ICT Law

L'obbligo della Posta Elettronica Certificata (PEC) per imprese, professionisti e P.A. L'art. 16 della L. 2/2009

Gli adempimenti in materia di posta elettronica certificata (PEC) avranno un effetto rilevante per cittadini, imprese, professionisti e pubbliche amministrazioni, destinato ad incrementare ulteriormente con la progressiva effettiva diffusione della PEC.

Insieme ai tanti vantaggi, possono prevedersi anche criticità, difficoltà pratiche, problemi giuridici.

Non mancherò di dare il mio contributo nel discutere aspetti ed approfondimenti sulla PEC, sia su Information Society & ICT Law, sia nelle più tradizionali sedi del mondo accademico.

In questa sede, in vista dell’adempimento del 30 novembre 2009, mi limito a ricordare che l’art. 16 della Legge 2/2009 prevede l’obbligo per i professionisti e per le imprese, nonché per le P.A. che non abbiano già provveduto ai sensi del Codice dell’amministrazione digitale, di dotarsi di una casella di posta elettronica certificata per l’invio e per la ricezione delle e-mail certificate, in modo da realizzare modalità di comunicazioni aventi, almeno negli intenti, valore probatorio simile a quello della raccomandata.

Per comodità riporto di seguito l’art. 16 (intitolato “Riduzione dei costi ammnistrativi a carico delle imprese”), limitatamente ai commi 6, 7, 8, 9 e 10 che mi sembrano di maggiore interesse (cfr. anche il testo integrale).

6. Le imprese costituite in forma societaria sono tenute a indicare il proprio indirizzo di posta elettronica certificata nella domanda di iscrizione al registro delle imprese o analogo indirizzo di posta elettronica basato su tecnologie che certifichino data e ora dell’invio e della ricezione delle comunicazioni e l’integrita’ del contenuto delle stesse, garantendo l’interoperabilita’ con analoghi sistemi internazionali. Entro tre anni dalla data di entrata in vigore del presente decreto tutte le imprese, gia’ costituite in forma societaria alla medesima data di entrata in vigore, comunicano al registro delle imprese l’indirizzo di posta elettronica certificata. L’iscrizione dell’indirizzo di posta elettronica certificata nel registro delle imprese e le sue successive eventuali variazioni sono esenti dall’imposta di bollo e dai diritti di segreteria.

7. I professionisti iscritti in albi ed elenchi istituiti con legge dello Stato comunicano ai rispettivi ordini o collegi il proprio indirizzo di posta elettronica certificata o analogo indirizzo di posta elettronica di cui al comma 6 entro un anno dalla data di entrata in vigore del presente decreto. Gli ordini e i collegi pubblicano in un elenco riservato,consultabile in via telematica esclusivamente dalle pubbliche amministrazioni, i dati identificativi degli iscritti con il relativo indirizzo di posta elettronica certificata.

8. Le amministrazioni pubbliche di cui all’articolo 1, comma 2, del decreto legislativo 30 marzo 2001, n. 165, e successive modificazioni, qualora non abbiano provveduto ai sensi dell’articolo 47, comma 3, lettera a), del Codice dell’Amministrazione digitale, di cui al decreto legislativo 7 marzo 2005, n. 82, istituiscono una casella di posta certificata o analogo indirizzo di posta elettronica di cui al comma 6 per ciascun registro di protocollo e ne danno comunicazione al Centro nazionale per l’informatica nella pubblica amministrazione, che provvede alla pubblicazione di tali caselle in un elenco consultabile per via telematica. Dall’attuazione del presente articolo non devono derivare nuovi o maggiori oneri a carico della finanza pubblica e si deve provvedere nell’ambito delle risorse disponibili.

9. Salvo quanto stabilito dall’articolo 47, commi 1 e 2, del codice dell’amministrazione digitale di cui al decreto legislativo 7 marzo 2005, n. 82, le comunicazioni tra i soggetti di cui ai commi 6, 7 e 8 del presente articolo, che abbiano provveduto agli adempimenti ivi previsti, possono essere inviate attraverso la posta elettronica certificata o analogo indirizzo di posta elettronica di cui al comma 6, senza che il destinatario debba dichiarare la propria disponibilita’ ad accettarne l’utilizzo.

10. La consultazione per via telematica dei singoli indirizzi di posta elettronica certificata o analoghi indirizzi di posta elettronica di cui al comma 6, nel registro delle imprese o negli albi o elenchi costituiti ai sensi del presente articolo avviene liberamente e senza oneri. L’estrazione di elenchi di indirizzi e’ consentita alle sole pubbliche amministrazioni per le comunicazioni relative agli adempimenti amministrativi di loro competenza.

La norma consentirà alle imprese, ai professionisti ed alle pubbliche amministrazioni che abbiano attivato la posta elettronica certificata, o altro analogo sistema di certificazione dell’invio e della ricezione delle comunicazioni telematiche, di interagire tra loro in assenza del cartaceo, senza pregiudizio per il valore probatorio relativo all’avvenuta comunicazione, con previsione di incrementi di efficienza, risparmio di spesa, velocità nelle comunicazioni.

V’è però da rilevare che l’obbigo instituito per legge non pare accompagnato da sanzioni formali. Le osservazioni da fare, però, sono molte. Mi soffermerò in questa sede, nei successivi post.

Fabio Bravo

www.fabiobravo.it

The Pirate Bay. La cassazione annulla con rinvio l'ordinanza di dissequestro del Tribunale del Riesame di Bergamo

Sul celebre caso che ha visto come protagonista The Pirate Bay, per ora mi limito a segnalarvi questa notizia, riassunta nel titolo di questo post. A breve seguiranno, nei prossimi post, alcune osservazioni di approfondimento, in materia di sequestro dei siti Internet.

