Giornalismo investigativo

Sentenza sulle 10 domande di Repubblica. Il Tribunale di Roma rigetta la richiesta di risarcimento danni di Silvio Berlusconi

 Il Tribunale di Roma, Sez. I Civile,  Giudice Dott.ssa Angela Salvio, con sentenza del 5 settembre 2011, n. 17366, ha rigettato (in primo grado) la domanda di risarcimento danni per diffamazione avanzata da Silvio Berluscono contro Gruppo Editoriale l’Espresso S.p.a. ed altri in conseguenza della reiterata pubblicazione quotidiana delle famose “10 domande” di Repubblica, non solo sul quotidiano in versione cartacea, ma anche on-line sul sito www.repubblica.it.

Al rigetto della domanda ne è conseguita la condanna dell’attore al pagamento delle spese processuali.

Il testo della sentenza (interessante per il giornalismo investigativo e per il diritto dell’informazione soprattutto nella parte in cui si sofferma sui confini del diritto di critica come scriminante e sulle modalità con cui il medesimo possa essere esercitato) è stato messo a disposizione sul sito di Repubblica ed è qui prelevabile in formato PDF in versione integrale.

Fabio Bravo

www.fabiobravo.it

“Giornalismo investigativo e realizzazione delle inchieste”. Workshop

Domani 21 giugno 2011, presso l’Università di Bologna, si svolgerà il Workshop 2011 dedicato al “Giornalismo investigativo e realizzazione delle inchieste”, organizzato dal C.I.R.Vi.S. (Centro Interdipartimentale di Ricerca sulla Vittimologia e sulla Sicurezza) dell’Università di Bologna e dalla S.I.V. (Società Italiana di Vittimologia), nell’ambito delle attività del progetto “Giornalismo Investigativo .TV” che sto conducendo presso l’Ateneo bolognese.

I temi centrali del Workshop saranno: 1) aspetti tecnici e tecnologici (attrezzature, elementi di regia, inquadrature, riprese, montaggio, audio, estetica del prodotto, etc.); 2) aspetti metodologici, in chiave interdisciplinare (tecniche e metologia secondo l’approccio giornalistico-documentaristico e secondo l’approccio sociologico e criminologico: interviste, osservazione partecipante, etc.); 3) aspetti giuridici (limiti di liceità nell’uso di strumenti investigativi nell’ambito del giornalismo di inchiesta: es. telecamere nascoste, etc.; limiti all’esimente del diritto di cronaca in caso di risarcimento danni da diffamazione;  etc.).

Alla fine verrà proiettata e discussa l’inchiesta dal titolo “Un pagamo. La tassa sulla paura” (2011), dedicata alla reazione della società civile, del mondo imprenditoriale e delle istituzioni al pizzo imposto dalla criminalità organizzata.

Il Workshop è finalizzato anche alla formazione per chi aderisce al Laboratorio di Giornalismo Investigativo (G.I.Lab) attivo presso l’Università di Bologna, di cui ho la responsabilità scientifica e il coordinamento e alla costituzione di team professionali, per coloro che, iscritti al Workshop ma non al G.I.Lab, intendano aderirvi e partecipare attivamente al progetto sul Giornalismo Investigativo.

Le inchieste del G.I.Lab dovrebbero poi trovare collocazione nei circuiti di diffusione nazionale, sul web, su network televisivi e su DVD allegati a pubblicazioni scientifiche.

Anche in tal modo si può contribuire all’esercizio di quella funzione nobile di risveglio delle coscienze a cui tende il giornalismo investigativo.

Giornalismo d’inchiesta, strumento di democrazia

 

In Italia il giornalismo investigativo è sempre stato considerato come un’eccezione o una rarità, tra cui spicca “Report”.  Quell’essere watchdog, tipico del giornalismo di lingua inglese, è connaturato all’esperienza democratica di un Paese.

Il giornalismo d’inchiesta individua temi di interesse pubblico e li sottopone all’opinione pubblica anche (e soprattutto) là dove l’opinione pubblica era sopita o non aveva gli adeguati strumenti di conoscenza per accorgersene.

