Intercettazione di comunicazioni wi-fi

Google Street View e le intercettazioni di comunicazioni wi-fi. Interviene il Garante per la privacy

Google avrebbe ammesso di aver intercettato frammenti di comunicazioni wi-fi degli utenti, nel corso dei sopralluoghi effettuati con le automobili utilizzare per le riprese fotografiche da inserire nel servizio Google Street View.

Così si legge negli articoli di questi giorni delle principali testate:

Stando alla cauta versione di Repubblica, come emerge dall’articolo dal titolo “Guai per Google Street View. Ha registrto dati wi-fi privati“,

PER OLTRE tre anni, le occhiute automobili che Google manda in giro per fotografare le strade del mondo e renderle visibili a tutti su internet hanno condotto inavvertitamente un’attività collaterale che ora potrebbe costare caro all’azienda di Mountain View: i sensori delle Google-mobili hanno preso minuziosamente nota del nome e dell’indirizzo di tutti i modem wi-fi che incontravano sul loro percorso. E, nel fare questo, hanno anche intercettato e memorizzato (per errore) pezzi di comunicazioni non criptate che venivano scambiate attraverso questi dispositivi.

C’è da chiedersi, tra l’altro:

a) come mai per tre anni non si siano accorti dell’errore;

b) come sia possibile che gli ingegneri di Google o gli altri tecnici specializzati non abbiano avuto le competenze necessarie per comprendere che le apparecchiature utilizzate per le riprese funzionali a Google Street View potessero anche non solo intercettare, ma anche memorizzare le informazioni che nulla avevano a che vedere con le immagini delle riprese fotografiche.

I dubbi sembra se li sia posti anche il Garante per la privacy, il quale ha diffuso un comunicato stampa del 19 maggio 2010, da cui si apprende che

Il Garante privacy ha avviato un’istruttoria nei confronti di Google per verificare la liceità e la correttezza del trattamento dei dati personali effettuato nell’ambito del servizio Street View.

Il procedimento dell’Autorità è stato aperto in merito alla raccolta effettuata dalla società sul territorio italiano e che, secondo quanto ammesso dalla stessa Google Italia, ha riguardato, oltre che immagini, anche dati relativi alla presenza di reti wireless e di apparati di rete radiomobile, nonché frammenti di comunicazioni elettroniche, eventualmente trasmesse dagli utenti su reti wireless non protette. Riguardo a quest’ultima tipologia di dati, l’Autorità ha invitato la società a sospendere qualsiasi trattamento fino a diversa direttiva dello stesso Garante.

Con particolare riferimento a tutti i dati eventualmente “captati” dalle “Google cars”, la società dovrà comunicare al Garante la data di inizio della raccolta delle informazioni, per quali finalità e con quali modalità essa è stata realizzata, per quanto tempo e in quali banche dati queste informazioni sono conservate.

Google dovrà chiarire, inoltre, l’eventuale impiego di apparecchiature o software “ad hoc” per la raccolta di dati sulle reti WiFi e sugli apparati di telefonia mobile. La società dovrà comunicare, infine, se i dati raccolti siano accessibili a terzi e con quali modalità, o se siano stati ceduti.

Dall’ultima parte del comunicato, ove si fa riferimento alla richiesta di specificazione in ordine alle apparecchiature ed ai software ad hoc, si evince che dall’istruttoria non si esclude che l’attività di captazione possa essere stata effettuata volontariamente e non per errore.

Vedremo l’esito dall’istruttoria del Garante e le novità che dovessero emergere dalle inchieste giornalistiche.

Fino a che punto di estendono le tecnologie di controllo sociale?

Fabio Bravo

www.fabiobravo.it


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