Diritto d’autore

Il Comunicato Stampa dell’AGCOM e lo Schema di Regolamento su Copyright e Internet. Il problema non risolto

La mobilitazione civile si è fatta sentire. L’AGCOM, come da suo comunicato stampa, annuncia i contenuti dello Schema di Regolamento sul diritto d’autore in Rete, elaborato a seguito della consultazione avviata con la Delibera 668/2010/CONS, contenente una procedura di rimozione selettiva.

Stando al comunicato stampa, l’AGCOM presenta una posizione decisamente più morbida, in particolare per la volontà di escludere dalla procedura tutti i casi di fair use.

Al riguardo, nel comunicato, si legge che

“La procedura non riguarda (sulla base del principio del fair use):

- i siti non aventi finalità commerciale o scopo di lucro;

- l’esercizio del diritto di cronaca, commento, critica o discussione;

- l’uso didattico e scientifico;

- la riproduzione parziale, per quantità e qualità, del contenuto rispetto all’opera integrale che non nuoccia alla valorizzazione commerciale di questa”.

 

Inoltre, stando sempre al comunicato, la procedura:

“- non si rivolge all’utente finale, né interviene sulle applicazioni

peer-to-peer;

- non limita la libertà di espressione e di informazione, ma assicura

piena garanzia dei diritti di cronaca, commenti, e discussione o di

diffusione a fini didattici e scientifici, nonché ogni uso non lesivo

del normale sfruttamento dei contenuti;

(…)

- inoltre, differentemente da quanto avviene nella maggior parte

dei Paesi europei, in caso di upload, l’upoloader riceverà l’avviso

di notifica e potrà avviare la procedura di contro notifica.

Nel caso dei siti esteri, qualora, in esito all’attività istruttoria, l’Agcom

richieda la rimozione dei contenuti destinati al pubblico italiano in

violazione delle norme sul diritto d’autore e il sito non ottemperi alla

richiesta, il caso verrà segnalato alla magistratura per i provvedimenti di

competenza”.

 

La procedura viene ora così esposta dall’AGCOM:

“(…)

si articola in due fasi: una relativa al procedimento dinanzi al gestore del sito, la seconda al procedimento dinanzi all’Autorità.

Nella prima fase, se riconosce che i diritti del contenuto oggetto di segnalazione sono effettivamente riconducibili al segnalante, il gestore del sito può rimuoverlo lui stesso entro 4 giorni, accogliendo la richiesta rivoltagli (notice and take down).

Nella seconda fase, qualora l’esito della procedura di notice and take down non risulti soddisfacente per una delle parti, questa potrà rivolgersi all’Autorità, la quale, a seguito di un trasparente contraddittorio della durata di 10 giorni, potrà impartire nei successivi 20 giorni (prorogabili di altri 15) un ordine di rimozione selettiva dei contenuti illegali o, rispettivamente, di loro ripristino, a seconda di quale delle richieste rivoltegli risulti fondata”.

 

Quanto al rapporto con l’autorità giudiziaria, il Comunicato dell’AGCOM prevede:

La procedura dinanzi all’Autorità è alternativa e non sostitutiva della via giudiziaria e si blocca in caso di ricorso al giudice di una delle parti.

Inoltre, come tutti i provvedimenti dell’Agcom, anche le decisioni in materia di diritto d’autore potranno essere impugnati dinanzi al TAR del Lazio.

 

Nonostante le diverse aperture, le criticità non mancano.

Come ben sa chi studia la disciplina sul commercio elettronico di derivazione comunitaria, si avvertiva da tempo l’esigenza di introdurre, nel nostro ordinamento, una procedura di rimozione dei contenuti illeciti, al fine di meglio definire l’ambito di responsabilità dei providers per i casi in cui venga contestata la mancata rimozione dei contenuti medesimi.

IL PROBLEMA NON RISOLTO. - In attesa di vedere il testo completo dello Schema di Regolamento (non essendo sufficiente per una analisi il comunicato stampa), balza agli occhi una criticità non rimossa: la fonte normativa che introduce tali norme non può essere un regolamento dell’AGCOM.

