Legge elettorale

La valigia blu di Facebook e le libertà dell’utente. Libertà e giustizia?


Fattispecie: un utente, in qualità di amministratore, attiva un gruppo su Facebook e decide di chiamarlo “Ridateci la nostra democrazia”, esercitando il diritto di associazione e di riunione in luoghi virtuali e il diritto fondamentale di manifestare liberamente il proprio pensiero, tutti tutelati dalla nostra carta costituzionale.

Il pensiero che si vuole manifestare è quello politico, di opposizione alla attuale legge elettorale ed, in particolare, al c.d. “porcellum”. Si chiede, in altre parole, che i parlamentari vengano scelti dai cittadini con il sistema delle preferenze e non secondo gli arbitri di chi fa le nomination politiche, componendo la lista elettorale.

Le ragioni sono tante, ma in questa sede soprassiedo perché il tema centrale della discussione vuole essere un altro.

Pochi giorni fa, Facebook ha impedito agli amministratori del gruppo di intervenire sulla piattaforma, senza rimuovere il gruppo, che rimane visibile agli utenti.

Dopo numerosi tentativi da parte degli amministratori del gruppo volti a richiedere spiegazioni al provider ed il ripristino integrale del servizio e dopo misteriori silenzi da parte di quest’ultimo, si hanno due riscontri.

Il primo è interlocutorio e viene inoltrato da Facebook solamente per rompere il silenzio ed allentare la tensione che si era spostata sul piao mediatico.

Come riporta Alberto Giuffrè per TG24 su Sky.it,

La prima risposta di Facebook arriva lunedì sera. “Stiamo valutando la situazione”, si legge in una mail.

Il secondo riscontro arriva diverse ore dopo e cerca di fornire una motivazione che non solo non è perfettamente comprensibile nella sostanza, ma che lascia inquietanti interrogativi sotto il profilo giuridico.

Così prosegue Alberto Giuffrè, nel suo articolo:

Poi, nella notte, lo sblocco della pagina con la richiesta agli amministratori di specificare l’appartenenza. “La mail di ieri sera diceva che non si può fare una pagina con titolo vago, come ‘La cucina’ bisogna specificare ‘La Cucina di Amelia’ – dice Olga Piscitelli di Libertà e Giustizia -. Ma sono condizioni aggiunte, perché in realtà quando crei una pagina non c’è scritto da nessuna parte che nel titolo devi specificare, c’è scritto invece che nelle info deve essere chiaro chi è il promotore e questo era chiaro fin dall’inizio“.

La vicenda è capitata a due associazione, “La Valigia Blu” e “Libertà e Giustizia“, impegnate per l’affermazione pacifica della democrazia, lontano dagli schieramenti politici ed a prescindere dall’appartenenza partitica.

Il Gruppo è stato riattivato dopo sette giorni con riprostino di tutti i “diritti di amministrazione”, dopo la modifica del titolo da “Ridateci la nostra Democrazia” a “Ridateci la nostra Democrazia di valigiablu.it”.

Ma non è un’ingerenza arbitraria nella scelta del titolo, spazio di comunicazione, ambiente virtuale in cui si attua il diritto di associazione e di riunione e quello di manifestazione del pensiero? Perché un utente non può scegliere il titolo che vuole, visto che non è ravvisabile (né è stata contestato) alcun illecito nella scelta delle parole che lo compongono? E’ forse vietato parlare di democrazia in un paese democratico? Oppure è vietato alludere che la democrazia non c’è? Il discorso, si noti, ha fatto pensare che vi siano state pressioni a livello istituzionale per bloccare la campagna mediatica e di protesta contro la legge elettorale vigente e il c.d. porcellum, grande “comodità” nelle mani di chi forma le liste, ma che rende l’eletto debitore di chi lo ha inserito nelle liste e non di chi, invece, ha espresso il voto.

Si è invocato lo spettro della censura e, a prescindere dall’idea di Facebook come longa manus (consapevole o inconsapevole) di portatori di interessi di parte, il discorso merita molta attenzione per vae dei meccanismi di funzionamento che vi sono dietro, dato che il provider, l’intermediario prestatore dei servizi della società dell’informazione, dispone di un potere forte che di fatto potrebbe gestire anche arbitrariamente, senza che gli utenti abbiano la forza o gli strumenti concreti per potervisi opporre e per poter reagire, quantomeno in tempi rapidi e con sforzi contenuti, al di là della diatriba che potrebbe instaurarsi sul piano giudiziario.

