Delibera AGCOM N. 24/10/CPS

Delibera AGCOM sulla rimozione selettiva: mobilitazione 2.0 ed eco della politica (la Protesta dei Palloncini e la Notte della Rete)

Sulla delibera AGCOM 668/2010/CONS, con la quale si intende operare una rimozione selettiva in via amministrativa introdotta d’imperio (escludendo il parlamento dall’attività di normazione e l’auorità giudiziaria in ordine alla soluzione della controversia), abbiamo già dimostrato il nostro disappunto appoggiando l’iniziativa di “sito non raggiungibile” (qui l’homepage): la scelta non è condivisa e andrebbe meditata.

Sia chiaro, ciò che non si condivide non è la scelta di operare una rimozione dei contenuti illeciti, di per sè praticabile ed il linea con la direttiva europea sul commercio elettronico, ma le modalità con cui la si vuole introdurre ed eseguire nel nostro Paese.

La blogosfera, grazie all’iniziativa di sito non raggiungibile e, in particolare, agli amici Fulvio Sarzana e Marco Scialdone e l’associazione Agorà Digitale, ha avuto un’eco crescente.

Sono stati organizzati incontri e convegni, anche presso la Camera, con presentazione di un e-Book, è stato lanciato il tam tam su Internet e si è ottenuta anche presenza televisiva (AnnoZero).

Dalla blogosfera la campagna di sensibilizzazione, proprio perché condivisa nei contenuti, ha portato a sensibilizzare giornalisti e politici.

Alle prime voci di Di Pietro ed altri, ora si aggiungono quelle del Presendente della Camera Gianfranco Fini e del Ministro della Giorventù Giorgia Meloni, nonché quella di Pier Luigi Bersani ed altri ancora.

Fulvio rimarca l’eco internazionale che ha la vicenda.

Partita dalla Rete, la mobilitazione si fa anche al di fuori, nel mondo fisico. Le iniziative sono diverse, cocnentrare per il 4 luglio (la Protesta dei Palloncini) e per il 5 luglio (la Notte della Rete) nell’ambito delle quale l’attivitsmo di Agorà Digitale e di Valigia Blu ha un ruolo decisivo.

E’ un esempio bello di democrazia. Riporto un passaggio significativo di un post firmato da Arianna Ciccone di Valigia Blu:

Che sta succedendo?
Succede che la Rete ha dettato l’agenda e la politica in ritardo e a fatica ha risposto. Il Presidente della Camera Gianfranco Fini con un intervento su La Stampa ha detto: “No a troppi paletti…”, avrei preferito proprio no paletti ma va bene anche così; il segretario del Partito Democratico Pierluigi Bersani con una dichiarazione ufficiale sostiene che l’AgCom deve fermarsi: nessun bavaglio alla nostra democrazia; il deputato del PDL Roberto Cassinelli, in solitaria nel suo partito, si augura che l’AgCom sospenda immediatamente l’esame del provvedimento e lasci al Parlamento l’incombenza di predisporre gli strumenti più idonei alla tutela del diritto d’autore; il leader dell’Italia dei valori Antonio Di Pietro, sul suo profilo Facebook fa sapere che: ”La Rete è l’ultimo baluardo per la libera informazione e non deve subire censure. Per questo, abbiamo già presentato un’interrogazione parlamentare contro la delibera dell’Agcom”.
L’Agcom ha comunicato – si vede che la pressione sta salendo – che dopo il 6 luglio ci saranno altri 15 giorni per le osservazioni e poi l’approvazione. Che significa secondo me? Che ci stanno provando. Il 6 faranno calmare le acque e poi in piena estate quando l’attenzione sarà calata potranno far passare liberamente e senza tante polemiche la delibera che farà del nostro Paese un vero e proprio laboratorio per la censura “globale” alla Rete.

 

A parte la considerazione che nel PDL la questione inizia a far breccia da più parti, se si considerano le esternazioni del Ministro Meloni (PDL), riportate da Anna masera unitamente a quelle di Fini, la cosa interessante è come il web inizia a costruire i processi democratici.

Se ne è avuta forte la percezione con le recenti amministrative e, soprattutto, con il referendum.

L’informazione di stato vacilla e si rende sempre meno credibile. L’inchiesta di RE (Repubblica e l’Espresso) sulla Struttura Delta in RAI ha svelato i retroscena raccapriccianti.

La Rete consente di far passare l’informazione senza il controllo del potere. Non è tutto, però. Ha una forza in più, perché consente anche di commentarla, di aggiungere opinioni, di replicare e di dissentire, nonché di organizzare il dissenso anche con la mobilitazione civile. E’ un processo che va sorretto con convinzione e tenacia, perché percorre una strada in salita e controvento.

L’Italia non poteva scegliere il modo migliore per festeggiare i suoi 150 anni.

Fabio Bravo

www.fabiobravo.it

Nemesys. Il software è in GPL, ma la GPL non è una licenza d’uso

Il Progetto “Misura Internet”, dell’AGCOM e della Fondazione Ugo Bordoni”, è on-line.

