Omicidio di Garlasco

Garlasco e computer forensics. L'assoluzione di Stasi dal reato di omicidio e le contestazioni relative alla detenzione di materiale pedopornografico

Sull’omicidio di Garlasco, è noto l’esito del giudizio di promo grado. Stando al dispositivo letto in udienza Alberto Stasi è stato assolto, con le motivazione che verranno illustrate nel testo integrale della sentenza.

Occorrerà dunque attendere il deposito delle motivazioni per apprendere i motivi dell’assoluzione e formulare valutazioni più accurate.

Pare però di poter sostenere, in uno con quanto già rilevato dagli organi di informazione, che la perizia informatica sia stata decisiva o che, comunque, abbia svolto un ruolo di primissimo piano.

Vero è che dal medesimo accertamento sul PC di Stasi, così favorevole per la linea difensiva nel procedimento relativo all’ipotesi di reato per l’omicidio di Chiara Poggi, ha portato anche ad avanzare una distinta contestazione per la detenzione del materiale pedopornografico rinvenuto in sede di analisi tecnica.

Si attendono dunque anche gli sviluppi relativi a tale distinto accertamento.

Qui la posizione della difesa sembra orientata a mettere in dubbio l’intenzionalità del download dei file in contestazione,  sostenendo che siano stati scaricati per errore. 

Così infatti si apprende da un articolo apparso privo di firma su la Repubblica del 20 dicembre 2009, là dove è stato precisato che

Il procedimento contro Alberto Stasi per il possesso e la divulgazione di materiale pedopornografico procede in modo autonomo rispetto a quello, appena concluso, per l’omicidio di Garlasco. Il prossimo 9 marzo, il gup di Vigevano Stefano Vitelli – lo stesso che lo ha assolto dall’accusa di assassinio – deciderà se prosciogliere l’ex bocconiano, oppure rinviarlo a giudizio.

Prima di quell’appuntamento, l’8 gennaio, i periti si riuniranno a Torino per stabilire in che modo i file hard sono arrivati sul portatile di Stasi, per verificare se c’è stata anche condivisione del materiale scottante che, secondo i legali del giovane, sarebbero stati invece scaricati solo per errore.

 Ovviamente per la configurabilità del reato è irilevante se i file incrminati siano stati scaricati volontariamente o inconsapevolmente, dato che a rilevare è l’intenzionalità della detenzione. In altre parole il reato sussiste anche qualora il dowload dei file sia avvenuto per errore ma, avendone successivamente presa cognizione dei contenuti, siano stati conservati consapevolmente, senza procedere alla loro eliminazione. 

Fabio Bravo

www.fabiobravo.it

Omicidio di garlasco. Oggi la sentenza

E’ attesa per oggi la sentenza relativa all’omicidio di Garlasco, nel quale la perizia informatica e le computer forensics hanno svolto un ruolo importante nel sorreggere le tesi della difesa.

Fabio Bravo

www.fabiobravo.it

Omicidio di Garlasco. Rinvenuti nella chiavetta usb della vittima file relativi ad articoli sulla pedofilia

Come riportato dal Corriere della Sera in un recente articolo, su una chiavetta USB di Chiara Poggi, la vittima dell’omicidio di Garlasco, sarebbero stati ritrovati diversi file scaricati da Internet, alcuni in PDF, che riproducono articoli sulla pedofilia. I file sarebbero stati scaricati in epoca antecedente al delitto, tra il 17 marzo ed il 24 maggio 2007  (l’omicidio è avvenuto il 13 agosto 2007).

Stando alla ricostruzione del Corriere,

Il primo articolo è sugli “Omicidi senza colpevoli”. Poi ci sono i file archiviati come “pedofilia 1, 2 e 3″ che riportano altri articoli di giornale: «Chi sono davvero i pedofili? Sono vittime di una patologia dell’istinto o di una devianza psicosociale?». File tratti da Internet che vennero salvati sulla chiavetta usb di Chiara Poggi soltanto pochi mesi prima che la ragazza venisse uccisa (…) 

Il rinvenimento dei file, nell’articolo sopra citato, viene ricondotto ad un accertamento tecnico (di computer forensics) che sarebbe stato fatto eseguire dalla parte civile, mediante il proprio consulente tecnico informatico.

Si aprono nuovi percorsi e nuove ipotesi investigative, da verificare.

Si legge ancora, nel già citato articolo:

“Un giallo che apre la strada a nuovi interrogativi. I dati emergono dalla consulenza informatica della parte civile, quella che rappresenta la famiglia Poggi al processo contro Alberto Stasi, indagato per la doppia accusa di omicidio e detenzione di file pedopornografici: 128 pagine depositate il 30 settembre scorso, già inserite nella perizia che gli esperti nominati dal Tribunale dovranno a loro volta consegnare al gup Stefano Vitelli. Se per la parte civile non è stato possibile ricostruire con esattezza cosa Chiara vide sul computer del fidanzato tra le 21,59 e le 22,10 del 12 agosto, la sera prima di essere uccisa nella sua villetta di via Pascoli (ora in cui lui stesso ha sempre dichiarato di essersi allontanato da casa Poggi per andare a chiudere il cane), è certo cosa la ragazza salvò sulla chiavetta tra il 17 marzo e il 24 maggio precedenti”.

