Responsabilità editoriale

YouTube, la selezione ex ante e il controllo dei contenuti

Avevo mosso nel precedente post alcuni dubbi sull’applicazione o meno dei regolamenti AGCOM sulle WebTV (e sule WebRadio) a YouTube, ragionando sul significato di “selezione ex ante” dei contenuti nelle piattaforme UGC (User Generated Content).  La riflessione si innesta su una conversazione già avviata in rete, che vede soluzioni contrapposte, tra cui quella di Guido Scorza e di Marco Scialdone.

Marco, che ringrazio, ha avuto la bontà di lasciarmi un commento, che riporto di seguito, al quale, per l’importanza della questione e per l’ampio respiro della riposta che stavo approntando, ho preferito dare seguito con questo post.

Riporto il suo commento:

(…) personalmente non ritengo che la presentazione dei “video più popolari” integri una selezione ex ante, ma al contrario operi una mera classificazione sulla base della popolarità degli stessi.

L’attività di selezione implica necessariamente, a mio avviso, che l’operatore conoscendo i video decida prima che gli stessi vengano visualizzati quali saranno proposti e quali no (altrimenti non ci sarebbe tecnicamente “selezione”).

Nel caso dei video popolari YouTube non opera alcuna selezione, ma si limita a proporre una “classifica” sulla base delle preferenze espresse dagli utenti.

Uno dei punti cruciali sta proprio nel concetto di “selezione”. Secondo tale prospettazione l’attività di selezione implicherebbe ex se la conoscenza dei contenuti del video. Con ciò però si finirebbe per escluderedalla definzione (di selezione) l’attività con cui l’individuazione dei video venga fatta utilizzando volontariamente (coscientemente e consapevolmente) criteri in grado di operare ex ante in via automatica la scelta dei contenuti (“selezione automatica”).

L’effetto è quello di escludere la disciplina intervenendo con una interpretazione restrittiva dell’accezione tecnica di “selezione” ex ante, escludendo la selezione automatica basata sull’interazione con gli utenti per sondare l’indice di gradimento (lo “share“).

Ragionando “a voce” alta, facendovi partecipi delle riflessioni che sto maturando, mi sembra che più di un dubbio permanga. A ben guardare, infatti, la scelta di individuare automaticamente (nel senso di “selezionare” automaticamente) ex ante i video da proporre nel “catalogo” sulla base dell’indicide di gradimento riscontrato dall’interazione con gli utenti è già una realtà nella selezione dei palinsesti di TV innovative come Current_TV.

Leggendo su wikipedia la Mission e la Vision di Current TV si vede bene come il criterio di formazione dei palinsesti televisivi per la TV satellitare sia basato proprio sulla selezione automatica dei video più popolari scelti dagli utenti sul canale telematico di trasmissione:

“Current ha implementato il modello dei contenuti creati dallo spettatore (VC2 – Viewer Created Content). Per VC² (si legge “vi si squerd”) si intendono tutti quei video-contenuti ideati, prodotti e realizzati dal pubblico e che costituiscono circa il 30% della programmazione sul canale televisivo. Vengono trasmessi sul canale satellitare i video più votati dalla community internet all’indrizzo [1]. L’interazione fra Web e TV è infatti totale. Gli argomenti della programmazione televisiva riflettono i temi affrontati all’interno della community e viceversa, in uno scambio diretto e costante tra canale e sito, quest’ultimo autentico luogo d’incontro e integrazione degli utenti”.

Dunque il dubbio continuerebbe a sussistere se si rimanesse a disquisire sul requisito di “selezione ex ante” dei contenuti trasmessi sulle piattaforme di UGC e la categoria dei video più popolari, proposta da YouTube, in fondo può essere interpretata, a mio sommesso parere, come una “selezione ex ante” dei contenuti.

Tuttavia, e qui vado un po’ oltre, il problema interpretativo nell’applicazione delle norme in questione forse non concerne l’accezione tecnica di “selezione”, ma ulteriori requisiti, quali la presenza o meno di un’attività di controllo sui contenuti e il grado (la profondità) di controllo che verrebbe ad essere richiesta al provider. Qui i dubbi mi sembra si dipanano.

In questo senso può leggersi la risposta alla FAQ n. 21 ai regolamenti dell’AGCOM, ove l’Authority ha voluto precisare che

(…) affinché si determini la responsabilità editoriale, sono invece richiesti due elementi concorrenti: l’esercizio di un controllo effettivo sia sulla selezione dei programmi, ivi inclusi i programmi-dati, sia sulla loro organizzazione in un palinsesto cronologico, nel caso delle radiodiffusioni televisive o radiofoniche, o in un catalogo nel caso dei servizi a richiesta. Pertanto, i siti che non selezionano ex ante i contenuti generati dagli utenti, ma effettuano una mera classificazione dei contenuti stessi, non rientrano nel campo di applicazione della norma.

