limiti

Pubblicazione su Internet delle ordinanze di custodia cautelare. I limiti imposti dal Garante per la protezione dei dati personali

Il Garante per la protezione dei dati personali, con la recente newsletter n. 343 del 5.11.2010, ha così riassunto i contenuti del provvedimento reso in tema di pubblicazione on-line dell’ordinanza di custodia cautelare:

Ordinanze di custodia cautelare on line: sì, ma solo con dati essenziali

Se un sito internet pubblica un’ordinanza di custodia cautelare in carcere a corredo di una notizia, deve però oscurare dal provvedimento on line tutti i dati non essenziali. Lo ha stabilito il Garante privacy vietando ad una associazione la diffusione on line dei numeri di telefono, degli indirizzi dei luoghi di residenza e domicilio e dei codici fiscali di un architetto raggiunto da un provvedimento giudiziario di custodia in carcere e delle altre persone citate nell’ordinanza.

L’Autorità (con un provvedimento di cui è stato relatore Giuseppe Fortunato) ha così accolto le richieste del destinatario della misura restrittiva che si era rivolto al Garante lamentando un’illecita diffusione di dati “di natura riservata e personale” dovuta alla pubblicazione integrale dell’ordinanza. Pur riconoscendo infatti il diritto alla manifestazione del pensiero da parte della onlus, che può esercitarsi anche mediante la pubblicazione di atti giudiziari non più coperti da segreto, il Garante ha ritenuto che la diffusione di alcuni dati del segnalante e delle altre persone citate nel provvedimento (quali ad esempio numeri di telefono, residenza, codici fiscali ecc.) va al di là della finalità informativa e viola il principio dell’essenzialità dell’informazione.

La pubblicazione integrale del provvedimento, inoltre, è ingiustificata anche alla luce del principio di pertinenza e non eccedenza nel trattamento dei dati, trattandosi di informazioni, strettamente personali, sicuramente sovrabbondanti e non indispensabili per rappresentare la vicenda giudiziaria. Entro trenta giorni l’associazione dovrà rimuovere le informazioni eccedenti dai due siti dove ha pubblicato l’ordinanza e darne comunicazione all’Autorità.

Sul sito del Garante è disponibile il provvedimento in versione integrale.

Il provvedimento verrà preso in esame nella “sezione giudica” del progetto sul giornalismo investigativo, dedicata al diritto dell’informazione.

Fabio Bravo

www.fabiobravo.it

Information Society & ICT Law

Ordinanze di custodia cautelare on line: sì, ma solo con dati essenziali
Se un sito internet pubblica un’ordinanza di custodia cautelare in carcere a corredo di una notizia, deve però oscurare dal provvedimento on line tutti i dati non essenziali. Lo ha stabilito il Garante privacy vietando ad una associazione la diffusione on line dei numeri di telefono, degli indirizzi dei luoghi di residenza e domicilio e dei codici fiscali di un architetto raggiunto da un provvedimento giudiziario di custodia in carcere e delle altre persone citate nell’ordinanza.

L’Autorità (con un provvedimento di cui è stato relatore Giuseppe Fortunato) ha così accolto le richieste del destinatario della misura restrittiva che si era rivolto al Garante lamentando un’illecita diffusione di dati “di natura riservata e personale” dovuta alla pubblicazione integrale dell’ordinanza. Pur riconoscendo infatti il diritto alla manifestazione del pensiero da parte della onlus, che può esercitarsi  anche mediante la pubblicazione di atti giudiziari non più coperti da segreto, il Garante ha ritenuto che la diffusione di alcuni dati del segnalante e delle altre persone citate nel provvedimento (quali ad esempio numeri di telefono, residenza, codici fiscali ecc.) va al di là della finalità informativa e viola il principio dell’essenzialità dell’informazione.
La pubblicazione integrale del provvedimento, inoltre, è ingiustificata anche alla luce del principio di pertinenza e non eccedenza nel trattamento dei dati, trattandosi di informazioni, strettamente personali, sicuramente sovrabbondanti e non indispensabili per rappresentare la vicenda giudiziaria. Entro trenta giorni l’associazione dovrà rimuovere le informazioni eccedenti dai due siti dove ha pubblicato l’ordinanza e darne comunicazione all’Autorità.

