Richard Stallman

Delibera AGCOM: Intervista a Stallman

Richard Stallman si è pronunciato sui contenuti della delibera dell’AGCOM 668/2010/CONS, con cui si vorrebbe introdurre nel nostro ordinamento, in via amministrativa, una procedura di rimozione selettiva dei contenuti web, bypassando il Parlamento e l’Autorità giudiziaria (come già detto tempo addietro, in contrasto con il principio democratico di suddivisione dei poteri legislativo-giudiziario-esecutivo).

Le parole di Stallman sono state consegnate ad Alessandro Longo, in una intervista per l’Espresso, che consiglio caldamente di leggere per intero (“Censura la Web: ribellatevi“).

Riassume bene, in più punti, la situazione che nel nostro Paese stiamo vivendo. Riporto di seguito i passaggi che mi paiono più significativi:

“Questa delibera della vostra Agcom è sbagliata due volte. Perché darà gli strumenti per censurare le voci fuori dal coro, con la scusa della lotta alla pirateria, e perché mira a impedire agli utenti di condividere contenuti”.

 

Signficativamente, poi, aggiunge:

 

Che opinione si è fatto?

“Ho capito che è un tentativo, da parte dei detentori di copyright, di saltare il sistema giudiziario per attaccare siti e servizi che considerano una minaccia ai propri interessi. Il nuovo sistema, diretto da Agcom invece che da un tribunale con regolare processo, porterà a decisioni accelerate contro contenuti internet presunti illegali: è proprio questo il motivo per cui l’industria del copyright lo vuole. Ma, essendo una via abbreviata e rapida, probabilmente calpesterà i diritti degli utenti”.

(…)

 

Che di democrazia si sta parlando lo ha compreso bene anche Stallman, che, da osservatore straniero attento alle dinamiche della Rete, così conclude il suo discorso:

 

Una previsione: come andrà a finire?
“Non posso farla perché dipende da voi. Da voi italiani. Se riuscirete o no a usare quello che vi resta della democrazia per contrastare le minacce, alla libertà, che vengono dalla politica e dalle aziende”.

 

Fabio Bravo

www.fabiobravo.it

Cloud computing. Ecco cos’è

Mi ha colpito, per la sua straordinaria semplicità ed efficacia nella comunicazione, questo video sul cloud computing, che ha la pretesa di spiegare ai non addetti ai lavori in che cosa consiste.

Ebbene, come emerge dal semplice e divertente filmato, il sistema consente di risolvere alcuni importanti problemi: disponibilità dei file in qualunque parte del mondo, purché si disponga di un collegamento ad internet; facilità estrema nella condivisione dei file; alcune garanzie supplementari in caso di back-up; etc.

Il sistema presenta però, accanto alle evidenti utilità, anche taluni inconvenienti.

Ideato più per la condivisione dei file che per esigenze di riservatezza, potrebbe condurre a qualche rischio (non ben evidenziato nel video) relativo alla protezione dei dati ed al know-how aziendale, industriale, commerciale, professionale o semplicemente personale.

I file sono in un’area ubicata in un qualche luogo su un server remoto, accessibile on-line.

I problemi sono legati all’assenza dei controlli sulla sorte dei file immessi nel cloud computing (sulle “nuvole”). Che sorte hanno? Chi può realmente accedervi? Chi mi assicura che non vengano duplicati e conservati o comunicati al di fuori delle autorizzazioni dell’avente diritto? etc.

Insomma, si risolvono alcuni problemi sulle misure di sicurezza in tema di protezione dei dati personali (ad esempio: maggiori garanzie di accesso ai dati; maggiore tutela contro l’eliminazione o la perdita, anche accidentale, dei dati) ma se ne vengono a creare altri (ad esempio: aumento considerevole delle vulerabilità relativamente ai rischi di accesso non autorizzato ai dati o di comunicazione e diffusione, perdita di riservatezza; etc.).

Il filmato sostiene che bisogna fidarsi del provider a cui si affidano i dati.

Chiaramente, per un uso professionale sarebbe auspicabile intervenire non solo sulle soluzioni tecniche che consentano di incrementare gli standard di sicurezza informatica, ma anche sulle soluzioni giuridiche.

Ad esempio, potrebbero essere previste clausole di garanzia e di manleva o clausole penali a carico del fornitore in caso di verificarsi dell’evento addotto a rischio o, ancora, una adeguata copertura assicurativa da parte di chi si affida al cloud computing, per arginare il c.d. rischio informatico connesso all’uso del cloud computing.

In materia di cloud computing si è espresso piuttosto criticamente Stallman, laddove, in una intervista rilasciata al Guardian (si veda qui per una sintetica traduzione):

(…) Richard Stallman, founder of the Free Software Foundation and creator of the computer operating system GNU, said that cloud computing was simply a trap aimed at forcing more people to buy into locked, proprietary systems that would cost them more and more over time.

It’s stupidity. It’s worse than stupidity: it’s a marketing hype campaign,” he told The Guardian.

“Somebody is saying this is inevitable – and whenever you hear somebody saying that, it’s very likely to be a set of businesses campaigning to make it true.”

Ed ancora, nell’illustrare i motivi che rendono scolsigliabile l’uso del cloud computing, Stallman osserva::

One reason you should not use web applications to do your computing is that you lose control,” he said. “It’s just as bad as using a proprietary program. Do your own computing on your own computer with your copy of a freedom-respecting program. If you use a proprietary program or somebody else’s web server, you’re defenceless. You’re putty in the hands of whoever developed that software.”

Sul tema, appena accennato in queste righe per finalità esclusivamente divulgative, ritornerò appena ne avrò l’occasione con alcuni approfondimenti.

Fabio Bravo

www.fabiobravo.it

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