Ordine dei giornalisti

Privacy, editori e giornalisti. Il Garante interviene sull’Ordine e sulla FIEG

Il Garante per la protezione dei dati personali è intervenuto indirizzando all’Ordine dei giornalisti e alla FIEG (Federazione Italiana degli Editori Giornali) una nota per sensibilizzare entrambe le categorie al rispetto della privacy, con particolare riferimento al corretto utilizzo dei dati estratti dalla rete Internet.

Il problema più sentito riguarda immagini e informazioni tratte da Facebook e altri social network, che vengono utilizzate senza una opportuna verifica.

Nell’ultima Newsletter il Grante, al riguardo, ha precisato che

É necessario che i giornalisti verifichino sempre con attenzione le informazioni personali e le immagini che si possono trovare su Facebook e gli altri social network.

(…) Internet costituisce oggi, infatti, per i giornalisti una ricca fonte di dati.

Tuttavia la facile accessibilità agli stessi non può consentire un uso indiscriminato, senza adeguate verifiche sulla loro esattezza e completezza, oltre che sulla loro pertinenza sui fatti narrati. La scrupolosa verifica delle informazioni è tanto più necessaria se si considera il fatto che gli utenti dei social network non sono ancora pienamente consapevoli del fatto che i dati personali da loro inseriti su Facebook e su altri siti sono facilmente raggiungibili attraverso i motori di ricerca.

(…)

Il Garante, in linea con altre Autorità europee, ha dunque invitato sia l’Ordine nazionale dei giornalisti, sia la Federazione italiana degli editori giornali, a condividere l’opera di sensibilizzazione richiamando i direttori e i giornalisti al più scrupoloso rispetto dei principi “che costituiscono l’essenza di una corretta e professionale attività giornalistica”.

L’attenzione per tale tema, già evidente anche nella Guida del Garante sui rischi legati all’utilizzo dei social network, è tornato alla ribalta di recente dopo che due persone, in distinte occasioni, si erano viste pubblicare la foto estratta dal proprio profilo su Facebook, ma associata alla notizia della “loro” morte, quale vittima di incidente stradale l’una e vittima del terremoto che ha colpito l’Abruzzo, l’altra.

Il tutto, che è dipeso da una superficiatà nella ricerca delle immagini e da una mancata verifica sulla correttezza dei dati a fronte del rischio di omonimia, si traduce in un errore nel trattamento dei dati personali, suscettibile di ricadute sul piano sociale e interpersonale oltre che sul piano dell’identità personale.

Come riferito dal Garante medesimo, tali episodi sono stati trattati a seguito di

segnalazione di due cittadini, i quali avevano visto pubblicata da alcuni quotidiani  la propria immagine presa da  Facebook erroneamente associata a persone omonime decedute. In un caso si trattava di un incidente stradale, nell’altro di una vittima del terremoto avvenuto in Abruzzo.

I nomi pubblicati nei servizi di cronaca erano corretti, ma le fotografie ad essi associate erano state trovate facendo una semplice ricerca su Internet e scaricando l’immagine presente nei profili che i due segnalanti avevano aperto nel famoso  social network.

I giornalisti non avevano, dunque, verificato l’ipotesi che si potesse trattare di semplici casi di omonimia e hanno dato per decedute le persone sbagliate.

Nel caso della vittima del terremoto, la fotografia errata, pubblicata da un quotidiano, era stata riproposta anche da due testate televisive nazionali.

Si osserva la capacità di trasferimento dei dati, che rimbalzano rapidamente da un media ad un altro (social network-giornale-televisione), secondo un effetto che può essere definito “virale” e che porta ad amplificare gli effetti del trattamento illecito, con risvolti in ordine all’entità del danno risarcibile.

Fabio Bravo

www.fabiobravo.it

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