Internet

Il Disegno di legge C.2180. Internet Service Providers (ISP) e Pubblica Sicurezza

Il disegno di legge n. 733, presentato e discusso al Senato il 5 febbraio 2009 in materia di Sicurezza Pubblica, sta facendo parlare molto di sé per via dell’emendamento proposto dal Sen. D’Alia, che ha portato all’introduzione del discusso art. 50 bis, su cui ci siamo già soffermati segnalando come il provvedimento si accanisca erroneamente contro i Provider “fornitori di connettività” anziché disciplinare meglio i controlli sui Provider “fornitori di contenuto” (ed anche qui sarebbero doverosediverse riflessioni in ordine alle modalità).

Errori gravi vengono poi commessi perché il filtraggio richiesto dall’emendamento in questione agli ISP (Internet Service Providers) sembra essere diretto all’oscuramento dell’intero sito contenente il materiale considerato illecito. Il tema per la verità si era proposto tempo addietro allorché, in occasione dei sequestri di materiale illecito presente sui siti Internet (anche con riferimento ad articoli diffamatori), l’autorità giudiziaria disponeva erroneamente il sequestro dell’intero sito e non dei soli contenuti illeciti, inibendo di fatto la funzionalità di un intero servizio, incidendo su libertà costituzionalmente garantite di cittadini che nulla hanno a che fare con l’illecito in questione.

Nel suo passaggio dal Senato alla Camera, il disegno di legge (di proposta governativa) ha assunto ora la numerazione C. 2180.

Il testo dell’emendamento previsto all’art. 50-bis del DL 733, passando dal Senato alla Camera, trova ora il suo nuovo riferimento nell’art. 60 del disegno di legge C.2180. Si noti però che, a differenza di quanto previsto nell’originario emendamento proposto dal Sen. D’Alia, ora il testo in discussione contiene l’aggiunta di un’ulteriore comma (l’attuale comma 3 dell’art. 60), il quale prevede che

Entro sessanta giorni dalla data di pubblicazione della presente legge il Ministro dello sviluppo economico, con proprio decreto, di concerto con i Ministri dell’interno e per la pubblica amministrazione e l’innovazione, individua e definisce, ai fini dell’attuazione del presente articolo, i requisiti tecnici degli strumenti di filtraggio di cui al comma 1, con le relative soluzioni tecnologiche.

Qui è possibile trovare il testo integrale del disegno di legge passato alla Camera.

A questo link, invece, la pagina relativa ai lavori parlamentari sul disegno di legge in questione.

Riporto comunque di seguito il testo integrale dell’art. 60 del disegno di legge C. 2180 ora alla Camera (già art. 50-bis del disegno di legge S733):

ART. 60.

(Repressione di attività di apologia o incitamento di associazioni criminose o di attività illecite compiuta a mezzo internet).

1. Quando si procede per delitti di istigazione a delinquere o a disobbedire alle leggi, ovvero per delitti di apologia di reato, previsti dal codice penale o da altre disposizioni penali, e sussistono concreti elementi che consentano di ritenere che alcuno compia detta attività di apologia o di istigazione in via telematica sulla rete internet, il Ministro dell’interno, in seguito a comunicazione dell’autorità giudiziaria, può disporre con proprio decreto l’interruzione della attività indicata, ordinando ai fornitori di connettività alla rete internet di utilizzare gli appositi strumenti di filtraggio necessari a tal fine.

2. Il Ministro dell’interno si avvale, per gli accertamenti finalizzati all’adozione del decreto di cui al comma 1, della polizia postale e delle comunicazioni. Avverso il provvedimento di interruzione è ammesso ricorso all’autorità giudiziaria. Il provvedimento di cui al comma 1 è revocato in ogni momento quando vengano meno i presupposti indicati nel medesimo comma.

3. Entro sessanta giorni dalla data di pubblicazione della presente legge il Ministro dello sviluppo economico, con proprio decreto, di concerto con i Ministri dell’interno e per la pubblica amministrazione e l’innovazione, individua e definisce, ai fini dell’attuazione del presente articolo, i requisiti tecnici degli strumenti di filtraggio di cui al comma 1, con le relative soluzioni tecnologiche.

4. I fornitori dei servizi di connettività alla rete internet, per l’effetto del decreto di cui al comma 1, devono provvedere ad eseguire l’attività di filtraggio imposta entro il termine di 24 ore. La violazione di tale obbligo comporta una sanzione amministrativa pecuniaria da euro 50.000 a euro 250.000, alla cui irrogazione provvede il Ministero dello sviluppo economico.

5. Al quarto comma dell’articolo 266 del codice penale, il numero 1) è sostituito dal seguente: « 1) col mezzo della stampa, in via telematica sulla rete internet, o con altro mezzo di propaganda ».

Responsabilità dei Providers. L'emendamento al disegno di legge in tema di sicurezza

Il fenomeno sociale di esternazione di favore alla Mafia riscontrato sui social network (in particolare da gruppi di utenti su Facebook) ha attirato prima l’attenzione della magistratura e di quella dell’opinione pubblica, ora quella della politica e del legislatore.

