Processo Civile Telematico

Processo civile telematico (PCT) e ricorso per decreto ingiuntivo in formato PDF, ottenuto con scansione di versione cartacea

Un’interessante pronuncia del Tribunale di Verona (4.12.2015) ritiene non condivisibile l’orientamento secondo cui sarebbe nullo e/o inesistente il ricorso per decreto ingiuntivo inoltrato telematicamente in formato PDF, ottenuto attraverso una digitalizzazione con scanner della versione cartacea, anche se firmato digitalmente.

La sanzione della nullità non sarebbe infatti prevista dall’ordinamento. Inoltre, sostiene il Tribunale di Verona, anche nell’ipotesi in cui si volesse ritenere che tale ricorso sia affetto da nullità, la stessa sarebbe in ogni caso da intendersi sanata dall’opposizione dell’ingiunto.

Fabio Bravo | www.fabiobravo.it

 

 

 

Processo Civile Telematico, Firma Digitale degli Atti e Google Chrome

Per chi si trovasse ad utilizzare per il Processo Civile Telematico (PCT) la soluzione Quadra di Lextel con Google Chrome, ed avesse riscontrato problemi con l’uso della firma digitale, nell’attesa dell’intervento di un tecnico e  può tener conto del suggerimento seguente.

Al fine di ottenere la visualizzazione dell’applet java per l’apposizione della firma digitale degli atti processuali da depositare via Internet (non visualizzata a seguito dei recenti aggiornamenti automatici del browser o della versione java installata), può provare ad abilitare il plug-in NPAPI attraverso la procedura di seguito sinteticamente indicata:

1) digitare il seguente indirizzo nella barra degli indirizzi di Google Chrome

chrome://flags/#enable-npapi

2) alla voce “Attiva NPAPI” cliccare su “Abilita” 

E’ poi consigliabile riavviare il browser.

In tal modo l’applet java per la funzione di firma digitale nel processo civile telematico su QUADRA della Lextel dovrebbe tornare ad essere visualizzata e a funzionare regolarmente anche su Google Chrome.

 

Processo civile telematico. Video Tutorial

Ho selezionato di seguito alcuni video tutorial (dal taglio pratico) sul processo civile telematico, che reputo particolarmente utili per chi si approccia nella prassi ai principali adempimenti operativi.

Fabio Bravo | www.fabiobravo.it

1) Deposito di ricorso per decreto ingiuntivo con delega e allegati (simulazione)

 

2) Memorie ex art. 183 c.p.c.

 

3) Formato di atti e documenti

 

4) Deposito della “busta” senza redattore atti (tramite PEC)

 

5) Deposito CTU

Nemesys. Il software è in GPL, ma la GPL non è una licenza d’uso

Il Progetto “Misura Internet”, dell’AGCOM e della Fondazione Ugo Bordoni”, è on-line.

Nell’ambito del progetto è stato allestito un software scaricabile gratuitamente, denominato Nemesys.

Ci si chiedeva insieme all’amico Marco Scialdone, nelle anticipazioni fornite dall’AGCOM con un comunicato stampa, quale licenza avesse tale software. Si sarebbe trattato di software prorietario concesso gratuitamente ma senza la condivisione dei sorgenti? Oppure si sarebbe trattato di software in open source? E in tal caso con quale licenza? GPL? EUPL? Un’altra licenza open?

Da alcuni contatti con la Fondazione Ugo Bordoni, ed in particolare dal Responsabile del Progetto, mi era stato detto che il software Nemesys sarebbe stato licenziato in GPL e ne avevo dato notizia dedicando post specifici sull’argomento (vedi i link sopra segnalati).

Paolo Del Bene, che ringrazio, mi invia un commento con cui osserva

se il software Ne.Me.Sys è da intendersi software libero ovvero tutelato dalla GNU General Public License, è necessario ridistribuire il codice sorgente, così cme afferma la medesima licenza e a tal poposito non deve esser richiesta alcuna credenziale per l’uso del software, se è realmente Software Libero, altrimenti non lo è !

mi aspetto che venga pubblicato il codice sorgente del software libero Ne.Me.Sys, secondo i termini di licenza della GPL.

il modello del software libero prevede la pubblicazione e distribuzione del codice sorgente, altrimenti non ci trova davanti ad un software libero, ma davanti ad un software non libero.

L’osservazione è pertinente, come si evince bene dall’attuale pagina del download.

Non v’è alcuna indicazione della licenza del software, né delle modalità per accedere ai codici sorgenti.

Lo stesso dicasi in altra pagina, ove ci si limita a dire che il software è gratuito. Ma “gratuito” è una cosa, “open source” è un’altra.

Andando alle pagine del tutorial relativa alla procedura di installazione di Nemesys e alle informazioni legali, però, si vede che la licenza GPL è stata adottata nella versione 3 e dichiarata all’interno del software, ma è stata interpretata, contrariamente ai contenuti normativi della licenza, come “licenza d’uso” e non come “public licence” (open source).