Occorre un passaggio parlamentare. E’ quella la sede normativa corretta per l’emanazione delle norme.

La cosa è evidente non solo per la già dedotta (illo tempore) violazione del principio democratico di suddivisione dei poteri (normativo, giudiziario, esecutivo), ma anche perché la disposizione incide sia su diritti fondamentali (come la libertà di espressione, menomata a seguito della rimozione selettiva o anche della sola fase di notice and take down), sia sull’accesso alla magistratura, dal momento che il comunicato precisa che la procedura innanzi all’Authority è alternativa a quella giudiziaria, salvo la paralisi della procedura stessa ove (presumibilmente l’altra parte) ricorrerà all’autorità giudiziaria, sia perché sottrae la controversia sul diritto d’autore all’autorità giudiziaria ordinaria (con competenza ex lege delle Sezioni Specializzate per la  Proprietà Industriale e Intellettuale), per affidarla ad un’autorità amministrativa (in forza di un provvedimento di “auto-normazione” dell’Authority) e, in caso di impugnazione, al TAR che, ad ogni modo, non è il giudice competente previsto per legge per dirimere i contenziosi in materia di diritto d’autore.

Tale ultimo rilievo ha un’ovvia ricaduta sul piano costituzionale, perché finisce per violare il principio espresso dall’art. 25, co. 1, Cost. secondo cui “Nessuno può essere distolto dal giudice naturale precostituito per legge“.

Qui, invece, si assiste ad un congegno normativo che finisce, con fonte regolamentare e non legislativa, per distogliere le controversie sulla violazione del diritto d’autore in Rete dal giudice naturale precostituito per legge (le sezioni specializzate dell’Autorità giudiziaria ordinaria) per affidarla ad un’autorità amministativa indipendente e, in caso di ricorso, ad altro giudice (il giudice amministrativo) che ha ben altre competenze rispetto a quelle richieste per dirimere le decisioni.

Inoltre, il sistema normativo finirebbe per gestire in violazione del principio di uguaglianza di cui all’art. 3 Cost. le controversie sulla violazione del diritto d’autore, affidandole alle sezioni specializzate della Magistratura ordinaria, come previsto per legge, in caso di controversia relativa a violazioni “off-line” e ad un’autorità amministrativa (e successivamente al TAR in caso di impugnazione), ove le medesime controversie riguardino violazioni “on-line“.

Sottrarre al Parlamento la normazione di tale disciplina è, oltre che un pericoloso precedente, un attacco al principio della sovranità popolare, epressa all’art. 1, co. 2, Cost. (“La sovranità appartiene al popolo, chela esercita nelel forme e nei limiti della Costituzione”).

L’Authority non mi pare legittimata ad emanare tali norme, sostituendosi (arbitrariamente) alle prerogative del Parlamento, che, eletto dal Popolo, ne ha la rappresentanza. Inoltre, non va trascurato che il Parlamento ha su di sè quella responsabilità politica che invece difetta all’Authority e che lo porta a rispondere del suo operato di fronte all’elettorato a fine di ogni legislatura.

Tali rilievi, mossi coralmente nei confronti delle emanande norme dell’AGCOM, presentano pesanti vizi genetici, che non mi pare possano essere risolti con una modifica dello Schema di Regolamento a seguito di nuove consultazioni, neanche ove il testo finale del Regolamento fosse ulteriormente edulcorato.

La via normativa da seguire in subjecta materia rimane, a mio sommesso avviso, quella Parlamentare.

Fabio Bravo

www.fabiobravo.it

Google News Italia, editori di giornali, diritto d’autore e pubblicità on-line. Ecco gli atti dell’Antitrust

L’Antitrust italiana (Autorità Garante della Concorrenza e del Mercato) si è pronunciata sul caso relativo al servizio Google News, sollevato dall’editoria giornalistica italiana.

L’istruttoria, oltre a risolvere il caso specifico, di particolare importanza per la gestione dei contenuti su Internet e per l’organizzazione dell’offerta di fornitura dei servizi nella società dell’informazione, ha un esito che coinvolge anche, de jure condendo, la materia del diritto d’autore, chiamato ad adeguarsi alle innovazioni tecnologiche.

