Internet TV

Web e TV. Televisori di nuova generazione, tutti con connessione a Internet.

La direzione intrapresa da Google per il montaggio on-line di video caricati su YouTube e corredati da nuova colonna sonora segue bene il passo del mercato.

I maggiori produttori di televisori hanno esposto i prodotti di nuova generazione, tutti corredati di cavo per il collegamento ad Internet. Si delinea lo scenario rivoluzionario che ci attenderà a breve e che non mancherà di porre nuovi delicati dibattiti sulla regolamentazione delle trasmissioni, sopratutto per il controllo del mercato della pubblicità connessa ai prodotti multimediali (dibattito già innescato dalle problematiche suscitate dal c.d. Decreto Romani)

La questione, per la verità, interessa anche in settore del controllo delle informazioni da parte della classe politica, tema delicatissimo per il nostro Paese e per la nostra democrazia (ricordate l’attivazione di Mentana Condicio sul sito web del Corriere della Sera al momento in cui è stata disposta la chiusura dei Talk Show ad un mese dalle elezioni regionali?).

Al riguardo assume grande rilevanza quanto sottolineato in un articolo di Marco Letizia per il Corriere della Sera,intitolato “Internet? Adesso lo guardi in TV“:

Il matrimonio si è consumato. Le novità presentate all’Ifa, il più grande salone europeo dell’elettronica di consumo, in corso a Berlino fino all’8 settembre, hanno consacrato il connubio tra la tv ed Internet.

Tutti gli apparecchi televisivi di ultima generazione presentati dai maggiori produttori mondiali hanno infatti un collegamento via web che permette alle varie aziende di offrire un pacchetto di servizi che fa diventare il classico televisore il principale terminale domestico ed elementare della rete.

Semplicità d’uso sembra essere la parola d’ordine visto che l’obiettivo è quello di eliminare tutte le difficoltà tecniche che il mondo dell’informatica necessariamente pone a chi vuole collegarsi in Rete. Consentendo di muoversi da un sito all’altro premendo solo un tasto del telecomando.

Rimando al testo integrale dell’articolo per l’anticipazione delle novità, ormai imminenti, da parte delle maggiori società produttrici di televisori (Sony, Samsung, LG, Sharp, Panasonic, etc.) in ordine all’offerta di servizi web.

Si preannuncia una nuova decisiva ondata di questioni giuridiche e di emanandi provvedimenti normativi su cui presto ci confronteremo tutti, dalla sede accademica a quella politica ed istituzionale, da quella giornalistica a quella della blogosfera.

Fabio Bravo

www.fabiobravo.it

Information Society & ICT Law

Montaggio di più video su YouTube e colonna sonora. Un altro passo verso la GoogleTV

YouTube ha attivato, in versione test, un servizio online che consente di effettuare on-line il “montaggio” di più video caricati sulla propria piattaforma e di aggiungere o cambiare la colonna sonora.

Volendo mettere insieme i pezzi di un puzzle, si intravede chiaramente la strategia commerciale e tecnologica di Google.

Consentire agli utenti non solo di generare contenuti e caricarli, ma anche di effettuare il montaggio dei video messi in condivisione sulla piattaforma ed assegnare una nuova colonna sonora in grado di dare l’idea di maggiore unità al prodotto multimediale complessivo, vuol dire consentire agli  utenti di generare video fruibili anche per un pubblico “televisivo”, che non si accontenta di pochi minuti di trasmissione, essendo abituato a visionare “pacchetti” preconfezionati di mezz’ora, un’ora, un’ora e mezza.

Ecco allora il perché della scelta di accordarsi con la SIAE per ottenere una licenza triennale relativa alle opere protette da diritto d’autore utilizzate dagli utenti di YouTube.

Da generatore di contenuti l’utente diviene anche colui che sceglie i video da montare, effettua il montaggio, inserisce la colonna sonora, propone un prodotto derivato, più adatto alle esigenze televisive di quanto non lo possano essere gli esili filmati che hanno determinato il successo su Internet della piattaforma di videosharing ora gestita da Google.

I video così confezionati dagli utenti saranno pronti per la Google TV, visionabili anche sulla Sony Internet TV.

Invero, le piattaforme per la creazione di contenuti TV e i modelli alternativi per la gestione e la creazione dei programmi TV con l’interazione degli utenti, generatori di contenuti, possono essere anche altri.

