Information Ethics

Processo a Google. Udienza del 25.11.09. Lezioni di etica? Presupposti e allineamento interdisciplinare

Sto seguendo dall’inizio su questo blog il caso noto come ”Processo a Google“, in modo da ricostruire i diversi step fino all’epilogo che si attende tra non molto.

Si tratta, come già evidenziato, di un processo che si svolge a porte chiuse, su richiesta degli imputati, dirigenti della società che gestisce il servizio GoogleVideo (e YouTube) su cui è stato caricato il noto video che riproduceva un caso di vessazione ai danni di un ragazzo down (o, secondo altri, autistico) perpetrato all’intenro di un istituto scolastico torinese, poi diffuso a livello planetario sulla nota piattaforma di videosharing.

Il 25 novempre 2009, come preannunciato, si è svolta l’ultima udienza, nella quale il p.m. ha chiesto la condanna di 3 dei 4 dirigenti di Google ad un anno di reclusione e, per il quarto, la condanna a sei mesi.

Più precisamente, come riporta un resoconto di la Repubblica,

Si tratta del primo processo a carico di dirigenti del più famoso motore di ricerca al mondo, relativo alla pubblicazione di contenuti sul web. In particolare, i pm hanno chiesto la condanna a un anno di reclusione per David Carl Drummond, ex presidente del Cda di Google Italy e ora senior vice presidente, per George De Los Reyes, ex membro del cda di Google Italy e ora in pensione, e per Peter Fleitcher, responsabile delle strategie per la privacy per l’Europa di Google Inc. Per Arvind Desikan, responsabile del progetto Google Video per l’Europa, invece, l’accusa ha chiesto una condanna a sei mesi di reclusione.

(…)

Il video  (…) venne girato a fine maggio 2006 e caricato su Google Video l’8 settembre 2006, dove rimase online fino al 7 novembre. Il filmato era inserito nella categoria ‘Video piu’ divertentì ed era arrivato al 29/o posto dei video più cliccati, con 5500 contatti

Come già rimarcato, uno dei punti critici dell’accertamento in fatto sembrerebbe essere quello relativo al tempo intercorso tra le prime segnalazioni e la rimozione definitiva del filmato.

Alla precedente udienza del 29 settembre 2009, in cui v’è stata la testimonianza dell’Ing. Jeremy Doig, si sarebbe discusso (a porte chiuse) anche in ordine al rapporto tra segnalazioni e rimozione del filmato, così come riportato da TG24 di SKY.it.

Sul punto, infatti, l’accusa ritiene che vi sarebbero state delle segnalazioni in precedenza da parte degli utenti e i  responsabili del servizio di GoogleVideo non le avrebbero inzialmente prese in considerazione.

Tale circostanza, se confermata, potrebbe incidere in maniera rilevante sul giudizio relativo alle responsabilità di Google.

Si tratta comunue di un accertamento nel merito, che deve essere demandato nell’aula in cui si celebra il processo. Trattandosi poi di processo a porte chiuse, si comprende bene che qualsivolgia giudizio in ordine alle modalità su come siano effettivamente andate le cose sembra fuori luogo. Così, anche una valutazione delle responsabilità giuridiche di Google sembra fuori luogo, almeno fino a quando non venga emanata la sentenza. Sinceramente mi sembra fuori luogo, a maggior ragione, anche un giudizio etico sull’operato di Google.

Recentemente è apparso, su La Stampa, un appassionato commento di Luciano Floridi, nell’articolo dal titolo “La Lezioni Etica di Google Vs. Vividown“, che ha il grande pregio di far riflettere, ma che mi sembra basato su un errore di impostazione.

L’impalcatura del discorso poggia infatti su un presupposto: che il video incriminato sia stato rimosso immediatamente, appena giunte le segnalazioni. Tutto ciò, come detto, non appare scontato ed, anzi, è proprio uno dei punti che deve essere affrontato nel merito, dato che l’accusa parrebbe ritenere, al contrario, che vi sia stata un”inerzia di Google protratta nel tempo, pur a fronte di diverse segnalazioni dell’abuso pepetrato mediante la propria piattaforma.

Floridi, infatti, testualmente afferma:

Il processo a carico di Google, per il reato di concorso in diffamazione aggravata ai danni dell’associazione Vividown, va considerato alla luce di questa cultura della rete e della sua etica dell’informazione. Si tratta della triste vicenda del filmato, poi caricato su Google Video, in cui sono ripresi i maltrattamenti contro un ragazzo disabile. Nel video, uno dei ragazzi diffama l’associazione Vividown. Appena allertata, Google ha rimosso il video, collaborato attivamente con le forze dell’ordine, e offerto le proprie scuse pubblicamente. I bulli sono stati puniti.La famiglia del ragazzo ha scelto di non prendere parte al processo. Le domande etiche che sorgono sono: Google si è comportata bene? Qual è la sua responsabilità morale? (…)

Dopo tre chiarimenti che invito a leggere con attenzione, che mostrano di poggiare le argomentazioni sui presupposti appena trascritti (che vengono dati per pacifici pur senza esserlo), Floridi giunge alla sua conclusione:

Questi chiarimenti mostrano che Google si è comportata giustamente e in modo moralmente responsabile, in senso positivo, a favore del miglioramento dell’ambiente informazionale e per il genere di esistenza che vi si conduce al suo interno. Nello specifico: il comportamento di Google nel caso Vividown è lodabile moralmente e universalizzabile eticamente: tutti dovrebbero prendere esempio dalla sua condotta, che soddisfa principi etici basilari.

 Mi chiedo però se, prima di esprimere una valutazione etica, non sia il caso di verificare i presupposti che sorreggono il giudizio etico. Potrà accadere che il giudizio penale, che si celebra a porte chiuse per volontà degli imputati, confermi i presupposti da cui muove Floridi, ma dato che sono in corso di accertamento in sede processuale, almeno fino alla sentenza sarebbe il caso di essere un po’ più cauti.

Mi chiedo (e lo chiedo anche a Luciano Floridi): se dovesse risultare confermata la tesi secondo cui il video sarebbe stato rimosso non immediatamente, a seguito delle prime segnalazioni, bensì solamente dopo un significativo lasso di tempo, la lezione etica nei confronti di Google rimarrebbe la stessa?

Vero è che il caso, che non pare abbia precedenti, è di estrema importanza, perché aiuta a ragionare sulla soluzione auspicabile in astratto, per giungere all’importante risultato di delinerare le migliori regole (anche giuridiche) per risolvere fattispecie analoghe a questa. Mi sembra importante arrivare presto ad un allineamento tra esigenze sociali, etica e diritto. In questo discorso interdisciplinare, l’apporto di Floridi, che è studioso attento e apprezzato, è indiscutibilmente prezioso. 

Fabio Bravo

www.fabiobravo.it

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