Ossia, dalla pagina del tutorial si evince chiaramente l’intenzione di riservare agli utenti solamente quelli di “uso” (utilizzo) del software, ma non altri diritti, quali l’accesso al codice sorgente e gli altri contemplati nella nota licenza open source.

Alla stessa conclusione si potrebbe arrivare se si osserva la costruzione del portale, che non evidenzia il link da cui ottenere i sorgenti. Nel tutorial, inoltre, non v’è traccia delle modalità di recupero dei codici sorgenti.

Credo pertanto che, salvo ripensamenti, la dichiarazione della licenza applicabile (GPL) e l’allinemanto del portale alla licenza, con disponibilità dei sorgenti, sia una “svista” (mi voglio augurare che solo di svista si tratti) dipendente da un disallineamento tra il progetto di sviluppo del software Nemesys e il progetto relativo alla realizzazione del portale di distribuzione del software.

Chiaramente, visto che le clausole della licenza GPL (incorporata in forma testuale nel software) sono vincolanti, i licenzianti sono tenuti contrattualmente, in forza della licenza, a mettere a disposizione dei licenziatari i sorgenti e a consentire gli ulteriori diritti che la licenza GPL v3 garantisce.

Segnalerò la questione al Responsabile del progetto Nemesys, che è persona disponibile, aperta al dialogo e preparata, al fine di risolvere le discrepanze sopra evidenziate, risultanti in sede esecutiva.

Sono convinto che la cosa sia facilmente risolvibile.

La necessità di avere Nemesys in open source è evidente. Reiterando quanto già ribadito altrove, infatti,

Ci si auspica, infatti, che la distribuzione del software, scaricabile gratuitamente per controllare la velocità della connessione ad Internet offerta dai providers, avvenga secondo il modello open source, auspicabilmente in EUPL (European Union Public Licence), per le seguenti ragioni:

a) perché ciò sarebbe in linea con le policies europee (http://www.osor.eu/eupl);

b) perché ciò consentirebbe ai providers di controllare eventuali bugs o errori, anche involontari, che possono sempre annidarsi nelle istruzioni con cui il codice sorgente è stato approntato, evitando in tal modo che il sistema possa compromettere involontariamente le dinamiche concorrenziali. Al riguardo i provider avrebbero la possibilità di proporre eventuali patch al manager di progetto per la manutenzione correttiva del software, oltre che eventuali integrazioni per la manutenzione migliorativa;

c) perché i consumatori (singolarmente quelli esperti o comunque le associazioni dei consumatori tramite tecnici di loro fiducia) potrebbero controllare l’effettivo funzionamento del software di verifica della connettività, nell’ottica della trasparenza che dovrebbe presidiare le dinamiche di un mercato concorrenziale, nonché verificare eventuali errori nelle istruzioni del codice sorgente, proponendo modifiche correttive o suggerendo nuove funzioni che siano di ausilio per l’intera comunità dei consumatori e degli utenti.

Insomma, l’apertura del codice sorgente, secondo il modello dell’open source, potrebbe portare quegli innegabili vantaggi in termini di efficienza che ormai innegabilmente ed universalmente si riconoscono.

Al di là della scelta della licenza open source, le motivazioni sopra indicate alle lett. a) e c) valgono anche per la GPL.

A queste motivazioni potrebbero essere aggiunte molte altre. Ma qui mi fermo, perché dai contatti che ho avuto con la FUB (Fondazione Ugo Bordoni) la scelta della GPL mi è stata dichiarata espressamente, senza possibilità di equivoco.

Fabio Bravo

www.fabiobravo.it

Information Society & ICT Law

Processo civile telematico, procura alle liti e notifica del decreto ingiuntivo. La sentenza del Tribunale di Milano del 14-1-2010

Sul processo civile telematico recentemente si è pronunciato il Tribunale di Milano, con sentenza del 14 gennaio 2010.

La sentenza è stata resa dal Giudice Dott. Enrico Consolandi della VII Sez. Civile, all’esito del giudizio di opposizione a decreto ingiuntivo, ottenuto quest’ultimo nell’ambito del “processo civile telematico” e successivamente notificato al debitore (il testo integrale della sentenza è disponibile sul sito de “ilcaso.it).

Tale sentenza è interessante perché va a pronunciarsi su una delle ecezioni pregiudiziali che ci si attendono numerose nella prassi forense.

Nella fattispecie il ricorso per decreto ingiuntivo è stato depositato in forma elettronica e per via telematica presso la cancelleria del Tribunale Civile di Milano. Successivamente, il decreto contenente l’ingiunzione di pagamento è stato notificato al debitore unitamente al ricorso, ma senza la procura alle liti. Da ciò ne è nata l’eccezione, in sede di opposizione a decreto ingiuntivo, volta a far valere il difetto di procura, sulla scorta del rilievo che la stessa non era unita al ricorso per decreto ingiuntivo notificatogli in uno con il provvedimento di ingiunzione.