Nell’ambito del progetto è stato allestito un software scaricabile gratuitamente, denominato Nemesys.

Ci si chiedeva insieme all’amico Marco Scialdone, nelle anticipazioni fornite dall’AGCOM con un comunicato stampa, quale licenza avesse tale software. Si sarebbe trattato di software prorietario concesso gratuitamente ma senza la condivisione dei sorgenti? Oppure si sarebbe trattato di software in open source? E in tal caso con quale licenza? GPL? EUPL? Un’altra licenza open?

Da alcuni contatti con la Fondazione Ugo Bordoni, ed in particolare dal Responsabile del Progetto, mi era stato detto che il software Nemesys sarebbe stato licenziato in GPL e ne avevo dato notizia dedicando post specifici sull’argomento (vedi i link sopra segnalati).

Paolo Del Bene, che ringrazio, mi invia un commento con cui osserva

se il software Ne.Me.Sys è da intendersi software libero ovvero tutelato dalla GNU General Public License, è necessario ridistribuire il codice sorgente, così cme afferma la medesima licenza e a tal poposito non deve esser richiesta alcuna credenziale per l’uso del software, se è realmente Software Libero, altrimenti non lo è !

mi aspetto che venga pubblicato il codice sorgente del software libero Ne.Me.Sys, secondo i termini di licenza della GPL.

il modello del software libero prevede la pubblicazione e distribuzione del codice sorgente, altrimenti non ci trova davanti ad un software libero, ma davanti ad un software non libero.

L’osservazione è pertinente, come si evince bene dall’attuale pagina del download.

Non v’è alcuna indicazione della licenza del software, né delle modalità per accedere ai codici sorgenti.

Lo stesso dicasi in altra pagina, ove ci si limita a dire che il software è gratuito. Ma “gratuito” è una cosa, “open source” è un’altra.

Andando alle pagine del tutorial relativa alla procedura di installazione di Nemesys e alle informazioni legali, però, si vede che la licenza GPL è stata adottata nella versione 3 e dichiarata all’interno del software, ma è stata interpretata, contrariamente ai contenuti normativi della licenza, come “licenza d’uso” e non come “public licence” (open source).

Ossia, dalla pagina del tutorial si evince chiaramente l’intenzione di riservare agli utenti solamente quelli di “uso” (utilizzo) del software, ma non altri diritti, quali l’accesso al codice sorgente e gli altri contemplati nella nota licenza open source.

Alla stessa conclusione si potrebbe arrivare se si osserva la costruzione del portale, che non evidenzia il link da cui ottenere i sorgenti. Nel tutorial, inoltre, non v’è traccia delle modalità di recupero dei codici sorgenti.

Credo pertanto che, salvo ripensamenti, la dichiarazione della licenza applicabile (GPL) e l’allinemanto del portale alla licenza, con disponibilità dei sorgenti, sia una “svista” (mi voglio augurare che solo di svista si tratti) dipendente da un disallineamento tra il progetto di sviluppo del software Nemesys e il progetto relativo alla realizzazione del portale di distribuzione del software.

Chiaramente, visto che le clausole della licenza GPL (incorporata in forma testuale nel software) sono vincolanti, i licenzianti sono tenuti contrattualmente, in forza della licenza, a mettere a disposizione dei licenziatari i sorgenti e a consentire gli ulteriori diritti che la licenza GPL v3 garantisce.

Segnalerò la questione al Responsabile del progetto Nemesys, che è persona disponibile, aperta al dialogo e preparata, al fine di risolvere le discrepanze sopra evidenziate, risultanti in sede esecutiva.

Sono convinto che la cosa sia facilmente risolvibile.

La necessità di avere Nemesys in open source è evidente. Reiterando quanto già ribadito altrove, infatti,

Ci si auspica, infatti, che la distribuzione del software, scaricabile gratuitamente per controllare la velocità della connessione ad Internet offerta dai providers, avvenga secondo il modello open source, auspicabilmente in EUPL (European Union Public Licence), per le seguenti ragioni:

a) perché ciò sarebbe in linea con le policies europee (http://www.osor.eu/eupl);

b) perché ciò consentirebbe ai providers di controllare eventuali bugs o errori, anche involontari, che possono sempre annidarsi nelle istruzioni con cui il codice sorgente è stato approntato, evitando in tal modo che il sistema possa compromettere involontariamente le dinamiche concorrenziali. Al riguardo i provider avrebbero la possibilità di proporre eventuali patch al manager di progetto per la manutenzione correttiva del software, oltre che eventuali integrazioni per la manutenzione migliorativa;

c) perché i consumatori (singolarmente quelli esperti o comunque le associazioni dei consumatori tramite tecnici di loro fiducia) potrebbero controllare l’effettivo funzionamento del software di verifica della connettività, nell’ottica della trasparenza che dovrebbe presidiare le dinamiche di un mercato concorrenziale, nonché verificare eventuali errori nelle istruzioni del codice sorgente, proponendo modifiche correttive o suggerendo nuove funzioni che siano di ausilio per l’intera comunità dei consumatori e degli utenti.

