reati a mezzo stampa

Siti internet e legge sulla stampa. Il ddl Pecorella-Costa (c.881) interviene su risarcimento del danno, rettifica, ingiuria e diffamazione

E’ noto il disegno di legge n. 881 presentato l’8 maggio 2008 alla Camera dei Deputati per iniziativa degli On. Pecorella e Costa, con il titolo “Modifiche alla legge 8 febbraio 1948, n. 47, al codice penale e al codice di procedura penale in materia di diffamazione, di diffamazione con il mezzo della stampa o con altro mezzo di diffusione, di ingiuria e di condanna del querelante”.

Il 14 settembre scorso tale testo è stato assegnato alla II Commissione Giustizia.

Tale passaggio, nei lavori parlamentari, impone di prendere coscienza con maggior vigore dei contenuti, al fine di costribuire a quella discussione che porterà all’eventuale emanazione del testo definitivo.

Internet oggi consente non solo di apprendere i contenuti dei testi di legge presentati in Parlamento e di seguirne i lavori parlamentari, ma, e la cosa non è di poco conto, consente anche, grazie al web 2.0, di formulare e scambiare opinioni e convincimenti, riflettere e far riflettere, discutere e interagire con altri cittadini, giuristi, giornalisti, imprenditori, associazioni, movimenti o istituzioni (Università compresa), e così via, interessati a non subire le norme ma discuterne i contenuti e gli effetti.

Ecco allora che questa proposta di legge reclama, come ogni proposta di legge, riflessioni attente, essendo destinata ad incidere in maniera evidente sui processi e sui flussi di informazione nel cyberspazio.

La facilità con cui è possibile pubblicare su Internet fa immediatamente riflettere sulle potenzialità applicative della disciplina che si vuole introdurre. L’impatto delle norme potrebbe interessare, cioè, non solo chi fa informazione professionale, ma una cerchia molto ampia di cittadini che, alimentati dal desiderio di manifestare liberamente il proprio pensiero come l’art. 21 della Costituzione consente, si rivolgono ad Internet per scrivere post, articoli, commenti, su contitori di informazioni, propri o altrui, che Internet consente di veicolare planetariamente.

Per ora orientarei la discussione solo su alcuni punti, riportando la modifica al comma 1 della legge sulla stampa e la relazione al disegno di legge, per riflettere e far riflettere, nel desiderio di alimentare la discussione, anche con i miei studenti che, se vogliono, con questo strumento incontrano ulteriore possibilità di dialogo.

1) La riforma dell’art. 1 della legge sulla stampa

L’art. 1 della proposta di legge in questione si propone di novellare l’art. 1 della legge n. 47/1948 (legge sulla stampa), inserendo il comma seguente come ultimo comma:

“Le disposizioni della presente legge si applicano, altresì, ai siti internet aventi natura editoriale”.

  

2) La relazione illustrativa che introduce il DDL c.881

Tenendo presente che lo scopo principale della legge appare quello di estendere la più rigorosa normativa sulla stampa anche ad Internet, con riferimento al danno risarcibile e alle conseguenze di natura penale, c’è da leggere con attenzione la relazione illustrativa, per poi confrontarla con il contenuto degli articoli (al cui commento dedicherò altri post):

