Immagini

Google Street View Special Collects

Google sta avviando anche in Italia il servizio “Google Special Collects”, che consentirà di riprodurre immagini a 360° nei luoghi non raggiungibili con Google Street View.

Al fine di garantire il rispetto della normativa in materia di protezione dei dati personali, il Garante ha reso un proprio provvedimento, con il quale, in deroga al provvedimento reso per il servizio Google Street View, si prevede ora che il provider:

1. provveda, ai sensi degli artt. 29 e 30 del Codice, a designare volta per volta gli eventuali Partners, ovvero i soggetti terzi addetti all’acquisizione delle immagini secondo le modalità e con l’attrezzatura resa disponibile da Google medesima, quali responsabili o, a seconda dei casi, incaricati del trattamento di dati nella titolarità della società, fornendo loro adeguate istruzioni e precisando, altresì, l’ambito del trattamento consentito;

2. in particolare, qualora la programmata acquisizione delle immagini interessi luoghi, privati o pubblici, delimitati e ad accesso controllato ovvero parti di essi, specie di piccole dimensioni (ville, stanze, musei, giardini etc.) fornisca agli incaricati, direttamente ovvero per il tramite degli eventuali responsabili, delle specifiche istruzioni alla stregua delle quali vengano informate le persone eventualmente presenti dell’imminente ripresa delle immagini, consentendo loro di esercitare il proprio diritto a sottrarsi alla stessa;

3. provveda, comunque, ad informare gli interessati circa la programmata acquisizione di immagini relative ai siti ed alle località oggetto del programma mediante:

3.1. pubblicazione della notizia sul sito web di Google, intendendosi l’obbligo valevole sia con riferimento al sito web www.google.it sia a tutte le altre pagine web in lingua italiana comunque riconducibili a Google; e ciò nei tre giorni antecedenti rispetto all’inizio della raccolta delle immagini;

3.2. pubblicazione della notizia tramite i siti web e, se esistenti, le newsletter o altre pubblicazioni informative dei Partners ovvero degli enti, strutture, soggetti privati, fondazioni etc. che utilizzano le attrezzature del programma o che comunque possiedono, gestiscono o soprintendono i siti ovvero hanno altrimenti la disponibilità del rilascio della necessaria autorizzazione all’effettuazione delle riprese; e ciò nei sette giorni antecedenti rispetto all’inizio della raccolta delle immagini per il caso dei siti web; nell’ultima pubblicazione antecedente l’inizio del trattamento nei rimanenti casi;

3.3. nell’eventualità di siti o luoghi, pubblici o privati, recintati ovvero aperti al pubblico, pubblicazione di segnalazioni, avvisi o cartelli affissi all’ingresso dei siti interessati;

4. predisponga, sulle attrezzatture attraverso le quali acquisisce le immagini fotografiche ovvero anche sull’abbigliamento dei relativi addetti adesivi, cartelli o altri segni distintivi ben visibili che indichino, in modo inequivocabile, che si stanno acquisendo immagini fotografiche istantanee oggetto di pubblicazione online mediante il servizio Google Special Collects nell’ambito di Street View destinate alla pubblicazione su Google Maps.

Fabio Bravo | www.fabiobravo.it

 

Garante Privacy: provvedimento sulle Google Car. Devono essere riconoscibili

Il Garante per la protezione dei dati personali ha emanato, in data 15 ottobre 2010, un provvedimento con cui impartisce precise indicazioni a Google per l’uso delle Google Cars in Italia, le auto che acquisicono informazioni e immagini per approntare il servizio Google Street View (cfr. anche il Comunicato Stampa del 25.10.2010).

Ecco il dispositivo:

IL GARANTE:

dispone, ai sensi degli artt. 143, comma 1. lett. b) e 154, comma 1, lett. c) del Codice, che Google Inc. entro trenta giorni dalla notificazione del presente provvedimento:

a) provveda a designare un proprio rappresentante stabilito nel territorio dello Stato ai fini dell’applicazione della disciplina sul trattamento dei dati personali;

b) provveda ad informare gli interessati, relativamente all’acquisizione di immagini fotografiche, individuando con un sufficiente livello di approssimazione le località visitate dalle vetture di Street View tenendo conto della ampiezza delle suddette località, mediante pubblicazione della notizia sul sito web della società, nei tre giorni antecedenti rispetto all’inizio della raccolta delle immagini;

c) provveda ad informare gli interessati anche tramite la pubblicazione, sulla pagina di cronaca locale di almeno due quotidiani, nonché mediante diffusione per mezzo di un’emittente radiofonica locale, di un preventivo avviso – per ogni regione visitata – che informi sui luoghi in cui circoleranno le vetture;

d) predisponga, sulle vetture attraverso le quali acquisisce le immagini fotografiche, cartelli o adesivi ben visibili che indichino, in modo inequivocabile, che si stanno acquisendo immagini fotografiche istantanee oggetto di pubblicazione online mediante il servizio Street View.