Il testo della risposta alla FAQ ricalca il dettato normativo.

Risalendo direttamente alle fonti normative, infatti, si scorge che l’art. 1, co. 1, lett. i), del Regolamento AGCOM allegato “A” alla delibera 607/10/CONS, relativo alla fornitura di servizi di media audiovisivi a richiesta, definisce espressamente la “Responsabilità editoriale“, rilevante ai fini dell’applicazione della disciplina de qua, come

“l’esercizio di un controllo effettivo sia sulla selezione dei programmi, ivi inclusi i programmi-dati, sia sulla loro organizzazione in un palinsesto cronologico, nel caso delle radiodiffusioni televisive o radiofoniche, o in un catalogo, nel caso dei servizi di media audiovisivi a richiesta”.

Il problema vero, dunque, dovrebbe concernere il concetto di “controllo effettivo” esercitato sui contenuti.

Percorrendo questa strada può sostenersi che, là dove si richiede, per ravvisare la responsabilità editoriale, che venga esercitato un controllo effettivo ex ante sui contenuti, YouTube rimarrebbe fuori dall’ambito di applicazione dei regolamenti AGCOM, ma non perché non faccia una selezione ex ante, quanto perché si limiterebbe a porre in essere una selezione ex ante senza un effettivo controllo dei contenuti.

Poiché l’art. 2, co. 1, del citato Regolamento richiede, per potersi applicare la normativa anche ai siti internet, la sussistenza di una “responsabilità editoriale”, si potrebbe concludere che il regolamento dell’AGCOM non troverebbe applicazione a YouTube se, come sembrerebbe prima facie, pur selezionando ex ante i contenuti e organizzandoli, non esercita un “effettivo” controllo sui contenuti medesimi.

Per contrastare tale interpretazione, occorrerebbe affermare che l’ “effettivo controllo” si ha qualora YouTube facesse ricorso a filtri automatici per il controllo dei contenuti, come avviene, ad esempio, in caso di filtri in grado di individuare le possibili violazioni del copyright.

Il ragionamento, si noti, finisce per allacciarsi a quello concernente la disciplina sulla responsabilità degli intermediari nella società dell’intermediazione (responsabilità dei providers) ex d.lgs. 70/2003, di recepimento della direttiva 2000/31/CE sul commercio elettronico, in corso di revisione, nell’ambito della quale l’attività ed il grado di controllo sui contenuti assume rilievo decisivo.

Ritornerò ancora sull’argomento.

Fabio Bravo

www.fabiobravo.it

I regolamenti AGCOM sulla WebTV non si applicano ai siti che ospitano contenuti generati dagli utenti senza operare una selezione ex ante. E per YouTube?

I regolamenti AGCOM sulle WebTV e sulle WebRadio si applicano a YouTube (e altre piattaforme di User Generated Content – UGC)?

ANTITESI, TESI E SINTESI (DUBITATIVA)

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Cassazione Penale, sent. n. 35511/2010. Il direttore responsabile di testata on-line non risponde dei reati commessi a mezzo stampa (art. 57 c.p.)

L’interessante sentenza n. 35511 del 16 luglio 2010 (su Computer Law il testo integrale) interviene in materia di responsabilità del direttore di una testata telematica, escludendo l’applicazione dell’art. 57  del codice penale (rubricato “Reati commessi col mezzo della stampa periodica”) nel caso in cui la rivista o il periodico siano solamente in versione telematica e non anche in versione cartacea.

Dalla sentenza 35511/2010 si leggono questi elementi sulla fattispecie:

XXXX era direttore del periodico telematico WWWW, sul quale risultava pubblicata una lettera ritenuta diffamatoria nei confronti del Ministro della Giustizia (YYYY) e del suo “consulente per l’edilizia penitenziario” (ZZZZ).

In secondo grado la Corte di Appello aveva  declamato la prescrizione del reato, con salvezza delle statuizioni civili, di ordine risarcitorio, in favore delle parti civili costituite (il Ministro della Giustizia ed il suo consulente):

La Corte di appello di Milano, con sentenza 25.9.2009, in riforma della pronunzia di primo grado, ha dichiarato non doversi procedere per intervenuta prescrizione a carico di XXXX, imputato del reato di cui all’art. 57 cp; ha confermato le statuizioni civili in favore delle costituite parti civili, YYYY e ZZZZ.

