Robot

L’avanzata dei Robot: Paolo Pepper, Robot Receptionist in Hotel

L’avvento dei Robot è ormai da tempo un dato esistente e fattuale, non futuristico.
Un esempio è il robot “Paolo Pepper”, utilizzato da un hotel sul Lago di Garda in determinate funzioni presso la struttura alberghiera.

Il “cervello” è presente in cloud, non in locale, sicché è necessaria una connessione Internet (wi-fi) per il suo funzionamento. Il che vuol anche dire che lo stesso “cervello” può guidare e sincronizzare una molteplicità di robot, dotati di sensori di input (microfoni, telecamere, etc.) e capacità di azione (movimento, usi di arti, etc.), per raggiungere obiettivi condivisi, realizzando una sorveglianza generalizzata e una capacità di intervento diffusa e in tempo reale là dove questo tipo di tecnologia dovesse essere impiegata.

Ovviamente il sistema è anche in grado di le caratteristiche delle persone con cui interagisce (genere, età, caratteristiche fisiche, etc.), che da un punto di vista del marketing porta ad una capacità proattiva con risvolti molto interessanti, se si pensa che il robot ha capacità relazionale e di movimento/azione nell’ambiente.

L’aria di cambiamento legata alla diffusione di tali tecnologie porta problemi delicati (privacy e data protection, controllo sociale e sorveglianza, esposizione a nuovi rischi, gestione dei profili di responsabilità, etc.).

Sullo sfondo, ovviamente, vi sono anche le questioni relative alla sostituzione progressiva dei robot con l’uomo, nell’ambiente di lavoro, che reclama soluzioni politiche.

Robot violinista

Non sarà Paganini, ma è comunque sorprendente la delicatezza del tocco e la precisione delle note (il violino, com’è noto, a differenza di altri strumenti a corda come la chitarra, non ha i “tasti”, essendo il manico privo di barre verticali. Per ottenere una nota “pulita”, dunque, occorre molta precisione nel posizionamento delle dita). Ciò non solo per la mano sinistra, ma anche per quella destra, che muove l’archetto.

Al di là dell’applicazione in ambito musicale, si comprende bene come la robotica sia pronta per impieghi di precisione e intrattenimento. Entrerà presto nelle nostre case come un elettrodomestico evoluto, gioiello di tecnologia avanzata, fino a realizzare presto, con una larga diffusione nei prossimi decenni, scenari simili a quelli delineati da Isaac Asimov o consegnatici dalla cinematografia, come in “I, Robot” con Will Smith.

Fabio Bravo

www.fabiobravo.it

I progressi della robotica: riprodotto il volo naturale degli uccelli

Realizzato il sogno di Leonardo da Vinci grazie alla robotica: a Genova è stata data dimostrazione di come la robotica possa riprodurre il volo degli uccelli. Nel caso di specie si trattava di un gabbiano.

L’impresa  è stata realizzata dalla Festo. L’iniziativa, supportata dalla rivista scientifica Focus, ha testimoniato anche l’incidenza di tale tecnologia sul comportamento animale. Infatti i gabbiani reali, che presidiavano la zona aerea di volo del gabbiano-robot, hanno effettuato un attacco (mobbing) nei confronti del nuovo volatile, in quanto sarebbe stato percepito come un animale da allontanare e non come un mezzo artificiale.

La nostra società sta facendo passi enormi nel settore della robotica. Tra non molto è facle prevedere che, con i ritmi di penetrazione delle nuove tecnologie nel tessuto sociale, ci troveremo quotidianamente di fronte a due scenari da non sottovalutare: quello dei cyborg, dati dall’ibridazione uomo-macchina, e quello dei robots, che faranno il loro ingresso nella vita domestica (un po’ come in I-Robot).

Va studiato l’impatto di tali tecnologie sulle società civile e vanno discusse le leggi che regoleranno l’ibridazione e la robotica nei rapporti sociali.