Segnalo il progetto CreaTiVù, made in Italy, con software di tipo open-source in EUPL per la produzione collaborativa di programmi TV, che costituisce una valida alternativa a piattaforme come YouTube, in quanto, se ben congeniato, portebbe garantire lo standar di qualità minimo dei video caricati e un più attento filtro preventivo a contenuti illeciti.

Non dico che un modello debba prevalere sull’altro, ma che la scelta di modelli deve essere articolata secondo le dinamiche del libero mercato, lasciando agli utenti-produttori e agli utenti-fruitori di contenuti, ed ai providers che gestiscono le diverse piattaforme, la scelta del modello che reputano più congeniale, tenendo conto anche delle policy e delle prassi operative usate nel rapporto con gli utenti.

A seconda del modello utilizzato, però,  le questioni giuridiche connesse ai profili di responsabilità cambiano radicalmente.

Fabio Bravo

www.fabiobravo.it

Information Society & ICT Law

Internet e TV: CreaTiVù. Applicazione opensource in EUPL per la produzione collaborativa di programmi TV

Anche in Italia il software di tipo opensource sta facendo passi decisivi verso la EUPL, soprattutto nel public sector (opensource e pubblica amministrazione).

Un interessante progetto è dedicato alla produzione collaborativa su Internet di programmi TV, mediante un’applicazione denominata CreaTiVù, rilasciata in opensource sotto licenza EUPL da SardegnaRicerche.

CreaTiVù è un esempio di come Internet e Televisione possano interagire in maniera innovativa, con persorsi alternativi rispetto ad altre esperienze di successo, come YouTube e GoogleTV.

Come si legge dal sito Internet ufficiale del progetto,

CreaTiVù è un’applicazione che consente di creare programmi TV, distribuiti su molteplici canali, WebTV, DVB, IPTV, mobile, a partire dal contributo della web community (…)

(…)

CreaTiVù è nata all’interno delle attività del Laboratorio sulla produzione collaborativa di programmi TV multi-piattaforma nell’ambito del progetto per lo sviluppo del Sardegna DistrICT attuato da Sardegna Ricerche con i fondi per lo sviluppo del P.O.R. Sardegna 2000-2006, Misura 3.13, Sub-Azione B2. Le attività tecnico-scientifiche del laboratorio sono coordinate dal CRS4 (Center for Advanced Studies, Research and Development in Sardinia)”

***

Come Funziona CreaTiVù

Quanto alle categorie di soggetti che hanno accesso, via Internet, al sistema il sito evidenzia quanto segue:

L’accesso ai servizi di CreaTiVù è differenziato a seconda della classe di appartenenza:

  • anonimo: accede senza autenticarsi alla gallery in sola lettura;
  • registrato: accede alla community di CreaTiVù: può caricare risorse e inserire feedback;
  • publisher: è nominato dall’amministratore: valida i video per la pubblicazione all’interno di un programma televisivo, definisce programmi e palinsesti;
  • amministratore: è nominato a priori da chi fornisce il servizio: ha totale controllo sui contenuti e sugli utenti.

E’ definito “owner” l’utente registrato che ha inserito un video nella library.

Dunque:

1) gli utenti possono accedere liberamente alla programmazione televisiva in Web TV, IPTV, MobileTV, etc., senza doversi autenticare (in forma anonima), per poter vedere il materiale video presente su CreaTiVù.

2) gli utenti possono accedere liberamente alla piattaforma, registrandosi ed autenticandosi, per caricare i propri video o per inviare i propri feedback al materiale caricato da altri (similmente a quanto avviene con altri servizi tipo YouTube);

3) Tuttavia (a differenza di quanto avviene con YouTube), il materiale caricato dagli utenti registrati non viene reso immediatamente visibile agli altri utenti, ma viene sottoposto ad approvazione da parte di un “publisher”, che ha la responsabilità del controllo dei contenuti e della formazione del palinsesto televisivo. Il sistema prevede infatti una figura (il “publisher”, appunto) che è nominato dall’amministratore di CreaTiVù, con il compito di:

- approvare (validare) i video caricati dagli utenti registrati, al file di inserirli nei programmi televisivi;

- definire i programmi televisivi;

- definire i palinsesti televisivi;

4) v’è infine un “amministratore”, che è colui che ha il controllo complessivo sull’intero sistema e sui suoi contenuti. Coincide sostanzialmente con il fornitore del servizio reso tramite il sistema CreaTiVù ovvero con la persona da questi preposta per il funzionamento dell’intero sistema di erogazione del servizio.

