OSCE

Ecco la lettera dell'OSCE contro il DDL italiano sulle intercettazioni e a favore del giornalismo investigativo

Dal sito de Il Sole 24 Ore si inviene il link alla nota dell’OSCE (The Organization for Security and Co-operation in Europe), pubblicata sul proprio sito istituzionale a firma della delegata per la libertà dei media Dunja Mijatovic, con la quale si

chiede all’Italia di non approvare definitivamente nella versione uscita dal Senato il testo di legge sulle intercettazioni proposto dal Governo Berlusconi.

Riporto di seguito alcuni passaggi della nota dell’OSCE, così come proposti dal Sole 24 ore:

(1.)

«Il progetto di legge approvato dal Senato nella sua formulazione attuale (…) contraddice le raccomandazioni dell’Osce, specialmente nella misura in cui proibisce l’uso di alcune fonti confidenziali e materiali che possono essere necessari per indagini giornalistiche significative al servizio della democrazia».

(2.)

«Sono preoccupata che il Senato abbia approvato una legge che potrebbe seriamente ostacolare il giornalismo investigativo in Italia nonostante i diversi ammonimenti venuti dal mio ufficio: esso (…) segna una tendenza alla criminalizzazione del lavoro giornalistico. I giornalisti devono essere liberi di riportare le notizie di pubblico interesse e di essere in grado di decidere come portare avanti un’inchiesta in modo responsabile».

(3.)

La rappresentante Osce, in particolare, ha ribadito la censura da parte dell’organismo da lei rappresentato delle norme del ddl intercettazioni che prevedono «forti restrizioni – ha denunciato – nella pubblicazione di atti processuali o di indagine anche prima dell’inizio dei processi», così come le «multe salate» e «anche il carcere» per editori e giornalisti che le pubblichino, così come la previsione del carcere per chiunque, senza essere giornalista, registri e diffonda conversazioni senza il consenso dell’altra persona.

Consiglio di leggere con attenzione l’intero comunicato dell’OSCE, in versione originale (in inglese).

Fabio Bravo

www.fabiobravo.it

Giornalismo investivativo. Il monito dell'OSCE sul DDL italiano in materia di intercettazioni

Il disegno di legge sulle intercettazioni solleva numerose perplessità in materia di libertà dell’informazione, costringendo al silenzio il giornalismo investigativo, paralizzandone a monte le inchieste.  A tal riguardo si è sollevata ora anche la voce dell’OSCE (The Organization for Security and Co-operation in Europe), che porta finalmente la questione italiana al centro dell’attenzione internazionale.

Un recente articolo del Corriere della Sera rimarca, infatti, che

Il ddl intercettazioni diventa un caso internazionale: l’Osce, Organizzazione per la sicurezza e la cooperazione in Europa, chiede all’Italia di rinunciare al disegno di legge o di modificarlo in sintonia con gli standard internazionali sulla libertà di espressione. «Sono preoccupata che il Senato abbia approvato una legge che potrebbe seriamente ostacolare il giornalismo investigativo in Italia», ha detto in un comunicato Dunja Mijatovic, responsabile Osce per la libertà dei media. «I giornalisti devono essere liberi di riferire su tutti i casi di pubblico interesse e devono poter scegliere come condurre una indagine responsabile», ha aggiunto Mijatovic, responsabile dell’Osce per la libertà dei media.

Il problema, ovviamente, non è da valutare solamente con riguardo al giornalismo investigativo, ma anche con riguardo alle investigazioni svolte in ambito giudiziario e dalle forze di polizia, genericamente intese, che ogni giorno pongono azioni di contrasto alla criminalità.

Il fatto che si ponga l’attenzione forte alla paralisi del giornalismo di inchiesta è dovuto all’aggressione al principio democratico, assicurato dall’art. 21 Cost.

Il giornalismo assolve ad una funzione fondamentale nella nostra società, non a caso definita società dell’informazione (information society).

L’informazione diffusa dal giornalismo, soprattutto dal “temibile” giornalismo investigativo, rende edotta l’opinione pubblica, che in tal modo è in grado di esercitare un controllo, indiretto, sul potere politico e, in ogni caso, decidere per una conferma o un cambiamento della propria espressione di voto in occasione delle periodiche consultazioni elettorali.

Se tacessero i giornalisti dei talk show e quelli che portano avanti le inchieste, quale forma rimarrebbe per esercitare la fisiologica funzione di controllo di quel potere politico che pretende di trarre la proria legittimazione dal consenso popolare, spesso anche a dispetto di azioni giudiziarie etichettate, fondatamente o artatamente, come politicizzate?

Il giornalismo investigativo va salvaguardato.

Fabio Bravo

www.fabiobravo.it

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