F1

Processo a Google. Non è solo un caso italiano (ovvero il caso Barrichello vs. Google innanzi al Tribunale di San Paolo in Brasile)

Il caso del c.d. “Processo a Google” che si sta celebrando presso il Tribunale di Milano (Vividown vs. Google), su cui siamo intervenuti passo passo, udienza per udienza, con i post di questo blog, non è un caso isolato.

Non è solo in Italia che il fenomeno della responsabilità di Google viene passata al vaglio dell’autorità giudiziaria, come sta avvenendo in quello che è stato definito come il caso “test”, senza precedenti negli scenari internazionali.

Per la verità la responsabilità di Google, con riferimento ai contenuti messi in rete dagli utenti, ha già un altro autorevole precedente in Brasile, ove si è celebrato il processo che ha visto protagonista Rubens Barrichello, noto pilota della Formula 1, contro Google.

Sul social network “Orkut” gestito proprio da Google, molto popolare in Brasile, erano stati immessi contenuti da parte degli utenti che, attivando un falso profilo del pilota, avevano accostato la sua immagine a quella di una tartaruga, per via dell’asserita sua lentezza.

Nel resoconto di Mauro Munafò per la Repubblica (“E’ lento come una tartaruga”. E Google deve risarcire Barrichello), si trova riportato infatti che Rbens Barrichello,

(…) arrivato terzo nell’ultimo campionato di Formula Uno, ha ottenuto da un tribunale di San Paolo che il motore di ricerca Google lo risarcisca di mezzo milione di dollari. Sul social network Orkut, proprietà di Google, ci sono infatti numerosi profili falsi del’ex pilota della Ferrari che ironizzano sulle sue capacità e lo paragonano a una tartaruga, animale di certo non famoso per la velocità.

(…) 

La causa contro Orkut, iniziata nel 2006, potrebbe arrivare a costare fino a 700 mila dollari a Google: il giudice ha infatti stabilito che la multa crescerà di 590 al giorno fino a quando i profili non verranno rimossi. I legali della società Californiana hanno però già annunciato ricorso in appello contro la decisione, affermando che Barrichello, essendo una figura pubblica, è sottoposta a critiche positive e negative, ma che queste non sono riconducibili al motore di ricerca che si limita ad ospitarle.

 

Il caso è interessante, perché ha portato alla individuazione di una responsabilità di chi gestisce la piattaforma su cui vengono ospitati i contenuti che, nella fattispecie che ha interessato Barrichello, riguardavano un social network e non una piataforma di file sharing.

Il quesito che ci si pone è però sempre il medesimo, anche se diverse sono le norme che si invocano nel caso di specie. Quelle relative  al nostrano Processo a Google (vs. Vividown), sono essenzialmente di derivazione comunitaria (tanto con riferimento alle disposizioni in materia di commercio elettronico invocate per regolare i confini della responsabilità del provider, quanto con riferimento alle disposizioni in materia di protezione dei dati personali, la cui applicazione è stata fatta comunque salva in maniera esplicita dalla disciplina in materia di commercio elettronico).

Nell’attesa della prossima udienza del 27 gennaio 2010, può notarsi come il problema della responsabilità dei provider per i contenuti immessi dagli utenti sia un problema percepito su scala mondiale, e probabilmente la casistica non si arresterà in Italia con la sentenza che verrà emessa dal Tribunale di Milano, comunque esso decida.

Avv. Fabio Bravo

www.fabiobravo.it

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