Così, con il giornaismo investigativo e con le sue inchieste, si forma quella coscienza collettiva che è la necessaria premessa per poter esprimere il consenso sociale e politico.

E’ per questo che al giornalismo d’inchiesta va accordato un grande risalto. Deve essere strumento quotidiano di conoscenza e di confronto per i cittadini, affinché possano esercitare appieno la sovranità popolare contemplata nella nostra Carta Costituzionale.

Il giornalismo investigativo, insomma, è strumento di democrazia a servizio dei cittadini, affinché riscoprano la verità dei fatti di rilevanza pubblica, nascosti dietro l’apparenza, la propaganda o l’informazione addomesticata.

Per questo sono felice dell’iniziativa di Repubblica e dell’Espresso, che, sulla scia di quanto realizzato da ProPublica (premio Pulitzer per il giornalismo investigativo), hanno dedicato un apposito sito al giornalismo d’inchiesta (Le Inchieste), nel quale non ci si limita solamente a pubblicare le inchieste, ma, significativamente, viene chiesto ai cittadini di segnalare e proporre un’inchiesta e di collaborare all’avvio della sua realizzazione.

 

 

Dentro l’inchiesta. Presentazione del libro di Gerardo Adinolfi alla Feltrinelli International di Bologna

Il 9 dicembre 2010, alle ore 18:00, presso la Feltrinelli International di Bologna, ci sarà la presentazione del volume scritto da Gerardo Adinolfi dal titolo “Dentro l’inchiesta. L’italia nelle indagini dei reporter“.

E’ un buon testo che introduce al giornalismo investigativo ed è di orientamento per chi si accosta alla professione.

Alla presentazione del volume interverranno, oltre all’autore, anche il Dott. Fabrizio Binacchi (Direttore RAI Emilia Romagna), il Dott. Giampiero Moscato (Giornalista, Vice Capo Redattore ANSA), nonché il sottoscritto (Università di Bologna).

Consiglio vivamente a chi fosse interessato (e penso anche a chi aderisce al G.I.Lab, laboratorio di giornalismo investigativo, nell’ambito del mio progetto www.giornalismoinvestigativo.tv) di assistere all’incontro (anche Gerardo Adinolfi, l’autore del volume, è tra i partecipanti al G.I.Lab).

L’evento è un’ottima occasione di confronto tra illustri professionisti e mondo accademico.

Fabio Bravo

www.fabiobravo.it

Information Society & ICT Law

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Aggiornamento:

1) Video-Abstract della presentazione (su YouTube)


2) Resoconto della presentazione (sul blog dell’Autore)



Progetto sul giornalismo investigativo: la sentenza della Cassazione sul giornalismo di inchiesta e avvio database inchieste

Nel sito del mio progetto sul giornalismo investigativo (che si articola in tre sezioni, una giuridica, una tecnica e un laboratorio), che sto portando avanti presso l’Università di Bologna, sono stati inseriti i seguenti materiali, liberamente accessibili:

a)  un abstract e dodici massime elaborate sulla base della sentenza n. 16236 sul giornalismo di inchiesta resa nel 2010 dalla Suprema Corte di Cassazione (è disponibile anche il testo integrale della predetta sentenza);

b) altri provvedimenti resi dalle autorità italiane (Autorità Giuriziaria e Garante per la protezione dei dati personali) in materia di diritto dell’informazione, di interesse per il giornalismo investigativo (database giuridico in tema di diritto dell’informazione e giornalismo investigativo)

c) le prime due schede del database relativo alle inchieste giornalistiche (“Watergate” e “Porte girevoli”).

Ulteriore materiale, già elaborato e pronto per l’inserimento, verrà caricato via via sul sito, nel corso del tempo, anche nei prossimi giorni.

Parallelamente è in fase di organizzazione e di start-up il G.I. Lab (Laboratorio di Giornalismo Investigativo).

Di tanto in tanto darò notizia di ulteriori aggiornamenti sul progetto.

