Inchieste

Giornalismo d’inchiesta, strumento di democrazia

 

In Italia il giornalismo investigativo è sempre stato considerato come un’eccezione o una rarità, tra cui spicca “Report”.  Quell’essere watchdog, tipico del giornalismo di lingua inglese, è connaturato all’esperienza democratica di un Paese.

Il giornalismo d’inchiesta individua temi di interesse pubblico e li sottopone all’opinione pubblica anche (e soprattutto) là dove l’opinione pubblica era sopita o non aveva gli adeguati strumenti di conoscenza per accorgersene.

Così, con il giornaismo investigativo e con le sue inchieste, si forma quella coscienza collettiva che è la necessaria premessa per poter esprimere il consenso sociale e politico.

E’ per questo che al giornalismo d’inchiesta va accordato un grande risalto. Deve essere strumento quotidiano di conoscenza e di confronto per i cittadini, affinché possano esercitare appieno la sovranità popolare contemplata nella nostra Carta Costituzionale.

Il giornalismo investigativo, insomma, è strumento di democrazia a servizio dei cittadini, affinché riscoprano la verità dei fatti di rilevanza pubblica, nascosti dietro l’apparenza, la propaganda o l’informazione addomesticata.

Per questo sono felice dell’iniziativa di Repubblica e dell’Espresso, che, sulla scia di quanto realizzato da ProPublica (premio Pulitzer per il giornalismo investigativo), hanno dedicato un apposito sito al giornalismo d’inchiesta (Le Inchieste), nel quale non ci si limita solamente a pubblicare le inchieste, ma, significativamente, viene chiesto ai cittadini di segnalare e proporre un’inchiesta e di collaborare all’avvio della sua realizzazione.

 

 

La sopravvivenza del referendum sul nucleare

ReferendumNuclueare.info

Si è ipotizzato che l’emendamento al decreto omnibus possa aver fatto vacillare l’appuntamento referendario sul nucleare.  A me sembra che il referendum debba sopravvivere: il popolo deve potersi esprimere e l’esercizio diretto della sua sovranità, tanto invocata per legittimare la supremazia del parlamento, deve essergli consentita.

Al riguardo Vi segnalo l’interessante contributo, dal titolo “Emendamento al Decreto Omnibus e Referendum Nucleare: prime considerazioni di teoria generale applicata“, che mi è stato inviato per la pubblicazione sul sito del progetto “ReferendumNucleare.info” da Donatello Puliatti (avvocato, docente a contratto di “Deontologia Professionale, Logica giuridica ed Argomentazione forense” presso la Facoltà di Giurisprudenza di Messina).

Il contributo presenta un’analisi giuridica accurata.

Con l’occasione segnalo che sul sito di progetto (ReferendumNucleare.info) sono stati caricati altri materiali utili, nelle seguenti sezioni: documenti, interviste, video.

Fabio Bravo

www.fabiobravo.it

Referendum Nucleare. Ti fidi della tecnologia? Allora ascoltala!

Da oggi è on-line (su www.referendumnucleare.info) la campagna di comunicazione, di informazione e di responsabilità sociale sul referendum abrogativo della legge che intende reintrodurre le centrali nucleari in Italia (Aggiornamento: ora anche su YouTube).

Votare sì per l’abrogazione del nucleare non ha colore politico, ma è un gesto di responsabilità sociale.

La comunicazione è incentrata su un testimonial di nome Clear, che è una donna Cyborg addetta alle centrali nucleari del futuro, tornata nel 2011 per avvisarci di ripensare alla scelta del nucleare.

Alla comunicazione spot tramite Avatar vi sono ulteriori strumenti di approfondimento, tra cui i link a molte inchieste sul nucleare ed a diversi documenti utili.

Per chi intendesse contribuire alla diffusione della campagna, in un’ottica di responsabilità sociale e di impegno civico, indipendentemente dal credo politico, sul sito ci sono i codici html per importare sul proprio sito i video, l’avatar parlante, i banner su sfondo nero.