Al di là delle prescrizioni impartite, appare molto interessante ripercorrere le motivazioni che hanno portato a tali conclusioni.

Il Garante per la privacy, come si legge nel recente provvedimento, Continua a leggere

Privacy, editori e giornalisti. Il Garante interviene sull’Ordine e sulla FIEG

Il Garante per la protezione dei dati personali è intervenuto indirizzando all’Ordine dei giornalisti e alla FIEG (Federazione Italiana degli Editori Giornali) una nota per sensibilizzare entrambe le categorie al rispetto della privacy, con particolare riferimento al corretto utilizzo dei dati estratti dalla rete Internet.

Il problema più sentito riguarda immagini e informazioni tratte da Facebook e altri social network, che vengono utilizzate senza una opportuna verifica.

Nell’ultima Newsletter il Grante, al riguardo, ha precisato che

É necessario che i giornalisti verifichino sempre con attenzione le informazioni personali e le immagini che si possono trovare su Facebook e gli altri social network.

(…) Internet costituisce oggi, infatti, per i giornalisti una ricca fonte di dati.

Tuttavia la facile accessibilità agli stessi non può consentire un uso indiscriminato, senza adeguate verifiche sulla loro esattezza e completezza, oltre che sulla loro pertinenza sui fatti narrati. La scrupolosa verifica delle informazioni è tanto più necessaria se si considera il fatto che gli utenti dei social network non sono ancora pienamente consapevoli del fatto che i dati personali da loro inseriti su Facebook e su altri siti sono facilmente raggiungibili attraverso i motori di ricerca.

(…)

Il Garante, in linea con altre Autorità europee, ha dunque invitato sia l’Ordine nazionale dei giornalisti, sia la Federazione italiana degli editori giornali, a condividere l’opera di sensibilizzazione richiamando i direttori e i giornalisti al più scrupoloso rispetto dei principi “che costituiscono l’essenza di una corretta e professionale attività giornalistica”.

L’attenzione per tale tema, già evidente anche nella Guida del Garante sui rischi legati all’utilizzo dei social network, è tornato alla ribalta di recente dopo che due persone, in distinte occasioni, si erano viste pubblicare la foto estratta dal proprio profilo su Facebook, ma associata alla notizia della “loro” morte, quale vittima di incidente stradale l’una e vittima del terremoto che ha colpito l’Abruzzo, l’altra.

Il tutto, che è dipeso da una superficiatà nella ricerca delle immagini e da una mancata verifica sulla correttezza dei dati a fronte del rischio di omonimia, si traduce in un errore nel trattamento dei dati personali, suscettibile di ricadute sul piano sociale e interpersonale oltre che sul piano dell’identità personale.

Come riferito dal Garante medesimo, tali episodi sono stati trattati a seguito di

segnalazione di due cittadini, i quali avevano visto pubblicata da alcuni quotidiani  la propria immagine presa da  Facebook erroneamente associata a persone omonime decedute. In un caso si trattava di un incidente stradale, nell’altro di una vittima del terremoto avvenuto in Abruzzo.

I nomi pubblicati nei servizi di cronaca erano corretti, ma le fotografie ad essi associate erano state trovate facendo una semplice ricerca su Internet e scaricando l’immagine presente nei profili che i due segnalanti avevano aperto nel famoso  social network.

I giornalisti non avevano, dunque, verificato l’ipotesi che si potesse trattare di semplici casi di omonimia e hanno dato per decedute le persone sbagliate.

Nel caso della vittima del terremoto, la fotografia errata, pubblicata da un quotidiano, era stata riproposta anche da due testate televisive nazionali.

Si osserva la capacità di trasferimento dei dati, che rimbalzano rapidamente da un media ad un altro (social network-giornale-televisione), secondo un effetto che può essere definito “virale” e che porta ad amplificare gli effetti del trattamento illecito, con risvolti in ordine all’entità del danno risarcibile.

Fabio Bravo

www.fabiobravo.it

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