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Passaporto biometrico. Dalla fotografia alle impronte digitali

Iniziando da Grosseto e Potenza, in Italia viene introdotto il passaporto elettronico, munito di chip, nel quale è possibile l’archiviazione in forma digitale sia della fotografia del volto che della riproduzione delle impronte digitali.

Non si tratta di una decisione tutta italiana, giacché il nostro Paese si sta adeguando agli impegni presi in sede comunitaria nel 2004.

L’archiviazione delle impronte digitali, che verrà effettuata con esclusione dei soggetti infradodicenni, sarà graduale e investirà a poco a poco tutte le città. Inoltre, tale archiviazione riguarderà solo i passaporti di nuova emisione, ferma restando la validità di quelli già emessi.

L’introduzione delle impronte digitali può far allarmare per i rischi di una  schedatura preventiva di massa delle impronte, a prescindere da esigenza concreta di repressione di specifiche fattispecie criminose.

Il rischio sembrerebbe scongiurato dalla cancellazione della impronte dopo al decorrere di una settimana dal rilascio del documento, ma bisognerà accertare che effettivamente la cancellazione avvenga con la tempistica programmata e che nel frattempo non vi siano, neanche incidentalmente, copie digitali dei file cancellati (es.: nel caso di back-up infrasettimanali). 

Quanto alla scelta di introdurre l’indentificazione diffusa mediante il rilevamento delle impronte digitali, le perplessità sono diverse.

Si discute molto, in realtà, persino sulla capacità identificativa delle impronte digitali, tant’è che, proprio in occasione dell’annuncio, da parte del ministro degli interni tedesco, dell’emissione del passaporto elettronico con foto e impronte digitali, un gruppo di hacker ha dimostrato pubblicamente la facilità di “clonazione” delle impronte digitali appartenenti ad un altro soggetto.

Le nuove tecnologie utilizzate per il controllo sociale, tra cui proprio il passaporto elettronico, vanno poi associate ad una adeguata riflessione su come tali tecnologie devono essere usate e che valore possono avere, anche ai fini di contrasto alla criminalità e di accertamento dei reati (cfr., ad esempio, il dibattito che è stato sollevato in america a seguito della c.d. sentenza Pollak).

Fabio Bravo

www.fabiobravo.it

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