Nemesys

Il software libero nel settore pubblico. Disponibili in PDF le relazioni del Convegno internazione EOLE2010 (European Opensource and Free Software Law Event)

Segnalo che sono disponibili on-line le numerose relazioni del convegno internazionale EOLE (European Opensource and Free Software Law Event), quest’anno ospitato in Italia e dedicato al tema del Software Libero e Open Source nel Settore Pubblico, nell’ambito del quale sono intervenuto sul tema “Riuso di software e scelta delle licenza. Case studies“.

Tale relazione si proponenva di discutere una serie di casi (tra cui Nemesys, Piattaforma Experience, NotreDAM, CreaTiVù, il disciplinare di Gara di SardegnaIT) presentati nel corso del tempo su EUPL.IT (sito italiano interamente dedicato alla EUPL – European Union Public Licence), da me attivato a prosecuzione dell’attività di ricerca svolta nell’ambito di un PRIN (Progetto di Ricerca di Rilevante Interesse Nazionale) dedicato all’open source e alla prorpietà intellettuale.

Sull’argomento si veda anche questo e-book e questo articolo.

Nemesys e GPL. Arriva il codice sorgente

A seguito di un mio recente post dal titolo “Nemesys. Il software è in GPL ma la GPL non è una licena d’uso“, avuti contatti con l’Ing. Luca Rea, Responsabile del progetto, questi mi segnala in anteprima che:

1) il codice sorgente di Nemesys è ora reso disponibile on-line al seguente indirizzo:

http://code.google.com/p/nemesys-qos/

2) presto verrà inserito tale link anche all’interno del sito di progetto (MisuraInternet.it)

3) quanto prima verranno sanate le ulteriori discrepanze segnalate.

Ringrazio dunque l’Ing. Rea della Fondazione Ugo Bordoni per gli immediati riscontri e Paolo del Bene per lo stimolamente commento che mi ha rilasciato.

Fabio Bravo

www.fabiobravo.it

Information Society & ICT Law

Nemesys. Il software è in GPL, ma la GPL non è una licenza d’uso

Il Progetto “Misura Internet”, dell’AGCOM e della Fondazione Ugo Bordoni”, è on-line.

Nell’ambito del progetto è stato allestito un software scaricabile gratuitamente, denominato Nemesys.

Ci si chiedeva insieme all’amico Marco Scialdone, nelle anticipazioni fornite dall’AGCOM con un comunicato stampa, quale licenza avesse tale software. Si sarebbe trattato di software prorietario concesso gratuitamente ma senza la condivisione dei sorgenti? Oppure si sarebbe trattato di software in open source? E in tal caso con quale licenza? GPL? EUPL? Un’altra licenza open?

Da alcuni contatti con la Fondazione Ugo Bordoni, ed in particolare dal Responsabile del Progetto, mi era stato detto che il software Nemesys sarebbe stato licenziato in GPL e ne avevo dato notizia dedicando post specifici sull’argomento (vedi i link sopra segnalati).

Paolo Del Bene, che ringrazio, mi invia un commento con cui osserva

se il software Ne.Me.Sys è da intendersi software libero ovvero tutelato dalla GNU General Public License, è necessario ridistribuire il codice sorgente, così cme afferma la medesima licenza e a tal poposito non deve esser richiesta alcuna credenziale per l’uso del software, se è realmente Software Libero, altrimenti non lo è !

mi aspetto che venga pubblicato il codice sorgente del software libero Ne.Me.Sys, secondo i termini di licenza della GPL.

il modello del software libero prevede la pubblicazione e distribuzione del codice sorgente, altrimenti non ci trova davanti ad un software libero, ma davanti ad un software non libero.

L’osservazione è pertinente, come si evince bene dall’attuale pagina del download.

Non v’è alcuna indicazione della licenza del software, né delle modalità per accedere ai codici sorgenti.

Lo stesso dicasi in altra pagina, ove ci si limita a dire che il software è gratuito. Ma “gratuito” è una cosa, “open source” è un’altra.

Andando alle pagine del tutorial relativa alla procedura di installazione di Nemesys e alle informazioni legali, però, si vede che la licenza GPL è stata adottata nella versione 3 e dichiarata all’interno del software, ma è stata interpretata, contrariamente ai contenuti normativi della licenza, come “licenza d’uso” e non come “public licence” (open source).

Ossia, dalla pagina del tutorial si evince chiaramente l’intenzione di riservare agli utenti solamente quelli di “uso” (utilizzo) del software, ma non altri diritti, quali l’accesso al codice sorgente e gli altri contemplati nella nota licenza open source.

