Decreto Romani

L’AGCOM e i regolamenti sulle WebTV

La fine del 2010 ha portato con sè nuove norme restrittive sulle Web TV.

Ad emanarle è l’AGCOM (Autorità per le Garanzie nelle Comunicazioni)

Per una breve introduzione all’argomento segnalo l’articolo di Alessandro Longo per la Repubblica, significativamente datato 31 dicembre 2010 (“YouTube è come una TV. AGCOM vara nuove norme“).

Segnalo i link per accedere direttamente alle fonti:

1) La delibera AGCOM 606/2010 e l’Allegato “A” (Regolamento concernente la prestazione di servizi di media audiovisivi lineari o radiofonici su altri mezzi di comunicazione elettronica ai sensi dell’art. 21, comma 1-bis, del Testo unico dei servizi di media audiovisivi e radiofonici);

2) La delibera AGCOM 607/2010 e l’Allegato “A” (Regolamento in materia di fornitura di servizi di media audiovisivi a richiesta ai sensi dell’articolo 22-bis del Testo unico dei servizi di media audiovisivi e radiofonici);

3) Le WebTV in 19 FAQ, che riporto di seguito al fine di dare maggiore diffusione, ritenendo comunque utili per una miglior comprensione di ciò che sta avvenendo:

L’Autorità per le garanzie nelle comunicazioni, sulla base delle competenze ad essa assegnate dal decreto legislativo n. 44 del 2010 (cosiddetto “decreto Romani”, di seguito il Decreto), ha approvato due Regolamenti concernenti rispettivamente la prestazione di servizi di media audiovisivi lineari o radiofonici su altri mezzi di comunicazione elettronica (in sostanza web-TV, IPTV e mobile TV), nonché la fornitura di servizi di media audiovisivi a richiesta.
La disciplina adottata è di derivazione comunitaria. Il Decreto, infatti, ispirandosi alle definizioni e ai criteri contenuti nella Direttiva europea 2007/65/CE, ora 2010/13/UE, e tenendo conto degli sviluppi tecnologici e dei cambiamenti avvenuti nel settore audiovisivo, stabilisce di applicare un complesso minimo di norme coordinate a tutti i servizi di media audiovisivi lineari o radiofonici su altri mezzi di comunicazione elettronica (art. 21, comma 1-bis, del Decreto) o a richiesta (art. 22-bis del Decreto).
Al fine di rendere più agevole la lettura di alcune delle novità introdotte dalla disciplina, l’Autorità ha predisposto un elenco di F.A.Q. le cui risposte hanno lo scopo di chiarire l’interpretazione delle disposizioni contenute nei regolamenti.
Le web-tv in 19 F.A.Q.
1) Cosa si intende per servizi di media audiovisivi?
Per servizi di media audiovisivi si intendono tutti i mezzi di comunicazione di massa, destinati cioè alla fruizione da parte di una porzione considerevole di pubblico, posti sotto la responsabilità editoriale di un fornitore di servizi di media, il cui obiettivo principale è la fornitura di programmi al fine di informare, intrattenere o istruire il grande pubblico, attraverso reti di comunicazioni elettroniche, inglobando le attività precipuamente economiche.
2) Chi è un fornitore di servizi media audiovisivi?
La persona fisica o giuridica cui è riconducibile la responsabilità editoriale della scelta del contenuto audiovisivo del servizio di media audiovisivo e ne determina le modalità di organizzazione.
3) Chi è escluso dall’applicazione dei regolamenti?
Ai sensi della Direttiva 2010/13/UE sono esclusi dal campo di applicazione dei regolamenti, oltre ad ogni forma di corrispondenza privata, come i messaggi di posta elettronica inviati a un numero limitato di destinatari, anche tutti i servizi la cui finalità principale non è la fornitura di programmi, vale a dire i servizi nei quali il contenuto audiovisivo è meramente incidentale e non ne costituisce la finalità principale. Sono, inoltre, naturalmente esclusi dal campo di applicazione dei regolamenti i servizi prestati nell’ambito di attività a prevalente carattere non economico e non in concorrenza con emittenti radiotelevisive, ogni corrispondenza privata, i servizi che non hanno come finalità principale la fornitura di programmi o nei quali il contenuto audiovisivo è solo accessorio.
Sono esclusi anche i servizi basati sul caricamento di contenuti da parte degli utenti in quanto tale attività non presuppone nessuna responsabilità editoriale sulla selezione dei contenuti, ma solo “aggregazione” e commento dei contenuti medesimi da parte degli utenti stessi, a fini di condivisione e senza alcuna finalità economica.
Inoltre sono esclusi:
- per i servizi lineari, i palinsesti che irradiano programmi per meno di ventiquattro ore settimanali, in analogia con quanto previsto per le emittenti terrestri operanti in tecnica digitale, nonché per i servizi che non sono rivolti ad un pubblico esteso, come i servizi per gruppi chiusi di utenti, ad esempio i servizi televisivi aziendali, o quelli a circuito chiuso anche irradiati in luoghi aperti al pubblico, come ad esempio le stazioni ferroviarie;