Prossimamente verranno caricati altri banner, su sfondo bianco

Aggiornamento: ora sono disponibili anche i banner su sfondo bianco. A questo link ho riportato i nuovi  codici html per importare gli oggetti sul Vostro sito [video in flash, video su YouTube, diversi banner su sfondo nero e su sfondo bianco].

L’idea parte proprio dalla campagna di Forum Nucleare con la quale stimolava il destinatario a chiedersi se si fida o meno della tecnologia.

La domanda era malposta ed aveva un chiaro intento provocatorio. A tale domanda va data una risposta.

Perché non far parlare direttamente la tecnologia?

La scelta è ricaduta su un avatar cyborg, che fornisce una risposta immediata, alla quale si affiancano risposte più meditate, di approfondimento, rimesse alle inchieste e agli articoli di approfondimento presenti in rete.

Fabio Bravo

www.fabiobravo.it

Sul business intorno all’omicidio di Sarah Scazzi e i rapporti tra giornalismo, programmi TV, avvocati, consulenti e parti interessate. L’intervento del Garante per la privacy, quello del consiglio dell’ordine degli avvocati e quello della procura

In un articolo di Repubblica si legge:

Da ieri sul business nato attorno all’omicidio di Sarah Scazzi ci sono soprattutto tre inchieste.

Il Garante per la privacy, Francesco Pizzetti, ha chiesto (dopo un esposto del Codacons) spiegazioni a Rai, Rti Mediaset, Sky e Telecom sulla diffusione dei verbali e dei file audio degli interrogatori dei protagonisti del giallo.

Il procuratore di Taranto, Franco Sebastio, ha invece aperto un fascicolo per fuga di notizie e ricettazione di atti giudiziari.

L’Ordine degli avvocati, infine, oggi ascolterà i tre legali coinvolti della vicenda cercando di capire se davvero siano stati violati i principi deontologici nella gestione di questo caso.

I problemi sono diversi.

Per quanto riguarda la Procura,  il problema è quello di valutare eventuali ipotesi di reato in relazione alla dovulgazione di atti di indagine e giudiziari coperti da segreto.  Si pensi all’audio degli interrogatori, messo on-line  a pochi giorni da quando era stato reso.

Altra questione attiene al diritto alla protezione dei dati personali dei soggetti coinvolti dal fenomeno mediatico, dato che non tutto ciò che è passato in onda o messo nero su bianco sembra possa rientrare nei limiti dell’interesse pubblico alla notizia, tanto per fare un esempio. L’attaccamento morboso a stati d’animo, a particolari inutili e ai colpi di scena sembra aver oltrepassato il limite dell’informazione e aver consegnato all’opinione pubblica assetata di reality show il reality show più triste e più drammatico che si potesse avere. Vedremo le deduzioni del Garante, che intanto è entrato in fase istruttoria.

Vi sono poi le posizioni dei familiari di Sarah Scazzi, dei consulenti e degli avvocati.

Con riferimento a questi ultimi, la discussione atteiene ai possibili illeciti disciplinari che riguarderebbero eventuali violazione al codice deontologico forense, il cui accertamento è di competenza dell’Ordine degli Avvocati di appartenenza.

Nell’articolo citato si trova scritto:

C’è il consulente che chiede ottomila euro per le fotografie del garage dell’orrore. L’avvocato che ne pretende qualche migliaio per essere ospite in televisione. C’è anche l’ex portavoce delle famiglie Scazzi e Misseri che racconta di cifre a quattro zeri pagate per avere interviste, diari e video in esclusiva.

