Proposta di Legge Anti-pirateria

Rodotà interviene sulla proposta di legge anti-pirateria

Il Prof. Stefano Rodotà, con un’intervista rilasciata ad Articolo21, interviene a commento della bozza di proposta di legge c.d. anti-pirateria, diramata da Altroconsumo nei giorni scorsi, imputata alla Siae e da questa disconosciuta.

Ci siamo intrattenuti ampiamente sul tema con precedenti post, a cui per semplicità rimando.

Si avverte diffusamente il timore che il testo ufficioso della proposta di legge, peraltro criticabile in gran parte, potesse essere preso in considerazione dal Comitato tecnico recentemente istituito, senza che fossero previamente sentite tutte le contrapposte voci dei diversi stakeholders, siano essi appartenenti al mondo dell’industria delle telecomunicazioni (con particolare riferimento agli Internet Service Providers), al mondo degli utenti, al mondo dei professionisti e degli accademici che di tali temi si occupano per vocazione e scelta di vita, nella convinzione di poter contribuire seriamente al progresso culturale e scientifico della nostra società.

L’autorevole intervento di Rodotà, in particolare, merita di essere segnalato perché mette ben in evidenza i rischi relativi all’uso pretestuoso e strumentale di certe argomentazioni, come la tutela della proprietà intellettuale, la sicurezza, la pedopornografia, per attuare spinte censorie o pericolose derive di tipo autoritario, senza contemperare un giusto equilibrio con le esigenze di tutela dei diritti fondamentali della persona, che hanno sfaccettature molteplici.

Nella sua intervista, raccolta per Articolo21 da Stefano Corradino, Rodotà mette in luce molti significativi aspetti.

L’intervista merita di essere letta per intero con molta attenzione. Qui mi limito a riportare solamente alcuni passaggi che mi hanno maggiormente colpito.

C’è uno stretto legame tra rischi percepiti (o fatti percepire), reazione sociale, esercizio del potere politico, scelte giuridiche e controllo del mercato.

Tale legame lo si coglie nei seguenti passaggi:

[Corradino:] Professor Rodotà: l’associazione “Altroconsumo” ha pubblicato un documento relativo ad una proposta di legge arrivata al neonato Comitato tecnico governativo contro la pirateria digitale e multimediale. Non è che, con la scusa di preservare la proprietà intellettuale sulla rete si cerca di metterla sotto il controllo del potere politico?

[Rodotà:] Il sospetto è fondato. La rete, e soprattutto internet 2.0, il cosiddetto social networking (Facebook, My Space… ndr) stanno cambiando anche il panorama politico e non possono essere intercettati con vecchie logiche autoritarie che tendono a proporre la conoscenza non come un bene ma come un puro oggetto di una proprietà da tutelare a ogni costo.

[Corradino:] Forse qualcuno ha approfittato della polemica innescata dopo che alcuni gruppi su Facebook hanno cominciato ad inneggiare alla mafia o alla violenza sessuale…

[Rodotà:] Siamo sicuri che l’argomento del rischio che si creino situazioni legate alla pedopornografia, o all’incitamento allo stupro o alla mafia (fatti questi che possono essere circoscritti) non sia un’occasione o un pretesto per rafforzare, con l’argomento della sicurezza, pure logiche di mercato e derive di tipo autoritario?

[Corradino:] Ci si appella alla regolamentazione della rete

[Rodotà:] Corretto, ma non può avvenire con una specie di cambiale in bianco che dovrebbe essere lasciata al governo. Oggi la discussione internazionale, che ha avuto un momento significativo nell’Internet Governance Forum in India del dicembre scorso mette sempre più l’accento sulla necessità di garantire i diritti in rete con un vero internet bill of rights, una sorta di costituzione per internet, all’interno della quale collocare poi le regole per una corretta utilizzazione della rete; regole che, tuttavia, dovrebbero seguire un processo che non sia quello della pura imposizione dall’alto.

[Corradino:] Sotto accusa sono gli internet provider, le società fornitrici di servizi web

[Rodotà:] Infatti. Si cerca di far cadere sugli internet provider responsabilità che non sono proprie, facendone o i guardiani impropri di internet con un compito censorio oppure per bloccare il loro carattere concorrenziale rispetto ai media tradizionali.

Si noti come proprio gli Internet Service Providers vengano presi in considerazione per il rischio che le norme giuridiche vengano strumentalmente ricercate o piegate per sorreggere scelte politiche che, in nome di primari interessi di sicurezza, lotta alla criminalità, tutela dei minori e tutela della proprietà intellettuale, in realtà nascondono finalità di controllo degli interessi di mercato, facendo sì che le agenzie di controllo, le forze dell’ordine e la magistratura finiscano per diventare l’inconsapevole braccio armato degli interessi di una forza economica e sociale a danno di un’altra.

