Risarcimento danni

Sentenza sulle 10 domande di Repubblica. Il Tribunale di Roma rigetta la richiesta di risarcimento danni di Silvio Berlusconi

 Il Tribunale di Roma, Sez. I Civile,  Giudice Dott.ssa Angela Salvio, con sentenza del 5 settembre 2011, n. 17366, ha rigettato (in primo grado) la domanda di risarcimento danni per diffamazione avanzata da Silvio Berluscono contro Gruppo Editoriale l’Espresso S.p.a. ed altri in conseguenza della reiterata pubblicazione quotidiana delle famose “10 domande” di Repubblica, non solo sul quotidiano in versione cartacea, ma anche on-line sul sito www.repubblica.it.

Al rigetto della domanda ne è conseguita la condanna dell’attore al pagamento delle spese processuali.

Il testo della sentenza (interessante per il giornalismo investigativo e per il diritto dell’informazione soprattutto nella parte in cui si sofferma sui confini del diritto di critica come scriminante e sulle modalità con cui il medesimo possa essere esercitato) è stato messo a disposizione sul sito di Repubblica ed è qui prelevabile in formato PDF in versione integrale.

Fabio Bravo

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La Fiat chiede ad AnnoZero 20 milioni di Euro a titolo di risarcimento del danno per un servizio giornalistico

La somma è ingente: 20 milioni di Euro di risarcimento del danno.

Si tratta della richiesta risarcitoria che la Fiat starebbe promuovendo per le dichiarazioni asseritamente diffamatorie e lesive della reputazione commerciale della società torinese emergenti da un servizio giornalistico andato in onda il 2 dicembre 2010 nel corso della trasmissione televisiva “AnnoZero”, condotta da Michele Santoro.

I particolari emergono in un articolo del Corriere della Sera, che riporta la notizia diramata dall’ANSA:

Venti milioni: a tanto ammonterebbe la richiesta di risarcimento danni presentata dalla Fiat contro la trasmissione Annozero di Michele Santoro, per la puntata del 2 dicembre.

In particolare, nel mirino del Lingotto erano finite le affermazioni contenute in un servizio su tre autovetture, tra le quali l’Alfa Romeo MiTo, ritenute «fortemente denigratorie e lesive dell’immagine e dell’onorabilità della società, dei suoi prodotti e dei suoi dipendenti».

Se andiamo a leggere i dettagli, si apprende che:

In particolare, la Fiat aveva spiegato che «in modo del tutto strumentale» Annozero aveva «illustrato le prestazioni di tre autovetture, fra cui una Alfa Romeo MiTo, impegnate in un test apparentemente eseguito nella stagione autunnale, per concludere, sulla sola base dei dati relativi alla velocità, che i risultati di questa “prova” avrebbero dimostrato una asserita inferiorità tecnica complessiva dell’Alfa Romeo MiTo. Si trattava di una ripresa televisiva che è stata artificialmente collegata ad una prova comparativa condotta nella stagione primaverile, non con le stesse vetture, dal mensile Quattroruote e poi pubblicata nel numero dello scorso mese di giugno di questa rivista». «Quello che, incredibilmente, la trasmissione non ha raccontato – aveva spiegato ancora il Lingotto – è che la valutazione globale di Quattroruote, risultante dalla comparazione dei dati relativi alle prestazioni tecniche, alla sicurezza e al confort ha attribuito all’Alfa Romeo MiTo in versione Quadrifoglio (1.368 cc) una votazione superiore a quella della Citroen DS3 THP (1.598 cc) e della Mini Cooper S (1.598 cc). Fiat, anche a tutela delle migliaia di lavoratori che quotidianamente danno il loro contributo alla realizzazione di prodotti sicuri e tecnologicamente avanzati, intende pertanto intraprendere un’azione di risarcimento danni (il cui ricavato sarà interamente devoluto in beneficenza) – aveva concluso l’azienda – come forma di difesa a fronte di una condotta tanto ingiustificata quanto lesiva della verità».

Altri particolari sono disponibili in quest’altro articolo, in cui compare anche il video con le parole di Michele Santoro.

Vedremo come si svilupperà la vicenda, che attiene ai limiti del diritto di cronaca in sede giornalistica, in rapporto alla tutela dell’onore e della reputazione commerciale.

