Riuso

EUPL e appalti pubblici nel settore informatico. Il Disciplinare di Gara di SardegnaIT per la fornitura di applicativi in ASP a 30 Comuni

SardegnaIT, la società “in house” della Regione Autonoma della Sardegna, nel 2009 ha indetto una gara di appalto per l’acquisizione di un sistema informatico per la gestione delle attività sociali dei Comuni, per consentirne l’utilizzo in modalità ASP (Application Service Provider) da parte de 30 piccoli Comuni della Sardegna.

La fornitura richiesta tramite gara di appalto (sotto soglia comunitaria per una base d’appalto di 100.000,00 Euro IVA esclusa) comprende sia il sistema dei programmi applicativi da fornire in ASP, sia i servizi professionali di supporto all’avviamento ed alla messa in eservizio del sistema (installazione, integrazione, formazione, e quant’altro).

Nel Disciplinare di Gara (gentilmente segnalatomi dal Dott. Vito Carambia dell’Arpa Regione Piemonte, che ringrazio),  si trovano indicati, nell’ambito dell’offerta tecnica, due parametri di valutazione, uno dedicato al “Rilacio del sistema in modalità Riuso“, l’altro dedicato al “Rilascio del sistema in modalità Open Source“.

A parte le non sempre ineccepibili scelte terminologiche contenute nel Disciplinare di Gara, in tale documento vengono illustrati tali parametri, prendendo in specica considerazione la EUPL.

Il caso è interessante, consiglio una attenta lettura a chi si occupa di appalti nel settore informatico.

Il testo del Disciplinare di Gara e l’illustrazione di tali parametri nell’ambito dell’Offerta tecnica sono disponibili su EUPL.IT (sito italiano interamente dedicato alla EUPL ed all’open source nella pubblica amministrazione).

Fabio Bravo

www.fabiobravo.it

Information Society & ICT Law

Programmi a codice sorgente aperto. La scelta della legge regionale toscana

La legge regionale 54/2009 compie un passo decisivo verso l’introduzione dell’open source nella pubblica amministrazione.

Colpisce molto la soluzione legislativa contenuta nell’art. 26 (trascritto in calce), ove, a dispetto delle maggiori cautele sulla scelta tra open source software e software proprietari espressa nella direttiva Stanca e poi nel codice dell’amministrazione digitale, qui si abbraccia nettamente ed aprioristicamente il modello open source e i formati liberi.

Quanto alla previsione del necessario ricorso ai formati liberi il discorso è sicuramente più chiaro e meno problematico rispetto alla scelta in ordine al ricorso necessario all’open source.

Il ricorso ai formati liberi, infatti, intende evitare che i file generati o ricevuti nell’ambito dell’attività amministrativa possano divenire inutilizzabili un domani, come invece potrebbe accadere qualora i formati siano di tipo proprietario. Quindi ben venga la scelta radicale verso i formati aperti, che intendono garantire a priori l’utilizzabilità dei file. Per la pubblica amministrazione ciò deve essere considerato rilevante e sarebbe opportuno che tutte le software house iniziassero a considerare imprescindibile la standardizzazione dei formati, optando definitivamente per i formati aperti.

Quanto alla soluzione che esige il necessatio ricorso all’open source software, invece, qualche perplessità rimane. Per determinati enti, infatti, con particolar riferimento «alla Regione [Toscana] e agli enti e organismi dipendenti dalla Regione, ivi compresi quelli di consulenza sia della Giunta regionale che del Consiglio regionale», «agli organismi privati, comunque denominati, controllati dalla Regione», nonché «alle aziende sanitarie e agli enti del servizio sanitario regionale», l’art. 26 della legge regionale 54/2009 impone aprioristicamente l’adozione dell’open source, senza preoccuparsi di porre l’attenzione sulla necessità di valutare se, nel caso concreto, le soluzioni di tipo proprietario siano migliori o meno di quelle a codice aperto.

I due modelli di business, infatti, non si contrappongono in modo tale che il software OS sia necessariamente migliore del software di tipo proprietario, potendosi verificare anche il contrario. Potrebbe cioè verificarsi che venga sviluppato un applicativo non buono con rilascio del codice sorgente aperto, così come potrebbe verificarsi che una società specializzata in un determinato settore sviluppi con logiche di tipo proprietario un software che non ha eguali tra quelli rilasciati con il modello dell’open source. E’ dall’analisi del caso concreto delle singole soluzioni che si comprende se sia migliore, per quell’applicazione, il software proprietario o quello con codice sorgente aperto.  

Poiché la qualità del software non è dipendente dal modello di business utilizzato per svilupparlo, non ha molto senso abbracciare a priori un modello anziché un altro. È a parità di qualità del software che il modello open source dà evidenti vantaggi rispetto al modello di sviluppo che segue le logiche proprietarie.

È per questo che la normativa nazionale, dalla direttiva Stanca al codice dell’amministrazione digitale (d.lgs. 82/2005), fissano principi ed indicazioni per consentire alle pubbliche amministrazioni di scegliere la soluzione migliore tra open source software e software di tipo proprietario. La scelta va valutata caso per caso nell’ambito della procedura di acquisizione, condotta secondo le regole fissate, in Italia, dal Codice dei contratti pubblici.

Del resto, una soluzione aprioritica per un modello di business va ad incidere in maniera drastica sul mercato, alterandolo, dato che nega ingiustamente alle software house o agli sviluppatori e programmatori che offrono prodotti software di tipo proprietario la possibilità di concorrere per la fornitura di cui la pubblica amministrazione necessita.