Pagamenti elettronici tramite cellulare (mobile payments)

Riprendendo la notizia del nuovo accordo sui micropagamenti elettronici tramite telefono cellulare che vede la partecipazione di Telecom Italia e Movincom, segnalo questo articolo pubblicato su Key4Biz, nonché quest’altro breve post, dedicato al rapporto tra mobile payment e sistemi di pagamento elettronico attraverso carte di credito.

Qui si possono consultare informazioni tecniche sul funzionamento dell’mPayment suggerito da Movincom.

Per una dimostrazione, invece, è possibile consultare questo link

Altre informazioni di dettaglio sono consultabili nel documento in PDF messo a disposizione sempre dal Consorzio Movincom.

Il settore dei pagamenti elettronici tramite cellulare merita grande attenzione, in quanto potrebbe essere il fattore innovativo che potrebbe determinare il decollo del commercio elettronico nel nostro Paese, tendenzialmente refrattario all’uso disinvolto delle carte di credito.

Con i mobile payments, infatti, si avrebbero innegabili vantaggi:

1) il cellulare ha una ampia diffusione in Italia;

2) l’uso del cellulare, stante l’associazione biunivoca tra SIM e suo titolare, consente anche di accertare l’identità del soggetto che compie l’operazione giuridico-economica via Internet (es. acquisto di un bene via Internet e pagamento del prezzo). Il sistema di pagamento potrebbe essere usato, contestualmente, anche come sistema di autenticazione e accertamento dell’identità tramite Internet, come già si fa, ad esempio, nel caso di utilizzo del wi-fi nelle aree pubbliche;

3) l’uso del telefono cellulare avrebbe il vantaggio di avere connaturata la possibilità del pagamento, ove lo stesso avvenisse addebitando l’importo in bolletta o scalandolo dal traffico telefonico prepagato.

Vi sono, poi, altri vantaggi sul piano commerciale, ben rimarcati da Movincom, per le imprese che decidono di avvalersi del sistema di pagamento elettronico tramite cellulare sono :

  • Attivazione di un nuovo canale di vendita accessibile ai propri clienti in qualsiasi momento e in qualsiasi luogo
  • Abbattimento costi fissi infrastrutturali e contemporaneo ampliamento della rete di vendita virtuale: il Punto Vendita è sul cellulare
  • Acquisizione nuova clientela grazie ad un’offerta differenziante e all’effetto “acquisto ad impulso” consentito dal telefono cellulare
  • Accesso, come consorziati, agli accordi quadro che verranno stipulati con gli altri operatori di filiera, in particolare con gli operatori di pagamento e gli operatori Telco
  • Presidio di un business (mobile business) con alte potenzialità di crescita e margini sostenuti
  • Velocizzazione del processo di acquisto ‘all-in-one’: esigenza, selezione, acquisto, pagamento, fruizione.
  •  Forte ritorno mediatico e comunicativo
  • Costruzione base di conoscenza per operazioni di marketing personalizzato One2One (CRM, Promozioni, Cross Selling)
  • Abbattimento costi di gestione contante e gestione contabile (riconciliazioni/quadrature)
  • V’è però anche un grosso limite, dato dal fatto che il cellulare, generalmente, potrà essere usato per pagamenti non significativi, soprattutto là dove gli utenti ricorrono alle schede prepagate e non al servizio in abbonamento. Il credito telefonico solitamente disponibile, infatti, appare per lo più modesto e, salve rare eccezioni, finisce per consentire solo transazioni economiche di valore molto contenuto, mediamente fino a 10-20 euro, oltre il quale è facile pensare che si ricorrerà alle carte prepagate o alle carte di credito.

    Sarà interessante vedere gli sviluppi concreti di tali forme di pagamento nel nostro Paese e studiarne sin da ora le implicazioni giuridiche.

    Fabio Bravo

    www.fabiobravo.it

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