Ecco come la sentenza n. 35511 del 2010 della Corte di Cassazione  giunge ad affermare che il fatto non è previsto dalla legge come reato. Di seguito riporto i passaggi più significativi delle motivazioni esposte nella sentenza:

***

a) i riferimenti normativi (la norma incriminatrice)

(…) L’art. 57 cp punisce, come è noto, il direttore del giornale che colposamente non impedisca che, tramite la pubblicazione sul predetto mezzo di informazione, siano commessi reati.

Il codice, per altro, tra i mezzi di informazione, distingue la stampa rispetto a tutti gli altri mezzi di pubblicità (art. 595 comma III cp.) e l’art. 57 si riferisce specificamente alla informazione diffusa tramite lo “carta stampata”.

La lettera della legge è inequivoca e a tale conclusione porta anche l’interpretazione “storica” della norma (…)

b) i richiami dottrinali e di giurisprudenziali sul concetto di “stampa”

In dottrina e in giurisprudenza si è comunque discusso circa la estensibilità del concetto di stampa, appunto agli altri mezzi di comunicazione. E così una risalente pronunzia (ASN 198900259-RV 180713) ha escluso che fosse assimilabile al concetto di stampato lo videocassetta preregistrata, in quanto essa viene riprodotta con mezzi diversi da quelli meccanici e fisico-chimici richiamati dall’art. 1 della legge 47/48.

D’altra parte, è noto che la giurisprudenza ha concordemente negato (ad eccezione della sentenza n. 12960 della Sez. feriale, p.u. 31.8.2000, dep. 12.12.2000, ric. Cavallino, non massimata) che al direttore della testata televisiva sia applicabile la normativa di cui all’art. 57 cp (cfr, ad es. ASN 200834717-RV 240687; ASN 199601291-RV 205281), stante lo diversità strutturale tra i due differenti mezzi di comunicazione (fa stampa, da un lato, lo radiotelevisione dall’altro) e lo vigenza nel diritto penale del principio di tassatività.

c) la non “assimilabilità di internet (rectius del suo “prodotto”) al concetto di stampato

Analogo discorso, a parere di questo Collegio, deve esser fatto per quel che riguarda lo assimilabilità di internet (rectius del suo “prodotto”) al concetto di stampato.

L’orientamento prevalente in dottrina è stato negativo, atteso che, perché possa parlarsi di stampa in senso giuridico (appunto ai sensi del ricordato art. 1 della legge 47/48), occorrono due condizioni che certamente il nuovo medium non realizza:

a) che vi sia una riproduzione tipografica (prius),

b) che il prodotto di tale attività (quella tipografica) sia destinato alla pubblicazione e quindi debba essere effettivamente distribuito tra il pubblico (posterius).

Il fatto che il messaggio internet (e dunque anche la pagina del giornale telematico) si possa stampare non appare circostanza determinante, in ragione della mera eventualità, sia oggettiva, che soggettiva.

Sotto il primo aspetto, si osserva che non tutti i messaggi trasmessi via internet sono “stampabili”: sì pensi ai video, magari corredati di audio; sotto il secondo, basta riflettere sulla circostanza che, in realtà, è il destinatario colui che, selettivamente ed eventualmente, decide di riprodurre a stampa lo “schermata”.

E se è pur vero che la “stampa” – normativamente intesa – ha certamente a oggetto, come si é premesso, messaggi destinati alla pubblicazione, è altrettanto vero che deve trattarsi – e anche questo si è anticipato – di comunicazioni che abbiano veste di riproduzione tipografica.

Se pur, dunque, le comunicazioni telematiche sono, a volte, stampabili, esse certamente non riproducono stampati (è in realtà la stampa che – eventualmente – riproduce la comunicazione, ma non la incorpora, così come una registrazione “domestica” di un film trasmesso dalla TV, riproduce – ad uso del fruitore – un messaggio, quello cinematografico appunto, già diretto “al pubblico” e del quale, attraverso lo duplicazione, in qualche modo il fruitore stesso si appropria, oggettivizzandolo).

d) eterogeneità della telematica rispetto ad altri media

Bisogna pertanto riconoscere lo assoluta eterogeneità della telematica rispetto agli altri media, sinora conosciuti e, per quel che qui interessa, rispetto alla stampa.