- per i servizi a richiesta, i cataloghi composti esclusivamente di programmi già trasmessi in modalità lineare, come la cd. catch-up tv o i servizi di archivio, e l’offerta di contenuti che, pur identificata da uno specifico marchio, non si configura come un catalogo autonomamente accessibile dal pubblico, come quelli inseriti all’interno di bouquet offerti direttamente al pubblico da un diverso soggetto.
Sono infine esclusi i quotidiani online e le versioni elettroniche di giornali e periodici, i siti internet che contengono elementi audiovisivi a titolo puramente accessorio, quali elementi grafici animati, brevi spot pubblicitari o informazioni relative a un prodotto o a un servizio non audiovisivo, i giochi d’azzardo con posta in denaro, comprese le lotterie, le scommesse e altre forme di servizi di giochi d’azzardo, nonché i giochi in linea e i motori di ricerca, ma non le trasmissioni dedicate a giochi d’azzardo o di fortuna.
4) Come calcolare le 24 ore settimanali di palinsesto?
Il calcolo riguarda la programmazione di palinsesti identificati da un unico marchio per almeno ventiquattro ore nel corso di sette giorni, con l’esclusione delle ore di programmazione in replica o le immagini fisse (ad es. gli avvisi).
5) Che differenza c’è tra l’autorizzazione per i servizi lineari e quelli a richiesta?
Per quanto riguarda i servizi lineari, è stato previsto l’istituto del silenzio-assenso attraverso il tacito accoglimento della domanda (articolo 20, legge 7 agosto 1990, n. 241) senza l’espresso rilascio del titolo abilitativo. Di conseguenza, i soggetti che presentano la domanda si intendono autorizzati entro 30 giorni dalla sua presentazione salva l’adozione di un motivato provvedimento di diniego in mancanza dei requisiti. Per i servizi a richiesta occorre, invece, presentare una segnalazione certificata di inizio attività (SCIA).
6) Sono una micro web-tv, devo chiedere l’autorizzazione?
No. L’Autorità ha circoscritto il campo di applicazione del regolamento solo ai professionisti che sono effettivamente provvisti di capacità competitiva, cioè ai soggetti che hanno una soglia minima di ricavi annui derivanti da attività tipicamente radiotelevisive (pubblicità, televendite, sponsorizzazioni, contratti e convenzioni con soggetti pubblici e privati, provvidenze pubbliche e da offerte televisive a pagamento) superiore a 100.000 euro.
7) Quali sono i ricavi indicati per la soglia di esenzione?
I ricavi a cui fare riferimento sono quelli derivanti  da c.d. attività tipiche, ovvero pubblicità, televendite, sponsorizzazioni, contratti e convenzioni con soggetti pubblici e privati, provvidenze pubbliche e da offerte televisive a pagamento. Da tali ricavi vanno naturalmente esclusi quelli derivanti da servizi diversi da quelli televisivi quali, ad esempio, quelli di hosting, che dunque non vanno computati ai fini della determinazione della soglia di esenzione. Considerando lo schema di conto economico di cui all’art. 2425 del codice civile, si tratta della voce A1 (ricavi delle vendite e delle prestazioni).
8) Quali sono le differenze di ricavi per ognuna delle attività tipiche?
Nel dettaglio le differenze a seconda delle diverse prestazioni delle attività tipiche sono:
- Pubblicità:ricavi complessivamente percepiti, al netto di sconti e commissioni di agenzia, per ogni forma di messaggio pubblicitario trasmesso a pagamento indipendentemente dal tipo e dalla durata del messaggio (spot, telepromozioni, “minispot”, ecc.) incluse le telepromozioni, le televendite, le sponsorizzazioni e l’inserimento di prodotti (cd. product placemen) come di seguito definiti:
- Telepromozioni: ricavi di competenza dell’esercizio derivanti da ogni forma di pubblicità consistente nell’esibizione di prodotti, presentazione verbale e visiva di beni o servizi di un produttore di beni o di un fornitore di servizi, fatta dall’emittente televisiva o radiofonica, sia analogica che digitale, nell’ambito di un programma al fine di promuovere la fornitura, dietro compenso, dei beni o dei servizi presentati o esibiti;
- Televendite: ricavi di competenza dell’esercizio derivanti dalle offerte dirette trasmesse al pubblico allo scopo di fornire, dietro pagamento, beni o servizi, compresi i beni immobili, i diritti e le obbligazioni;
- Sponsorizzazioni: ricavi di competenza dell’esercizio derivanti da ogni contributo di un’impresa pubblica o privata o di una persona fisica, non impegnata nella fornitura di servizi di media audiovisivi o nella produzione di opere audiovisive, al finanziamento di servizi o programmi di media audiovisivi, al fine di promuovere il proprio nome, il proprio marchio, la propria immagine, le proprie attività o i propri prodotti;