Il Tribunale di Milano affronta tale eccezione offrendo i primi importanti strumenti di interpretazione giuriprudenziale per risolvere le eccezioni pregiudiziali che, come già detto, è facile prevedere che si solleveranno numerose a fronte del progressivo recepimento degli strumenti tecnologici in sede processuale.

La richiamata sentenza si preoccupa di precisare, nelle motivazioni, che

“Come noto nel caso di decreto ingiuntivo depositato per via telematica presso l’ufficio giudiziario l’art. 10 del d.p.r. 123/2001 stabilisce che la procura cartacea sia depositata in copia informatica, autenticata dal difensore mediante apposizione della firma digitale, unitamente al ricorso, quale originale informatico”.

Si aggiunge, poi, che

“L’art. 20 del d.lgs. 82 del 2005, il c.d. codice dell’amministrazione digitale, stabilisce l’equiparazione del documento informatico al documento cartaceo: “20. Documento informatico. 1. Il documento informatico da chiunque formato, la registrazione su supporto informatico e la trasmissione con strumenti telematici conformi alle regole tecniche di cui all’articolo 71 sono validi e rilevanti agli effetti di legge”. E proprio in base all’art. 71 sono state poi approvate le norme tecniche sul processo civile telematico, dapprima nel 2005 e poi quelle oggi vigenti, del d.m. 17/7/2008 su G.Uff. 2.8.2008, che regolano la trasmissione dei ricorsi ingiuntivi telematici.

In base al combinato disposto di queste norme la procura cartacea è copiata su file ed autenticata mediante firma digitale dal difensore ed unita al ricorso perché inviata nello stesso messaggio, cioè nello stesso file, crittografato con la firma digitale del difentore ai sensi dell’art. 42 delle citate norme tecniche.

La procura – la sua copia informatica qualora la procedura sia telematica – in tal modo fornisce al giudice la dimostrazione del potere del procuratore istante di rappresentare il cliente nella richiesta di decreto ingiuntivo”.

Ciò che non può legittimamente eccepire l’opponente è che la procura non gli sia stata recapitata assieme al ricorso, perché la procura deve essere allegata ed unita al ricorso depositato, non alla copia notificata”.

La discussione sulle modalità di apposizione della procura nel deposito telematico del ricorso per decreto ingiuntivo devono però tener conto sia delle norme relative ai formati dei files utilizzati per il processo civile telematico, sia delle norme che regolano la notifica del decreto, unitamente al ricorso.

La sentenza in questione, infatti, sul punto motiva rimarcando che

“Il codice di rito imopone poi la notifica entro 60 giorni del decreto ingiuntivo, senza menzionare la procura quale necessario oggetto di notifica.

Vi è da dire che poiché i file degli atti giudiziari, per le vigenti disposizioni sui formati nel processo telematico cioè il decreto del ministero della Giustizia del 29.9.2008 in G.Uff. 25.10.2008 n. 251, debbono essere dei file PDF tratti da testo e non da immagine, mai la procura, nel processo telematico, potrà essere conferita con sottoscrizione del cliente a margine del ricorso, proprio perché questo mai potrà essere un foglio di carta.

Quindi forma necessitata della procura negli atti processuali telematica è quella di atto separato, che può essere o meno notificato con il ricorso, senza che ciò infici la legittimità della notifica stessa.

E’ questo un punto nodale per risolvere l’eccezione. Infatti, continua il provvedimento giurisprudenziale,

“Come s’è detto in questi casi la notifica della procura non è richiesta da alcuna norma, né pare che la conoscenza della procura possa essere vista come una necessaria garanzia per il convenuto il quale, se vorrà controllare i poteri del procuratore, alla stregua dei documenti allegati al ricorso, avrà l’onere di costituirsi.

(…)

Del resto l’ingiunto che intenda presentare opposizione, con il ministero del difensore, può controllare la regolarità della procura ottenendo copia dei documenti allegati al ricorso, telematico come cartaceo e svolgere in opposizione tutte le eccezioni del caso”.

Si percepisce l’intento volto ad evitare che la procedura possa essere di ostacolo all’applicazione degli strumenti telematici anche là dove si sia in presenz a di una marcata lacunosità delle norme introdotte per il processo civile telematico, che spesso malgestiscono la transizione dal vecchio al nuovo, lasciando agli interpreti il compito di adeguare l’applicazione delle norme esistenti, dettate per il processo di tipo tradizionale “paper-based”, alle nuove modalità di svolgimento del processo civile, “e-based”.

Terrò nota, di volta in volta, delle ulteriori importanti novità in tale materia. L’analisi della giurisprudenza è di sicuro preziosa per registrare le modalità di applicazione delle norme e delle tecnologie che ruotano attorno al processo civile telemativo, facendo emergere le criticità da risolvere e le soluzioni sperimentate nella prassi.

Fabio Bravo

www.fabiobravo.it

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