Fabio Bravo

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Information Society & ICT Law

Privacy, foto di minore e Gruppo di Facebook che inneggia al tiro al bersaglio contro i bambini down. Prospettive risarcitorie

Ha fatto discutere molto in questi giorni il Gruppo di utenti attivato su Facebook con il titolo “Giochiamo al tiro a bersaglio con i bambini down”.

I media ne hanno dato molto risalto.

Vorrei condividere alcune riflessioni in proposito. Sono diverse, inizio dalla prima, rimandando ad altri post le ulteriori annotazioni sull’argomento.

Nel riportare la notizia del Gruppo su Facebook contro i bambini down, molti media (testate cartacee e on-line, blog, TG, etc.) hanno riportato la triste immagine che campeggiava sull’homepage del gruppo, in cui v’era un primissimo piano di un bambino down in tenera età, riconoscibile, con la scritta “scemo” in stampatello sulla fronte ed una didascalia: “E’ l’unica fine che meritano questi parassiti”.

L’ansia di dare notizia spesso trascura le norme poste a difesa dei diritti fondamentali della persona, tra i quali è da annoverare il diritto alla protezione dei dati personali (privacy), considerato spesso a torto un orpello eccesivo o un inutile impedimento di natura burocratica. Ovvio che la dignità di quel bambino, già profonadmente lesa, deve essere salvaguardata fino in fondo, anche dalle testate giornalistiche che riportano la notizia criticando pesantemente i fatti.

Tra i diversi illeciti perpetrati con la creazione del Gruppo in questione, v’è sicuramente anche quello relativo al trattamento illecito dei dati personali, che ha una sua primaria rilevanza in sede civile con il riconoscimento al risarcimento dei danni anche non patrimoniali ai sensi e per gli effetti dell’art. 15 Codice privacy.

Il trattamento illecito del dati relativi al minore ritratto il foto e denigrato pubblicamente con scritta diffamatoria, è però da apprezzare sotto diversi aspetti.

Innanzitutto l’illecito mi sembra perpetrato indiscutibilmente dai fondatori e amministratori del sito, per ora noti come “Il signore della notte” e “Il vendicatore mascherato”.

Non mi pare possibile, allo stato, ravvisare una responsabilità anche del provider (società americana che gestisce Facebook), dato che, salvo non emergano diversi elementi, la rimozione dei contenuti è avvenuta tempestivamente, nel giro di un giorno lavorativo se non erro.

C’è però dell’altro sotto il profilo risarcitorio.

Nel riportare la notizia, infatti, il diritto di cronaca non può spingersi fino alla reiterazione parziale dell’illecito, tramite la diffusione dell’immagine in questione, considerata come illecito maniera espressa anche dal codice deontologico dei giornalisti relativo al trattameno dei dati personali (cfr. art. 7), ma ovviamente già desumibile dall’impianto normativo primario posto a tutela i dati personali e, direi, anche dell’onore e della reputazione della persona, anche se minore.

La normativa penalcodicistica ha una parte importante con riferimento all’ipotesi della diffamazione, più che dell’ingiuria (a cui fa invece riferimento il Garante per la privacy nel comunicato stampa riportato di seguito).

Basti pensare che sull’argomento è stato necessario un intervento ad hoc del Garante per la privacy che ha invitato a non rendere visibile il volto o ad “oscurarlo” tramite alterazione dei pixel.

Mi sembra utile riportare l’intero comunicato del Garante per la protezioen dei dati personali, al fine di darne più ampio risalto, visto che ad oggi le immagini continuano a circolare in rete:

Gruppo choc su Facebook: Garante privacy, anche quella foto lede la dignità della persona

L’Autorità Garante per la privacy prende atto che il gruppo choc su Facebook contro i bambini down è stato doverosamente e tempestivamente oscurato.

Nello spazio utilizzato dal gruppo appariva anche la foto di un neonato con una scritta ingiuriosa sulla fronte. L’immagine è stata ripresa da alcune testate, seppur in un contesto di generale riprovazione di quanto accaduto, senza l’adozione di accorgimenti che la rendessero anonima.