Alla stessa conclusione si potrebbe arrivare se si osserva la costruzione del portale, che non evidenzia il link da cui ottenere i sorgenti. Nel tutorial, inoltre, non v’è traccia delle modalità di recupero dei codici sorgenti.

Credo pertanto che, salvo ripensamenti, la dichiarazione della licenza applicabile (GPL) e l’allinemanto del portale alla licenza, con disponibilità dei sorgenti, sia una “svista” (mi voglio augurare che solo di svista si tratti) dipendente da un disallineamento tra il progetto di sviluppo del software Nemesys e il progetto relativo alla realizzazione del portale di distribuzione del software.

Chiaramente, visto che le clausole della licenza GPL (incorporata in forma testuale nel software) sono vincolanti, i licenzianti sono tenuti contrattualmente, in forza della licenza, a mettere a disposizione dei licenziatari i sorgenti e a consentire gli ulteriori diritti che la licenza GPL v3 garantisce.

Segnalerò la questione al Responsabile del progetto Nemesys, che è persona disponibile, aperta al dialogo e preparata, al fine di risolvere le discrepanze sopra evidenziate, risultanti in sede esecutiva.

Sono convinto che la cosa sia facilmente risolvibile.

La necessità di avere Nemesys in open source è evidente. Reiterando quanto già ribadito altrove, infatti,

Ci si auspica, infatti, che la distribuzione del software, scaricabile gratuitamente per controllare la velocità della connessione ad Internet offerta dai providers, avvenga secondo il modello open source, auspicabilmente in EUPL (European Union Public Licence), per le seguenti ragioni:

a) perché ciò sarebbe in linea con le policies europee (http://www.osor.eu/eupl);

b) perché ciò consentirebbe ai providers di controllare eventuali bugs o errori, anche involontari, che possono sempre annidarsi nelle istruzioni con cui il codice sorgente è stato approntato, evitando in tal modo che il sistema possa compromettere involontariamente le dinamiche concorrenziali. Al riguardo i provider avrebbero la possibilità di proporre eventuali patch al manager di progetto per la manutenzione correttiva del software, oltre che eventuali integrazioni per la manutenzione migliorativa;

c) perché i consumatori (singolarmente quelli esperti o comunque le associazioni dei consumatori tramite tecnici di loro fiducia) potrebbero controllare l’effettivo funzionamento del software di verifica della connettività, nell’ottica della trasparenza che dovrebbe presidiare le dinamiche di un mercato concorrenziale, nonché verificare eventuali errori nelle istruzioni del codice sorgente, proponendo modifiche correttive o suggerendo nuove funzioni che siano di ausilio per l’intera comunità dei consumatori e degli utenti.

Insomma, l’apertura del codice sorgente, secondo il modello dell’open source, potrebbe portare quegli innegabili vantaggi in termini di efficienza che ormai innegabilmente ed universalmente si riconoscono.

Al di là della scelta della licenza open source, le motivazioni sopra indicate alle lett. a) e c) valgono anche per la GPL.

A queste motivazioni potrebbero essere aggiunte molte altre. Ma qui mi fermo, perché dai contatti che ho avuto con la FUB (Fondazione Ugo Bordoni) la scelta della GPL mi è stata dichiarata espressamente, senza possibilità di equivoco.

Fabio Bravo

www.fabiobravo.it

Information Society & ICT Law

Ancora sul software Nemesys per il monitoraggio della connettività ad Internet. La FUB spiega perché ha usato la GPL. Apertura verso la EUPL


Sarà per il fatto che sono una persona tenace, ma all’epilogo della discussione sulle modalità di licencing del software Nemesys non mi sono arreso. Ho chiesto all’Ing. Luca Rea, Responsabile del Progetto relativo al software Nemesys presso la FUB (Fondazione Ugo Bordoni) , le motivazioni che hanno spinto a scegliere la GPL (e quale versione sia stata adottata). Ho chiesto anche di considerare la fattibilità del licencing in EUPL.

L’Ing. Rea mi ha gentilmente risposto, e in questa sede lo ringrazio ancora una volta, rendendomi noto che Nemesys integra altro software già licenziato in GPL e pertanto, per l’effetto di strong copyleft già evidenziato in questa sede, non è stato possibile il licencing in EUPL. Vi sono anche altre motivazioni secondarie.