Ecco perché è necessario il confronto politico che prenda in adeguata considerazione anche l’analisi delle scelte giuridiche.

La proposta di legge anti-pirateria e la licenza anti-pirateria della SIAE

La discussa bozza informale della proposta di legge anti-pirateria (intitolata testualmente «Disposizioni concernenti la diffusione telematica delle opere dell’ingegno»), diramata da Altroconsumo ed attribuita alla SIAE, è stata, com’è ormai ben noto, ma da questa disconosciuta pubblicamente quanto alla sua paternità.

Abbiamo già avuto modo di riportare come sia stato già notato che, nelle proprietà del documento PDF, l’autore risulta indicato proprio come «siae», e la cosa un po’ sorprende.

V’è poi un’altra considerazione.

Ci si chiede, infatti, chi possa avere interesse a diramare la bozza delle proposta di legge e farla passare per la SIAE. Per quale motivo, poi?

Ci si chiede anche chi possa essere stato, allora, a redigere quella bozza.

Gli interrogativi lasciano qualche dubbio, al di là delle smentite formali.

C’è però da rilevare, nei contenuti, qualcosa che mi sembra singolare.

La bozza della proposta di legge in questione, attribuita alla Siae e da questa disconosciuta, sembra porsi decisamente in linea con un articolo della SIAE presentato sul proprio sito Internet, dedicato alle c.d. licenze «anti-pirateria» ed intitolato «No alla pirateria digitale attraverso accordi con gli internet provider».

In tale articolo, infatti, c’è un sorprendete allineamento tra l’introduzione nel mercato della licenza per prestatori dei servizi della società dell’informazione, al fine di rendere gratuitamente fruibile per l’utente finale le opere protette dal diritto d’autore (sul modello delle radio), e quanto previsto nel testo di legge, nel quale si tenta di recepire forzatamente modelli che, altrimenti, dovrebbero essere rimessi alle libere decisioni mercato.

Altro punto interessante, per valutare a chi effettivamente risale la discussa bozza di proposta di legge, è il ruolo siae-centrico previsto nelle premesse e nell’articolato normativo.

Nel leggere il citato articolo della SIAE sulle licenze anti-pirateria, per la verità sorprendono molto il taglio e le parole utilizzate in certe espressioni, giacché più dell’interesse alla protezione delle opere dell’ingegno e dei diritti sulle stesse, c’è il costante ed esclusivo riferimento a come utilizzare la rete quale fonte di guadagni, come se gli utenti della rete o i Providers (di connettività e/o di contenuti) fossero vacche da mungere e non fruitori delle opere veicolate in formato digitale e destinatari dei prodotti culturali da incentivare e promuovere.

A parte questo, l’idea di cambiare le regole del mercato, in fin dei conti, potrebbe funzionare, ma occorre essere cauti sul punto ed operare scelte oculate.

La SIAE propone una licenza «anti-pirateria» per i Providers, in modo da ricondurre il sistema di distribuzione delle opere in formato digitale tramite Internet al modello in vigore per le radio.

L’utente fruisce liberamente e gratuitamente delle opere digitali, con possibilità di scaricarle ed utilizzarle. In questo schema, la licenza (ed i relativi emolumenti) verrà corrisposta dai Providers, ossia da chi fornisce i contenuti su queste piattaforme, ove sarà liberamente, gratuitamente e lecitamente scaricabile il file con l’opera protetta dal diritto d’autore.

Il sistema farebbe in modo che i diritti vengano pagati dal content providers o, comunque, da chi organizza la piattaforma per la distribuzione delle opere, gratuite per l’utente finale.

È chiaro che il mercato produrrà una traslazione dei costi, per cui alla fine il rischio è che vi sia un rincaro dei costi di connettività.

Ciò sarà palese per quei content providers che svolgono anche funzioni di access providers, ma il risultato rischia di non essere differente anche per quei providers che si limitino a fornire solo connettività, senza allestire le piattaforme per la distribuzione delle opere, perché è facile intuire che i costi maggiori offerti dai fornitori di contenuto verranno spalmati ad esempio, nel medio o lungo periodo, anche nei maggiori costi di affitto delle linee a cui, probabilmente, potremmo assistere.

Costi palesi e costi occulti andranno a far recuperare a carico di tutti gli utenti della rete quelle licenze che in realtà avrebbero dovuto essere sostenuto solamente dagli utenti che attingono dalla rete le opere protette dal diritto d’autore.