Fino a che punto arriva il potere dei providers (la società che gestisce Facebook, in questo caso) e fino a che limite si spingono i diritti degli utenti?

Sono quesiti che non devono riguardare solo “La Valigia Blu” e “Libertà e Giustizia”, ma vanno estesi a tutti gli utenti.

Possono gli utenti rivendicare “a casa altrui” la libertà e la giustizia che si pretende da un’istituzione pubblica o, aderendo alla piattaforma privata per intessere relazioni sociali, ci si assoggetta al potere contrattuale sperequato del fornitore del servizio? Fino a che punto può arrivare tale potere e quali sono gli strumenti dell’utente per assicurare l’esercizio di quelle prerogative che l’utente ritiene violate? Quando viene attivato un gruppo su Facebook, lo spazio assegnato diviene “casa propria”, come un conduttore in affitto nella casa che rimane in proprietà di altri ma che conserva prerogative specifiche e specifiche forme di tutela nei confronti del proprietario e dei terzi, o si rimane assoggettati del tutto all’impari potere contrattuale del gestore della piattaforma, intermediario che mostra di esercitare un ruolo attivo negli spazi virtuali da lui allestiti in questa nuova società transnazionale e trans-statale?

Facebook, il social network, conta un numero impressionante di utenti che stringono relazioni sociali, come fosse una città o un piccolo stato, ma dove la gestione dei net-citizens è in mano privata, segno del mutare dei tempi.

La scommessa che si gioca nel prossimo futuro è quella sul ruolo che deve avere il provider, il gestore di piattaforme (Facebook, YouTube, etc.) o, per dirla con il linguaggio tecnico del diritto privato europeo, l’intermediario prestatore di servizi della società dell’informazione.

La casistica aiuta a riflettere, per fare in modo che le regole di domani possano essere riscritte in maniera equilibrata, al passo con i nuovi scenari a cui stiamo assistendo ogni giorno.

Ritornerò sul tema, che merita approfondimenti costanti e che segna un importante settore della mia attività di ricerca.

Fabio Bravo

www.fabiobravo.it

Information Society & ICT Law

Information society e importanza del referendum sulla legge elettorale

Si sta assistendo, in quest’ultimo periodo, ad una fitta presentazione di proposte di legge, di iniziativa parlamentare o governativa, che incidono in maniera pesante, spesso discutibile, sugli assetti dell’information society.

Le norme relative a quella che viene chiamata (con un termine non corretto) «antipirateria» (decreto istitutivo del Comitato tecnico contro la pirateria digitale e multimediale, istituito anche per studiare e predisporre proposte nromative), il disegno di legge SIAE-Barbareschi, il c.d. emendamento D’Alia, il disegno di legge Carlucci, il disegno di legge sulle intercettazioni, sono meri esempi di come la politica diviene decisiva per scrivere le norme della società dell’informazione, passando per le dinamiche istituzionali solo apparentemente estranee al merito degli argomenti che mi stanno più a cuore.

Ecco allora che vorrei riflettere con Voi sull’importanza dell’imminente referendum, in cui si dovranno decidere i confini della legge elettorale.

I criteri di selezione delle persone che siederanno in parlamento non possono essere estranei al nostro interesse di cittadini e di persone socialmente impegnate.

Una scelta o un’altra determina ripercussioni forti sull’andamento dei lavori parlamentari che porterà, proprio nel merito, ad accettatre, emendare o cassare i contenuti di determinate proposte che approdano in parlamento.

La politica, che sta disaffezionando a se stessa i cittadini, diviene quel bacino in cui le regole giuridiche si formano e si traducono, in sede istituzionale (parlamentare o governativa) nei provvedimenti legislativi che la società civile si ritrova ad avere.

E’ per questo che, su questo blog dedicato all’Information Society ed all’Information and Communication Technology Law (ICT Law), Vi propongo di confrontarVi con attenzione sui questiti referendari, che mi sembrano ben illustrati, nei pro e nei contro, da questo articolo di Saverio De Laura ove, con felice accorgimento, si trova anche allegato il testo completo del quesito.

Fabio Bravo

www.fabiobravo.it

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