L’antitrust individua infatti la necessità di tale adeguamento normativo e lo illustra con una specifica segnalazione al Presidente della Camera, del Senato, del Consiglio di Ministri, nonché al Ministro dello Sviluppo Economico ed al Dipartimeno Politiche Comunitarie presso la Presidenza del Consiglio dei Ministri.

Ecco i documenti rilevanti sul caso in questione:

1) la Segnalazione dell’Authority (AS 787), del 17 gennaio 2011, di stimolo per il legislatore italiano sulla “Tutela dei contenuti editoriali su Internet”;

2) il Provvedimento dell’Authority con cui risolve il caso Google News Italia (A 420), Adunanza del 22 dicembre 2010;

3) gli Impegni vincolanti proposti da Google per adeguare i servizi alle prescrizioni normative a tutela del mercato e della concorrenza;

4) il Comunicato Stampa dell’Authority sul caso in questione.

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L’articolo di legge sui sistemi di Digital Rights Management (DRM) e l’istituzione dell’archivio informatico delle misure antielusione

V’è un articolo di legge, nel nostro ordinamento giuridico, che fa testualmente riferimento ai «DRMS (Digital Rights Management Systems)», intesi come sistemi di gestione dei diritti su opere digitali, al fine di proteggere le stesse contro usi o attività non autorizzati dal titolare dei diritti sulle opere medesime.

La norma in questione è l’art. 12 L.R. 54/2009, emanata dalla Regione Toscana, sulla quale mi sono già pronunciato con altri commenti in questa sede.

In tale articolo, rubricato «Archivio informatico delle misure antielusione», v’è una forte presa di posizione a favore dei sistemi di DRM, tant’è che, sin dal primo comma, la Regione dichiara il proprio favore per le misure tecnologiche di protezione dei diritti sulle opere digitali, a tal punto di promuoverne la ricerca e la sperimentazione.

Nei commi successivi, invece, viene istituito presso la Giunta regionale, con le opportune garanzie di sicurezza e riservatezza, un archivio informatico dei DRM riservato ai soggetti che abbiano nella regione Toscana la propria residenza o la propria sede legale.

Presso tale archivio, il cui funzionamento e la cui organizzazione saranno disciplinati con separato regolamento, i soggetti interessati «possono volontariamente presentare la descrizione in forma digitale delle proprie opere ai fini del loro riconoscimento ed identificazione per l’apposizione di misure antielusione che verranno custodite presso l’archivio stesso».

Dunque, l’archivio consentirà sia il deposito volontario della misura antielusione, la cui integrità (necessaria all’efficacia del DRM) dovrebbe essere assicurata dalle garanzie di sicurezza e riservatezza che il regolamento individuerà, sia il deposito volontario della descrizione in forma digitale dell’opera che si intende proteggere con la misura tecnologica di protezione, per consentire quell’individuazione e l’identificazione necessaria a rivendicarne la tutela.

La norma (che trascrivo di seguito per comodità di chi legge), sembra contrapporsi alla visione politica ispirata all’apertura profonda e radicale all’open source ed ai formati aperti, risultante dall’art. 26 della medesima legge, dedicato ai «Programmi informatici a codice sorgente aperto e formati liberi».

Per un approfondimento sui DRM si mette a disposizione di chi abbia interesse l’e-book n. 2, dal titolo «DRM, contrattazione telematica e contrattazione cibernetica mediante agenti software nella distribuzione B2C» (liberamente scaricabile dalla pagina «e-Book»).

Art. 12 (L.R. 54/2009 – Regione Toscana) 

Archivio informatico delle misure antielusione

1. La Regione promuove la ricerca e la sperimentazione di sistemi avanzati di gestione dei diritti digitali o DRMS (Digital Rights Management Systems) quali strumenti che consentono di provvedere alla protezione dei diritti sulle opere digitali contro usi o attività non consentiti dal titolare o non previsti in via contrattuale, secondo quanto previsto dalla normativa statale.

