Google Cyber Car

Self-driving cars. Quella di Google non è una novità esclusiva

Un articolo pubblicato su La Stampa ha per titolo “Google lancia l’auto che si guida da sola“.

Come noto spesso negli articoli dei quotidiani e della Stampa in particolare, ciò che proviene da Google sembra brillare più degli altri. Che Google innovi molti sono d’accordo, ma occorre un po’ di accortezza nel lanciare certi messaggi, altrimenti, chi non è addentro al mondo della ricerca nel settore tecnologico, rischia di avere informazioni fuorvianti.

Nel predetto articolo apparso oggi (11 ottobre 2010),  si legge chiaramente quanto segue:

È il desiderio di tantissimi automobilisti: salire a bordo di una macchina che si guida da sola. Ora però, grazie a Google, questo che sembrava un sogno da film di fantascienza è diventato realtà. Anche stavolta la tecnologia è riuscita a realizzare le suggestioni di scrittori e cineasti visionari. In particolare, a immaginare una macchina di questo tipo, era stato prima Stephen King, poi John Carpenter che ha tradotto nel grande schermo la sua idea. Il film, come il romanzo, del 1983, si chiamava, «Christine, la macchina infernale». Racconta proprio le vicende di un’auto che, come un essere vivente, si muove e agisce in modo autonomo (…).

Quella che in realtà appare un’invenzione di Google, è oggetto di studi e di ricerche, con ottimi risultati, nelle università e nei centri di ricerca di tutto il mondo, oltre che nei laboratori delle principali case automobilistiche. Gli esempi non mancano neanche in Europa.

I progetti sono numerosi. Di seguito mi limito ad indicarne alcuni.

In questo PDF c’è un articolo scientifico, dal titolo significativo “CyberCars: Past, Present and Future of the Technology elaborato nell’ambito di un importante progetto finanziato dall’UE sulle CyberCars.

Alcuni dei quali sono frutto di una semplice ricerca su YouTube, altri mi erano noti da molto tempo:

Ed ancora:

L’articolo continua precisando che

Secondo il New York Times, l’automobilista, o sarebbe meglio parlare di passeggero, si siede normalmente al suo posto ed è comunque in grado di prendere il controllo della manovra in ogni momento. Per il blog del famoso motore di ricerca, il dipartimento della Motorizzazione della California ha già autorizzato la circolazione di queste auto, a patto che non circolino da sole. La stessa Google ha informato la polizia del ’Golden State’ sulla loro invenzione, assicurando sempre la presenza di una persona a bordo, in grado di correggere ogni eventuale difetto. Dall’esterno, questa ’Google car’, appare come una normale Toyota Prius, che ha sul tetto uno strano cilindro.

Se la Google Cyber-Car appare come una normale Toyota Prius, allora si potrebbe dubitare che sia una loro invenzione. Su YouTube, infatti, c’è un video non recentissimo della Toyota Self-Driving Car:

Oltre alla GM, alla Toyota, anche le case automobilistiche europee hanno le loro Cyber Cars (Self-Driving Cars).

Di seguito alcuni link video che attestano il risultato di ricerche per la BMW e per la VW, con il modello Golf, che evidenziano come le tecnologie in questione possono ben essere utilizzate senza pregiudicare una guida sportiva:

1) BMW (video)

2) VW (Golf) (video).

Qui altri interessanti video (da scaricare) nell’ambito del progetto “Cyber-Car2″.

L’articolo termina con queste parole:

Il progetto e stato sviluppato da Sebastian Thrun, 43 anni, direttore del Stanford Artificial Intelligence Laboratory, ingegnere della Google e co-invetore del famosissimo programma Street View. Secondo le stime più ottimistiche ci vorranno almeno altri otto anni per mettere a punto questo tipo di vettura al livello commerciale. In questo modo si potrebbe fortemente ridurre l’incidenza della mortalità nelle strade, che solo negli Usa provoca 37 mila vittime l’anno. Nel frattempo, le leggi della strada dovranno necessariamente adattarsi alle nuove prospettive. Il problema maggiore riguarda il settore assicurativo e legale. Se qualcosa va storto e il computer non ferma la macchina di fronte a un pedone, chi sarà il responsabile? L’uomo che si trova a bordo o chi ha ideato il software difettoso?

Insomma, quella che appare come una novità di Google è, in realtà, un importante contributo che anche Google sta dando a questo collaudatissimo settore.

L’impegno di molte case automobilistiche è notevole e già si vedono in commercio i risultati di parte della ricerca, dai sensori per il parcheggio ai veicoli autoparcheggianti.

Dall’articolo commentato mi rendo conto che le innovazioni e le ricerche nel settore tecnologico non sono conosciute ai più, che vedono come lontane e futuristiche le soluzioni già operative nei centri di ricerca, ma che nell’immaginario collettivo appartengono a film di fantascienza. Mi propongo, allora, di introdurre nei prossimi post, di tanto in tanto, degli esempi su come il futuro sia più vicino di quanto non si possa credere.

Come già mi era capitato di annotare in altri post legati alla robotica ed alla cibernetica, concordo ampiamente sul fatto che il diritto dovrà cercare nuove regole e rispondere a nuovi interrogativi, ma, a mio avviso, dovrà farlo molto prima degli otto anni pronosticati in casa Google.

Fabio Bravo

www.fabiobravo.it

Information Society & ICT Law

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