Intervista

EUPL su Wired

L’EUPL approda su Wired, attraverso un’intervista pregevole che Flavia Marzano ha rivolto al collega Giovanni Battista Gallus.

Ho riportato l’intervista anche su EUPL.IT (sito italiano interamente dedicato alla EUPL, European Union Public Licence – la licenza open source dell’Unione europea, rivolta in particolar modo alle pubbliche amministrazioni).

Fabio Bravo

www.fabiobravo.it

Information Society & ICT Law

Videosorveglianza. Le nuove regole annunciate dal Garante per la Privacy

La videosorveglianza si pone in un delicato rapporto tra esigenza di sicurezza ed esigenza di tutela della privacy. Si tratta di un rapporto difficile, frutto di equilibri non chiari e talvolta non scontati o equivocati.

Fanno poi da sfondo al fenomeno le pressioni degli interessi commerciali di chi offre sicurezza, la paura della gente alimentata dai mass-media, la bramosia latente o palese di controllo, talvolta anche l’idea politica di offrire facili ed apparenti risposte a problemi (quello della sicurezza e del contrasto alla criminalità), per intercettare la risposta emotiva degli elettori.

La videosorveglianza prolifera in maniera spaventosa, incontrollata.

Si evolve in maniera altrettanto spaventosa. Sistemi intelligenti sono in grado di coordinare l’azione di migliaia di telecamere in un’unica centrale di controllo, rilevare in maniera automatica scene sospette, basate sulla logica del soggetto in movimento. Una persona che corre ed incrocia, nel campo visivo della telecamera, un’altra persona potrebbe essere automaticamente indicata dal sistema “intelligente” come un sospetto.

Il testo di riferimento per la disciplina della videosorveglianza è il provvedimento generale del Garante del 2004, reso a seguito di alcuni provvedimenti emanati a seguito di ricorsi o segnalazioni, su casi specifici, nonché a seguito di un’indagine conoscitiva effettuata nel 2000, in cui si prendeva atto della videosorveglianza visibile in 4 città italiane.

Le regole della videosorveglianza, però, meritavano un aggiornamento, per tener conto dell’evoluzione del fenomento e dell’aggravamento dei rischi in materia di protezione dei dati personali. In altre parole, quel difficile equilibrio doveva essere rimeditato, meglio bilanciato.

Segnalo al riguardo l’articolo di Raffaello Masci dal titolo “Ci spiano ovunque, ma cambieranno“, per La Stampa, in cui si precisa chiaramente che

L’Autorità ha così deciso di inasprire le norme del 2004 e di fissare paletti stringenti a tutto un sistema di videosorveglianza che, con la scusa della sicurezza, stava producendo un’invasione costante nella nostra vita. Il testo è in attesa di essere pubblicato sulla Gazzetta Ufficiale (…)

Interessante è poi l’intervista, sempre di Raffaello Masci, a Franco Pizzetti (Presidente dell’Autorità Garante per la protezione dei dati personali), che di seguito riporto nei passaggi più importanti.

Afferma Pizzetti:

«Abbiamo rilevato che il fenomeno della videosorveglianza è esploso e abbiamo stabilito un criterio: chi viene ripreso deve saperlo. Entrando in un negozio, attraversando una stazione, entrando in banca, se c’è una telecamera puntata, deve esserci anche una adeguata e visibile segnalazione della sua presenza».

E se la telecamera è collegata alla polizia?
«Ancora di più. Noi stessi abbiamo elaborato uno speciale cartello. Ma non è tutto: se la telecamera è connessa con un sistema intelligente che non solo osserva, ma interpreta le azioni, i gesti, allora occorre una specifica autorizzazione del Garante per valutare se tutto questo sia necessario, opportuno. E soprattutto proporzionato alla finalità che si vuole perseguire».

In altro passaggio richiama l’evoluzione degli strumenti di videosorveglianza:

«Ci sono dei sistemi intelligenti di monitoraggio in certe metropolitane che segnalano il flusso dei passeggeri e indicano la necessità di far partire più o meno convogli, a seconda del caso. Ma possono anche segnalare comportamenti “anomali”: qualcuno che corre, che fa un percorso più volte, che sbircia, che ha un atteggiamento, diciamo, equivoco. È un tipo di sorveglianza che può servire per individuare un ladro, un pazzo pericoloso, ma in questa rete può incappare anche l’innocuo cittadino che in realtà corre veloce, ma solo perché cerca una toilette. Ecco: per capire dove sia il limite tra il grande fratello e la tutela della sicurezza, noi prescriviamo in questi casi che il sistema venga prima sottoposto alla nostra valutazione».

Particolarmente importante per fugare numerosi equivoci è poi il chiarimento sul perché la videosorveglianza deve essere visibile:

Troppi limiti non rischiano di vanificare l’efficacia del monitoraggio?
«Torniamo al principio di finalità. A cosa serve monitorare? A prevenire un reato. Se cioè metto sotto controllo un negozio è per evitare che qualcuno rubi. Se quel qualcuno sa di essere monitorato sarà il primo ad evitare di commettere reato. E se mai lo commettesse saprebbe di essere facilmente identificabile. Quindi il controllo con telecamera, adeguatamente segnalato, mi aiuta a prevenire i furti, che è ciò che voglio. Altri tipi di controlli non rientrano in queste finalità. E quindi d’ora in avanti non saranno ammessi».

Proprio sulla videosorveglianza sto portando avanti un progetto di ricerca a Bologna, che si propone di aiutare a capire meglio l’evoluzione del fenomeno.

Non mancherò di rendere pubblici, nei prossimi mesi, i risultati della ricerca.

Fabio Bravo

www.fabiobravo.it

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