Qual è il risultato?

È stato discusso al Senato il disegno di legge in tema di sicurezza (DL733), che riguarda svariati temi.

In seno alla discussione parlamentare, come si apprende anche dall’articolo apparso qualche giorno fa su La Stampa, il senatore dell’udc Gianpiero D’Alia ha proposto un emendamento a dir poco discutibile:

«Art. 50-bis. (Repressione di attività di apologia o istigazione a delinquere compiuta a mezzo internet)

1. Quando si procede per delitti di istigazione a delinquere o a disobbedire alle leggi, ovvero per delitti di apologia di reato, previsti dal codice penale o da altre disposizioni penali, e sussistono concreti elementi che consentano di ritenere che alcuno compia detta attività di apologia o di istigazione in via telematica sulla rete internet, il Ministro dell’interno, in seguito a comunicazione dell’autorità giudiziaria, può disporre con proprio decreto l’interruzione della attività indicata, ordinando ai fornitori di connettività alla rete internet di utilizzare gli appositi strumenti di filtraggio necessari a tal fine.

2. Il Ministro dell’interno si avvale, per gli accertamenti finalizzati all’adozione del decreto di cui al comma 1, della polizia postale e delle comunicazioni. Avverso il provvedimento di interruzione è ammesso ricorso all’autorità giudiziaria. Il provvedimento di cui al comma 1 è revocato in ogni momento quando vengano meno i presupposti indicati nel medesimo comma.

3. I fornitori dei servizi di connettività alla rete internet, per l’effetto del decreto di cui al comma 1, devono provvedere ad eseguire l’attività di filtraggio imposta entro il termine di 24 ore. La violazione di tale obbligo comporta una sanzione amministrativa pecuniaria da euro 50.000 a euro 250.000, alla cui irrogazione provvede il Ministro dell’interno con proprio provvedimento.

4. Entro 60 giorni dalla pubblicazione della presente legge il Ministro dell’interno, con proprio decreto, di concerto con il Ministro dello sviluppo economico e con quello della pubblica amministrazione e innovazione, individua e definisce i requisiti tecnici degli strumenti di filtraggio di cui al comma 1, con le relative soluzioni tecnologiche.

5. Al quarto comma dell’articolo 266 del codice penale, il numero 1) è cosı` sostituito: “col mezzo della stampa, in via telematica sulla rete internet, o con altro mezzo di propaganda”.».

Secondo quanto riportato dall’articolo de La Stampa già citato, l’emendamento sarebbe stato proposto

per la repressione dei casi di apologia e incitamento via internet di associazioni mafiose, criminose, eversive, terroristiche, oltre che di violenza sessuale, discriminazione, odio etnico, nazionale, razziale e religioso.

In caso di accertata apologia o incitamento, «il ministro dell’Interno – si legge nel testo – dispone con proprio decreto l’interruzione dell’attività indicata, ordinando ai fornitori di servizi di connettività alla rete internet di utilizzare gli appositi strumenti di filtraggio necessari a tal fine, applicando sanzioni pecuniarie per gli inadempienti».

«In questo modo – commenta D’Alia – diamo concretezza alle nostre iniziative per ripulire la rete, e in particolare il social network ’Facebook’, dagli emuli di Riina, Provenzano, delle Br, degli stupratori di Guidonia e di tutti gli altri cattivi esempi cui finora si è dato irresponsabilmente spazio. Non possiamo accettare su internet ciò che combattiamo nella realtà: ora sta a Facebook adeguarsi e dimostrare di non essere una giungla virtuale senza regole nè rispetto».

L’idea che si ha è che si sia voluto cavalcare politicamente l’onda smossa dal clamore della notizia dei gruppi di interesse per la Mafia apparsi su Facebook, ma i costi sociali di scelte politiche non meditate (per non dire avventate) sono tropo alti.

Ci sono chiari indirizzi, rilevabili su più fronti, volti a determinare politiche di controllo sociale basate sull’azione dei Providers e si finisce per temere che la facile via di addossare obblighi di controllo ai Provider (con relative levate sanzioni per omesso controllo) sia in realtà una strada comoda da percorre politicamente, ma gravemente infelice.

Tra le altre cose stupisce infatti, nell’emendamento dell’ultima ora, che l’attenzione sia sempre ed esclusivamente rivolta ai «Fornitori di servizi di connettività alla rete Internet» e non al Content Service Provider, ossia al fornitore del servizio di gestione della piattaforma di social network contenente le informazioni ed i dati contestati.

Tra l’altro, nelle dichiarazioni di D’Alia riportate nell’articolo di La Stampa, l’equivoco sembra evidente, visto che il riferimento è direttamente ed esplicitamente rivolto a Facebook, che non è affatto un fornitore di connettività.