Le atipiche modalità con cui è stato eseguito inizialmente il sequestro nei confronti di The Pirate Bay, infatti, sono state censurate in sede di riesame. Ora la Cassazione sembra aver riconsiderato il tutto, lasciando spazi per l’applicazione del sequestro di siti attraverso un provvedimento sostanzialmente inibitorio rivolto ai Providers, che neghi tecnicamente agli utenti ogni possibilità di accesso al sito considerato sotto sequestro, a prescindere dall’effettiva rimozione dello stesso, talvolta impossiible da realizzare concretamente se il sito è collocato su server ubicati all’estero.

Fabio Bravo

www.fabiobravo.it

Equiparazione dei siti Internet alla stampa. Risposta a Stefano Quintarelli

Con l’acume che da sempre lo contraddistingue, Stefano Quintarelli ha postato in maniera ironica, sul suo blog, l’interrogativo sul senso della sentenza della Cassazione n. 10535/2009 alla luce della lettura dei disegni di legge sull’equiparazione dei siti Internet alla stampa, tra i quali, da ultimo, il disegno di legge c.881, proposto per iniziativa dei parlamentari Pecorella-Costa.

Su tale DDL, oggetto del mio precedente post, mi è sembrato utile ragionare procedendo per gradi, soffermando inizialmente l’attenzione:

a) sulla proposta di modifica dell’art. 1 della legge sula stampa, contenuta nel DDL c.881 Pecorella-Costa, secondo cui

«Le disposizioni della presente legge [sulla stampa, n.d.a.] si applicano, altresì, ai siti Internet aventi natura editoriale»;

b) sulla relazione illustrativa del predetto disegno di legge, al fine di comprendere meglio lo spirito con cui è stato proposto e consentire una breve rassegna dei contenuti, per una visione generale, secondo ciò che i proponenti hanno voluto mettere in evidenza.

Ora, procedendo con il confronto corale, come in un dialogo che esige il contraddittorio, c’è da replicare (costruttivamente e senza partito preso) al disegno di legge ed alla relazione illustrativa, con l’obiettivo di una interazione serena, a più livelli (dalla blogosfera al mondo imprenditoriale ed istituzionale, compreso quello universitario) che possa far giungere ad una maturazione di idee utile a chi ancora può intervenire per correggere eventuali distonie del testo normativo, prima che assuma la sua forma definitiva e diventi legge della Repubblica italiana.

In questo confronto Stefano Quintarelli richiama, giustamente, la sentenza della Cassazione n. 10535/2009, stimolando il mondo dell’avvocatura a fornire una risposta (a cui non mi sottraggo, dato che il tema mi interessa molto).

Alcune riflessioni sui contenuti di questa sentenza, per la verità, le avevo già formulate in un mio post dal titolo «Sequestro di Forum e legge sulla stampa», a cui rimando, per non allungare eccessivamente il discorso (n.b.: il commento all’equiparazione tra siti Internet e stampa, alla luce della sentenza della Cassazione, è nella seconda parte del post).

I rischi dell’equiparazione tra siti Internet e stampa (e nella conseguente applicazione della legge sulla stampa alle manifestazioni del pensiero su Internet) risiedono nella forte compressione della possibilità di manifestare il proprio pensiero ove facciano ingresso adempimenti (anche di natura meramente burocratica e inefficaci sotto il profilo della tutela sostanziale) che scoraggiano l’apertura ed il mantenimento degli attuali strumenti di comunicazione ed espongono a responsabilità penali e sanzioni pecuniarie chi altro non fa che affacciarsi su Internet per comunicare il proprio pensiero, a prescindere dai contenuti e dalla forma. I rischi sussistono a fronte dell’attuale disciplina sulla stampa, variamente articolata e troppo vetusta per adagiarsi facilmente ai nuovi scenari tecnologici dell’information society, sicché la sua interpretazione finisce per essere non univoca e il cittadino può incappare nella sua violazione senza neanche accorgersene.

Emblematico, al riguardo, è il caso riferito da Articolo 21.

Tuttavia, l’eventuale mancata equiparazione del sito Internet alla stampa porta anche alla perdita di evidenti garanzie costituzionali, incluso:

a) quella contenuta nell’art. 21, co. 2, della Costituzione, ove viene stabilito che

«La stampa non può essere soggetta ad autorizzazioni o censure»;

b) quella contenuta nell’art. 21, co. 3, della Costituzione, ai sensi del quale, ove i reati siano commessi a mezzo stampa,

«Si può procedere a sequestro soltanto per atto motivato dell’autorità giudiziaria nel caso di delitti per i quali la legge sulla stampa espressamente lo autorizzi».

Ovviamente, l’autorizzazione prevista ex lege funziona da filtro sulla possibilità di sequestro, dato che, per maggior garanzia della libertà di stampa (fondamentale in una società libera e democratica), il sequestro con atto motivato dell’autorità giudiziaria diviene possibile non per tutti i reati previsti dalla legge, ma solo per quei delitti per i quali la legge sulla stampa autorizza espressamente a procedere con il sequestro. Si profila dunque un doppio regime in ordine al sequestro dei siti Internet:

- se questi sono equiparabili alla stampa, il sequestro in presenza di reato è possibile solamente quando, oltre all’atto motivato dell’autorità giudiziaria, vi sia anche una espressa previsione normativa, nella legge sulla stampa o in altra sede, che autorizzi a procedere con il sequestro per quel determinato reato;

- se i siti Internet non vengono equiparati alla stampa, il sequestro in presenza di reato è possibile con atto motivato dell’autorità giudiziaria, e ciò senza alcuna necessità che vi sia l’autorizzazione ex lege a procedere per tali reati con la misura cautelare reale (il sequestro, appunto).

Su questo tema, si noti, si è scontrata l’ADUC nel caso affrontato con la sentenza della Cassazione 10535/2009, dato che l’Associazione degli utenti e dei consumatori rivendicava l’equiparazione del proprio sito Internet alla stampa ai fini dell’applicazione della garanzia di cui all’art. 21, co. 3, Cost., per far caducare il sequestro dei messaggi presenti sul forum ospitato nel suo sito, pur in presenza dei reati ravvisati dall’autorità giudiziaria procedente in capo ad alcuni utenti del forum.