A tale scenario potrebbe però contrapporsene un altro, in cui i costi corrispondenti alle licenze verrebbero ad essere assorbite dagli introiti pubblicitari per le inserzioni offerte nelle piattaforme di distribuzione gratuita, per l’utente finale, delle opere protette dal diritto d’autore. Secondo questo schema, a cui ricorre anche la radio e la TV privata, le inserzioni pubblicitarie farebbero in modo che:

a) i costi delle licenze non vengano traslati sugli utenti finali, ma recuperati con gli introiti pubblicitari;

b) i Providers possano trarre dalla piattaforma ulteriori utili, incrementando i propri profitti, ove gli introiti commerciali derivanti dalle inserzioni pubblicitarie superino i costi delle licenze.

È questo il senso della licenza proposta dalla Siae, che in realtà ripercorre modelli già usati trionfalmente nel mercato, rimasti però casi isolati.

Mi sembra che il modello prospettato nella discussa bozza di proposta di legge attribuita alla Siae e da questa disconosciuta coincida proprio in un tentativo di far recepire in un testo di legge, con valenza erga omnes e con assistenza manu militari, il modello della licenza proposta dalla Siae, che in realtà il mercato dovrebbe recepire facoltativamente, se vuole.

Così, all’art. 1 della famigerata proposta di legge si prevede una disciplina specifica per

«L’immissione e la fruizione delle opere dell’ingegno o di loro parti nelle reti telematiche (…)»

ed, all’art. 2, si stabilisce che

«Lo Stato incentiva la realizzazione di piattaforme telematiche per l’immissione e la fruizione legittime e gratuite di opere dell’ingegno. I prestatori di servizi della società dell’informazione che realizzano dette piattaforme telematiche compensano i detentori dei diritti relativi alle opere dell’ingegno diffuse per il loro tramite, attraverso gli introiti pubblicitari e di sponsorizzazione realizzati mediante le piattaforme stesse».

È chiaro, come già detto, l’intento di strutturare la disciplina per il recepimento ex lege delle licenze volute dalla Siae, con quest’ultima che svolge funzioni e ruolo di gestore dei diritto d’autore e dei relativi diritti connessi sulle opere, dimenticando che i sistemi di distribuzione delle opere potrebbero essere anche diversi e che gli autori potrebbero preferire altri sistemi di gestione, senza delegare la Siae.

Non si comprende, di primo acchito, quale sarebbe il senso normativo della disposizione che pretende di dare allo Stato il compito di «incentivare» la realizzazione di tali piattaforme. Il testo è ambiguo e si presterebbe a varie soluzioni, che vanno da incentivi economici e fiscali, fino a rendere di fatto necessario, nella regolamentazione di dettaglio rimessa al decreto legislativo, l’uso di tali piattaforme come unico sistema di distribuzione delle opere, il che, ovviamente, costituirebbe evidente forzatura non esente da profili di illegittimità costituzionale e di contrarietà alle disposizioni comunitarie.

Se questo è, a quanto pare, il punto di arrivo voluto o suggerito dal testo della bozza di proposta d legge, c’è da capire bene quale siano gli strumenti che sarebbero stati pensati per giungere alla sua attuazione.

Li troviamo all’art. 3, che contiene la delega al governo per l’emanazione del

«decreto legislativo concernente l’istituzione e la disciplina di piattaforme telematiche nazionali».

Al riguardo, tra i principi ed i criteri direttivi annoverati per l’emanazione del decreto legislativo, si riscontrano alcune previsioni che lasciano riflettere:

1) l’introduzione di specifici profili di diretta responsabilità civile, amministrativa e penale all’operato dei prestatori di servizi della società dell’informazione [cfr. art. 3, co. 1, lett. d)];

2) previsione dell’attribuzione ai prestatori di servizi della società dell’informazione operanti su dette piattaforme telematiche di obblighi di controllo e di rendicontazione ai fini di una corretta attribuzione delle remunerazioni ai corrispondenti titolari dei diritti sulle opere dell’ingegno [cfr. art. 3, co. 1, lett. h)];

3) attribuzione di poteri di controllo alle Autorità di Governo ed alle Forze dell’ordine per la salvaguardia su tali piattaforme telematiche del rispetto di norme imperative, dell’ordine pubblico, del buon costume, ivi inclusa la tutela dei minori [cfr. art. 3, co. 1, lett. i)];

4) previsione di sistemi sanzionatori prevalentemente di natura civile ed amministrativa, nonché di natura penale per i casi di più gravi violazioni, intendendosi per tali non solo quelle di interessi maggiormente rilevanti, ma anche quelle caratterizzate da ripetitività, abitualità, professionalità, con particolare riferimento al settore economico e tributario [cfr. art. 3, co. 1, lett. l)].