Il workflow proposto sul sito di progetto illustra il maccanismo, a metà strada tra la TV tradizionale (totalmente amministrata e centralizzata, anche nella immissione dei contenuti) e la TV collaborativa aperta e distribuita (in cui sono assenti i controlli a priori sui contenuti, in stile YouTube).

Si ha una forma ibrida, in cui la comunità degli utenti, tramite Internet, contribuisce a formare i palinsesti, che rimangono “amministrati” per assicurare un controllo (si spera non censorio, ma volto ad assicurare la qualità) dei contenuti.

***

Il problema delle licenze (EUPL vs GPL)

Tale  progetto è rilasciato in opensource ad oggi sotto licenza EUPL, con disponibilità dei files per il download (attualmente in versione “Alpha”).

Tuttavia, il progetto potrebbe essere dirottato in GPL v.3, per via dell’intenzione di utilizzare EXT-JS, una libreria in GPL v.3.

L’uso della libreria in GPL v.3, che è licenza attualmente incompatibile con la EUPL v. 1.1, costringerebbe a far migrare il progetto dalla EUPL alla GPL.

Per questo ho deciso di attivarmi personalmente, chiedendo all’OSOR.EU, con un post su EUPL.it e personalmente tramite e-mail, di stimplare il dual-licencing di EXT-JS, in modo tale che possa affiancarsi (per la medesima libreria) la licenza EUPL alla GPL.

Ciò consentirebbe l’uso di EXT-JS da parte di CreaTiVù conservando la licenza EUPL per il progetto.

Sono stato informato dall’OSOR.EU che la sollecitazione è stata già inoltrata (in tempi rapidissimi). Ora si attende il riscontro, su cui Vi terrò aggiornati.

Fabio Bravo

www.fabiobravo.it

Information Society & ICT Law

L’accesso ai servizi di CreaTiVù è differenziato a seconda della classe di appartenenza:

  • anonimo: accede senza autenticarsi alla gallery in sola lettura;
  • registrato: accede alla community di CreaTiVù: può caricare risorse e inserire feedback;
  • publisher: è nominato dall’amministratore: valida i video per la pubblicazione all’interno di un programma televisivo, definisce programmi e palinsesti;
  • amministratore: è nominato a priori da chi fornisce il servizio: ha totale controllo sui contenuti e sugli utenti.

E’ definito “owner” l’utente registrato che ha inserito un video nella library.

Sull’accordo tra YouTube e SIAE. Licenza triennale su musiche e opere audiovisive

Da un comunicato stampa pubblicato sul sito della SIAE si legge che tra quest’ultima e YouTube:

1) è stato siglato un accordo avente ad oggetto una licenza

2) di durata triennale (con scadenza al 31 dicembre 2012).

3) che copre l’uso in Italia,

4) in modalità streaming,

5) di musica e opere audiovisive

6) contenute nel repertorio SIAE

7) e riprodotte nei video presenti sulla piattaforma YouTube.

***

Nel predetto comunicato  si rimarca che

Come risultato dell’accordo, autori, compositori ed editori musicali rappresentati da SIAE saranno ricompensati quando viene utilizzata la loro musica.

Sulle licenze anti-pirateria della SIAE ero intervenuto su Information Society & ICT Law.

Il mutamento delle strategie commerciali di Google (YouTube) è evidente e non sembra sia solo un effetto delle decisioni che l’autorità giudiziaria italiana ha reso nei confronti del colosso americano (cfr., in particolare, YouTube-RTI nel procedimento cautelare reso in corso di causa innanzi al Tribunale di Roma, sul caso dei video del Grande Fratello).

Le strategie appaiono orientate anche ad affrontare il mercato della Internet TV (cfr. Google TV).