L’equiparazione del sito Internet alla stampa avrebbe comportato l’applicazione delle maggiori garanzie, con possibilità di sottrarsi al sequestro voluto dall’autorità giudiziaria in ragione della tutela della libertà di manifestazione del pensiero a mezzo stampa. L’inapplicabilità del sequestro, è ovvio, non avrebbe fatto venir meno le responsabilità penali eventualmente ravvisabili per i reati commessi.

Come si vede, l’equiparazione dei siti Internet alla stampa porta in sé al contempo vantaggi e svantaggi. Pertanto occorre riflettere oculatamente sulla portata effettiva dell’innovazione che si vorrebbe apportare con la modifica dell’art. 1 della legge sulla stampa e con l’applicazione, ai siti Internet aventi natura editoriale, della disciplina tutta in essa contenuta.

Ebbene, riassumendo i termini di un possibile ragionamento si può osservare questo percorso di riflessione:

1) il punto di partenza, da cui muove anche la recente sentenza della Cassazione n. 10535/2009 sopra richiamata, è la nozione di stampa;

2) l’art. 1 della legge n. 62/2001, richiamato dalla sentenza della Cassazione e da questa dunque tenuto ben a mente, ha esteso l’applicabilità delle disposizioni di cui all’art. 2 della legge sulla stampa al «prodotto editoriale», stabilendo che per tale deve intendersi, ai fini della legge sulla stampa, anche il

«prodotto realizzato (…) su supporto informatico, destinato alla pubblicazione o, comunque, alla diffusione di informazioni presso il pubblico con ogni mezzo, anche elettronico»;

3) la definizione di «prodotto editoriale» contenuta nell’art. 1 della legge n. 62 del 2001 non è, tuttavia, immediatamente applicabile ad ogni manifestazione del pensiero che avviene su Internet. Va scongiurata, cioè, l’interpretazione restrittiva dell’art. 1 della legge 62/2001, la quale deve lasciare il passo ad un’interpretazione estensiva, capace di far evitare l’equiparazione automatica tra stampa e diffusione del pensiero su Internet;

4) si noti che il rischio dell’interpretazione restrittiva è dietro l’angolo, come emerge anche dall’interessante commento dell’amico e collega Guido Scorza nel suo articolo su Punto-Informatico, il quale osserva (proprio in riferimento al combinato disposto tra l’art. 1 delle legge 62/2001 sulla definizione di «prodotto editoriale» e l’art. 1 della legge sulla stampa nella sua modifica proposta dal DDL c.881) che

«Tutti i siti internet attraverso i quali vengono diffuse al pubblico notizie, informazioni o opinioni, dunque, appaiono suscettibili, in caso di approvazione del DDL Pecorella-Costa, di dover soggiacere alla vecchia disciplina sulla stampa»

Per la verità mi sembra che il rischio c’è ma deve essere affrontato dando una giusta interpretazione del concetto di «natura editoriale» del sito, terreno sul quale la formulazione del DDL Pecorella -Costa sembra destinato a muovere interminabili discussioni;

5) La sentenza della Cassazione n. 10535/2009, avendo a mente la definizione di «prodotto editoriale» contenuta nella legge 62/2001, chiarisce infatti, in maniera significativa, che

«Il semplice fatto che i messaggi e gli interventi siano visionabili da chiunque, o almeno da coloro che si siano registrati nel forum, non fa sì che il forum stesso, che è assimilabile ad un gruppo di discussione, possa essere qualificato come un prodotto editoriale, o come un giornale online, o come una testata giornalistica informatica. Si tratta quindi di una semplice area di discussione, dove qualsiasi utente o gli utenti registrati sono liberi di esprimere il proprio pensiero, rendendolo visionabile a tutti gli altri soggetti autorizzati ad accedere al forum, ma non per questo il forum resta sottoposto alle regole ed agli obblighi cui è soggetta la stampa (quale quello di indicazione di un direttore responsabile o di registrazione) o può giovarsi delle guarentigie in tema di sequestro che l’art. 21, comma 3, Cost. riserva soltanto alla stampa, sia pure latamente intesa, ma non genericamente a qualsiasi mezzo e strumento con cui è possibile manifestare il proprio pensiero»;

6) in altre parole, va esaminata la modalità di manifestazione del pensiero tramite Internet per verificare se, in concreto, l’equiparazione tra sito Internet e stampa sia possibile nel caso di specie che di volta in volta viene in considerazione. La Cassazione, con riferimento al caso dei commenti sul forum dell’ADUC, ragiona così:

- «D’altra parte, nel caso in esame, neppure si tratta di un forum strutturalmente inserito in una testata giornalistica diffusa per via telematica, di cui costituisca un elemento e su cui il direttore responsabile abbia la possibilità di esercitare il controllo (così come su ogni altra rubrica della testata)».

- «Acutamente il difensore del ricorrente sostiene che la norma costituzionale dovrebbe essere interpretata in senso evolutivo per adeguarla alle nuove tecnologie sopravvenute ed ai nuovi mezzi di espressione del libero pensiero. Ma da questo assunto, non può farsi derivare che i nuovi mezzi di comunicazione del proprio pensiero (newsletter, blog, forum, newsgroup, mailing list, chat, messaggi istantanei, e così via) possano, tutti in blocco, solo perché tali, essere inclusi nel concetto di stampa ai sensi dell’art. 21, comma 3, Cost., prescindendo dalle caratteristiche specifiche di ciascuno di essi».