2. Ai fini di cui al comma 1 e nel pieno rispetto delle normative e competenze statali ed europee, è istituito presso la Giunta regionale, con le opportune garanzie di sicurezza e riservatezza, un archivio informatico, presso il quale soggetti interessati, residenti o con sede legale in Toscana, possono volontariamente presentare la descrizione in forma digitale delle proprie opere ai fini del loro riconoscimento ed identificazione per l’apposizione di misure antielusione che verranno custodite presso l’archivio stesso.

3. Il funzionamento e l’organizzazione dell’archivio sono disciplinati con regolamento, che ne definisce anche modi di accesso ed eventuali oneri a carico dei privati richiedenti.

Fabio Bravo

www.fabiobravo.it

Risarcimento danni di 40.000 euro a carico del Provider per illecita diffusione di opere d'arte su Internet ed esempi virtuosi

La questione non è nuova. In un comunicato della SIAE del 4-9-2008  veniva data notizia della sentenza resa dalle sezioni specializzate in materia di proprietà intellettuale e industriale del Tribunale di Roma, con cui la SIAE aveva ottenuto un risarcimento danni considerevole, pari a complessivi 40.000 euro, a carico di Tiscali, per l’illecita riproduzione di opere d’arte (in tutto non inferiori a 335), rientranti sotto la tutela della legge sul diritto d’autore (per un commento si veda, tra i tantissimi apparsi su Internet, quanto già riportato su Punto-Informatico da Luca Annunziata).

Tiscali, infatti, aveva diffuso sulle pagine del proprio sito web, in un’apposita sezione dedicata all’arte, numerose opere di celebri pittori, senza ottenere l’autorizzazione da parte degli autori o degli aventi diritto e senza corrispondere i compensi tramite la SIAE.

Come riferito nel predetto comunicato, oltre al risarcimento dei danni la pronuncia resa dal Tribunale di Roma contempla anche

l’inibizione della riproduzione, con ordine di immediata rimozione delle opere dal sito Internet (…) e la pubblicazione della sentenza sui due principali quotidiani italiani, Corriere e Repubblica.

Quanto alle modalità della violazione, nel comunicato si legge che

Molte opere di oltre 170 pittori famosi, tra cui Balla, Chagall, De Chirico, Francesconi, Giacometti, Guttuso, Klimt, Magritte, Mirò, Morandi, Picasso, Severini, Sironi, Tadini, erano state riprodotte nella sezione “Arte” del sito Internet di Tiscali, con possibilità per gli utenti di ingrandire, stampare o inviare le relative immagini.

(…)

Le riproduzioni di opere in formato digitale erano, infatti, conservate nel sito per più giorni ed erano consultabili dopo anni, con possibilità di essere riprodotte in cartoline e utilizzate per giochi interattivi e avevano ad oggetto interi repertori di opere. Niente “diritto di cronaca”, ma riproduzione illecita di opere tutelate, con vero e proprio scopo di lucro, come dimostra l’inserzione di annunci pubblicitari nella pagina web.

Quanto alla linea difensiva di Tiscali, disattesa dal giudice romano, si apprende che

La Società Tiscali aveva eccepito la legittimità della riproduzione di tali opere – in quanto funzionale all’informazione su mostre, musei e tutto ciò che accadeva nel mondo dell’arte – secondo quanto previsto dall’art. 65, 2°comma della legge sul diritto d’autore, che consente la riproduzione o comunicazione al pubblico di opere protette, ai fini dell’esercizio del diritto di cronaca e nei limiti dello scopo informativo su avvenimenti di attualità. Il Tribunale (…) [aveva] riscontrato la mancanza di tali presupposti (e cioè la citazione temporanea ed attuale di un’opera, in relazione a una mostra o a un’esposizione di opere d’arte in corso e la sussistenza del mero scopo informativo) (…)

Sarebbe interessante rileggere la sentenza, per comprendere meglio le modalità per il computo del risarcimento del danno, quantificato sia con riferimento al danno patrimoniale che al danno non patrimoniale.