Significativo, al riguardo, è anche quanto osservato su “il Post” nell’articolo dal titolo “You Tube rientra nei ranghi, e paga la SIAE”, ove viene osservato che

Il nuovo passo compiuto da Google conferma il piano di differenziare i contenuti su YouTube, affiancando all’ampio catalogo di video prodotti dagli utenti, filmati di qualità prodotti dalle major. I video musicali sono da tempo disponibili in alta definizione sul portale e grazie a una joint venture con Sony, Emi e Universal, in alcuni paesi è possibile accedere a Vevo, un’area di YouTube interamente dedicata alla musica e alla riproduzione dei videoclip.

Prima di arrivare agli accordi con le major, e ora in Italia anche con SIAE, YouTube ha vissuto un periodo “corsaro” dove la musica e altri contenuti protetti da copyright venivano caricati e riprodotti dagli utenti senza i dovuti permessi. Numerose major e alcuni colossi dell’intrattenimento come Viacom decisero di avviare alcuni contenziosi legali contro Google, accusata di favorire la violazione del diritto d’autore sul suo portale per i video. Molte querelle legali sono state risolte grazie agli accordi con le major, ma non mancano le cause ancora aperte.

Le strategie commerciali di Google con l’accordo in questione appaiono ulteriormente evidenti dalle note di commento apparse su il Sole 24 Ore:

(…) l’onda lunga generata dall’accordo tra YouTube e la Siae, anticipato ieri dal Sole 24 Ore, riguarda la possibilità di inserire pubblicità online nei video musicali e di renderli redditizi. Ecco perché il presidente della Siae, Giorgio Assumma, definisce «storico» il deal tra la sua associazione e i nuovi partner.

Ma c’è di più. L’intesa tra la piattaforma video e la Società italiana degli autori ed editori chiude un cerchio industriale. Se YouTube già da tempo aveva sottoscritto larghe intese nella direzione della tutela delle major (quindi sui diritti “connessi”), l’anello mancante riguardava proprio la tutela del diritto d’autore, cioé il compenso spettante alla persona fisica, la stessa che aveva scritto quella canzone e sceneggiato quella pellicola. In una parola: mancava la tutela della creatività.

In fondo è tutta una questione di avere le carte in regole per competere nel ricco agone degli spot online, che Google conosce alla perfezione perché l’ha inventato. Ma come avrebbe potuto YouTube, in assenza di un contratto con la Siae, raccogliere in Italia pubblicità nei suoi video sotto forma di “bannerini” (ma non solo)?

Alle strategie commerciali nel settore delle nuove tecnologie, come ci si rende conto, si accompagnano inscindibilmente precisi problemi giuridici da gestire (questioni contrattuali, legate agli accordi per il rilascio delle licenze; tutela dei diritti sulle opere digitali; problemi giuridici legati alla Internet TV; responsabilità dei providers e degli utenti nelle piattaforme di gestione dei contenuti digitali; etc.), oggetto centrale dell’ICT Law (Information and Communication Technology Law).

Fabio Bravo

www.fabiobravo.it


Information Society & ICT Law

Google TV. Pronta la nuova piattaforma

L’integrazione tra Internet e TV muove passi lunghi e silenziosi: la Google TV ha ora pronta la sua piattaforma in open source, che, stando a quanto emerge dalla stampa, sarà distribuita a fine anno con televisori dedicati o con appositi set-top-box.

Si legge su Repubblica:

(…) il colosso di Mountain View ha svelato la nuova piattaforma che – a suo dire – “cambierà il futuro della televisione”, portando Internet in salotto e mischiandolo con “il meglio della tv”. L’annuncio è arrivato a San Francisco, durante la conferenza annuale dedicata agli sviluppatori. Le tv, marchiate Sony, saranno basate sul sistema operativo Android, fiore all’occhiello del gigante californiano, e dotate di processori Atom di Intel. Le Google Tv saranno in vendita dalla fine dell’anno dalla catena Best Buy. Questi apparecchi avranno la piattaforma già all’interno, ma la Google Tv potrà essere utilizzata (grazie alla versione in in set-top-box) per anche da chi possiede già una TV e non vuole cambiarla.

Il progetto si avvale della partership di importanti colossi, tra cui la Sony, che, cercando di avviare il mercato di settore, ha già lanciato la Sony Internet TV.

La nuova tecnologia di Google TV

(…) permetterà di portare sul piccolo schermo video e social network, oltre all’accesso in streaming ai video distribuiti dalle principali piattaforme di contenuti, da Netflix a Amazon Video on Demand

Inoltre

(…) E’ stata sviluppata una speciale application di YouTube chiamata LeanBack che manderà in onda video scelti sulla base del proprio profilo e i suggerimenti degli amici.