- Inserimento di prodotti: ricavi di competenza dell’esercizio derivanti da ogni forma di comunicazione commerciale audiovisiva che consiste nell’inserire o nel fare riferimento a un prodotto, a un servizio o a un marchio così che appaia all’interno di un programma dietro pagamento o altro compenso;
- Provvidenze pubbliche:ricavi di competenza dell’esercizio derivanti da canone per la concessionaria pubblica al netto dei diritti dell’erario e imputati al servizio pubblico televisivo;
- Offerte televisive a pagamento: ricavi derivanti dalla vendita al consumatore finale di uno o più canali, oppure di uno o più pacchetti di canali, dietro il pagamento di un canone periodico di abbonamento, o derivanti dalla vendita di uno o più programmi (ad es. film, eventi etc.) attraverso l’abilitazione temporanea del consumatore finale alla ricezione del segnale video.
9) I ricavi sono da considerare al netto o al lordo delle imposte?
I ricavi devono essere indicati al netto dei resi, degli sconti, abbuoni e premi, nonché delle imposte direttamente connesse con la vendita dei prodotti e la prestazione dei servizi.
10)Se non devo chiedere l’autorizzazione, posso trasmettere?
. Su chi non rientra nel campo di applicazione dei regolamenti, non incombono né obblighi né divieti in base al Decreto.
11)Se devo chiedere l’autorizzazione, posso continuare a trasmettere in attesa del conseguimento del titolo?
Sì. Per le attività imprenditoriali già in corso, è stato previsto un termine di adeguamento di un anno dall’entrata in vigore dei regolamenti per presentare la domanda di autorizzazione o la SCIA. Nel frattempo è possibile continuare a trasmettere.
12)Se ho intenzione di avviare l’attività a breve, come faccio a sapere se sono tenuto alla richiesta di autorizzazione?
I soggetti che avvieranno l’attività dopo l’entrata in vigore del regolamento avranno un anno di tempo dallo start-up prima di richiedere l’autorizzazione, al fine di verificare se, in base ai ricavi conseguiti, rientrano nel campo di applicazione del regolamento.
13)Quanto e come devo pagare per l’autorizzazione?
I contributi di istruttoria previsti per la prestazione di servizi lineari e a richiesta sono dovuti solo da parte di chi richiede l’autorizzazione. Tutti gli altri soggetti non devono versare contributi. Essi ammontano, rispettivamente, a 500 euro per la televisione e 250 euro per la radio da corrispondere una tantum. Non sono previsti canoni annuali.
14)Se sono una pubblica amministrazione, posso gestire una web-tv?
Sebbene il Testo unico preveda che le amministrazioni pubbliche, gli enti pubblici, anche economici, le società a prevalente partecipazione pubblica e le aziende ed istituti di credito non possono, né direttamente né indirettamente, essere titolari di titoli abilitativi per lo svolgimento delle attività di web-tv o di video a richiesta, sono chiaramente fatte salve le web tv che svolgono le attività di informazione e di comunicazione istituzionale di cui alla legge n. 150/2000 e quanto previsto dal Codice dell’amministrazione digitale in merito all’utilizzo delle nuove tecnologie.
15) Se ritrasmetto sul web un canale già diffuso sul terrestre, cosa devo fare?
In caso di cd. simulcast occorre una semplice notifica all’Autorità.
16) Per i soggetti già iscritti al Registro degli operatori della comunicazione (ROC) sono previsti altri adempimenti?
Sono tenuti ad effettuare l’iscrizione solo i soggetti non ancora iscritti al registro, fermo l’obbligo di provvedere alle successive comunicazioni anche per i soggetti già iscritti come già previsto dai regolamenti sul ROC.
17) Sono titolare dell’autorizzazione, devo tenere un registro di quello che trasmetto?
Sì, ma a differenza delle emittenti terrestri e satellitari, per il web saranno previste delle modalità semplificate di tenuta del registro che l’Autorità definirà con una separata delibera nel 2011.
18)Sono titolare dell’autorizzazione, ho l’obbligo di trasmettere telegiornali ogni giorno?
No. Il Decreto prevede che solo le emittenti terrestri trasmettano quotidianamente telegiornali, mentre per emittenti su altri mezzi tale obbligo non sussiste.
19) Sono titolare dell’autorizzazione, ci sono limiti da rispettare, ad esempio in materia di minori e pubblicità?
Sì. Il Decreto prevede i medesimi obblighi per tutti i servizi di media audiovisivi indipendentemente dal mezzo di trasmissione utilizzato così come richiamati nel Capo II dei regolamenti.