In questa pagina di commento in Norme e Tributi de Il Sole 24 Ore si apprende che il risarcimento disposto con la predetta sentenza (n. 8481/2008) è stato ripartito in 30.ooo euro per il danno patrimoniale e in 10.000 euro per quello non patrimoniale, il cui riconoscimento in favore della SIAE rappresenterebbe una novità.

Il caso ha fatto molto parlare anche per via delle strade da percorrere per la fruizione dei prodotti culturali su Internet.

A dire il vero, però, non mancano iniziative in cui la diffusione on-line di opere d’arte digializzate, con elevata risoluzione, sia stata realizzata senza alcun intento lucrativo (neanche con spazi pubblicitari a pagamento presenti sul sito o altre trovate commerciali).

Al riguardo, per chi volesse godere della visione accurata di un patrimonio enorme di opere d’arte (767 dipinti, da 116 sculture, 51 oggetti e arredi di significativo pregio storico e artistico), vi segnalo il Progetto ARTGATE della Fondazione Cariplo, raggiungibile ai seguenti link: collezione on-line (con motore di ricerca e possibilità di zoom) e galleria virtuale.

Si tratta, ovviamente, di immagini non “degradate”. Ad esempio quest’opera, ricca di particolari, riprodotta al 5% nella prima visualizzazione, può essere ingrandita fino al 100% e visualizzata anche a schermo intero.

Tale progetto è la dimostrazione di come sia assolutamente possibile realizzare  progetti ICT di diffusione on-line di immagini digitalizzate, gratuitamente fruibili per l’utente, ad una definizione decisamente appagante. La giurisprudenza sopra richiamata non rappresenta certo un ostacolo alla realizzazione di pratiche virtuose come questa.

Fabio Bravo

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L’Assemblea nazionale francese approva la legge «Sarkozy», ma rimangono forti i dubbi di legittimità

L’Assemblea nazionale francese ha approvato ieri la Legge «Sarkozy» (nota anche come legge «Hadopi» o «Olivennes»), con la quale viene punito con la sospensione della connettività ad Internet chi reitera la violazione delle norme sul diritto d’autore nel mondo digitale.

In un articolo pubblicato da Anna Masera per La Stampa viene precisato che

«La legge, voluta fortemente dal presidente francese, passata con 296 voti contro 233, sarà definitivamente approvata domani al Senato.

La Francia diventa così uno dei paesi più rigorosi nei confronti della cosiddetta pirateria digitale. Gli utenti dal prossimo autunno riceveranno prima una lettera d’avvertimento da parte della nuova authority (Hadopi significa “autorità per la diffusione delle opere e la protezione dei diritti di Internet”) creata dalla legge. Poi in caso di “recidiva”, dal 2010 verrà tagliata la connessione a Internet, e i pirati dovranno continuare a pagare il loro abbonamento».

Permangono però le critiche all’impianto normativo (cfr. anche quanto già rilevato in altri post: 1 e  2).

Aggiunge Masera che

«L’opposizione – che ha condotto una dura battaglia per impedire l’approvazione della legge anche a costo di alienarsi simpatie di artisti vicini alla sinistra – ha già annunciato che presenterà ricorso al Consiglio costituzionale.

E il governo francese se la dovrà vedere anche con Bruxelles, dopo che il Parlamento europeo ha indicato – con un emendamento approvato il 6 maggio scorso – che il taglio della connessione può avvenire solo con una decisione della magistratura. Mentre la legge francese affida il compito a una autorità amministrativa».

Fabio Bravo

www.fabiobravo.it

Ferma la proposta di legge Sarkozy su diritto d’autore e Internet. L’Assemblea parlamentare vota contro

Il faticoso iter per l’approvazione della legge fortemente voluta da Sarkozy per risolvere i problemi legati alla violazione del diritto d’autore su Internet ha incontrato, dopo la discussione di taluni emendamenti, nuove resistenze nell’Assemblea parlamentare francese, ove, a causa dell’assenza di numerosi parlamentari, l’opposizione sarebbe riuscita a paralizzarne l’approvazione con 21 voti contrari, a dispetto dei 15 voti favorevoli.