Fabio Bravo

www.fabiobravo.it

Information Society & ICT Law

Accesso abusivo ad un sistema informatico o telematico (art. 615 ter c.p.). Ai domiciliari un appuntato della GdF per aver trasferito dati personali di VIP a un giornalista di Panorama (indagato per concorso nel medesimo reato)

Secondo quanto rivelato dagli organi di informazione, un giornalista di Panorama avrebbe attinto dati personali su personaggi famosi (tra cui alcuni componenti della famiglia Agnelli, Antonio Di Pietro, Luigi De Magistris, il giudice Mesiano, Beppe Grillo, Marco Travaglio, Patrizia D’Addario, Gioacchino Genchi), da un appuntato della Guardia di Finanza, accusato di aver effettuato ripetute interrogazioni del sistema informatico delle “Fiamme Gialle”, in violazione dell’art. 615 ter c.p. (Accesso abusivo ad un sistema informatico o telematico).

Come precisa l’articolo citato, il giornalista sarebbe indagato per concorso nel medesimo reato:

Fabio Diani, appuntato della Guardia di Finanza in servizio a Pavia, è stato posto agli arresti domiciliari su ordine del Gip presso il Tribunale di Milano, per una serie di accessi abusivi agli archivi informatici delle Fiamme Gialle, “in violazione dell’articolo 615 ter del codice penale”.

Il finanziere, secondo l’accusa, avrebbe poi passato informazioni riservate al giornalista di “Panorama” Giacomo Amadori, riguardanti una serie di noti personaggi. Amadori, stando a quanto si apprende, ha ricevuto un avviso di garanzia per concorso nello stesso reato: accesso abusivo a sistemi informatici.

La competenza del reato sarebbe stata individuata, dunque, in favore del Tribunale di Milano.

Ricordo il tenore dell’articolo citato:

Art. 615 ter c.p. – Accesso abusivo ad un sistema informatico o telematico

Chiunque abusivamente si introduce in un sistema informatico o telematico protetto da misure di sicurezza ovvero vi si mantiene contro la volontà espressa o tacita di chi ha il diritto di escluderlo, è punito con la reclusione fino a tre anni.

La pena è della reclusione da uno a cinque anni:

1) se il fatto è commesso da un pubblico ufficiale o da un incaricato di un pubblico servizio, con abuso dei poteri o con violazione dei doveri inerenti alla funzione o al servizio, o da chi esercita anche abusivamente la professione di investigatore privato, o con abuso della qualità di operatore del sistema;

2) se il colpevole per commettere il fatto usa violenza sulle cose o alle persone, ovvero se è palesemente armato;

3) se dal fatto deriva la distruzione o il danneggiamento del sistema o l’interruzione totale o parziale del suo funzionamento, ovvero la distruzione o il danneggiamento dei dati, delle informazioni o dei programmi in esso contenuti.

Qualora i fatti di cui ai commi primo e secondo riguardino sistemi informatici o telematici di interesse militare o relativi all’ordine pubblico o alla sicurezza pubblica o alla sanita’ o alla protezione civile o comunque di interesse pubblico, la pena e’, rispettivamente, della reclusione da uno a cinque anni e da tre a otto anni.

Nel caso previsto dal primo comma il delitto e’ punibile a querela della persona offesa; negli altri casi si procede d’ufficio.

Non v’è menzione delle violazioni relative alla disciplina in materia di protezione dei dati personali (privacy), ad esempio con riferimento all’art. 167 del d.lgs. 196/2003 (Illecito trattamento di dati personali), forse perché non sarebbe stato rinvenuto il nocumento richiesto dalla norma incriminatrice, ma non è detto che, tra i soggetti interessati al trattamento dei dati personali non vi sia chi abbia ricevuto un pregiudizio.

Tale circostanza potrebbe far ipotizzare anche eventuali richieste risarcitorie di tipo civilistico, anche in sede penale tramite costituzione di parte civile, in relazione a quanto previsto dall’art. 15 del Codice della privacy, che va a delinere una responsabilità civilistica di tipo oggettivo (e, comunque, fino al limite del caso fortuito e della forza maggiore) basata sul regime di cui all’art. 2050 c.c.  anche per il risarcimento del danno non patrimoniale.