7) al riguardo, ribadendo quanto osservavo in un mio precedente commento:

a) per la Corte è da escludere un giudizio aprioristico che voglia accomunare in un’unica categoria tutte le modalità di manifestazione del pensiero per assimilarle in blocco alla stampa;

b) nelle parole della Corte di Cassazione può tuttavia nascondersi un’insidia. Infatti, è vero che la valutazione deve essere fatta distinguendo tra mezzo di comunicazione e mezzo di comunicazione (es. tra forum e blog, tra blog e mailing list, tra newsgroup e chat, etc.), ma occorre anche valutare, caso per caso, come si presenta la singola modalità di manifestazione del pensiero, evitando che si possa arrivare alla conclusione, ad esempio, che il blog costituisca di per sè sempre una modalità di manifestazione del pensiero coincidente con un prodotto «editoriale», senza badare ad esaminare quali siano gli elementi che rendono il prodotto accostabile alla stampa (es. periodicità; contenuti informativi; esistenza di una redazione; etc.) e se concretamente tali elementi possono essere ravvisati nella fattispecie di volta in volta considerata.

c) occorre, mi sembra ovvio, che si proceda ad una valutazione caso per caso.

8) ancora, la sentenza n. 10535/2009 aggiunge un’importante precisazione:

«In realtà i messaggi lasciati su un forum di discussione (che, a seconda dei casi, può essere aperto a tutti indistintamente, o a chiunque si registri con qualsiasi pseudonimo, o a chi si registri previa identificazione) sono equiparabili ai messaggi che potevano e possono essere lasciati in una bacheca (sita in un luogo pubblico, o aperto al pubblico, o privato) e, così come quest’ultimi, anche i primi sono mezzi di comunicazione del proprio pensiero o anche mezzi di comunicazione di informazioni, ma non entrano (solo in quanto tali) nel concetto di stampa, sia pure in senso ampio, e quindi ad essi non si applicano le limitazioni in tema di sequestro previste dalla norma costituzionale».

Quindi, non basta che vi siano contenuti informativi comunicati ad un pubblico affinché tale comunicazione possa rientrare nel concetto di stampa;

9) alla luce di questo primo percorso di riflessione, l’equiparazione tra siti Internet e stampa non può essere automatica, neanche a fronte della formulazione introdotta nella proposta di legge Pecorella-Costa, giacché, nel testo da questi proposto, l’equiparazione non è automatica per tutti i siti Internet, ma solamente per quelli aventi «natura editoriale».

Ove passasse il DDL c.881, dunque, l’applicazione della legge sulla stampa non sembra possa essere affermata per tutti i siti Internet, dato che occorrerà distinguere tra quelli aventi natura editoriale e quelli non aventi natura editoriale.

La definizione di «prodotto editoriale» di cui all’art. 1 della legge 62/2001, ancorché ampia, va interpretata restrittivamente, secondo le indicazioni offerte dalla sentenza della Cassazione n. 10535/2009;

10) rassegnando una prima conclusione, mi sembra dunque possibile sostenere che:

- è decisivo interrogarsi su cosa abbia, in Internet, «natura editoriale» e cosa no, dato che i confini semantici sulla nozione della «natura editoriale» andranno a delimitare l’applicazione della legge sulla stampa alla manifestazione del pensiero su Internet (non solo ove passasse il DDL Pecorella-Costa, ma anche in relazione all’attuale contesto normativo, con riferimento all’art. 1 della legge 62/2001);

- è da escludere un ragionamento volto ad individuare aprioristicamente se abbia natura editoriale o meno una tipologia di manifestazione del pensiero o un determinato strumento di comunicazione (es.: blog, CMS, forum, etc.), dato che occorre fare un accertamento caso per caso sulle caratteristiche, sulle modalità, sui contenuti e sugli aspetti organizzativi del fare informazione tramite Internet;

- l’accertamento caso per caso può essere fatto verificando l’esistenza o meno di determinati parametri nel «sito Internet» genericamente inteso, sia esso un sito statico o dinamico, un blog, un CMS, un forum, una pagina su facebook, etc.;

- i parametri da prendere in considerazioni potrebbero essere, ad esempio, i seguenti:

a) esistenza o meno di una redazione;

b) presenza o meno di più autori;

c) presenza o meno di un direttore (genericamente inteso);<

d) presenza o meno di un controllo editoriale;

e) eventuale periodicità;

f) presenza o meno di contenuti sistematicamente informativi (e non di mera opinione);

g) eventuale raccolta sistematica di pubblicità commerciale;

h) etc.

Non basta, cioè, che vi siano contenuti informativi comunicati ad un pubblico tramite Internet affinché tale comunicazione possa rientrare nel concetto di stampa e a tal riguardo la sentenza della Cassazione n. 10535/2009 su cui Stefano Quintarelli ha voluto riproporre l’attenzione mi sembra fin troppo chiara.

La mia idea, quindi, è quella di portare l’attenzione sull’individuazione di parametri quanto più possibile certi per chiarire la natura editoriale o meno del sito Internet genericamente inteso, evitando la disordinata e caotica applicazione di norme che rischiano di sovvertire quel principio costituzionale della libertà di informazione di cui all’art. 21 Cost., il cui primo comma, è bene ricordarlo, afferma che «Tutti hanno diritto di manifestare liberamente il proprio pensiero con la parola, lo scritto e ogni altro mezzo di diffusione».

Fabio Bravo

www.fabiobravo.it

Siti internet e legge sulla stampa. Il ddl Pecorella-Costa (c.881) interviene su risarcimento del danno, rettifica, ingiuria e diffamazione

E’ noto il disegno di legge n. 881 presentato l’8 maggio 2008 alla Camera dei Deputati per iniziativa degli On. Pecorella e Costa, con il titolo “Modifiche alla legge 8 febbraio 1948, n. 47, al codice penale e al codice di procedura penale in materia di diffamazione, di diffamazione con il mezzo della stampa o con altro mezzo di diffusione, di ingiuria e di condanna del querelante”.

Il 14 settembre scorso tale testo è stato assegnato alla II Commissione Giustizia.

Tale passaggio, nei lavori parlamentari, impone di prendere coscienza con maggior vigore dei contenuti, al fine di costribuire a quella discussione che porterà all’eventuale emanazione del testo definitivo.