Si veda, in tal senso, il resoconto pubblicato su La Repubblica, nell’articolo del 9 aprile 2009 dal titolo «Il popolo del P2P batte Sarkozy. Stop a legge su download pirata (A sorpresa il Parlamento silura il testo che prevede il taglio della connessione internet per chi scarica illegalmente)».

Occorre ora monitorare le reazioni della maggioranza e le iniziative del Presidente per comprendere come verrà regolamentato definitivamente, in Francia, il tema caro allo stesso Sarkozy.

Fabio Bravo

Soluzione Sarkozy. Diritto d’autore e Internet

La nota proposta di legge sostenuta in Francia da Sarkozy continua il suo iter per l’approvazione parlamentare. L’impianto originario rimane in piedi per la gran parte, ma si affacciano alcuni emendamenti interessanti.

La disciplina prevede la sospensione dell’accesso ad Internet, da due a dodici mesi, per coloro che si trovano a reiterare tramite Internet condotte di violazione dei diritti d’autore e dei diritti connessi sulle opere protette.

Il centro della discussione ruota intorno alla legittimità di una tale sanzione, che verrebbe affidata ad un’autorità amministrativa con facoltà per il sanzionato di ricorrere all’autorità giudiziaria.

Qui sorgono i principali problemi. Infatti, ferma restando la necessità di una sanzione, la sospensione della connettività ad Internet contrasterebbe con il diritto di accesso alla Rete ed alle informazioni in essa contenute, di informarsi e di informare, di comunicare (anche via e-mail) tramite Internet, che sono da annoverare tra i diritti fondamentali dell’Uomo attuati nel contesto della società dell’informazione (Information Society).

Ovviamente se un illecito dovesse essere riscontrato è giusto sanzionarlo, ma non può essere dimenticato che la sanzione deve essere proporzionata e, in ogni caso, non deve essere tale da incidere pesantemente sui diritti fondamentali, ove non vi sia una reale, effettiva ed imprescindibile necessità.

Il sacrificio dei diritti fondamentali, infatti, anche ove temporaneo, non può essere indicato come soluzione ai problemi del diritto d’autore, giacché altre strade possono essere percorse.

L’attenzione verso i diritti fondamentali non può retrocedere di fronte ad altri diritti, sopratutto ove il bilanciamento avviene tra diritti fondamentali della persona, che si intendono sacrificare, e diritti prevalentemente patrimoniali, che si intendono proteggere.

Sanzioni efficaci per le violazioni vanno pensate, ma non si può pretendere di squilibrare il delicato bilanciamento dei molteplici diritti, sopratutto se di rango diverso.

Tra gli emendamenti proposti alla soluzione Sarkozy vi sarebbe la norma che sospende, parallelamente all’accesso ad Internet, anche il pagamento del canone di abbonamento ad Internet per il periodo in cui il servizio non viene fruito, ad esempio nelle ipotesi di ADL flat o di altre forme di abbonamento miste (parte in canone mensile e parte a consumo).

Tale previsione ha iniziato a far agitare i fornitori di accesso ad Internet, non solo per le perdite stimate sul corrispettivo annuo dell’abbonamento di connettività ad Internet, ma anche per via del fatto che le offerte commerciali spesso prevedono pacchetti all-inclusive, ove un unico canone comprende sia costi telefonici che di accesso ad Internet e trasmissione dati, senza scorporare i costi dell’uno e dell’altro servizio.

Altri segnalano, invece, come la soluzione Sarkozy sia tecnicamente insostenibile perché di fatto aggirabile dagli utenti sanzionati, che possono ricorrere ad altre forme di connessione, compreso il wi-fi con hot-spot pubblici, per godere della connettività negata dalla sanzione.

Per un approfondimento e per ulteriori riflessioni si veda l’interessante resoconto di Giampiero Martinotti per la Repubblica, nel suo articolo di oggi dal titolo «Francia all’attacco dei web-pirati. Internet spento a chi scarica film».

Fabio Bravo

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