C’è invero anche il dubbio che l’art. 26 della L.R. n. 54/2009, della Regione Toscana, pur lodevole negli intenti, possa risultare viziata perché contrastante con la normativa nazionale e comunitaria, sia con riferimento al codice dell’amministrazione digitale, che con riferimento al codice dei contratti pubblici e alle norme sul regime di libera concorrenza tra gli operatori nel mercato unico europeo.

Al di là del possibile pregiudizio degli operatori del settore informatico che si conformano al modello di tipo proprietario, il rischio è anche che si vada ad incidere, paradossalmente, sul principio di imparzialità, efficienza e buon andamento della pubblica amministrazione sancito costituzionalmente all’art. 97 Cost., proprio con riferimento all’organizzazione dei pubblici uffici. Infatti, negare a priori l’acquisizione di software non conforme al modello di business «open source» pregiudica l’efficienza dell’azione amministrativa, nella parte in cui viene rifiutata la soluzione qualitativamente migliore anche ove venga offerta con software proprietari.

A parte tali primi rilievi critici, che vanno sicuramente discussi ed approfonditi, il ricorso all’open source software da parte della pubblica amministrazione merita di essere incentivato, per gli enormi vantaggi che puà arrecare alla P.A.

Per un approfondimento su open source e pubblica amministrazione si rinvia a questo e-book, prelevabile gratuitamente, concesso in licenza creative commons.

Di seguito riposto il testo integrale dell’art. 26 della L.R. 54/2009 ed il testo dell’art. 2 ivi citato, per agevolarne la lettura.

Art. 26 – Programmi informatici a codice sorgente aperto e formati liberi

1. La Regione, nel rispetto della normativa statale in materia di informatizzazione della pubblica amministrazione, sostiene l’innovazione, incentiva la ricerca e promuove lo sviluppo e la diffusione di programmi informatici a codice sorgente aperto e di formati liberi come strumenti e modalità operative in grado di assicurare la libertà di accesso, l’interoperabilità tra le applicazioni ed i servizi, l’uso e lo sviluppo delle tecnologie, il pluralismo e la crescita della competitività nell’offerta dei prodotti informatici.

2. Per le finalità di cui al comma 1, i soggetti di cui all’articolo 2, comma 1, adottano programmi informatici a codice sorgente aperto e formati liberi.

3. Per le stesse finalità di cui al comma 1, la Regione favorisce ed incentiva l’adozione dei programmi informatici a codice sorgente aperto e formati liberi da parte dei soggetti di cui all’articolo 2, comma 2.

4. Ai fini della presente legge, per assicurare maggiore economicità alle attività della pubblica amministrazione e favorire al tempo stesso la concorrenza nel mercato delle soluzioni informatiche, nelle procedure di valutazione delle gare pubbliche per l’acquisizione di programmi informatici costituisce titolo preferenziale l’uso di codici sorgente aperti o di formati liberi, sulla base di una valutazione di tipo tecnico-economico delle diverse soluzioni disponibili sul mercato e delle esigenze organizzative.

***

 Art. 2 – Ambito di applicazione

1. La presente legge si applica: a) alla Regione e agli enti e organismi dipendenti dalla Regione, ivi compresi quelli di consulenza sia della Giunta regionale che del Consiglio regionale; b) agli organismi privati, comunque denominati, controllati dalla Regione; c) alle aziende sanitarie e agli enti del servizio sanitario regionale.

2. La presente legge, nell’ambito dei rispettivi ordinamenti e nel rispetto delle modalità organizzative di ciascuno, si applica inoltre: a) agli enti locali, ai loro consorzi, associazioni e agenzie; b) agli enti e organismi dipendenti o strumentali degli enti locali; c) agli organismi privati comunque denominati controllati dagli enti locali.

3. La presente legge si applica altresì ai concessionari di servizi pubblici regionali e locali e ai soggetti privati, limitatamente allo svolgimento di attività di pubblico interesse nelle materie di competenza regionale.

Fabio Bravo

www.fabiobravo.it

e-Book n. 4 su EUPL, Open Source e P.A.

Ecco l’ultima fatica digitalizzata in e-Book, dal titolo “Software Open Source e Pubblica Amministrazione (L’esperienza europea e quella italiana tra diritto d’autore, appalti pubblici e diritto dei contratto. La EUPL)”.

L’opera riproduce, con l’aggiunta di alcuni aggiornamenti, il mio contributo reso nell’ambito del Progeto di Ricerca di Rilevante Interesse Nazionale (PRIN 2005-2007) svolto presso l’Università di Bologna, Coordinato a livello nazionale dall’Università di Pavia (Coordinatore Nazionale Prof. Luigi Carlo Ubertazzi). Tale PRIN è stato condotto sul tema più generale “Open Source e Proprietà Intellettuale”. Io ho curato la parte di settore relativa allo studio delle questioni giuridiche coincernenti l’Open Source e la P.A.

L’argomento è attuale, soprattutto con riferimento all’EUPL (European Union Public Licence), valido strumento non solo per l’acquisizione di software da parte della P.A., ma anche per consentire alle pubbliche amministrazioni di “licenziare” nel miglior modo possibile il software di cui hanno acquistato i diritti.

Il testo dell’EUPL, nella sua ultima versione 1.1, è allegato in appendice all’e-Book.

L’e-Book presenta anche una breve rassegna dei progetti di maggior interesse elaborati sulle piattaforme di ambiente cooperativo di sviluppo messe a disposizione della Comunità europea, al fine di favorire la realizzazione di software “Open Source” da parte della comunità di sviluppatori.

Fabio Bravo

www.fabiobravo.it

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