Una considerazione, che rimane implicita, attiene alle modalità del reperimento delle fonti del giornalismo ed al rapporto tra forze dell’ordine e organi di informazione, che deve essere curato non solo tramite l’apposizione di un corpo normativo, che in realtà già c’è, ma tramite un più serio approccio alla deontologia ed al ricorso ai codici etici, che, per evitare che rimangano lettera norma, vanno veicolati in primo luogo attraverso la formazione e altra attività di sensibilizzazione.

Mi rendo conto che non è la risposta decisiva al problema, ma una delle possibili risposte al problema, le quali mirano a porre in essere azioni di tipo preventivo e contenitivo ai fenomeni in esame, da affiancare a quelle di tipo repressivo, per mano della magistratura ove si ravvisassero concretamente le responsabilità ipotizzate.

Il rapporto tra forze di polizia e giornalismo è un rapporto delicato, che si alimenta reciprocamente, in entrambe le direzioni.

Sul ruolo investigativo del giornalismo a favore dell’attività degli investigatori e degli inquirenti mi sono soffermato con un articolo recente, a proposito dell’esposizione mediatica sul caso di Sarah Scazzi e della famiglia Misseri.

Ora questa vicenda, insieme ad innumerevoli altrei, fornisce l’occasione per meditare sul ruolo informativo delle forze dell’ordine, a favore del giornalismo.

Si creano flussi di informazioni che vanno ricondotti ad equilibrio.

Fabio Bravo

www.fabiobravo.it

Information Society & ICT Law

Report e l’inchiesta sulla Villa ad Antigua. Censura preventiva? Su Internet la Rai ha già diffuso il servizio

Report e Milena Gabanelli sono l’icona del giornalismo investigativo italiano. Oggi, domenica 17 ottobre 2010, alle 21:30, dovrebbe riprendere il corso della programmazione e ne siamo tutti contenti, o quasi.

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Giornalismo Investigativo

GIORNALISMO INVESTIGATIVO | UNIVERSITA’ DI BOLOGNA – Da qualche mese ho avviato all’Università di Bologna un progetto sul Giornalismo Investigativo (cfr., al riguardo, anche “La crescente cultura del giornalismo investigativo in Italia. La sentenza della Cassazione n. 16236 del 9 luglio 2010).

Il sito ufficiale del Progetto è www.giornalismoinvestigativo.tv

Si articola in tre sezioni:


Sezione “I” – know-how giuridico

Con la prima sezione si intende costituire un database con le decisioni giurisprudenziali e i riferimenti normativi utili per comprendere i limiti di liceità del corretto operato del giornalista nell’ambito delle attività svolte, con particolare riferimento al settore del giornalismo investigativo, nonché ulteriori questioni ritenute di interesse.

Parte centrale del progetto, infatti, è lo studio delle interrelazioni tra società dell’informazione e diritto, con riferimento al giornalismo investigativo.

Nell’ambito di tale sezione si procederà alla raccolta, all’analisi ed allo studio delle questioni giuridiche che interessano maggiormente il diritto dell’informazione, con particolare riferimento al giornalismo investigativo e, ove ritenuto utile, al giornalismo tout court.

Tra i temi affrontati vi sono: limiti di liceità nell’uso di tecniche investigative da parte del giornalista (es. telecamere nascoste, indagini sotto copertura, etc.); limiti di liceità nell’uso delle fonti (es. pubblicazione di intervista nella quale l’intervistato riferisce espressioni o contenuti diffamatori nei confronti di terzi; pubblicazione di intercettazioni, pubblicazione di corrispondenza ottenuta dal destinatario, ma contro la volontà del mittente, etc.); pubblicazioni di immagini e foto prelevate da Internet; bilanciamento del diritto ad informare con il diritto alla protezione dei dati personali (privacy) e quello alla reputazione personale e commerciale dei soggetti nei cui confronti l’indagine giornalistica viene condotta; responsabilità del giornalista, dell’editore e del direttore; diffamazione a mezzo stampa e risarcimento del danno; cause di giustificazione; sequestrabilità di materiale (es. PC) presso il giornalista; etc.