(…)

E proprio da un avvocato, Daniele Galloppa, difensore di Michele Misseri, parte un’inchiesta di RepubblicaTv sul mercato nato ad Avetrana. “Sì – confessa Galoppa ripreso con un telecamera nascosta – mi sono fatto pagare per andare in televisione. Qual è il problema? Lo fanno tutti, non capisco perché non dovrei farlo anche io: alcune trasmissioni pagano, è vero, ma bisogna saperci fare”. Per lui nessun problema di deontologia professionale. “Io sono un professionista – ribatte Galloppa, che oggi dovrà rispondere all’Ordine del comportamento tenuto con la stampa, insieme con i colleghi Vito Russo ed Emilia Velletri – e quella in fin dei conti è una prestazione. Per stare in tv perdo ore di lavoro: se vengo chiamato come ospite esperto, posso essere pagato. Sono tranquillo”. Galloppa non dice quanto incassa, anche se nell’ambiente si parla di cifre intorno ai tremila euro. Certo non si può dire che non ami la televisione: l’avvocato è presenza fissa di Quarto Grado (Rete 4, è ospite il 10, il 15 e il 22 ottobre), ma ha partecipato anche a l’Arena di Domenica in, Matrix,  Mattino cinque, la Vita in diretta.

(…)

Qui mi sorge un dubbio perché si noti, per ironia della sorte, l’uso della telecamera nascosta, di per sè lecito in ambito giornalistico, avviene per acquisire gratuitamente un’intervista ad un professionista che dichiara di farsi pagare per rilasciarle.

Per capire meglio su cosa sta riflettendo l’Ordine degli Avvocati, trascrivo l’articolo 18 del Codice deontologico forense, relativo ai rapporti con la stampa e gli altri mezzi di diffusione:

ART. 18. – Rapporti con la stampa.

Nei rapporti con la stampa e con gli altri mezzi di diffusione l’avvocato deve ispirarsi a criteri di equilibrio e misura nel rilasciare interviste, per il rispetto dei doveri di discrezione e riservatezza.

I. Il difensore, con il consenso del proprio assistito e nell’esclusivo interesse dello stesso, può fornire agli organi di informazione e di stampa notizie che non siano coperte dal segreto di indagine.

II. In ogni caso, nei rapporti con gli organi di informazione e con gli altri mezzi di diffusione, è fatto divieto all’avvocato di enfatizzare la propria capacità professionale, di spendere il nome dei propri clienti, di sollecitare articoli di stampa o interviste sia su organi di informazione sia su altri mezzi di diffusione; è fatto divieto altresì di convocare conferenze stampa fatte salve le esigenze di difesa del cliente.

III. E’ consentito all’avvocato, previa comunicazione al Consiglio dell’Ordine di appartenenza, di tenere o curare rubriche fisse su organi di stampa con l’indicazione del proprio nome e di partecipare a rubriche fisse televisive o radiofoniche.

Il problema, forse, potrebbe risiedere proprio nel parametro dato dall’interesse esclusivo del cliente, giacché accettare la restribuzione potrebbe indurre taluno a ritenere che l’interesse non sia esclusivamente quello del cliente, ma anche il proprio.

Il caso è interessante, perché vale a delineare i limiti nei rapporti tra avvocati e stampa, almeno quando il difensore compare in sede giornalistica per riferire sul caso per il quale ha ricevuto il mandato professionale e, si noti, viene già pagato dal proprio cliente.

Ove l’intervista avvenga però per esigenze difensive e con il consenso del cliente, il difensore ha il diritto di farsi pagare dal cliente per l’attività prestata anche in sede giornalistica. Tuttavia, ove sia la testata giornalistica a corrispondere i compensi o, per ipotesi, la società che gestisce la raccolta pubblicitaria delle trasmissioni in cui l’intervista appaia, qualche problema interpretativo potrebbe porsi, a meno che non si voglia ammettere che il terzo stia adempiendo la prestazione economica a cui sarebbe tenuto il cliente dell’avvocato, ad esempio per il meccanismo delineato dall’art. 1180 c.c. (“Adempimento del terzo”), secondo cui

“L’obbligazione può essere adempiuta da un terzo anche contro la volontà del creditore, se questi non ha interesse a che il debitore esegua personalmente la prestazione.

