evidenza informatica

Alberto Stasi e detenzione di materiale pedopornografico

Alberto Stasi, dopo essere stato coinvolto ed assolto in primo grado per l’omicidio di Chiara Poggi, deve affrontare ora il processo per detenzione di materiale pedopornografico.

Si ricorderà che l’alibi fornito da Stasi, che ha dichiarato che stava lavorando alle tesi di laurea con il proprio PC, è stato sottoposto a verifica mediante numerosi interventi peritali, al fine di verificarne l’attendibilità.

Dall’esame del PC era emersa la presenza di file dai contenuti pedopornografici, a tal punto che si era posto il problema se procedere contestualmente per omicidio e per detenzione di materiale podopornografico o, come poi è avvenuto, solamente per omicidio, stralciando la posizione per detenzione di materiale pedopornografico per trattarla in un separato procedimento.

Il Corriere della Sera, al riguardo, ha dato notizia nei giorni scorsi che

Alberto Stasi è stato rinviato a giudizio per detenzione di video pedopornografici. Lo ha deciso, dopo una breve camera di consiglio, il giudice per l’udienza preliminare di Vigevano, Stefano Vitelli, che ha invece disposto il non doversi procedere per l’accusa di divulgazione del materiale pedopornografico. Si tratta di una decina di video che ritraggono bambini in atti sessuali con adulti, le cui tracce informatiche sono state trovate sul pc di Stasi.

La Repubblica chiarisce altresì che il rinvio a giudizio di Alberto Stasi per il reato di detenzione di materiale pedopornografico sarebbe avvenuto solamente con riguardo ai video ritrovati dai carabinieri sul suo computer nel corso delle indagini per l’omicidio e non anche con riguardo al materiale fotografico, anch’esso presente sul medesimo PC.

Secondo l’articolo di Repubblica, infatti, il rinvio a giudizio è stato deciso dal

gup Stefano Vitelli dopo la camera di consiglio al termine dell’udienza preliminare che si è tenuta questa mattina presso il Tribunale di Vigevano, in provincia di Pavia. Il giudice ha dunque escluso il reato di divulgazione e non ha preso in considerazione il materiale fotografico, accogliendo così in parte così le richieste del pm Rosa Muscio.

(…)

Nel computer e nella chiavetta usb appartenenti al giovane vennero ritrovati 15 foto e 10 video. Gli inquirenti, e anche i genitori di Chiara Poggi, collegarono subito il ritrovamento con il delitto, per il quale Stasi è sempre stato l’unico indagato: “Se nostra figlia avesse scoperto che Alberto scaricava quel materiale orrendo, non l’avrebbe mai perdonato”, aveva confidato la madre della ragazza a Gian Luigi Tizzoni, l’avvocato che assiste la famiglia.

Al contrario, i legali del giovane sostengono che il materiale pedopornografico sia stato scaricato per errore da Stasi.

Ancora, il Corriere Adriatico ripropone la medesima notizia in altro articolo redazionale, precisando che

Il giudice di Vigevano ha ritenuto di archiviare la posizione di Stasi in merito al reato di divulgazione del materiale pedopornografico, ma manderà a processo il giovane per la detenzione, sul proprio pc, di 11 filmati che ritraevano bambini in tenera età in atti sessuali con adulti. Il processo, che si celebrerà a porte aperte davanti al Tribunale di Vigevano, inizierà il 21 dicembre prossimo.

«È sbagliato dire che siamo delusi per il rinvio a giudizio – ha spiegato Giulio Colli, uno dei legali dell’imputato – resta in piedi solo un pezzettino dell’accusa e questa è solo un’udienza preliminare. In dibattimento cadrà anche questa accusa, come già accaduto per le foto. Dimostreremo che quei video sono stati scaricati involontariamente».

Va chiarito, innanzitutto, che per la sussistenza del reato di detenzione di materiale pedopornogafico si prescinde dalle modalità dell’acquisizione (che può avvenire anche per errore o perché ricevuto da altri, ad esempio per e-mail, senza averne fatto richiesta), essendo sufficiente che, chi abbia la disponibilità di tale materiale, lo detenga consapevolmente, rendendosi conto che si tratta di materiale pornografico concernente minori, a prescindere da come lo abbia ottenuto.

Il caso, che abbiamo seguito insieme con riferimento alle ipotesi di omicidio per via della rilevanza della computer forensics al fine di verificare l’attendibilità dell’alibi addotto da Alberto Stasi, allora accusato di aver ucciso Chiara Poggi e poi assolto in primo grado, continua a mostrarsi estremamente interessante sotto il profilo scientifico.

Si ricorderà che nella sentenza di assoluzione per l’ipotes di omicidio erano state pronunciate critiche severe sulle modalità con cui era stata trattata ed acquisita l’evidenza informatica, stante i numerosi errori compiuti in fase investigativa.

Ora si ripropone il tema della utilizzabilità della prova informatica nel procedimento per detenzione di materiale pedopornografico, cin riguardo allo PC ed allo stesso materiale informatico vagliato nel procedimento per omicidio. Quindi, più che sulle modalità di acquisizione del materiale pedopornografico, se per errore o no non importa, il dibattito credo si ponga sul tema della valenza probatoria di tale materiale, al fine di valutare se e come possa essere utilizzato per sostenere la nuova ipotesi accusatoria.

Seguiremo l’evoluzione del caso, ricordando che l’udienza è fissata per il 21 dicembre 2010.

Fabio Bravo

www.fabiobravo.it

Le accuse di detenzione di materiale pedopornografico 1 sono state formulate nei confronti di Stasi alla fine del 2007. Nel computer e nella chiavetta usb appartenenti al giovane vennero ritrovati 15 foto e 10 video. Gli inquirenti, e anche i genitori di Chiara Poggi, collegarono subito il ritrovamento con il delitto, per il quale Stasi è sempre stato l’unico indagato: “Se nostra figlia avesse scoperto che Alberto scaricava quel materiale orrendo, non l’avrebbe mai perdonato”, aveva confidato la madre della ragazza a Gian Luigi Tizzoni, l’avvocato che assiste la famiglia.
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Al contrario, i legali del giovane sostengono che il materiale pedopornografico sia stato scaricato per errore da Stasi.
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