Internet oggi consente non solo di apprendere i contenuti dei testi di legge presentati in Parlamento e di seguirne i lavori parlamentari, ma, e la cosa non è di poco conto, consente anche, grazie al web 2.0, di formulare e scambiare opinioni e convincimenti, riflettere e far riflettere, discutere e interagire con altri cittadini, giuristi, giornalisti, imprenditori, associazioni, movimenti o istituzioni (Università compresa), e così via, interessati a non subire le norme ma discuterne i contenuti e gli effetti.

Ecco allora che questa proposta di legge reclama, come ogni proposta di legge, riflessioni attente, essendo destinata ad incidere in maniera evidente sui processi e sui flussi di informazione nel cyberspazio.

La facilità con cui è possibile pubblicare su Internet fa immediatamente riflettere sulle potenzialità applicative della disciplina che si vuole introdurre. L’impatto delle norme potrebbe interessare, cioè, non solo chi fa informazione professionale, ma una cerchia molto ampia di cittadini che, alimentati dal desiderio di manifestare liberamente il proprio pensiero come l’art. 21 della Costituzione consente, si rivolgono ad Internet per scrivere post, articoli, commenti, su contitori di informazioni, propri o altrui, che Internet consente di veicolare planetariamente.

Per ora orientarei la discussione solo su alcuni punti, riportando la modifica al comma 1 della legge sulla stampa e la relazione al disegno di legge, per riflettere e far riflettere, nel desiderio di alimentare la discussione, anche con i miei studenti che, se vogliono, con questo strumento incontrano ulteriore possibilità di dialogo.

1) La riforma dell’art. 1 della legge sulla stampa

L’art. 1 della proposta di legge in questione si propone di novellare l’art. 1 della legge n. 47/1948 (legge sulla stampa), inserendo il comma seguente come ultimo comma:

“Le disposizioni della presente legge si applicano, altresì, ai siti internet aventi natura editoriale”.

  

2) La relazione illustrativa che introduce il DDL c.881

Tenendo presente che lo scopo principale della legge appare quello di estendere la più rigorosa normativa sulla stampa anche ad Internet, con riferimento al danno risarcibile e alle conseguenze di natura penale, c’è da leggere con attenzione la relazione illustrativa, per poi confrontarla con il contenuto degli articoli (al cui commento dedicherò altri post):

Onorevoli Colleghi! – La presente proposta di legge è diretta a riformare la disciplina dei reati di diffamazione con il mezzo della stampa. In particolare, essa riproduce il testo unificato atto Camera n. 26-385-539-588-1177-1243-2084-2764-3021-4355-A approvato dalla Camera dei deputati nella XIV legislatura dopo un approfondito esame durato oltre due anni e ripresentato anche nella XV legislatura come atto Camera n. 918. Rispetto al citato testo unificato, non è stata riprodotta la norma transitoria, in quanto nel frattempo la legge 24 febbraio 2006, n. 85, recante modifiche al codice penale in materia di reati di opinione, ha tradotto in disposizione a regime applicabile a qualsiasi reato il principio secondo cui, nei casi in cui vi sia stata condanna a pena detentiva e la legge posteriore preveda esclusivamente la pena pecuniaria, la pena detentiva inflitta si converte immediatamente nella corrispondente pena pecuniaria, che il citato testo unificato prevedeva in via transitoria e in riferimento ai soli reati di diffamazione con il mezzo della stampa.
      Si tratta di una riforma estremamente importante, perché volta a garantire effettività a diritti di rilevanza costituzionale. Sono anni che si chiede al Parlamento di superare la rigida disciplina attuale che espone il giornalista, spesso in buona fede, ad elevati rischi che possono interferire con la libertà di espressione e di critica e con il diritto di cronaca. Tuttavia, non si è ancora riusciti a dare una risposta adeguata a tale legittima richiesta, in ragione dell’estrema difficoltà che si incontra nel contemperare questa esigenza con quella, sicuramente non meno rilevante, di assicurare sempre e comunque un’effettiva tutela dell’onore delle persone offese dalla notizia o dal giudizio diffamatorio. Il citato testo unificato approvato dalla Camera dei deputati nella XIV legislatura aveva trovato un giusto equilibrio tra le due contrapposte esigenze di garantire la libertà di stampa e, nello stesso tempo, di non fare venir meno le garanzie dei cittadini. Da un lato, infatti, era stata abolita la pena detentiva che spesso aveva colpito, in maniera del tutto casuale, l’autore di un reato di questo tipo ed era stato previsto un tetto massimo per il risarcimento, in via equitativa, del danno non patrimoniale. Dall’altro lato, era stato dato un maggiore peso alla rettifica e si era prevista l’interdizione fino a sei mesi dalla professione solo per coloro che erano stati già condannati per il reato di diffamazione e che, quindi, era da ritenere che non si trovassero in una condizione di buona fede. È bene sottolineare che non si era proceduto a una depenalizzazione del reato di diffamazione con il mezzo della stampa, ma solo a eliminare la previsione della pena detentiva.
      L’articolo 1 della presente proposta di legge interviene sulla legge sulla stampa, la legge 8 febbraio 1948, n. 47, specificando che essa si applica anche ai siti internet aventi natura editoriale, ampliando l’ambito applicativo dell’istituto della rettifica, prevedendolo anche per la stampa non periodica, come, per esempio, i libri, riformulando il reato di diffamazione con il mezzo della stampa per fatto determinato e disciplinando il risarcimento del danno.

      L’articolo 2 interviene sul codice penale, modificando il regime dei delitti contro l’onore, l’ingiuria, la diffamazione e la diffamazione con il mezzo della stampa, in maniera coerente rispetto alle scelte effettuate per il delitto di diffamazione con il mezzo della stampa per fatto determinato.

      Si modifica, inoltre, il codice di procedura penale (articolo 3), prevedendo la sanzione pecuniaria in caso di querela temeraria. Si tratta di una norma che potrebbe sembrare ultronea rispetto al contenuto della proposta di legge, ma che in realtà è strettamente connessa alla ratio del provvedimento. Infatti, essa è volta a ridurre il rischio di querele presentate solamente come forma di pressione psicologica in vista di un risarcimento civile, fenomeno che vede proprio i giornalisti quali principali vittime.
      