Prima di Google i tentativi di penetrazione nel mercato con integrazione di Web e TV erano stati effettuati da Apple e da Microsoft, ma la risposta dei consumatori non ha decretato il succeso commerciale dell’iniziativa.

Ora gli scenari sono cambiati, YouTube si è diffuso in maniera pervasiva e l’offerta dei prodotti multimediali on-line è divenuta impressionante.

E’ facile rendersi conto che i tempi sono divenuti maturi per la Internet TV.

Il cambiamento in atto è legato anche a forti interessi commerciali, dato che in gioco c’è il mercato della pubblicità.

Come ben rileva Carola Frediani per il Corriere della Sera,

In palio c’è un mercato pubblicitario, quello tv, che solo negli Stati Uniti vale 70 miliardi di dollari. Google dovrà convincere i consumatori così come gli altri produttori di elettronica del fatto che la propria piattaforma incarni la migliore evoluzione possibile per la tv. L’unica certezza è che, se l’operazione dovesse riuscire, le prime a risentirne sarebbero le emittenti televisive tradizionali che si troverebbero improvvisamente a competere con innumerevoli nuovi contenuti.

L’evoluzione tecnologica porrà modifiche sociali rielvantissime, a cui anche il diritto dovrà adeguarsi.

La fruizione in TV dei materiali on-line porrà forte il problema del controllo dei contenuti liberamente immessi dagli utenti, secondo schemi impensabili per le emittenti televisive.

Ci sarà da gestire il problema dei contenuti illeciti.

Emergerà forte il tema della censura e del controllo, quello delle responsabilità dei providers, quello della computer forensics.

L’interesse che c’è dietro non è solo economico (per la gestione degli introiti pubblicitari), ma anche politico (per il controllo dell’opinione pubblica).

Il caso di Mentana Condicio, aperto on-line in risposta alla chiusura dei Talk Show durante il periodo delle elezioni è il segnale di come il web sia in grado di fornire risposte reattive ai tentativi volti ad imprimere forme di controllo alle comunicazioni condizionanti l’opinione pubblica.

Si farà sentire presto la necessità politica della “grande riforma” volta a regolamentare l’intero settore.

La riflessione scientifica deve muovere i propri passi per offrire soluzioni giuridiche adeguate e meditate. Il ruolo della dottrina è proprio questo: orientare le scelte della giurisprudenza, chiamata a gestire i conflitti sociali; orientare le scelte politiche, che portano alla creazione delle nuove norme o alla modifica di quelle esistenti, per governare nel miglior modo possibile i mutamenti sociali.

Fabio Bravo

www.fabiobravo.it

Ancora sull'integrazione tra Internet e TV. L'offerta di Sony Internet TV e la DEMO on line

I media si stanno evolvendo rapidamente. I progetti di integrazione tra Internet e TV non sono recentissimi e finora hanno stentato a decollare per l’assenza, in passato, di materiale audiovisivo in rete. I tentativi di consultare siti web, per lo più meramente testuali, sulla TV domestica non risultavano appetibili, visto che la Internet TV consentiva la sola visualizzazione dei contenuti, con una interazione limitata, ma non le funzionalità che il PC consente (uploading, salvataggio dei files, etc.).

Ora, grazie allo sviluppo di contenuti audiovisivi multimediali (primi tra tutti quelli numerosi caritati sulla piattaforma YouTube) ed alla enorme diffusione dei social network come MySpace e Facebook, lo scenario è cambiato notevolmente. L’Internet TV può prendere rapidamente piede, con un appeal senza precedenti, rendendo la fruizione dei media content più comoda, sul salotto di casa, e (soprattutto) la fruizione della televisione più interessante e meno passiva rispetto al mero broadcasting della TV tradizionale.

L’esperienza della censura dei Talk Show in vista delle elezioni politiche e la realizzazione di “prodotti” alternativi come Mentana Condicio e RaiPerUnaNotte (qui i dati sugli ascolti) dimostrano come il web sia in grado di reagire alle strozzature imposte dal controllo mediatico. Se gli ascolti delle trasmissioni via web non sono sempre comparabili, per numeri di ascoltatori, con quelli della TV tradizionale, le cose cambieranno con l’avvento e la diffusione della Internet TV.