Tuttavia il creditore può rifiutare ‘adempimento offertogli dal terzo, se il debitore gli ha manifestato la sua opposizione”.

Esemplificando, è possibile immaginare uno scenario del genere:

a) un difensore compaia in programmi televisivi per esigenze difensive con il consenso del cliente e matura il diritto agli onorari professionali per tale attività;

b) tali onorari dovrebbero essere corrisposti dalla parte assistita e la prestazione, restribuita, viene posta in essere nell’interesse esclusivo della medesima, non potendo il compenso professionale costituire un ostacolo nel ravvisare l’esclusività dell’interesse per cui viene eseguita la prestazione professionale, giacché è la naturale controprestazione dell’attività svolta;

c) un terzo, in questo caso la testata giornalistica o l’emittente televisiva o la società che gestisce gli introiti pubblicitari decide di adempiere in proprio alla prestazione economica che grava in capo al cliente, ai sensi dell’art. 1180 c.c. sopra trascritto, con conseguente obbligo da parte del difensore di emettere la relativa parcella.

Così configurati i rapporti (salvo a valutare la congruità dei compensi in ragione dell’attività svolta che non potrebbe avere, come parametro, l’entità degli introiti incamerati dall’emittente televisiva o dalla testata giornalistica in relazione all’indice di ascolto o delle copie vendute) v’è illecito deontologico?

Diverse, invece, sono le posizioni degli altri soggetti.

Un po’ meno tranquillo sarà probabilmente il consulente tecnico dell’avvocato Russo: l’uomo, un ingegnere nominato per ricostruire il luogo del delitto, ha chiesto (all’insaputa degli avvocati, giurano loro) prima diecimila e poi ottomila euro all’inviato del Tg2, Valerio Cataldi per le foto del garage dell’orrore. Il giornalista ha registrato tutto e poi ha mandato in onda il servizio. Dopo mezz’ora è stato convocato in procura dal procuratore Sebastio e dall’aggiunto Pietro Argentina dove fino alle tre di notte ha raccontato quello che è accaduto. Dopodiché è scattata la perquisizione a casa del consulente, dove sono state trovate le fotografie proposte. Le stesse, tra l’altro, andate in onda in esclusiva qualche ora prima in un programma Mediaset.

(…)

“Anche Cosima e Sabrina sono state lautamente compensate”, si difende, accusando, l’avvocato Galoppa. E una conferma in questo senso arriva da un altro personaggio assai controverso, Valentino Castriota. Per 15 giorni, dopo la scomparsa di Sarah, funge da portavoce della famiglia. Poi viene allontanato proprio da Sabrina Misseri, con l’accusa di essere un “disturbatore televisivo”, modello Paolini. É Castriota però a convincere i calciatori del Lecce a scendere in campo con una maglietta per Sarah, su richiesta della famiglia. É Castriota che organizza la fiaccolata in paese. “Di offerte di denaro per interviste o materiale video esclusivo ne arrivavano tutti i giorni – racconta oggi – per il filmato del viaggio a Roma di Sarah e Sabrina sono arrivate proposte da quattromila euro, per i diari cifre superiori a diecimila euro. Quando non erano soldi, erano promesse di costosi regali” (…).

Vedremo l’esito delel inchieste.

Fabio Bravo

www.fabiobravo.it

Information Society & ICT Law

Report e l’inchiesta sulla Villa ad Antigua. Censura preventiva? Su Internet la Rai ha già diffuso il servizio

Report e Milena Gabanelli sono l’icona del giornalismo investigativo italiano. Oggi, domenica 17 ottobre 2010, alle 21:30, dovrebbe riprendere il corso della programmazione e ne siamo tutti contenti, o quasi.