Tuttavia, come mi ha rivelato l’Ing. Rea, sta considerando l’opportunità di ricorrere alla EUPL, anche per successive versioni di Nemesys, ed è comunque interessato, anche per la versione attuale, a studiare le possibili soluzioni di convergenza che rendano le due licenze (GPL v3 ed EUPL) compatibili e non alternative.

Ovviamente, tali “desiderata” sono da valutare in relazione alla strada perseguita dall’OSOR.EU, sulla interoperabilità delle licenze, oppure, con soluzioni da verificare quanto a fattibilità concreta, in relazione al dual-licencing.

La riposta dell’Ing. Luca Rea, con le motivazioni principali e secondarie della FUB e la percorribilità di soluzioni alternative, sono affrontate nell’articolo “Ecco perché Nemesys non è in EUPL. Risponde il Responsabile del Progetto“, su EUPL.IT, alla cui lettura rimando per i necessari approfondimenti.

Fabio Bravo

www.fabiobravo.it

Information Society & ICT Law

La FUB risponde: Nemesys è open source con licenza GPL

La Fondazione Ugo Bordoni, tramite il Dott. Sebastiano Trigila (Direzione delle Ricerche – FUB) che ringrazio vivamente, a fronte della richiesta di informazioni in ordine alle modalità di licencing del software Nemesys per il monitoraggio della velocità di connessione ad Internet, mi ha dato cortese riscontro tramite e-mail, facendomi sapere che la distribuzione avverrà con licenza open source e,  precisamente, in GPL.

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La risposta, che attendevo con ansia insieme a Marco Scialdone, non è tardata a pervenire, se si considerano i giorni di ferie sotto ferragosto.

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Non mi sono state indicate, però, le ragioni sulla scelta della licenza e sui motivi (se ve ne sono) che hanno portato a preferire la GPL alla EUPL.

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Va ricordato che la GPL ha un effetto virale gestito da una clausola strutturata secondo il modello di strong copyleft, che, utile nella prima fase di affermazione della licenza ed idonea al raggiungimento dei suoi obiettivi (affermazione delle libertà predicate dalla Free Software Foundation – FSF) , finisce paradossalmente ora per avere un effetto drasticamente anticoncorrenziale sulla scelta di licenze open source alternative, pur indirizzate al raggiungimento del medesimo obiettivo.

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In altre parole, le libertà che la FSF pratica in favore del codice sorgente vengono negate per la licenza, che costituisce in un certo qual senso il “codice sorgente” in cui sono contenute le “istruzioni” (clausole) per l’uso del software.

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A differenza di quanto avviene per il software, con la licenza GPL si ha paradossalmente una politica di tipo “proprietario” che, in forza della posizione dominante raggiunta sul mercato delle licenze open source, porta al problema del conflitto tra licenze open source (costringendo ad esempio i progetti nati sotto altra licenza open, come la EUPL, e che vogliono integrare porzioni di codice in GPL, ad abdicare la licenza di origine in favore della GPL, con sacrificio della libertà nell’uso della scelta delle licenze per la gestione dei rapporti tra licenziante e licenziatari).

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Sul tema ritornerò ancora.

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Certo è che l’AGCOM e la FUB hanno mostrato grande sensibilità nella scelta delle modalità di distribuzione del software ed anche chi ha commentato scetticamente l’idea che in Italia possa avanzare la cultura dell’open source ora, per fortuna, deve ricredersi.

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Fabio Bravo

www.fabiobravo.it

Information Society & ICT Law

Punto-Informatico riprende il dibattito in rete sul software Nemesys. Sarà EUPL?

Su Punto-Informatico è apparso l’articolo di Claudio Tamburrino dal titolo “Banda larga, consumatori a metà“, in cui viene ripreso il dibattito instaurato da Marco Scialdone e dal sottoscritto sulla licenza del software Nemesys, per la misurazione della connessione ad Internet.

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Nel corso del dibattito ho inoltrato una richiesta di informazioni all’AGCOM ed alla Fondazione Ugo Bordoni (FUB), per avere notizie sulle modalità di licencing, auspicando che il software possa essere rilasciato in EUPL (European Union Public Licence) e comunque in licenza open source.

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La questione inizia a rimbalzare su altri network, come quello di Vivitelese.it, nelle pagine curate dal Movimento per la Difesa del Cittadino, sezione locale di Sannio Valle Telesina.

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Nell’attesa della risposta, sono felice che l’interessamento al tema inizi ad essere corale.

Spero si aggiungano altre voci.