A tale riguardo, l’Autorità invita i mezzi di informazione che intendano documentare questo grave episodio – agenzie di stampa, giornali, quotidiani on line, Tg – ma anche gruppi attivi su Internet, a non rendere in alcun modo riconoscibile il bambino oggetto dello sfregio, avendo l’accortezza di oscurarne o pixelarne adeguatamente il volto.

La foto, al di là della concreta possibilità di consentire l’identificazione del neonato, è in sé lesiva della dignità della persona.

Il Garante ha deciso, altresì, di inviare ai direttori di tutte le testate giornalistiche, sia dei quotidiani che delle tv, una lettera per richiamare al più scrupoloso rispetto dei principi sanciti dal Codice deontologico dei giornalisti e dalla Carta di Treviso, in particolare quando si tratta di dare notizie riguardanti minori e persone affette da problemi di salute.

Si evince chiaramente, dunque, anche la responsabilità di chi, per darne notizia o per esprimere la propria opinione, ha effettuato a propria volta il trattamento illecito di dati personali del minore ritratto nella foto da cui risulta, a parte lo stato di salute, la scritta denigratoria per di più associata al dato sensibile del soggetto riconoscibile, senza che siano apposte tecniche di oscuramento. Nel caso in cui si sia proceduto successivamente all’oscuramento del volto (anche tramite alterazione di pixel) o alla sostituzione della foto, è chiaro che le prospettive risarcitorie non vengono meno in relazione all’illecito venutosi comunque medio tempore a configurare.

Fabio Bravo

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Risarcimento danni di 40.000 euro a carico del Provider per illecita diffusione di opere d'arte su Internet ed esempi virtuosi

La questione non è nuova. In un comunicato della SIAE del 4-9-2008  veniva data notizia della sentenza resa dalle sezioni specializzate in materia di proprietà intellettuale e industriale del Tribunale di Roma, con cui la SIAE aveva ottenuto un risarcimento danni considerevole, pari a complessivi 40.000 euro, a carico di Tiscali, per l’illecita riproduzione di opere d’arte (in tutto non inferiori a 335), rientranti sotto la tutela della legge sul diritto d’autore (per un commento si veda, tra i tantissimi apparsi su Internet, quanto già riportato su Punto-Informatico da Luca Annunziata).

Tiscali, infatti, aveva diffuso sulle pagine del proprio sito web, in un’apposita sezione dedicata all’arte, numerose opere di celebri pittori, senza ottenere l’autorizzazione da parte degli autori o degli aventi diritto e senza corrispondere i compensi tramite la SIAE.

Come riferito nel predetto comunicato, oltre al risarcimento dei danni la pronuncia resa dal Tribunale di Roma contempla anche

l’inibizione della riproduzione, con ordine di immediata rimozione delle opere dal sito Internet (…) e la pubblicazione della sentenza sui due principali quotidiani italiani, Corriere e Repubblica.

Quanto alle modalità della violazione, nel comunicato si legge che

Molte opere di oltre 170 pittori famosi, tra cui Balla, Chagall, De Chirico, Francesconi, Giacometti, Guttuso, Klimt, Magritte, Mirò, Morandi, Picasso, Severini, Sironi, Tadini, erano state riprodotte nella sezione “Arte” del sito Internet di Tiscali, con possibilità per gli utenti di ingrandire, stampare o inviare le relative immagini.

(…)

Le riproduzioni di opere in formato digitale erano, infatti, conservate nel sito per più giorni ed erano consultabili dopo anni, con possibilità di essere riprodotte in cartoline e utilizzate per giochi interattivi e avevano ad oggetto interi repertori di opere. Niente “diritto di cronaca”, ma riproduzione illecita di opere tutelate, con vero e proprio scopo di lucro, come dimostra l’inserzione di annunci pubblicitari nella pagina web.

Quanto alla linea difensiva di Tiscali, disattesa dal giudice romano, si apprende che

La Società Tiscali aveva eccepito la legittimità della riproduzione di tali opere – in quanto funzionale all’informazione su mostre, musei e tutto ciò che accadeva nel mondo dell’arte – secondo quanto previsto dall’art. 65, 2°comma della legge sul diritto d’autore, che consente la riproduzione o comunicazione al pubblico di opere protette, ai fini dell’esercizio del diritto di cronaca e nei limiti dello scopo informativo su avvenimenti di attualità. Il Tribunale (…) [aveva] riscontrato la mancanza di tali presupposti (e cioè la citazione temporanea ed attuale di un’opera, in relazione a una mostra o a un’esposizione di opere d’arte in corso e la sussistenza del mero scopo informativo) (…)

Sarebbe interessante rileggere la sentenza, per comprendere meglio le modalità per il computo del risarcimento del danno, quantificato sia con riferimento al danno patrimoniale che al danno non patrimoniale.