Sezione “II” – know-how tecnico

Con la seconda sezione, approntata con l’apporto di collaboratori e studenti che partecipano al Progetto, si intende costituire un database per il reperimento e l’analisi delle fonti e delle tecniche del giornalismo di inchiesta, in particolare quello veicolato con il canale televisivo e tramite Internet. L’attenzione verrà posta anche al giornalismo della carta stampata.

Si procederà alla raccolta, alla analisi ed allo studio delle inchieste giornalistiche.

Si procederà anche alla redazione ed alla raccolta in database di apposite schede di rilevazione aventi ad oggetto le inchieste giornalistiche, nelle quali verranno riportate: le indicazioni utili per il reperimento e per l’analisi delle inchieste, con evidenza del titolo, del programma televisivo o della diversa collocazione usata per la diffusione dell’inchiesta, il giornalista che ha lavorato all’inchiesta, l’oggetto dell’inchiesta, l’eventuale link per reperire l’inchiesta, l’abstract (riassunto) dell’inchiesta, le principali tecniche investigative utilizzate nella realizzazione dell’inchiesta, le principali tecniche espositive utilizzate nel servizio giornalistico approntato per diffondere l’inchiesta, etc.

Sezione “III” – G.I. LAB

Con la terza sezione verrà attivato il “G.I. LAB”, ossia il Laboratorio di Giornalismo Investigativo, nell’ambito del quale collaboratori, tesisti, studenti, etc., potranno procedere alla realizzazione di inchieste, da destinare alla pubblicazione.

Al riguardo potranno essere attivati canali di collaborazione o di partnership con testate giornalistiche televisive, on-line e cartacee, per la realizzazione o per la collocazione delle inchieste.

Fabio Bravo

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Information SOciety & ICT Law

La crescente cultura del giornalismo investigativo in Italia. La sentenza della Cassazione n. 16236 del 9 luglio 2010

In Italia in giornalismo investigativo è sempre stato debole e pallido, salvo rare eccezioni, spesso consegnate a programmi televisivi.

Eppure nella società dell’informazione (information society) il diritto ad essere informati è elemento fondamentale della società democratica, come recentemente ribadito a chiare lettere anche dalla Sentenza della Cassazione n. 16236 del 9 luglio 2010, ove si legge:

(1)  - la nobiltà e la significatività del giornalismo investigativo

“Deve innanzitutto rilevarsi che nel caso di specie si verte in terma di c.d. giornalismo di inchiesta, espressione più alta e nobile dell’attività di informazione;

(2) – la definizione e le finalità del giornalismo investigativo

“con tale tipologia di giornalismo, infatti, maggiormente si realizza il fine di detta attività quale prestazione di lavoro intellettuale volta alla raccolta, al commento e alla elaborazione di notizie destinate a formare oggetto di comunicazione interpersonale attraverso gli organi di informazione, per sollecitare i cittdini ad acquisire conoscenza di tematiche meritevoli, per il rilievo pubblico delle stesse.

(3) – le modalità operative e le caratteristiche distintive del giornalismo investigativo

“Con il giornalismo di inchiesta l’acquisizione della notizia avviene “autonomamente”, “direttamente” e “attivamente” da parte del professionista e non mediata da “fonti” esterne mediante la ricezione “passiva” di informazioni.

(4) – la relazione tra giornalismo investigativo e principio democratico

l’art. 1, 2° comma, Cost., nell’affermare che “la sovranità appartiene al popolo che la esercita nelle forme e nei limiti della Costituzione”, presuppone quale imprescindibile condizione per un pieno, legittimo e corretto esercizio di detta sovranità che la stessa si realizzi mediante tutti gli strumenti democratici (art. 1, 1° comma, Cost.), a tal fine predisposti dall’ordinamento, tra cui un posto e una funzione preminenti spettano all’attività di informazione in questione [sott. "giornalismo d'inchiesta", n.d.r.] (…);

vale a dire che intanto il popolo può ritenersi costituzionalmente “sovrano” (nel senso rigorosamente tecnico-giuridico di tale termine) in quanto venga, al fine di un compiuto e incondizionato formarsi dell’opinione pubblica, senza limitazioni e restrizioni di alcun genere, pienamente informato di tutti i fatti, eventi e accadimenti valutabili come interesse pubblico