Con l’Internet TV, in altre parole, l’utente finisce per assecondare il tradizionale stile di vita casalingo, con la TV al centro del salotto o della cucina, ma con la possibilità di selezionare e scegliere, oltre all’offerta televisiva standard, quei contenuti che il web offre e che ora possono essere selezionati con il telecomando anziché con il mouse.

Non che la Internet TV sostituisca il PC, ma sicuramente la sua diffusione cambierà le abitudini dei cittadini, dato che ora possono selezionare contenuti alternativi, con possibilità di acquisire maggior coscenza critica rispetto a quella che matura a seguito della semplice esposizione al broadcasting tradizionale.

Uno dei prodotti destinato ad avere una maggior diffusione è quello attualmente offerto da Sony, in partnership con Google ed altri (GoogleTV). Il lancio pubblicitario indica l’offerta commerciale con “Sony Internet TV“. Per comprendere meglio il fenomeno e come lo scenario è destinato a cambiare, al link che precede si può vedere la DEMO, ove vengono illustrate bene le nuove modlaità di fruizione della Internet TV.

E’ facile prevedere che tale tipologia di offerta (della Sony così come di altri fornitori) sia destinata a fare presa sul pubblico e, nei prossimi anni, la Internet TV (con forme anche più evolute rispetto a quella che vediamo oggi nella demo) abbia la diffusione capilare dei videoregistratori e dei lettori DVD.

Se sono destinate a cambiare le modalità di fruizione della TV, è facile prevedere che siano destinate a cambiare anche le regole che governano Internet.

Verranno al pettine diversi nodi (per citarne alcuni):

1) da una parte ci sarà il problema del controllo del materiale protetto da diritto d’autore, che chiunque ora può facilmente caricare su piattaforme come YouTube pur non avendo i diritti di sfruttamento patrimoniale dell’opera;

2) dall’altra parte ci sarà il problema legato al filtro sui contenuti, dato che l’assenza di controlli redazionali sui media content fruibili dalla Internet TV rende possibile la fruizione anche occasionale di contenuti nocivi, ad esempio da parte di minori, al di fuori delle fasce protette ed anche con contenuti che mai potrebbero essere veicolati nei palinsesti televisivi;

3) c’è poi il problema della censura, strettamente legato al precedente. Per controllare la Internet TV si finirà per cambiare, con leggi ad hoc, anche la Internet che conosciamo.

Questi problemi (e gli altri numerosi che per ora evito di riportare ma che non mancherò di segnalare in futuro) esistono già da molto tempo, perché sono connessi all’uso di Internet fruibile mediante PC. Tuttavia, la diffusione della Internet TV (che potrebbe far presa sui telespettatori per via dell’abitudine incontrastata alla TV tradizionale) renderà i problemi più evidenti a causa della notissima centralità della TV per il sistema italiano.

Il mondo della politica, quello dell’informazione, quello dell’industria e quello del commercio non tarderanno a farsi sentire. La reazione politica e poi quella normativa non tarderà ad arrivare, appena ci si accorgerà meglio della rivoluzione in arrivo.

Occorre riflettere, discutere, trovare le soluzioni possibili e confrontarsi su quelle migliori da proporre, prima che ci calino dall’alto per mano o per penna di qualche improvvisato consulente.

Intanto ecco in Gazzetta Ufficiale del 29 marzo 2010 la pubblicazione del D.Lgs. n. 44/2010 (c.d. decreto Romani), che, in recepimento della Direttiva 2007/65/CE sull’esercizio della attività televisive, regolamenta il settore audiovisivo, coinvolgendo anche l’offerta di contenuti tramite Internet.

Prima della pubblicazione in Gazzetta Ufficiale, i commenti critici al decreto Romani non sono mancati (cfr. quello di Articolo21, in cui viene riportata anche la posizione di Google; cfr. anche l’articolo di Alessio Balbi per la Repubblica).

Fabio Bravo

www.fabiobravo.it

Google TV. Le nuove sfide del mercato e le regole sull'integrazione tra Internet e Televisione

L’integrazione tra le diverse tecnologie, si sa, è un processo avviato da molto tempo e a passi ora piccoli ora grandi porterà a scenari incredibili.