         Tornando alle disposizioni penali del testo, queste in primo luogo eliminano le pene detentive per i reati di diffamazione con il mezzo della stampa. È bene ricordare che, con l’attribuzione di competenze penali al giudice di pace, si è di fatto esclusa la pena detentiva per i diritti di ingiuria e di diffamazione semplice e che, comunque, al fine di evitare disparità di trattamento, sono state graduate anche le pene pecuniarie relative a questi ultimi delitti, tenendo conto del grado di lesione del bene giuridico dell’onore che da essi deriva. Si segnala, infatti, che la riforma delle competenze del giudice di pace ha determinato un’incongrua parificazione delle pene pecuniarie previste per i delitti di ingiuria e di diffamazione semplice.

     Si è ritenuto, invece, di punire più pesantemente il giornalista recidivo, in quanto la reiterazione del reato porta ad escludere la buona fede dell’autore. Anche in questo caso, tuttavia, si è voluta escludere la pena detentiva, prevedendo la pena accessoria – già prevista dal codice penale in via generale – dell’interdizione temporanea dall’esercizio della professione per un massimo di sei mesi.
      

      Altro punto qualificante della riforma è la disposizione che conferisce all’adempimento o alla richiesta di rettifica da parte del diffamato la natura di causa di esclusione della punibilità. A tale proposito è da chiarire che la rettifica rimane uno strumento a tutela della parte offesa, alla quale è lasciata la libera scelta di utilizzarlo o meno.

Fabio Bravo

www.fabiobravo.it

ECL2009 – Exploring Cyberspace Law. Conferenza nazionale dei Giuristi Informatici Italiani per gli studenti abruzzesi

Il 19 e 20 giugno 2009 a Pescara, presso l’Università, si svolgerà una Conferenza nazionale intitolata «ECL2009 – Exploring Cyberspace Law» sul futuro dell’informatica giuridica e del diritto delle nuove tecnologie in Italian: propettiva de jure condendo e ipotesi collettiva di una «ricosrtuzione» normativa.

La ECL 2009 è organizzata dai Giuristi Informatici Italiani, aggregazione spontanea di professionisti ed accademici che si occupano di informatica giuridica e di diritto delle nuove tecnologie, per iniziativa del Prof. Giovanni Ziccardi.

Si tratta di una Conferenza che, allo scopo scientifico e di aggiornamento professionale, aggiunge la nobile finalità benefica, in quanto si propone di raccogliere fondi e dotazioni informatiche per effettuare azioni in favore degli studenti abruzzesi colpiti dal terremoto, nonché di fornire connettività alla «Casa dello Studente».

La Conferenza vede la convergenza di circa 100 relatori.

Ecco il programma con i relatori (PDF version), il sito ufficiale dell’evento, i relatori e chi ha promosso e contribuito all’evento (con i link di riferimento), la locandina in PDF (che potete distribuire, afiggere e diffondere), gli alberghi per chi desiderasse organizzare il perdonattamento al fine di essere presente ai lavori, nonché, per chi desiderasse contribuire comunque, a prescindere dalla presenza, gli estremi per il versamento tramite bonifico.

Il programma è fitto ed interessante. Prevede alcune sessioni parallele.

Il mio intervento, previsto per sabato 20 giugno, sarà incentrato sulla EUPL, la licenza pubblica dell’UE suggerita a pubbbliche amministrazioni ed imprese per l’acquisizione e la distribuzione di Open Source Software.

Fabio Bravo

www.fabiobravo.it

«Social Network: attenzione a non cadere nella rete»

Per celebrare la Giornata europea della protezione dei dati personali, il 28 gennaio 2009 si terrà a Milano una manifestazione dal titolo «Social Network: attenzione a non cadere nella rete».

Nel comunicato stampa rilasciato dal Garante, si precisa che

É al fenomeno di Facebook, MySpace e altri social network che il Garante per la protezione dei dati personali dedica quest’anno la Giornata Europea della protezione dei dati personali.

I social network rappresentano certamente straordinari strumenti di innovazione sociale, con i quali un numero crescente di persone si scambia opinioni e informazioni, ma vengono troppo spesso usati senza una completa conoscenza delle incognite che presentano e dei rischi che comportano.

L’Autorità ha dunque deciso di avviare un confronto con gli studenti su uno degli aspetti cruciali che riguardano oggi l’uso della Rete.

La manifestazione, organizzata in collaborazione con l’Alta scuola in Media, Comunicazione e Spettacolo (Almed) della Università Cattolica, si svolgerà a Milano il 28 gennaio, dalle ore 10,30 alle ore 13,30, presso l’Università Cattolica del Sacro Cuore, in Largo Gemelli. Ai lavori parteciperanno i componenti dell’Autorità Garante e docenti della Cattolica.

(…)

L’iniziativa, promossa dal Consiglio d’Europa con il sostegno della Commissione europea e di tutte le Autorità che nei Paesi europei sono preposte alla protezione dei dati, è volta a sensibilizzare i cittadini sulla dignità, sui diritti e sulle libertà fondamentali da salvaguardare rispetto all’uso delle informazioni di carattere personale.

Ecco il programma dell’evento.

Google, Facebook, Flickr e Profilazione non autorizzata

Chi usa Internet lascia tracce indelebili che, se raccolte e messe l’una accanto all’altra, possono far ricostruire profili molto particolareggiati.

Ne ha dato conto, con un articolo molto provocatorio, il giornale francese «Le Tigre», che:

a) ha preso una persona tra tanti;

b) ha raccolto, tramite Facebook, Google e Flickr, le informazioni che questi aveva lasciato di sé;

c) ne ha costruito un profilo molto dettagliato, anche ricorrendo alle numerose foto lasciate su Facebook e su Flickr ed alle notizie di vita privata e personale abbondantemente presenti nei social networks;

d) ha pubblicato, sia on-line che in versione cartacea, il profilo (sorprendentemente dettagliato) ricostruito mediante l’insieme dei dati personali raccolti via Internet.