Non mancherò di commentare, in questo blog e nelle sedi editoriali che ospitano i contributi scientifici elaborati in ambito accademico, le innovazioni che stanno interessando la nostra società dell’nformazione (information society).

Fabio Bravo

www.fabiobravo.it

Information Society & ICT Law

http://download.repubblica.it/pdf/2010/delibera.pdf

Web e TV. Televisori di nuova generazione, tutti con connessione a Internet.

La direzione intrapresa da Google per il montaggio on-line di video caricati su YouTube e corredati da nuova colonna sonora segue bene il passo del mercato.

I maggiori produttori di televisori hanno esposto i prodotti di nuova generazione, tutti corredati di cavo per il collegamento ad Internet. Si delinea lo scenario rivoluzionario che ci attenderà a breve e che non mancherà di porre nuovi delicati dibattiti sulla regolamentazione delle trasmissioni, sopratutto per il controllo del mercato della pubblicità connessa ai prodotti multimediali (dibattito già innescato dalle problematiche suscitate dal c.d. Decreto Romani)

La questione, per la verità, interessa anche in settore del controllo delle informazioni da parte della classe politica, tema delicatissimo per il nostro Paese e per la nostra democrazia (ricordate l’attivazione di Mentana Condicio sul sito web del Corriere della Sera al momento in cui è stata disposta la chiusura dei Talk Show ad un mese dalle elezioni regionali?).

Al riguardo assume grande rilevanza quanto sottolineato in un articolo di Marco Letizia per il Corriere della Sera,intitolato “Internet? Adesso lo guardi in TV“:

Il matrimonio si è consumato. Le novità presentate all’Ifa, il più grande salone europeo dell’elettronica di consumo, in corso a Berlino fino all’8 settembre, hanno consacrato il connubio tra la tv ed Internet.

Tutti gli apparecchi televisivi di ultima generazione presentati dai maggiori produttori mondiali hanno infatti un collegamento via web che permette alle varie aziende di offrire un pacchetto di servizi che fa diventare il classico televisore il principale terminale domestico ed elementare della rete.

Semplicità d’uso sembra essere la parola d’ordine visto che l’obiettivo è quello di eliminare tutte le difficoltà tecniche che il mondo dell’informatica necessariamente pone a chi vuole collegarsi in Rete. Consentendo di muoversi da un sito all’altro premendo solo un tasto del telecomando.