Fabio Bravo

www.fabiobravo.it

I Robots e la questione del controllo

Noel Sharkey, professore di Computer Science all’Università di Sheffield, lancia un monito, raccolto da Giovanni Caprara per il Corriere della Sera nel suo articolo «2011, l’invasione dei robot»:

«I robot stanno per diventare un pericolo, dobbiamo pensare a come difenderci».

L’attenzione del Prof. Sharkey è rivolta non solo alla robotica, ma anche alle conseguenze che la sua massiva introduzione porterà nel nostro sistema sociale ed economico.

L’impatto dell’uso degli androidi sarà sicuramente senza precedenti e produrrà conseguenze irreversibili. Lo stato della tecnica è particolarmente avanzato, molto più di quanto non si riesca a credere.

Non si ha, infatti, la percezione di quanto avanti siano le ricerche scientifiche e non appena il progresso sarà accompagnato da possibilità di una più vasta commercializzazione dei prodotti ora allo stato prototipale, ma che presto saranno perfezionati in versione definitiva, avremo un’ambiente profondamente mutato.

Sharkey avverte sul rischio che l’uso degli androidi porti ad affrontare a breve rischi nuovi per la società, visto che potrebbero poi sfuggire al controllo.

Occorrerà allora ripensare fin da subito, prima che il «poi» diventi realtà, a come affrontare il rischio, per l’uomo, della perdita di controllo sugli androidi.

L’articolo di Caprara è sottile, perché coglie anche un altro aspetto del timore di Sharkey, quello legato a chi dovrà stabilisce come controllare gli androidi e la loro introduzione nella società civile. Infatti, se questa non prende coscienza del problema fin da ora, potrà capitare a breve che le regole vengano dettate solamente dal mondo militare e da quello industriale, senza alcun equilibrio con le possibili diverse esigenze di chi dovrà relazionarsi con un robot antropomorfo usato per i servizi domestici, per esigenze di compagnia e divertimento o per impieghi in altre realtà come esercizi commerciali, musei, case di cura, etc.

Questi decisivi mutamenti sociali, che realizzeranno le visioni di Isaac Isimov e ci costringeranno presto a confrontarci con le sue famose leggi della robotica, appaiono vicini se si pensa alle statistiche diffuse dalla International Federation of Robotics (IFR), all’esito dello studio «World Robotics 2008», ove si è avuto modo di precisare che

At the end of 2007 about 1 million industrial robots and 5.5 million service robots were worldwide operating in factories, in dangerous or tedious environment, in hospitals, in private houses, in public buildings, underwater, underground, on fields, in the air, in the space – robots are everywhere! Up to the end of 2011 more than 17 million service robots and 1.2 million industrial robots will populate the world, reports the IFR Statistical Department in the new study “World Robotics 2008”, which was published on October 15, 2008.

Rimando alla lettura integrale dell’articolo di Caprara per una migliore percezione del problema. Qui mi limito a citare alcune parti:

la maggior parte la ritroveremo in ambienti di vita familiari, domestici o che comunque frequentiamo nella nostra quotidianità. «Le indagini ci dicono che ormai molti bimbi preferiscono il robottino al tradizionale orsacchiotto di peluche—nota Sharkey in un articolo pubblicato sulla rivista americana Science —, che numerosi anziani sono seguiti nelle case di cura e in alcuni ospedali da robot, aiutandoli nella loro indipendenza e ricordando loro quando prendere le medicine. Ma anche nei musei, oltre ovviamente alle fabbriche, i robot sono sempre più presenti. Quindi significa che gli umani passano sempre più tempo in compagnia dei robot affrontando rischi che non possiamo ignorare e finora sottovalutati». Proprio l’esplosione nella quantità di queste macchine e soprattutto la loro intelligenza sempre più sofisticata amplia, infatti, la possibilità che possano sfuggire al controllo. E che il loro software li porti a compiere azioni pericolose non previste, frutto di anomalie o errori dei sistemi.