L’emendamento, per come è formulato, è scritto male, non merita alcun plauso e meriterebbe di esserte cassato nel suo passaggio alla Camera, prima che diventi legge dello Stato.

Farmaci muniti di chip edibili, Internet e tracciamento dati corporei

chip edibile

Abbiamo dato rilievo, nel precedente post, alle innovazioni più significative del 2008.

 Voglio riprendere il tema dei chip commestibili (o edibili) introdotti per le applicazioni mediche-farmacologiche.

La Proteus Biomedical ha realizzato un sistema che, schematizzando e semplificando, funziona così:

1) la pasticca da ingerire, contenente il prodotto farmaceutico (medicina), contiene un microchip quadrato di appena 1 mm. per lato;

2) il chip, da ingerire insieme alla medicina, è fatto con sostanze tali da renderlo «commestibile»;

3) il chip ingerito rileva, con un tracciamento costante, tutti i dati relativi alle risposte del soggetto al farmaco ingerito (tra cui: pressione del sangue, ritmi respiratori, angolo del corpo per determinare la posizione eretta o supina, etc.);

4) i dati rilevati costantemente dal chip vengono «catturati» da un ulteriore dispositivo, a forma di cerotto, che si colloca sulla pelle del paziente. Tale dispositivo serve ad amplificare il segnale del chip interno ed a trasmetterlo ad un ulteriore dispositivo di elaborazione e di comunicazione esterno al corpo;

5) i dati prelevati dal chip, inviati al dispositivo a forma di «cerotto» e da questo amplificati, vengono strasmessi via Bluetooth ad un sistema di memorizzazione on-line, che può elaborare le informazioni e controllare costantemente la risposta del paziente al prodotto farmaceutico ingerito ed avvertirlo, anche via sms, in caso di necessità o qualora debba riprendere il farmaco.

Sotto un profilo terapeutico l’innovazione è di forte impatto, soprattutto nei casi più gravi.

Le riposte al farmaco vengono constantemente monitorate e ciò consente di avere cura attimo dopo attimo dello stato di salute del paziente. Il sistema, poi, è in grado di interagire con il paziente, ad esempio nel ricordargli via sms (o con altro eventuale sistema) l’assunzione del farmaco secondo la prescrizione medica o se deve interrompere o no l’assunzione del farmaco in relazione alle sue risposte corporee, previa consultazione del medico curante, ad esempio, oppure se deve variare il dosaggio (la posologia).

Il sistema, tuttavia, è di forte impatto anche per la protezione dei dati personali (privacy).

Ciò su cui va posta molta attenzione, infatti, è il fatto che:

1) il monitoraggio è costante e, pertanto, v’è un continuo trattamento di dati personali;

2) si tratti di dati attinenti alla salute e, pertanto, al trattamento occorre porre l’elevato grado di attenzione che la normativa in materia di protezione dei dati personali impone per tali dati;

3) oltre ai dati relativi allo stato di salute v’è la seria possibilità che il trattamento dei dati in questione dia ulteriori informazioni rispetto a quelle relative allo stato di salute ed alla risposta del paziente al farmaco (es. il monitoraggio costante dei ritmi respiratori, della pressione del sangue e dell’angolo del corpo lascia informazioni, per chi ha accesso ai dati, non solo sullo stato di veglia o di sonno del paziente, ma anche sulla sua attività sportiva e su quella sessuale, tanto per fare degli esempi. Poiché il monitoraggio è costante, possono essere in tal modo apprese abitudini e stili di vita del soggetto. Andrebbero adottati, in tal caso, sistemi crittografici per i dati tratati e di mascheramento dell’identità del soggetto, al fine di evitare, per chi non ha le relative autorizzazioni, di risalire all’identità del soggetto interessato);

4) le informazioni vengono trattate anche via Internet e/o via sms, o con altri sistemi di comunicaizone a distanza, e rese disponibili in un “online repository“. Occorre pertanto prestare molta attenzione al flusso dei dati e ai criteri di accesso.

Da questa fonte (“Wired”) riporto alcuni passaggi:

A biomedical company has created a system to embed tiny computers and sensors into drugs and link them to a cellphone or the internet in a bid to make the monitoring of drug efficacy foolproof.

(…)

“We are enabling intelligent medicine by adding sensors to existing therapies so it can be personalized to every individual on a cost-effective basis,” says George Savage, co-founder and chief medical officer of Proteus Biomedical.

(…)

Proteus’ product consists of two parts: an ingestible sensor chip and an external band-aid-like patch. The chips are just 1mm square and 200 microns thick and are attached to pills with a bio-compatible glue. When swallowed the chips send a signal to the patch. The patch has accelerometers and amplifiers to track heart rate, respiratory rate, temperature and body angle to determine if the patient is lying down or standing up.

That information is transmitted via Bluetooth to an online repository and can show how the body is responding to the drug, says Savage.

“This provides automated physiological data that gets uploaded with a time stamp to the internet,” he says. “So when physicians see a patient for a few minutes they know exactly what is going on.”

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