Rimando al testo integrale dell’articolo per l’anticipazione delle novità, ormai imminenti, da parte delle maggiori società produttrici di televisori (Sony, Samsung, LG, Sharp, Panasonic, etc.) in ordine all’offerta di servizi web.

Si preannuncia una nuova decisiva ondata di questioni giuridiche e di emanandi provvedimenti normativi su cui presto ci confronteremo tutti, dalla sede accademica a quella politica ed istituzionale, da quella giornalistica a quella della blogosfera.

Fabio Bravo

www.fabiobravo.it

Information Society & ICT Law

Ancora sull'integrazione tra Internet e TV. L'offerta di Sony Internet TV e la DEMO on line

I media si stanno evolvendo rapidamente. I progetti di integrazione tra Internet e TV non sono recentissimi e finora hanno stentato a decollare per l’assenza, in passato, di materiale audiovisivo in rete. I tentativi di consultare siti web, per lo più meramente testuali, sulla TV domestica non risultavano appetibili, visto che la Internet TV consentiva la sola visualizzazione dei contenuti, con una interazione limitata, ma non le funzionalità che il PC consente (uploading, salvataggio dei files, etc.).

Ora, grazie allo sviluppo di contenuti audiovisivi multimediali (primi tra tutti quelli numerosi caritati sulla piattaforma YouTube) ed alla enorme diffusione dei social network come MySpace e Facebook, lo scenario è cambiato notevolmente. L’Internet TV può prendere rapidamente piede, con un appeal senza precedenti, rendendo la fruizione dei media content più comoda, sul salotto di casa, e (soprattutto) la fruizione della televisione più interessante e meno passiva rispetto al mero broadcasting della TV tradizionale.

L’esperienza della censura dei Talk Show in vista delle elezioni politiche e la realizzazione di “prodotti” alternativi come Mentana Condicio e RaiPerUnaNotte (qui i dati sugli ascolti) dimostrano come il web sia in grado di reagire alle strozzature imposte dal controllo mediatico. Se gli ascolti delle trasmissioni via web non sono sempre comparabili, per numeri di ascoltatori, con quelli della TV tradizionale, le cose cambieranno con l’avvento e la diffusione della Internet TV.

Con l’Internet TV, in altre parole, l’utente finisce per assecondare il tradizionale stile di vita casalingo, con la TV al centro del salotto o della cucina, ma con la possibilità di selezionare e scegliere, oltre all’offerta televisiva standard, quei contenuti che il web offre e che ora possono essere selezionati con il telecomando anziché con il mouse.

Non che la Internet TV sostituisca il PC, ma sicuramente la sua diffusione cambierà le abitudini dei cittadini, dato che ora possono selezionare contenuti alternativi, con possibilità di acquisire maggior coscenza critica rispetto a quella che matura a seguito della semplice esposizione al broadcasting tradizionale.

Uno dei prodotti destinato ad avere una maggior diffusione è quello attualmente offerto da Sony, in partnership con Google ed altri (GoogleTV). Il lancio pubblicitario indica l’offerta commerciale con “Sony Internet TV“. Per comprendere meglio il fenomeno e come lo scenario è destinato a cambiare, al link che precede si può vedere la DEMO, ove vengono illustrate bene le nuove modlaità di fruizione della Internet TV.

E’ facile prevedere che tale tipologia di offerta (della Sony così come di altri fornitori) sia destinata a fare presa sul pubblico e, nei prossimi anni, la Internet TV (con forme anche più evolute rispetto a quella che vediamo oggi nella demo) abbia la diffusione capilare dei videoregistratori e dei lettori DVD.

Se sono destinate a cambiare le modalità di fruizione della TV, è facile prevedere che siano destinate a cambiare anche le regole che governano Internet.

Verranno al pettine diversi nodi (per citarne alcuni):

1) da una parte ci sarà il problema del controllo del materiale protetto da diritto d’autore, che chiunque ora può facilmente caricare su piattaforme come YouTube pur non avendo i diritti di sfruttamento patrimoniale dell’opera;

2) dall’altra parte ci sarà il problema legato al filtro sui contenuti, dato che l’assenza di controlli redazionali sui media content fruibili dalla Internet TV rende possibile la fruizione anche occasionale di contenuti nocivi, ad esempio da parte di minori, al di fuori delle fasce protette ed anche con contenuti che mai potrebbero essere veicolati nei palinsesti televisivi;

3) c’è poi il problema della censura, strettamente legato al precedente. Per controllare la Internet TV si finirà per cambiare, con leggi ad hoc, anche la Internet che conosciamo.