Il giornalismo investigativo, dunque, ha un posto di primo piano nella società dell’informazione (information society) e va discusso, affrontato, analizzato e praticato, nelle sue tante sfaccettature, con tutte le questioni (pratiche, politiche, tecniche, ma anche giuridiche) che solleva.

Report“, di Milena Gabanelli, che si basa sulle inchieste di giornalisti freelance, è per continuità e per capacità, il miracolo del giornasmo investigativo televisivo italiano. Preziosi servizi del giornalismo investigativo non mancano neanche in altre trasmissioni, come “Le Iene” (sopratutto nei servizi con telecamera nascosta) e, per la capacità di investigazione collaborativa e partecipata attraverso il coinvolgimento del pubblico, “Chi l’ha visto”.

La cultura del giornalismo investigativo sta cambiando, così come profondamente nuovi sono i modelli di veicolazione delle inchieste giornalistiche.

Si pensi a ProPublica, ad esempio, che è riuscito ad aggiudicarsi il premio Pulitzer per il giornalismo investigativo, pur essendo testata interamente on-line.

In questi giorni si sta svolgendo in Calabria “Tabularasa“, il primo contest interamente dedicato all’editoria del  giornalismo d’inchiesta e di denuncia, organizzato dall’Associazione Urba e dal quotidiano on-line “Strill.it” (qui le inchieste di Strill).

Si veda anche, su la Repubblica, l’articolo “Perché abbiamo bisogno del giornalismo d’inchiesta“.

Tornerò ad occuparmi ancora del giornalismo investigativo, linfa vitale dell’information society, nel suo connubio sempre più stringente con le nuove tecnologie e con il diritto.

Fabio Bravo

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Ecco la lettera dell'OSCE contro il DDL italiano sulle intercettazioni e a favore del giornalismo investigativo

Dal sito de Il Sole 24 Ore si inviene il link alla nota dell’OSCE (The Organization for Security and Co-operation in Europe), pubblicata sul proprio sito istituzionale a firma della delegata per la libertà dei media Dunja Mijatovic, con la quale si

chiede all’Italia di non approvare definitivamente nella versione uscita dal Senato il testo di legge sulle intercettazioni proposto dal Governo Berlusconi.

Riporto di seguito alcuni passaggi della nota dell’OSCE, così come proposti dal Sole 24 ore:

(1.)

«Il progetto di legge approvato dal Senato nella sua formulazione attuale (…) contraddice le raccomandazioni dell’Osce, specialmente nella misura in cui proibisce l’uso di alcune fonti confidenziali e materiali che possono essere necessari per indagini giornalistiche significative al servizio della democrazia».

(2.)

«Sono preoccupata che il Senato abbia approvato una legge che potrebbe seriamente ostacolare il giornalismo investigativo in Italia nonostante i diversi ammonimenti venuti dal mio ufficio: esso (…) segna una tendenza alla criminalizzazione del lavoro giornalistico. I giornalisti devono essere liberi di riportare le notizie di pubblico interesse e di essere in grado di decidere come portare avanti un’inchiesta in modo responsabile».

(3.)

La rappresentante Osce, in particolare, ha ribadito la censura da parte dell’organismo da lei rappresentato delle norme del ddl intercettazioni che prevedono «forti restrizioni – ha denunciato – nella pubblicazione di atti processuali o di indagine anche prima dell’inizio dei processi», così come le «multe salate» e «anche il carcere» per editori e giornalisti che le pubblichino, così come la previsione del carcere per chiunque, senza essere giornalista, registri e diffonda conversazioni senza il consenso dell’altra persona.

Consiglio di leggere con attenzione l’intero comunicato dell’OSCE, in versione originale (in inglese).

Fabio Bravo

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