Riportandomi a quanto già in parte osservato in un mio precedente post, occorre osservare che:

a) la proposta è volta ad introdurre coattivamente un modello di distribuzione di opere in formato digitale, probabilmente funzionale, improntato all’uso di piattaforme telematiche per l’immissione e la distribuzione e la fruizione di opere in formato digitale;

b) non è chiaro come potrà essere realizzato tecnicamente il sistema di distribuzione e diffusione;

c) non è chiaro se la piattaforma è un sistema possibile o se il modello mira ad introdurre un sistema obbligatorio per la immissione e distribuzione delle opere;

d) si vuole l’introduzione di responsabilità civili, amministrative e penali per i prestatori dei servizi della società dell’informazione (providers), ma va prestata attenzione ai limiti per la responsabilità contemplati nella direttiva 2000/31/CE, che, occorre sottolinearlo, perché altrove si sostiene semplicisticamente il contrario, non prevede una esenzione assoluta di responsabilità, ma le condizioni rispettate le quali il prestatore dei servizi rimane estraneo alla responsabilità per le informazioni trasmesse e/o memorizzate sui propri sistemi informatici e telematici;

e) si vuole l’introduzione di un obbligo di controllo e di rendicontazione a carico dei providers per la corretta attribuzione delle remunerazioni ai corrispondenti titolari dei diritti sulle opere dell’ingegno e si è sostenuto altrove, nella rete, che il sistema è contrario all’impianto comunitario perché è volto ad imporre un obbligo di controllo a carico dei providers. V’è però da osservare nuovamente che l’impianto comunitario esclude l’obbligo di controllo dei providers solamente qualora si tratti di un obbligo generale di sorveglianza e non qualora l’obbligo sia circostanziato su elementi specifici. Tra l’altro, nel sistema delineato dalla proposta di legge, soprattutto ove la piattaforma sia facoltativamente adottabile dal Provers e non uno strumento obbligatorio per la distribuzione, il Provider ben potrebbe sottrarsi a tele obbligo allorché la distribuzione non avvenga su piattaforme da questi allestite, ma allestite da soggetti terzi. Sarà chi appronta la piattaforma a controllare e rendicontare l’attribuzione delle remunerazioni corrispondenti ai diritti d’autore ed ai diritti connessi maturati dagli aventi diritto, ferma restando la gratuità della fruizione dell’opera per gli utenti;

f) il sistema delineato dalla legge prevede l’introduzione di ulteriori specifiche sanzioni, che agiscano sul fronte civile, amministrativo e penale. C’è qui una possibilità che venga richiamata l’applicazione del d.lgs. 231/01, annoverando i reati previsti dalla legge sul diritto d’autore tra i reati-presupposto per l’applicazione della disciplina sulla responsabilità delle società e degli altri enti derivante da reato. Sulle nuove «sanzioni» di diritto «civile», c’è da capire quali possano essere le ipotesi a cui intende far riferimento chi ha predisposto il testo della proposta di legge in questione. Sicuramente, poi, si vuole l’ennesima introduzione di ulteriori specifiche sanzioni penali, per reprimere quelli che sono considerati i casi «più gravi», tra i quali si vogliono inserire le fattispecie connotate da ripetitività (reiterazione della condotta, senza abitualità), abitualità e professionalità.

Osservando con attenzione alcuni altri passaggi della bozza di proposta di legge, poi, si vede il ruolo centrale attribuito alla Siae nella gestione dei diritti (ma non è detto che gli autori delle opere protette dal diritto d’autore siano iscritti alla Siae e, poi, non è detto che il modello di circolazione dei diritti non avvenga secondo schemi di diffusione e di protezione differenti rispetto a quelli tradizionalmente voluti dalla Siae, ad esempio sulle logiche del copyleft e delle creative commons).

Al punto n. 5 della scaletta iniziale, che precede l’articolato normativo, si riscontrano le seguenti parole:

(…) è necessario (…) mantenere ed accentuare il ruolo dell’ente pubblico SIAE, istituzione recentemente riformata con la legge n. 2/2008, cui è affidata in Italia la «regolazione» del mercato dell’utilizzazione economica dei diritti d’autore.

All’art. 3, co. 1, lett. g), della bozza di proposta di legge, poi, si prevede l’emanazione di un decreto legislativo che, con riferimento alle piattaforme telematiche per la distribuzione delle opere protette, fornisca una disciplina che assicuri l’

adeguata remunerazione dei titolari dei diritti sulle opere dell’ingegno immesse, circolanti e fruite tramite le dette piattaforme telematiche, anche attraverso l’attribuzione di specifiche funzioni alla Società italiana degli autori ed editori (SIAE) in ordine alla gestione dei corrispondenti diritti d’autore e dei relativi diritti connessi.

La disamina del testo, la centralità forzata della Siae, il sistema di recepimento ex lege del modello di licenza anti-pirateria voluta dalla Siae, unitamente al fatto che le proprietà del file in PDF diramato da Altroconsumo indichino come Autore del file proprio la «siae», lasciano sinceramente forti dubbi sul disconoscimento di paternità che la Siae si è affrettata a fare di fronte alle prime critiche mosse dal «popolo della rete».

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