D’altronde, non si può non sottolineare che differenti sono le modalità tecniche di trasmissione del  messaggio a seconda del mezzo utilizzato: consegna materiale dello stampato e sua lettura da parte del destinatario, in un caso (stampa), irradiazione nell’etere e percezione da parte di chi si sintonizza, nell’altro (radio e TV), infine, trasmissione telematica tramite un ISP (internet server provider), con utilizzo di rete telefonica nel caso di internet.

d) il confronto con la responsabilità dei Providers ai sensi della disciplina sul commercio elettronico (d.lgs. 70/2003)

Ad abundantiam si può ricordare che l’art. 14 D. Lsvo 9.4.2003 n. 70 chiarisce che non sono responsabili dei reati commessi in rete gli access provider, i service provider e – a fortiori – gli hosting provider (cfr. in proposito ASN 200806046-RV 242960), a meno che non fossero al corrente del contenuto criminoso del messaggio diramato (ma, in tal caso, come è ovvio, essi devono rispondere a titolo di concorso nel reato doloso e non certo ex art 57 cp).

e) esclusione della responsabilità per coordinatori di blog e forum a cui la sentenza assimila il direttore del giornale diffuso sul web

Qualsiasi tipo di coinvolgimento poi va escluso (tranne, ovviamente, anche in questo caso, per l’ipotesi di concorso) per i coordinatori dei blog e dei forum.

Non diversa è la figura del direttore del giornale diffuso sul web.

f) astratta configurazione di responsabilità del direttore del giornale telematico ove d’accordo con l’autore della lettera, per concorso in diffamazione, non per omesso controllo ex art. 57 c.cp. – Riferimento all’anonimato

Peraltro, anche nel caso oggi in esame, sarebbe, invero, ipotizzabile, in astratto, la responsabilità del direttore del giornale telematico, se fosse stato d’accordo con l’autore della lettera (lo stesso discorso varrebbe per un articolo giornalistico).

A maggior ragione, poi, se lo scritto fosse risultato anonimo.

Ma – è del tutto evidente – in tal caso il direttore avrebbe dovuto rispondere del delitto di diffamazione (eventualmente in concorso) e non certo di quello di omesso controllo ex art 57 cp, che come premesso, non è realizzabile da chi non sia direttore di un giornale cartaceo.

Al XXXX, tuttavia, è stato contestato il delitto colposo ex art 57 cp e non quello doloso ex art 595 cp.

g) il ruolo dell’interattività (web 2.0) sul piano pratico e giuridico. Non esigibilità del controllo


Sul piano pratico, poi, non va trascurato che la c.d. interattività (la possibilità di interferire sui testi che si leggono e si utilizzano) renderebbe, probabilmente, vano -o comunque estremamente gravoso- il compito di controllo del direttore di un giornale on line.

Dunque, accanto all’argomento di tipo sistematico (non assimilabilità normativamente determinata del giornale telematica a quello stampato e inapplicabilità nel settore penale del procedimento analogico in malam partem), andrebbe considerata anche la problematica esigibilità della ipotetica condotta di controllo del direttore (con quel che potrebbe significare sul piano della effettiva individuazione di profili di colpa).

h) la voluntas legis


Da ultimo, va considerata anche la implicita voluntas legis, atteso che, da un lato, risultano pendenti diverse ipotesi di estensione della responsabilità ex art 57 cp al direttore del giornale telematico (il che costituisce ulteriore riprova che – ad oggi – tale responsabilità non esiste), dall’altro, va pur rilevato che il legislatore, come ricordato dal ricorrente, è effettivamente intervenuto, negli ultimi anni, sulla materia senza minimamente innovare sul punto.

i) la legge n. 62/2001 sull’estensione del concetto di prodotto editoriale ai giornali telematici

Invero, né con la legge 7 marzo 2001 n. 62, né con il già menzionato D.Lvo del 2003, è stata effettuata la estensione della operatività dell’art. 57 cp dalla carta stampata ai giornali telematici, essendosi limitato il testo del 2001 a introdurre la registrazione dei giornali on line (che dunque devono necessariamente avere al vertice un direttore) solo per ragioni amministrative e, in ultima analisi, perché possano essere richieste le provvidenze previste per l’editoria (come ha chiarito il successivo D. Lvo).

l) conclusioni

Allo stato, dunque, “il sistema” non prevede lo punibilità ai sensi dell’art 57 cp (o di un analogo meccanismo incriminatorio) del direttore di un giornale on line.

Quindi

(…) deve concludersi che lo sentenza impugnata va annullata senza rinvio perché il fatto non è previsto dalla legge come reato.

Mi occuperò anche in seguito di questa sentenza, con altri post.

Fabio Bravo

www.fabiobravo.it

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