(…)

«Se non si interviene—sostiene allarmato Sharkey — finirà che le decisioni circa le applicazioni dei robot saranno prese dai militari e dagli industriali che li producono invece che da organismi internazionali che considerano prima di tutto il cittadino». E per dare la dimensione di quanto la robotica sia ad esempio ormai diffusa negli ambienti militari in impieghi terrestri e aerei ricorda che in Iraq i robot di diverso tipo utilizzati sono quattromila. Complessivamente i robot in grigioverde oggi sono il 25 per cento di tutti i robot di servizio attivi. Ma Sharkey aggiunge pure un’altra preoccupazione: «La tecnologia — nota — nonostante sia sempre più sofisticata è diventata più economica e consente già di realizzare in casa dei marchingegni automatici da utilizzare come sistemi di offesa a scopo terroristico». La crescita ha trasformato ovviamente i robot anche in un gigantesco affare: il mercato mondiale ha raggiunto il valore di 18 miliardi di dollari, un terzo del quale è rappresentato dai robot industriali.

(…)

L’area tuttavia in cui si prevede il maggior sviluppo è quella del robot di intrattenimento e piacere che quasi triplicheranno rispetto ad oggi. Ciò significa che il contatto con questa tecnologia diventerà davvero intimo e sempre più protagonista delle nostre abitazioni. Valutare i rischi e scrivere regole adeguate di prevenzione e tutela da parte degli umani che devono interagire sarebbe dunque necessario. Ma sarebbe altrettanto utile per i produttori, i quali finalmente disporrebbero così di riferimenti precisi entro i quali salvaguardare diritti e necessità.

Nei successivi post Vi indicherò esempi concreti su come la robotica sta progredendo.

Poi, cercheremo di tracciare un ragionamento per ciò che concerne le scelte giuridiche.

Comunicazioni tra Robots (e tra Robots e Umani)

Vi segnalo questo interessante progetto di ricerca sia sulla comunicazione tra robots che su quella tra robots ed esseri umani, portato avanti dall’Università di Bologna.

Il nome del progetto è «ROSSI» ed è l’acromino del suo titolo in inglese, che per esteso è «Emergence of communication in RObots through Sensorimotor and Social Interaction».

Come riportato anche sul sito dell’Università di Bologna,

This project is focused on the development or emergence of communication between robots and between robots and humans. In particular, the project will address the question of how critical it is for communicating agents to share the same general view of the world. Agents possessing different sensory and motor systems may have different views of the world and therefore may have difficulties in communicating. We will explore to what extent and which aspects of world models must be shared in order to facilitate communication between between robots and humans.

We wish to increase understanding of the requirements of affordance based world models, shared models and communication provided by such models.

Recent neurophysiological data have shown
that in the premotor cortex there are two sets of neurons: one active during the execution of specific object-directed actions and also responding to the visual presentation of the object that recruits the specific action coded motorically by the neuron (canonical neurons); the other that respond to the visual presentation of actions done by others and to their corresponding verbal labels in the same way as they respond when the action is done by the organism (mirror neurons).

This neurophysiological evidence is the platform on which it is possible to construct robots that are able to communicate and co-operate with people, based on understanding of objects, actions, and processes in their environment. The focus of this project is the construction of robots that are able to process simple commands (words referred to actions acting upon objects and specifying objects) and to respond appropriately by interacting with different kinds of objects and entities in their environment. To pursue this goal an interdisciplinary team has been assembled, including psychologists, neuroscientists, computer scientists and robotics engineers.

Il coordinamento scientifico del progetto è affidato all’Università di Bologna – Dipartimento di Psicologia (Responsabile Scientifico: Prof.ssa Anna Maria Borghi).

Al progetto, che ha carattere internazionale, partecipano : Università di Bologna (Italy); Università di Parma (Italy); Hggsklan I Skovde (Sweden); Universitaet zu Luebeck (Germany); Middle East Technical University (Turkey); Aberystwyth University (UK).

Questo è il sito del Progetto.

A questo link, invece, sono disponibili le pubblicazioni in PDF, per chi desiderasse immergersi negli approfondimenti.

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