolare, a immaginare una macchina di questo tipo, era stato prima Stephen King, poi John Carpenter che ha tradotto nel grande schermo la sua idea. Il film, come il romanzo, del 1983, si chiamava, «Christine, la macchina infernale». Racconta proprio le vicende di un’auto che, come un essere vivente, si muove e agisce in modo autonomo (…).

Quella che in realtà appare un’invenzione di Google, è oggetto di studi e di ricerche, con ottimi risultati, nelle università e nei centri di ricerca di tutto il mondo, oltre che nei laboratori delle principali case automobilistiche. Gli esempi non mancano neanche in Europa.

I progetti sono numerosi. Di seguito mi limito ad indicarne alcuni.

In questo PDF c’è un articolo scientifico, dal titolo significativo “CyberCars: Past, Present and Future of the Technology elaborato nell’ambito di un importante progetto finanziato dall’UE sulle CyberCars.

Alcuni dei quali sono frutto di una semplice ricerca su YouTube, altri mi erano noti da molto tempo:

Ed ancora:

L’articolo continua precisando che

Secondo il New York Times, l’automobilista, o sarebbe meglio parlare di passeggero, si siede normalmente al suo posto ed è comunque in grado di prendere il controllo della manovra in ogni momento. Per il blog del famoso motore di ricerca, il dipartimento della Motorizzazione della California ha già autorizzato la circolazione di queste auto, a patto che non circolino da sole. La stessa Google ha informato la polizia del ’Golden State’ sulla loro invenzione, assicurando sempre la presenza di una persona a bordo, in grado di correggere ogni eventuale difetto. Dall’esterno, questa ’Google car’, appare come una normale Toyota Prius, che ha sul tetto uno strano cilindro.

Se la Google Cyber-Car appare come una normale Toyota Prius, allora si potrebbe dubitare che sia una loro invenzione. Su YouTube, infatti, c’è un video non recentissimo della Toyota Self-Driving Car:

Oltre alla GM, alla Toyota, anche le case automobilistiche europee hanno le loro Cyber Cars (Self-Driving Cars).

Di seguito alcuni link video che attestano il risultato di ricerche per la BMW e per la VW, con il modello Golf, che evidenziano come le tecnologie in questione possono ben essere utilizzate senza pregiudicare una guida sportiva:

1) BMW (video)

2) VW (Golf) (video).

Qui altri interessanti video (da scaricare) nell’ambito del progetto “Cyber-Car2″.

L’articolo termina con queste parole:

Il progetto e stato sviluppato da Sebastian Thrun, 43 anni, direttore del Stanford Artificial Intelligence Laboratory, ingegnere della Google e co-invetore del famosissimo programma Street View. Secondo le stime più ottimistiche ci vorranno almeno altri otto anni per mettere a punto questo tipo di vettura al livello commerciale. In questo modo si potrebbe fortemente ridurre l’incidenza della mortalità nelle strade, che solo negli Usa provoca 37 mila vittime l’anno. Nel frattempo, le leggi della strada dovranno necessariamente adattarsi alle nuove prospettive. Il problema maggiore riguarda il settore assicurativo e legale. Se qualcosa va storto e il computer non ferma la macchina di fronte a un pedone, chi sarà il responsabile? L’uomo che si trova a bordo o chi ha ideato il software difettoso?

Insomma, quella che appare come una novità di Google è, in realtà, un importante contributo che anche Google sta dando a questo collaudatissimo settore.

L’impegno di molte case automobilistiche è notevole e già si vedono in commercio i risultati di parte della ricerca, dai sensori per il parcheggio ai veicoli autoparcheggianti.

Dall’articolo commentato mi rendo conto che le innovazioni e le ricerche nel settore tecnologico non sono conosciute ai più, che vedono come lontane e futuristiche le soluzioni già operative nei centri di ricerca, ma che nell’immaginario collettivo appartengono a film di fantascienza. Mi propongo, allora, di introdurre nei prossimi post, di tanto in tanto, degli esempi su come il futuro sia più vicino di quanto non si possa credere.

Come già mi era capitato di annotare in altri post legati alla robotica ed alla cibernetica, concordo ampiamente sul fatto che il diritto dovrà cercare nuove regole e rispondere a nuovi interrogativi, ma, a mio avviso, dovrà farlo molto prima degli otto anni pronosticati in casa Google.

Fabio Bravo

www.fabiobravo.it

Information Society & ICT Law

Bambino robot e autoapprendimento.

È stata diffusa la notizia, corredata di video, di un robot che emula il comportamento di un bambino.

Ciò che appare più sorprendente, oltre alla impressionante capacità di atteggiarsi in maniera molto realistica grazie a tecnologie molto sofisticate, è la capacità di autoapprendimento del sistema cibernetico.

Il robot, dotato di telecamere negli occhi, non ben distinguibili dall’osservatore, è in grado non solo di riprendere ciò che vede, ma anche di elaborare le informazioni ed imparare dall’ambiente e dalle relazioni sociali intessute nel corso del tempo.

A questo link è possibile vedere un interessante servizio video apparso su La Stampa on-line.

Fabio Bravo

Muscoli artificiali reagiscono a stimoli elettrici

Science Daily ha diffuso una notizia, ripresa dal Corriere, secondo cui sarebbero stati realizzati muscoli artificiali

«in grado di reagire in modo controllato a stimoli elettrici, compiendo movimenti guidati. In poche parole i muscoli artificiali sono dispositivi che si basano su leggere strisce di plastica (o di altri materiali adeguati) che si contraggono o distendono quando sono sollecitati con l’elettricità».

Precisa il Corriere che

«I muscoli artificiali sono una delle ultime frontiere nel campo della biotecnologia e il loro prossimo sviluppo potrà avere applicazioni in medicina, nella robotica e addirittura in campo militare.»

Tali nuove tecnoclogie, prosegue l’articolo, sono state illustrate dagli ingegneri del Jet Propulsion Laboratory (JPL) del California Institute of Technology e altri ricercatori internazionali, come il team dell’Università di Pisa guidata da Federico Carpi, nell’ambito del simposio annuale SPIE (Smart Structures and Materials & Nondestructive Evaluation & Health Monitoring).

L’invenzione mi sembra particolarmente interessante sopratutto per le possibili applicazioni nell’ambito della robotica e della cibernetica.

Fabio Bravo

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