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Giornalismo Investigativo

GIORNALISMO INVESTIGATIVO | UNIVERSITA’ DI BOLOGNA – Da qualche mese ho avviato all’Università di Bologna un progetto sul Giornalismo Investigativo (cfr., al riguardo, anche “La crescente cultura del giornalismo investigativo in Italia. La sentenza della Cassazione n. 16236 del 9 luglio 2010).

Il sito ufficiale del Progetto è www.giornalismoinvestigativo.tv

Si articola in tre sezioni:


Sezione “I” – know-how giuridico

Con la prima sezione si intende costituire un database con le decisioni giurisprudenziali e i riferimenti normativi utili per comprendere i limiti di liceità del corretto operato del giornalista nell’ambito delle attività svolte, con particolare riferimento al settore del giornalismo investigativo, nonché ulteriori questioni ritenute di interesse.

Parte centrale del progetto, infatti, è lo studio delle interrelazioni tra società dell’informazione e diritto, con riferimento al giornalismo investigativo.

Nell’ambito di tale sezione si procederà alla raccolta, all’analisi ed allo studio delle questioni giuridiche che interessano maggiormente il diritto dell’informazione, con particolare riferimento al giornalismo investigativo e, ove ritenuto utile, al giornalismo tout court.

Tra i temi affrontati vi sono: limiti di liceità nell’uso di tecniche investigative da parte del giornalista (es. telecamere nascoste, indagini sotto copertura, etc.); limiti di liceità nell’uso delle fonti (es. pubblicazione di intervista nella quale l’intervistato riferisce espressioni o contenuti diffamatori nei confronti di terzi; pubblicazione di intercettazioni, pubblicazione di corrispondenza ottenuta dal destinatario, ma contro la volontà del mittente, etc.); pubblicazioni di immagini e foto prelevate da Internet; bilanciamento del diritto ad informare con il diritto alla protezione dei dati personali (privacy) e quello alla reputazione personale e commerciale dei soggetti nei cui confronti l’indagine giornalistica viene condotta; responsabilità del giornalista, dell’editore e del direttore; diffamazione a mezzo stampa e risarcimento del danno; cause di giustificazione; sequestrabilità di materiale (es. PC) presso il giornalista; etc.


Sezione “II” – know-how tecnico

Con la seconda sezione, approntata con l’apporto di collaboratori e studenti che partecipano al Progetto, si intende costituire un database per il reperimento e l’analisi delle fonti e delle tecniche del giornalismo di inchiesta, in particolare quello veicolato con il canale televisivo e tramite Internet. L’attenzione verrà posta anche al giornalismo della carta stampata.

Si procederà alla raccolta, alla analisi ed allo studio delle inchieste giornalistiche.

Si procederà anche alla redazione ed alla raccolta in database di apposite schede di rilevazione aventi ad oggetto le inchieste giornalistiche, nelle quali verranno riportate: le indicazioni utili per il reperimento e per l’analisi delle inchieste, con evidenza del titolo, del programma televisivo o della diversa collocazione usata per la diffusione dell’inchiesta, il giornalista che ha lavorato all’inchiesta, l’oggetto dell’inchiesta, l’eventuale link per reperire l’inchiesta, l’abstract (riassunto) dell’inchiesta, le principali tecniche investigative utilizzate nella realizzazione dell’inchiesta, le principali tecniche espositive utilizzate nel servizio giornalistico approntato per diffondere l’inchiesta, etc.

Sezione “III” – G.I. LAB

Con la terza sezione verrà attivato il “G.I. LAB”, ossia il Laboratorio di Giornalismo Investigativo, nell’ambito del quale collaboratori, tesisti, studenti, etc., potranno procedere alla realizzazione di inchieste, da destinare alla pubblicazione.

Al riguardo potranno essere attivati canali di collaborazione o di partnership con testate giornalistiche televisive, on-line e cartacee, per la realizzazione o per la collocazione delle inchieste.

Fabio Bravo

www.fabiobravo.it

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