Insomma, l’apertura del codice sorgente, secondo il modello dell’open source, potrebbe portare quegli innegabili vantaggi in termini di efficienza che ormai innegabilmente ed universalmente si riconoscono.

Al di là della scelta della licenza open source, le motivazioni sopra indicate alle lett. a) e c) valgono anche per la GPL.

A queste motivazioni potrebbero essere aggiunte molte altre. Ma qui mi fermo, perché dai contatti che ho avuto con la FUB (Fondazione Ugo Bordoni) la scelta della GPL mi è stata dichiarata espressamente, senza possibilità di equivoco.

Fabio Bravo

www.fabiobravo.it

Information Society & ICT Law

Quando la società della politica dice no alla società dell'informazione. L'anomala chiusura dei talk show della RAI in campagna elettorale

Questo blog (Information Society & ICT Law), essendo interamente dedicato alla società dell’informazione ed alle regole giuridiche che la sorreggono, non può rimanere indifferente all’anomala chiusura dei talk show disposta dal Consiglio di Amministrazione della RAI in coincidenza con la campagna elettorale, ad un mese di distanza delle votazioni regionali previste a fine marzo 2010.

Non è un problema legato solamente alla grave perdita di occasioni economiche per la RAI, visto che le trasmissioni televisive in questione catalizzano un numero considerevole di telespettatori e la loro sospensione finisce per dirottare pubblico e introiti pubblicitari su altre emittenti. Non è questo che mi preme rimarcare.

Ciò che più stupisce, invece, è il segnale di un taglio all’informazione proprio nel momento in cui l’informazione è fondamentale per la la scelta del voto in prossimità delle elezioni. Ed il taglio dell’informazione colpisce a prescindere dagli orientamenti politici (la sospensione colpisce, ad esempio, sia Annozero, sia Porta a Porta, oltre che Ballarò e L’Ultima Parola).

Il 10 febbraio 2010 veniva emanata dall’AGCOM (Autorità per le Garanzie nelle Comunicazioni) la discussa Delibera N. 24/10/CSP che dispone nuove regole per gestire la Par Condicio in vista del confronto politico relativo alle prossime elezioni regionali.

A fronte di tale delibera, prima che il Consiglio di AMministrazione della RAI prendesse le proprie determinazioni, c’era già il timore che la politica fagocitasse l’informazione, con un atteggiamento e con conseguenze mai viste prima. Un allarme veniva lanciato da Giovanni Floris in una sua audio-intervista riportata sul sito del Corriere della Sera.

A seguito della decisione adottata dal CdA della RAI, Floris riprende il suo stupore. Tra tutte le espressioni di commento usate dal giornalista, mi ha colpito quella con cui rimarca come nessuna legge sopprime ciò che invece si propone di regolamentare.

E’ chiaro il riferimento all’eccessiva “premura” del CdA della RAI, che finisce per cogliere l’occasione della Delibera restrittiva dell’AGCOM cancellando dal dibattito politico trasmissioni di rilevanza nazionale che permettono agli italiani di formare i propri convincimenti in vista dell’appuntamento elettorale.

Ancora, la preoccupazione corale è che si vada davvero verso lo spettro della censura. Molti sono intervenuti ad esprimere perplessità verso il clima che si sta creando e i segnali, mi pare di cogliere, sono tutt’altro che rassicuranti.

Tra le tante voci che si sono sollevate rimando a quella di Manlio Cammarata, perché contiene un passaggio importante là dove sottolinea che è sempre stato restio a parlare disinvoltamente di censura, ma che, alla fine, ha dovuto ricredersi.

Nel suo post (di cui consiglio la lettura integrale) dedicato alla sospensione dei talk show disposta dalla RAI, infatti, ha premesso che

Chi ha avuto la pazienza di seguire queste pagine negli ultimi mesi, sa che sono stato molto prudente nell’usare la parola “censura”. Perché la censura è una cosa molto seria. In Italia, fino a due giorni fa, si poteva lamentare una forte compressione del “diritto di essere informati”, ed era giusto protestare contro questo o quel bavaglio. Ma nessuno aveva ancora soppresso formalmente la quasi totalità degli spazi dell’informazione televisiva non omologata, non ossequiosa del potere.

Mi sembra di assistere ad un’erosione grave dei principi democratici (in cui il giornalismo gioca – o meglio dovrebbe giocare – un ruolo fondamentale per il controllo dei pubblici poteri, tramite l’opinione pubblica) e dei diritti fondamentali (che ricomprendono non solo il diritto di informare, ma anche il diritto ad essere informati).

Per ricordare un’espressione di Giovanni Floris,

“Quello che sta accadendo è qualcosa di unico nella storia della realtà occidentale”.

Occorre tenere vigile l’attenzione, facendo in modo che sulla blogosfera, sui social network, sul web 2.0, non cali la soglia dell’interesse verso il diritto ad informare e ad essere informati, caposaldo di ogni democrazia.

Il senso di questa pagina è di dare il mio contributo in tal senso e di stimolare chiunque legga a fare altrettanto.

Fabio Bravo

www.fabiobravo.it

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