In questa pagina di commento in Norme e Tributi de Il Sole 24 Ore si apprende che il risarcimento disposto con la predetta sentenza (n. 8481/2008) è stato ripartito in 30.ooo euro per il danno patrimoniale e in 10.000 euro per quello non patrimoniale, il cui riconoscimento in favore della SIAE rappresenterebbe una novità.

Il caso ha fatto molto parlare anche per via delle strade da percorrere per la fruizione dei prodotti culturali su Internet.

A dire il vero, però, non mancano iniziative in cui la diffusione on-line di opere d’arte digializzate, con elevata risoluzione, sia stata realizzata senza alcun intento lucrativo (neanche con spazi pubblicitari a pagamento presenti sul sito o altre trovate commerciali).

Al riguardo, per chi volesse godere della visione accurata di un patrimonio enorme di opere d’arte (767 dipinti, da 116 sculture, 51 oggetti e arredi di significativo pregio storico e artistico), vi segnalo il Progetto ARTGATE della Fondazione Cariplo, raggiungibile ai seguenti link: collezione on-line (con motore di ricerca e possibilità di zoom) e galleria virtuale.

Si tratta, ovviamente, di immagini non “degradate”. Ad esempio quest’opera, ricca di particolari, riprodotta al 5% nella prima visualizzazione, può essere ingrandita fino al 100% e visualizzata anche a schermo intero.

Tale progetto è la dimostrazione di come sia assolutamente possibile realizzare  progetti ICT di diffusione on-line di immagini digitalizzate, gratuitamente fruibili per l’utente, ad una definizione decisamente appagante. La giurisprudenza sopra richiamata non rappresenta certo un ostacolo alla realizzazione di pratiche virtuose come questa.

Fabio Bravo

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iPod e iPhone che esplodono: tra ipotesi di reato, responsabilità del produttore e garanzia nella vendita di beni di consumo

In questi giorni si stanno registrando anche in Italia casi di iPhone che «esplodono» o, per meglio dire, casi in cui tale strumento tecnologico riporta una frantumazione dello schermo (touch screen), senza apparenti sollecitazioni dall’esterno.

Alcuni episodi all’estero hanno fatto discutere.

Il Times Online riferisce il caso di una undicenne di Liverpool con l’iPod, ove la casa produttrice avrebbe cercato vanamente di ottenere il silenzio dietro la proposta di risarcimento del danno.

Altri numerosi casi, riportati anche da testate italiane, sono stati registrati in Francia, concernenti sia l’iPod che, in particolare, gli iPhone.

Ora gli episodi si registrano pure in Italia.

E’ notizia recente che sulla questione si sta interessando anche la Procura della Repubblica presso i lTribunale di Torino, che ipotizza reati relativi all’immissione in commercio di prodotti pericolosi.

Infatti, a seguito della frantumazione dello schermo dell’iPhone, alcune schegge avrebbero raggiunto l’occhio del suo utilizzatore.

I danni subiti dalle vittime, dunque, non sono solamente quelli relativi alla perdita patrimoniale, ma anche quelli relativi alla salute.

La casa produttrice avrebbe sostenuto, a quanto consta, che il prodotto non presenta vizi e che i danni riportati nei casi che hanno raggiunto l’onore della cronaca sarebbero dipesi dall’urto dell’apparecchio con agenti esterni.

La casistica nazionale ed estera, intanto, inizia a crescere ed a diventare significativa.

Sarebbe interessante seguirne gli sviluppi, per vedere l’evoluzione delle responsabilità e l’applicazione concreta della normativa, che in ambito civilistico può spaziare ampiamente, fino a ricomprendere non solo la disciplina sulla garanzia nelle vendite dei beni di condumo, ma anche quella sulla responsabillità del produttore, che assicura il risarcimento del danno secondo un regime speciale.

Fabio Bravo

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