La notizia, ripresa da Giampiero Martinotti (che ha firmato per la Repubblica l’interessante articolo dal titolo «Scopre la sua vita sul giornale che ne ha raccolto le tracce sul web»), ha qualcosa di sconcertante e conferma alcune preoccupazioni legate all’uso ingenuo che si fa dei social networks e degli altri strumenti di comunicazione che via Internet vengono messi a disposizione degli utenti:

(1) una prima preoccupazione riguarda la profilazione che è possibile effettuare con facilità sui dati personali di un soggetto che non ha dato il consenso per tale finalità. Le tracce lasciate su Internet divengono spesso abbondanti, accumulandosi nel tempo e rimanendo visibili anche ove perdano attualità e si vorrebbe che fossero cancellate o dimenticate;

(2) le tracce lasciate su Internet riguardano dati personali non solo propri (compresi quelli attinenti alla vita privata), ma anche riferibili a terze persone. Può capitare, dunque, che qualcuno si ritrovi suo malgrado esposto alla conoscibilità planetaria per il semplice fatto che altri, ad esempio, hanno parlato di lui su Facebook (o si altro social network). Può capitare, allo stesso modo, che una persona, anche senza il proprio consenso, ritrovi la propria immagine su Internet, con rischio di essere sottoposta a profilazione da parte di terzi, solamente perché c’è stato chi ha pubblicato una foto o un video che lo ritrae, eventualmente con tanto di commento.

(3) la profilazione e la pubblicazione (dei dati e dei profili) avviene sovente senza il rispetto delle norme in materia di protezione dei dati personali, con riferimento, ad esempio, alle condizioni di liceità del trattamento (es.: il consenso dell’interessato o altra condizioni di liceità ammessa dall’ordinamento), al principio di necessità (cfr. art. 3 del Codice privacy), al principio di rispondenza alle finalità del trattamento per i quali i dati sono stati raccolti o successivamente trattati (cfr. art. 11 del Codice privacy), etc.

Vero che l’art. 24, co. 1, lett. c), del Codice in materia di protezione dei dati personali consente di fare a meno del consenso per i «dati provenienti da pubblici registri, elenchi, atti o documenti conoscibili da chiunque», ma la norma, spesso mal interpretata nella prassi, va coordinata, ad esempio:

a) con il principio di corrispondenza alle finalità del trattamento in relazione al quale i dati sono stati originariamente conferiti (ancorché inseriti in «pubblici registri, elenchi o documenti conoscibili da chiunque»), di modo che non è lecito un trattamento effettuato per finalità diverse;

b) con il disposto di cui all’art. 25 del Codice, che vieta la comunicazione e la diffusione «per finalità diverse da quelle indicate nella notificazione del trattamento, ove prescritta»;

c) con il principio di essenzialità dell’informazione di cui all’art. 6 del Codice di deontologia relativo al trattamento dei dati personali nell’esercizio dell’attività giornalistica, ove per la divulgazione di notizie e dati relativi alla sfera privata di un individuo si richiede, tra le altre cose, l’indispensabilità dei dati relativi alla sfera privata, che vanno omessi qualora non necessari (ad esempio, la notizia potrebbe menzionare che è stata rinvenuta la data di nascita senza necessariamente doverla precisare; così può dar conto che risultano i nomi dell’attuale fidanzata e della ex, senza doverli necessariamente riportare, etc.).

L’articolo di Gianpiero Martinotti meriterebbe di essere letto, soprattutto perché in grado di far ragionare sulla sottovalutazione delle conseguenze relative all’uso disinvolto dei moderni strumenti di social networking disponibili su Internet.

UE e Microsoft. Abuso di posizione dominante

Sapete che è stato presentata la nuova versione (beta) del sistema operativo Windows della Microsoft. Si tratta di Windows 7, che dovrebbe superare il criticato Vista. Qui potete leggere una recensione.

Per la Microsoft, tuttavia, le novità non finiscono qui, dato che, come si apprende in un articolo apparso oggi su La Stampa, la Commissione Europea avrebbe ravvisato un’ipotesi di violazione delle regole relative alla concorrenza, per abuso di posizione dominante.

L’UE, infatti, avrebbe contestato alla Microsoft la scelta di inserire nel sistema operativo Windows il browser Internet Explorer.

Si legge nell’articolo citato che

Bruxelles ha accusato il gigante americano dell’informatica di abuso di posizione dominante per l’integrazione forzata del browser di navigazione internet “Explorer” nel sistema operativo ’Windows’.

(…)

secondo il «parere preliminare» della Commissione, l’integrazione di Explorer in Windows «infrange le regole europee sull’abuso di posizione dominante».

(…)

“Microsoft e Ue (…) sono impegnate in una battaglia sulle questioni della concorrenza da anni e la società americana è stata multata per più di un miliardo di euro per presunti abusi derivati dalla sua posizione di predominio col 95% dei sistemi operativi nei personal computer attraverso il suo ubiquo software Windows.

Si calcola che Microsoft controlli circa tre quarti del mercato della navigazione nel web attraverso Explorer”.

Quanto alla risposta della società americana, l’articolo aggiunge che

sta studiando le osservazioni della Commissione, valutando la possibilità di rispondere formalmente tra due mesi. E non ha escluso la richiesta di un’audizione formale.

Vedremo gli sviluppi.

International Encyclopaedia of Law. Italian Cyber Law

iel1 La Kluwer International pubblica l’International Enciclopaedia of Law (IEL), opera colossale e prestigiosa dal progetto editoriale davvero ambizioso, perché raccoglie, su ciascuna delle diverse branche del diritto, lo stato della normativa nei singoli Pasesi di volta in volta considerati.