Onorevoli Colleghi! – La presente proposta di legge è diretta a riformare la disciplina dei reati di diffamazione con il mezzo della stampa. In particolare, essa riproduce il testo unificato atto Camera n. 26-385-539-588-1177-1243-2084-2764-3021-4355-A approvato dalla Camera dei deputati nella XIV legislatura dopo un approfondito esame durato oltre due anni e ripresentato anche nella XV legislatura come atto Camera n. 918. Rispetto al citato testo unificato, non è stata riprodotta la norma transitoria, in quanto nel frattempo la legge 24 febbraio 2006, n. 85, recante modifiche al codice penale in materia di reati di opinione, ha tradotto in disposizione a regime applicabile a qualsiasi reato il principio secondo cui, nei casi in cui vi sia stata condanna a pena detentiva e la legge posteriore preveda esclusivamente la pena pecuniaria, la pena detentiva inflitta si converte immediatamente nella corrispondente pena pecuniaria, che il citato testo unificato prevedeva in via transitoria e in riferimento ai soli reati di diffamazione con il mezzo della stampa.
      Si tratta di una riforma estremamente importante, perché volta a garantire effettività a diritti di rilevanza costituzionale. Sono anni che si chiede al Parlamento di superare la rigida disciplina attuale che espone il giornalista, spesso in buona fede, ad elevati rischi che possono interferire con la libertà di espressione e di critica e con il diritto di cronaca. Tuttavia, non si è ancora riusciti a dare una risposta adeguata a tale legittima richiesta, in ragione dell’estrema difficoltà che si incontra nel contemperare questa esigenza con quella, sicuramente non meno rilevante, di assicurare sempre e comunque un’effettiva tutela dell’onore delle persone offese dalla notizia o dal giudizio diffamatorio. Il citato testo unificato approvato dalla Camera dei deputati nella XIV legislatura aveva trovato un giusto equilibrio tra le due contrapposte esigenze di garantire la libertà di stampa e, nello stesso tempo, di non fare venir meno le garanzie dei cittadini. Da un lato, infatti, era stata abolita la pena detentiva che spesso aveva colpito, in maniera del tutto casuale, l’autore di un reato di questo tipo ed era stato previsto un tetto massimo per il risarcimento, in via equitativa, del danno non patrimoniale. Dall’altro lato, era stato dato un maggiore peso alla rettifica e si era prevista l’interdizione fino a sei mesi dalla professione solo per coloro che erano stati già condannati per il reato di diffamazione e che, quindi, era da ritenere che non si trovassero in una condizione di buona fede. È bene sottolineare che non si era proceduto a una depenalizzazione del reato di diffamazione con il mezzo della stampa, ma solo a eliminare la previsione della pena detentiva.
      L’articolo 1 della presente proposta di legge interviene sulla legge sulla stampa, la legge 8 febbraio 1948, n. 47, specificando che essa si applica anche ai siti internet aventi natura editoriale, ampliando l’ambito applicativo dell’istituto della rettifica, prevedendolo anche per la stampa non periodica, come, per esempio, i libri, riformulando il reato di diffamazione con il mezzo della stampa per fatto determinato e disciplinando il risarcimento del danno.

      L’articolo 2 interviene sul codice penale, modificando il regime dei delitti contro l’onore, l’ingiuria, la diffamazione e la diffamazione con il mezzo della stampa, in maniera coerente rispetto alle scelte effettuate per il delitto di diffamazione con il mezzo della stampa per fatto determinato.

      Si modifica, inoltre, il codice di procedura penale (articolo 3), prevedendo la sanzione pecuniaria in caso di querela temeraria. Si tratta di una norma che potrebbe sembrare ultronea rispetto al contenuto della proposta di legge, ma che in realtà è strettamente connessa alla ratio del provvedimento. Infatti, essa è volta a ridurre il rischio di querele presentate solamente come forma di pressione psicologica in vista di un risarcimento civile, fenomeno che vede proprio i giornalisti quali principali vittime.
      

         Tornando alle disposizioni penali del testo, queste in primo luogo eliminano le pene detentive per i reati di diffamazione con il mezzo della stampa. È bene ricordare che, con l’attribuzione di competenze penali al giudice di pace, si è di fatto esclusa la pena detentiva per i diritti di ingiuria e di diffamazione semplice e che, comunque, al fine di evitare disparità di trattamento, sono state graduate anche le pene pecuniarie relative a questi ultimi delitti, tenendo conto del grado di lesione del bene giuridico dell’onore che da essi deriva. Si segnala, infatti, che la riforma delle competenze del giudice di pace ha determinato un’incongrua parificazione delle pene pecuniarie previste per i delitti di ingiuria e di diffamazione semplice.

     Si è ritenuto, invece, di punire più pesantemente il giornalista recidivo, in quanto la reiterazione del reato porta ad escludere la buona fede dell’autore. Anche in questo caso, tuttavia, si è voluta escludere la pena detentiva, prevedendo la pena accessoria – già prevista dal codice penale in via generale – dell’interdizione temporanea dall’esercizio della professione per un massimo di sei mesi.
      

      Altro punto qualificante della riforma è la disposizione che conferisce all’adempimento o alla richiesta di rettifica da parte del diffamato la natura di causa di esclusione della punibilità. A tale proposito è da chiarire che la rettifica rimane uno strumento a tutela della parte offesa, alla quale è lasciata la libera scelta di utilizzarlo o meno.

Fabio Bravo

www.fabiobravo.it

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