Questi problemi (e gli altri numerosi che per ora evito di riportare ma che non mancherò di segnalare in futuro) esistono già da molto tempo, perché sono connessi all’uso di Internet fruibile mediante PC. Tuttavia, la diffusione della Internet TV (che potrebbe far presa sui telespettatori per via dell’abitudine incontrastata alla TV tradizionale) renderà i problemi più evidenti a causa della notissima centralità della TV per il sistema italiano.

Il mondo della politica, quello dell’informazione, quello dell’industria e quello del commercio non tarderanno a farsi sentire. La reazione politica e poi quella normativa non tarderà ad arrivare, appena ci si accorgerà meglio della rivoluzione in arrivo.

Occorre riflettere, discutere, trovare le soluzioni possibili e confrontarsi su quelle migliori da proporre, prima che ci calino dall’alto per mano o per penna di qualche improvvisato consulente.

Intanto ecco in Gazzetta Ufficiale del 29 marzo 2010 la pubblicazione del D.Lgs. n. 44/2010 (c.d. decreto Romani), che, in recepimento della Direttiva 2007/65/CE sull’esercizio della attività televisive, regolamenta il settore audiovisivo, coinvolgendo anche l’offerta di contenuti tramite Internet.

Prima della pubblicazione in Gazzetta Ufficiale, i commenti critici al decreto Romani non sono mancati (cfr. quello di Articolo21, in cui viene riportata anche la posizione di Google; cfr. anche l’articolo di Alessio Balbi per la Repubblica).

Fabio Bravo

www.fabiobravo.it

La posizione dell'AIIP (Associazione Italiana Internet Provider) sul caso The Pirate Bay, sul caso RTI contro YouTube e sul Decreto Romani

Nella discussione sulle regole più adatte, anche de jure condendo, a disciplinare Internet è rilevante osservare la posizione di tutti gli stakeholders. Nel settore industriale hanno una forte voce l’industria della produzione di opere protette dal diritto d’autore o, comunque, l’industria che detiene e “controlla” i diritti.

E’ importante, però, che sia data diffusione, la più ampia possibile, anche ad altri stakeholders, tra i quali in primis i Providers, che, pur avendo un ruolo determinante per lo sviluppo tecnologico ed economico del Paese,  non sembrano avere un’altrettanto forte capacità di presa sulle politiche dell’innovazione che si affacciano ogni giorno su tale materia.

Nel continuo confronto che intendo mantenere su tali temi, segnalo le posizioni dell’Associazione Italiana Internet Provider (AIIP) sia sul tanto discusso (cfr. 123) decreto Romani, che pone nuove forme di controllo sul web, sia sui casi caso The Pirate Bay. e RTI contro YouTube.

Invero, il caso The Pirate Bay (su cui è ora in corso di pubblicazione un mio contributo per la Giuffrè in un’opera collettanea curata dal Prof. Giovanni Ziccardi) suscita interrogativi a partire dall’interpretazione delle norme vigenti fornita in sede giurisprudenziale della Suprema Corte di Cassazione, la quale tuttavia, va ricordato, ha una funzione nomofilattica nel nostro ordinamento, anche se non vincolante. E’ comunque opportuno cogliere l’occasione del caso giurisprudenziale per ridiscutere sul ruolo che i Providers devono avere nella società dell’informazione (information society).

La discussione apre due fronti: a) quali regole per il futuro; b) come interpretare le regole esistenti.

Per la verità si potrebbe forse affermare che le regole già ci sono e vanno bene così, basta interpretarle correttamente. E’ però innegabile che la società si evolve costantemente, soprattutto con riferimento al contesto tecnologico, per cui di pari passo con l’evoluzione sociale, economica e tecnologica, nonché con il moltiplicarsi degli effetti che la tecnologia ha sulla società, diventa inevitabile che si evolva anche il quadro normativo, destinato a divenire via via sempre più complesso.

Rimando ulteriori riflessioni ai prossimi post.

Fabio Bravo

www.fabiobravo.it

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