Per la sezione dedicata al Cyber Law (diretta dal Prof. Dumortier) è uscito finalmente il volume relativo all’Italia (curato dal Prof. Ziccardi).

In questo volume, a cui ho avuto l’onore di contribuire, si trovano anche due miei capitoli relativi a:

1) Liability of Service Providers (Parte V, Capitolo 3);

2) Product Liability (Parte V, Capitolo 4).

Nel primo dei due scritti viene affrontato, in particolare, il tema della responsabilità degli Internet Service Proveders (ISP), mentre nel secondo l’attenzione è posta alla responsabilità del produttore, con particolare riferimento ai danni causati dall’uso di strumenti elettronici (Liability for Damage Caused by Informational Instruments), come il software ed altri «oggetti» informatici.

Il volume, interamente in inglese, vede la luce, come riporta il post di Giovanni Ziccardi nel suo blog, dopo ben dieci anni di lavoro. Sono convinto che non mancherà una sua rencensione in The Net  Jus Book Review. Ovviamente non tarderò a segnalarvela.

La Gazzetta Ufficiale online e il ritorno di quella cartacea (che non se ne è mai andata)

In un recente articolo apparso su «La Stampa», intitolato «Finita la carta per la Gazzetta Ufficiale», veniva data notizia che sarebbe stata eliminata la versione cartacea della Gazzetta Ufficiale.

Lì si legge, infatti:

Addio alla versione cartacea della Gazzetta Ufficiale: dal primo gennaio 2009 – si legge in un avviso dell’Istituto Poligrafico e Zecca dello Stato allegato all’ultima pubblicazione della Gazzetta in edicola ieri – cessa la diffusione della versione cartacea.

«A partire dalla stessa data – si sottolinea ancora nell’avviso – è fruibile gratuitamente per 60 giorni la Gazzetta Ufficiale online».

La scomparsa della Gazzetta di carta è conseguente all’attuazione di una norma contenuta nel decreto legge di quest’estate, la manovra triennale sui conti.

Tuttavia, la versione cartacea della G.U. non è affatto scomparsa.

Se risaliamo direttamente alle fonti normative, ci rendiamo conto che l’art. 27 («taglia-carta») del d.l. 112/08, convertito nella legge 133/08, statuisce che

 Al fine di ridurre i costi di produzione e distribuzione, a decorrere dal 1° gennaio 2009, la diffusione della Gazzetta Ufficiale a tutti i soggetti in possesso di un abbonamento a carico di amministrazioni o enti pubblici o locali e’ sostituita dall’abbonamento telematico. Il costo degli abbonamenti e’ conseguentemente rideterminato entro sessanta giorni dalla data di entrata in vigore della legge di conversione del presente decreto.

Pertanto, non è che finisce la versione cartacea della G.U.

Anzi, la G.U., quella che fa fede in ordine a quanto viene in essa pubblicato, rimane in versione rigorosamente cartacea.

Chiarissimo in tal senso è anche l’avvertenza nella homepage del sito della G.U. gestito dall’Istituto Poligrafico e Zecca dello Stato, ove si trova testualmente indicato quanto segue:

 

Ricordiamo che l’unico testo definitivo è quello pubblicato sulla Gazzetta Ufficiale a mezzo stampa, che prevale in casi di discordanza.

 

Ciò che cambia è la forma con cui viene diffusa una copia agli enti pubblici o locali ed alle altre amministrazioni pubbliche che hanno sottoscritto un abbonamento per riceverla. In questo caso, la distribuzione non avviene più tramite supporto cartaceo, ma solamente su supporto elettronico, accessibile mediante connessione telematica.

La norma nulla dice, invece, in ordine ai privati (es. studi legali, etc.), che potrebbero continuare a richiedere la spedizione in versione cartacea della G.U. in abbonamento, ove lo desiderassero (fermo restando che la versione telematica è solitamente da preferire).

Il risparmio connesso al minor uso della carta per le pubbliche amministrazioni è garantito dalla disposizione di chiusura, che impone la rideterminazione dei costi di abbonamento.

La norma non lo specifica, ma ovviamente è apprezzabile anche l’impatto ambientale di tale disposizione.

Ciò che non convince, ed in effetti la norma poteva osare di più, è proprio l’efficacia ed il valore della versione in formato elettronico rispetto a quella in formato cartacea.

Tra l’altro v’è da aggiungere che recentemente l’art. 16, co. 12, del d.l. 185/08 (non ancora convertito in legge, a quanto ci consta), ha previsto una modifica delle disposizioni relative al codice dell’amministrazione digitale, stabilendo che:

I commi 4 e 5 dell’articolo 23 del decreto legislativo 7 marzo 2005, n. 82, recante “Codice dell’amministrazione digitale”, sono sostituiti dai seguenti: «4. Le copie su supporto informatico di qualsiasi tipologia di documenti analogici originali, formati in origine su supporto cartaceo o su altro supporto non informatico, sostituiscono ad ogni effetto di legge gli originali da cui sono tratte se la loro conformità all’originale è assicurata da chi lo detiene mediante l’utilizzo della propria firma digitale e nel rispetto delle regole tecniche di cui all’articolo 71.

5. Con decreto del Presidente del Consiglio dei Ministri possono essere individuate particolari tipologie di documenti analogici originali unici per le quali, in ragione di esigenze di natura pubblicistica, permane l’obbligo della conservazione dell’originale analogico oppure, in caso di conservazione ottica sostitutiva, la loro conformità all’originale deve essere autenticata da un notaio o da altro pubblico ufficiale a ciò autorizzato con dichiarazione da questi firmata digitalmente ed allegata al documento informatico.»

Con questo nuovo assetto normativo bisognerebbe capire quale ruolo, nella società «paperless», vorremmo che avesse, anche per il futuro, una gazzetta ufficiale telematicamente raggiungibile e, più in generale, l’insieme delle norme del nostro ordinamento giuridico che sono ormai largamente disponibili in formato elettronico nella stessa G.U. o nei siti istituzionali (es.: parlamento, norme in rete, etc.).

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