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Fabio Bravo

www.fabiobravo.it

Information Society & ICT Law

Inoltrata all’AGCOM e alla Fondazione Ugo Bordoni richiesta di informazioni sul tipo di licenza con cui verrà distribuito il software Nemesys

A seguito della discussione con l’amico Marco Scialdone sulle modalità di rilascio del software Nemesys per il monitoraggio della velocità di connessione ad Internet, lanciato dall’AGCOM in un recente comunicato stampa in cui segnalava il progetto “Misurare Internet”, portato avanti in collaborazione con la Fondazione Ugo Bordoni (FUB), ho avanzato una richiesta di informazioni sia all’AGCOM, sia alla FUB per conoscere le modalità di licencing.

Ci si auspica, infatti, che la distribuzione del software, scaricabile gratuitamente per controllare la velocità della connessione ad Internet offerta dai providers, avvenga secondo il modello open source, auspicabilmente in EUPL (European Union Public Licence), per le seguenti ragioni:

a) perché ciò sarebbe in linea con le policies europee (http://www.osor.eu/eupl);

b) perché ciò consentirebbe ai providers di controllare eventuali bugs o errori, anche involontari, che possono sempre annidarsi nelle istruzioni con cui il codice sorgente è stato approntato, evitando in tal modo che il sistema possa compromettere involontariamente le dinamiche concorrenziali. Al riguardo i provider avrebbero la possibilità di proporre eventuali patch al manager di progetto per la manutenzione correttiva del software, oltre che eventuali integrazioni per la manutenzione migliorativa;

c) perché i consumatori (singolarmente quelli esperti o comunque le associazioni dei consumatori tramite tecnici di loro fiducia) potrebbero controllare l’effettivo funzionamento del software di verifica della connettività, nell’ottica della trasparenza che dovrebbe presidiare le dinamiche di un mercato concorrenziale, nonché verificare eventuali errori nelle istruzioni del codice sorgente, proponendo modifiche correttive o suggerendo nuove funzioni che siano di ausilio per l’intera comunità dei consumatori e degli utenti.

Insomma, l’apertura del codice sorgente, secondo il modello dell’open source, potrebbe portare quegli innegabili vantaggi in termini di efficienza che ormai innegabilmente ed universalmente si riconoscono.

Attendiamo insieme la riposta dell’AGCOM e della FUB, in ordine alle quali vi terrò prontamente informati, sperando che non tardi troppo a pervenire.

Fabio Bravo

www.fabiobravo.it

Information Society & ICT Law

L’AGCOM e il software NEMESYS per monitorare i consumi Internet degli utenti. Opensource in EUPL?

L’AGCOM segnala il lancio di NEMESYS, software dedicato al monitoraggio dei consumi Internet da parte degli utenti.

La segnalazione giunge dall’amico Marco Scialdone, che fa giustamente notare come quel software debba essere open source, auspicabilmente in EUPL (European Union Public Licence).

Qualche giorno fa un comunicato dell’AGCOM ha informato i titolari di un abbonamento Internet che “a partire dal prossimo ottobre sarà possibile monitorare le prestazioni della propria connessione ad internet da postazione fissa attraverso un software certificato e gratuito che il consumatore potrà utilizzare sul proprio personal computer“.
“Il software” si legge nel comunicato “messo a disposizione degli utenti, denominato NEMESYS, potrà essere scaricato gratuitamente dal sito www.misurainternet.it in via realizzazione”.
Nel comunicato nulla si dice, però, circa la licenza d’uso che accompagnerà il software. Trattandosi di uno strumento che dovrà servire ai consumatori per un maggiore controllo sulle obbligazioni contrattuali assunte dai rispettivi provider è necessario che tanto i provider quanto i consumatori possano esercitare un controllo sul software, accedendo liberamente al suo codice sorgente.
Sarebbe, dunque, un ottimo segnale da parte dell’AGCOM se la stessa volesse adottare per la sua distribuzione una licenza open source, ad esempio (considerata la natura istituzionale dell’authority) la EUPL.

Condivido appieno l’osservazione di Marco.

La EUPL, salvo impedimenti legati alle modalità con cui il codice è stato approntato (ad esempio se contiene porzioni di codice in GPL v3), è la licenza più indicata per il rilascio del softare in questione.

Per approfondimenti segnalo www.eupl.it, il sito italiano interamente dedicato alla EUPL, ricordato anche da Marco con il link contenuto nel suo post.

Fabio Bravo

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