Ad esempio, abbiamo già percepito (e recepito) bene l’integrazione tra telefono cellulare e computer, dato che ora sugli smart-phone è possibile navigare sul web e scaricare o inviare la posta elettronica, anche con connettività costante.

Altra integrazione di rilievo è tra PC e telefono, come ha dimostrato Skype. Altro sodalizio efficace è tra PC e SMS, ben riuscito grazie a Skebby, che può contare su economie di scala abbattendo i costi di invio dei messaggi.

Anche le radio e le TV si affacciano sul web, così come il web mira alla TV.

Nascono felici idee, come la IPTV, destinata ad essere fenomeno in crescita, ma che necessita di una politica di innovazione tecnologica che sposi l’idea della diffusione della banda larga.

Sinceramente ho il timore che nel nostro Paese tale politica possa essere osteggiata da alcune lobbies industriali (e forse non solo) rivelatesi molto forti, che temono un impatto concorrenziale devastante (ove la TV debba concorrere con il Web) o comunque il rischio che possa essere incrementato il vulnus ai propri introiti commerciali (ove vi sia un incremento di scambi illeciti di materiale coperto da diritto d’autore, come per l’industria dell’audiovisivo o del settore musicale).

E’ chiaro che la banda larga potrebbe comportare sia una maggior occasione di scambi in rete (com presumibile sviluppo anche dei canali peer to peer, demonizzati dall’industria discografica, cinematografica e dell’audiovisivo) sia l’ingresso di nuovi concorrenti, sia un profondo riassestamento degli equilibri concorrenziali tra gli attuali players del mercato.

Tali timori costituiscono ragione sufficiente, credo, per indurre un freno pesante allo sviluppo tecnologico, che invece, per il bene del Paese e della crescita economica delle PMI italiane e dei servizi tutti (da quelli di e-Government per il cittadino e le imprese a quelli privati, professionali e commerciali), necessita della diffusione di banda larga su tutto il territorio nazionale, in tempi rapidi.

Lo sviluppo della rete e dell’integrazione tra Internet e TV, oltre che di politiche adeguate, necessita di ripensare le regole di settore, al fine di garantire il pluralismo e la libera concorrenza, evitando una immediata trasposizione ad Internet della normativa esistente, pensata per regolamentare il fenomeno delevisivo tout court.

Proprio sulle regole della IPTV, su cui mi riservo di intervenire in altra occasione, si giocherà una partita importante su diversi fronti: quello del mercato e della concorrenza, quello dei servizi ai cittadini, quello degli introiti pubblicitari connessi alla programmazione televisiva, quello dei diritti d’autore (copyright), quello dell’innovazione nella sperimentazione di servizi nuovi, quello della responsabilità (come dimostrano i recenti casi Google/Vividown, RTI vs. Google e YouTube sui filmati del Grande Fratello, FAPAV vs. Telecom) e del risarcimento dei danni, quello della privacy, etc.

Le regole vanno pensate e studiate con attenzione.

Oltre alla IPTV si vanno a profilare tecnologie diverse (es. IPTV, Web TV, Open-IPTV, P2P TV, etc.) che mirano tutte alla integrazione tra Internet e TV.

Per  una disamina rimando alla interessante presentazione di Alberto Morello (RAI), resa in occasione del Seminario della Fondazione Ugo Bordoni  dal titolo “La televisione su Internet: WebTV, IP TV e scenari evolutivi” (da quest’ultimo link è possibile reperire l’audio e il video di tutte le relazioni del seminario, tra cui mi preme segnalare anche quella del Prof. Vincenzo Zeno Zencovich).

Tra le novità che si profilano in questo settore, si preannuncia con forza anche quella lanciata da Google (Google TV), ben descritta da Federico Cella. e da Roberto Catania. La notizia è stata diffusa dal New York Times e si profila decisamente interessante perché vede profilarsi di una partnership di rilievo tra Google (per i contenuti digitali caricari sulle proprie piattaforme come YouTube e GoogleVideo, il know-how e l’expertice sul web), Sony (per la produzione tecnologica di apparecchi televisivi e non solo), Intel (per la produzione di chip) e Logitech (per le interfaccie e le periferiche, compreso eventuali tastiere, etc.).

Seguiremo insieme, nel futuro, tale settore nevralgico dell’Information and Communication Technology Law (ICT Law).

Fabio Bravo

www.fabiobravo.it

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