La computer forensics si rivela capace ancora una volta di dare nuovi slanci per le investigazioni, utili non solo per accertare le responsabilità in sede penale, ma anche per le richieste risarcitorie della parte civile nell’ambito del procedimento penale, pure per reati diversi da quelli etichetabili come computer crimes o computer related crimes, quali il reato di omicidio in questione.

 Seguiremo ancora gli sviluppi (sull’argomento si vedano anche questi post).

Avv. Fabio Bravo

www.fabiobravo.it

Omicidio di Garlasco. Riflessioni sulla prova scientifica

L’omicidio di Garlasco, che stiamo seguendo per la rilevanza assunta in sede investigativa e processuale dalla computer forensics e dall’esame forense del DNA, è destinato a passare alla storia per le riflessioni sui confini di validità della prova scientifica e sulle modalità di effettuazione delle indagini.

Quanto a quest’ultime, forse sarebbe il caso di insistere sull’applicazione di protocolli investigativi, se è vero quanto riportato in questo interessante articolo di Piero Colaprico per la Repubblica, in cui si metteno in evidenza alcune difficoltà che possono sorgere in relazione alle scelte operative degli investigatori.

L’articolo, però, si interessa anche di un altro grande tema, quello della fragilità della prova scientifica, apparentemente in grado di dare soluzioni univoche, ma che spesso si mostra non univoca nella lettura che gli esperti ne fanno.

La triste storia di Clotilde Zambrini, a chiusura del pezzo di Niccolò Zancan per La Stampa dedicato prevalentemente all’operato dei RIS in relazione alle indagini scientifiche, costituisce un bello spunto di riflessione sul valore attualmente assegnabile alla prova scientifica, rispetto a quella tradizionale, basata su evidenze di altra natura.

Dopo la richiesta di nuovi accertamenti tecnici, nell’ambito del rito abbreviato, nel processo ad Alberto Stasi ritorna alal ribalta il tema della valutazione della prova scientifica, tacciata come capace di fornire risultanze univoche, ma che, all’esame concreto, si rivela suscettibile di interpretazioni differenti.

Certo è che il nuovo accertamento peritale sull’omicidio di Garlasco ha fornito un riscontro opposto a quello reso da Garofalo e dalla sua squadra, in seno ai RIS di Parma.

Le risultanze sono sorprendenti per la molteplicità delle discordanze, che, lungi dal fare chiarezza su chi sia l’autore del delitto, forniscono un decisivo contributo alla difesa dell’imputato.

Di fronte alla confutazione delle conclusioni a cui è giunta l’accusa sulla data della morte di Chiara Poggi, sulle traccie biologiche rinvenute sul dispenser del sapone e sui pedani della bicicletta, ma non sulla suola delle scarpe di Alberto Stasi, riemerge la rilevanza degli accertamenti peritali di computer forensics, in grado di confermare l’alibi dell’unico imputato.

I problemi non rimarranno isolati, ma interesseranno una quantità notevole di casi, se si pensa al fatto che ormai anche l’Italia vede affacciarsi la prospettiva di una sistematica utilizzazione della banca dati del DNA per fini investigativi e processuali, al di là di quanto già avveniva e tuttora avviene con il materiale biologico e i profili genetici conservati presso i RIS di Parma, Roma, Messina e Cagliari.

Si deve riflettere, secondo me, sull’approccio alle tecnologie, siano esse informatiche o biologiche (bio-informatiche, come attualmente avviene per l’analisi forense del DNA).

Occorre evitare che nel processo penale si segua quell’approccio che si aveva un tempo con l’avvento dei primi calcolatori elettronici, di fronte ai quali chi li usava o ne legeva gli output, era portato a ritenere di essere di fronte a realtà oggettive, assolute, senza riflettere sul fatto che la lettura degli output dipende (1) dalla qualità degli input e (2) dal processo di elaborazione usato, nonché (3) dalla capacità di chi gli output li legge, chiamato a svolgere comunque (4) un’attività interpretativa, naturalmente radicata con la lettura degli output medesimi.

Bella, al riguardo, la chiosa finale di Piero Colaprico:

Ma davvero ci vogliono due anni per stabilire che, se si cammina sulla ghiaia o sull’erba bagnata, il sangue secco può staccarsi dalle suole? Nei laboratori dei telefilm non succede mai, nella realtà della provincia italiana sì.

 Fabio Bravo

www.fabiobravo.it

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