D.Lgs. 235/2010

Le modiche del CAD. Nuovi scenari di dematerializzazione

Il Codice dell’Amministrazione Ditigale (CAD), d.lgs. 82/2005, è stato recentemente modificato – da ultimo – con il d.lgs. 235/2010 (cfr. versione aggiornata del CAD).

Vi segnalo, al riguardo, che il C.I.R.S.F.I.D. dell’Università di Bologna sta organizzando a Ravenna il 28 aprile 2011 un interessante Convegno dal titolo “Le modifiche del CAD: Nuovi scenari di dematerializzazione” (qui il programma).

Il Coordinamento Scientifico è stato affidato alla Prof. Monica Palmirani e all’Avv. Michele Martoni del CIRSFID dell’Università di Bologna.

Pur non potendo essere presente al Convegno per concomitanti impegni non rinuncio a segnalarVi, in tema di dematerializzazione, i risultati di un lavoro di ricerca svolto qualche anno addietro proprio presso il CIRSFID, in un team di lavoro coordinato dalla Prof.ssa Palmirani, a cui ho partecipato insieme a Michele Martoni e a Chiara Rabitto. Ho esposto i risultati di lavoro di ricerca in un mio e-book dal titolo “Dematerializzazione dei flussi cartacei in entrata. Il servizio postale come “front office” e “pre-back office” della P.A. Digitale“.

Fabio Bravo

www.fabiobravo.it

Nuovo CAD, PEC e FAX. Trasmissione di documenti alla P.A. e forma scritta

Il d.lgs. 235/10 ha apportato diverse modifiche al Codice dell’amministrazione digitale (d.lgs. 82/05). Mi ero riproposto di commentare insieme alcuni passaggi, avendone ricevuto diverse sollecitazioni. Una di queste mi è giunta da Cristina Zaffini (A.P. Systems srl), che mi chiedeva alcune riflessioni sulla modifica dell’art. 45, co. 1, del CAD in relazione all’art. 43, co. 6, del D.P.R. 445/2000, in materia di trasmissione di documenti alla p.a.

L’art. 45, co. 1, del CAD ha visto, ad opera dell’art. 31 d.lgs. 235/10, la soppressione dell’esplicito riferimento al fax. Ecco il testo:

“I documenti trasmessi da chiunque ad una pubblica amministrazione con qualsiasi mezzo telematico o informatico [ABROG.: “, ivi compreso il fax”], idoneo ad accertarne la fonte di provenienza, soddisfano il requisito della forma scritta e la loro trasmissione non deve essere seguita da quella del documento originale”

La preoccupazione che mi è stata manifestata è che la modifica sia strumentale all’uso esclusivo della PEC e che talune pubbliche amministrazioni, di fronte ad un quadro sanzionatorio non particolarmente significativo, finiscano per non dotarsi degli strumenti tecnologici innovativi auspicati dalle politiche per l’innovazione della p.a., delineate dal ministro Brunetta.

L’art. 43, co. 6, D.P.R. 445/2010, stabilisce, ancora, che

“I documenti trasmessi da chiunque ad una pubblica amministrazione tramite fax, o con altro mezzo telematico o informatico idoneo ad accertarne la fonte di provenienza, soddisfano il requisito della forma scritta e la loro trasmissione non deve essere seguita da quella del documento originale”.

In tale disposizione, non abrogata, viene mantenuta la menzione del fax, che continua ad essere normativamente accreditato come uno degli strumenti di trasmissione telematico idoneo ad accertare la fonte di provenienza in relazione ai documenti trasmessi alla p.a. e a soddisfare il requisito della forma scritta, senza necessità di far seguire la trasmissione dell’originale.

La lettura sistematica delle norme tutte sopra citate fa apparire del tutto superflua e tecnicamente irrilevante la soppressione dell’inciso “, ivi compreso il fax” dall’art. 45, co. 1, del CAD. L’intento non mi pare sia quello di eliminare il fax o ridurre la sua rilevanza giuridica, sopratuttto in relazione all’equivalenza della forma scritta, a maggior ragione oggi che il fax tradizionale viene progressivamente soppiantato da sistemi elettronici (e-fax), sia in entrata che in uscita.

Che l’intento non sia questo può essere dedotto dal seguenti argomenti:

a) l’inciso soppresso era meramente esemplificativo;

b) il fax è considerato, nel testo di legge, una species rientrante nella ben più ampia categoria indicata con l’espressione “qualsiasi mezzo telematico o informatico”. Dunque, al fax continua ad applicarsi l’art. 45, co. 1, CAD nonostante la soppressione delle parore “, ivi comresop il fax”;

c) continua ad applicarsi l’art. 43, co. 6, del DPR 445/10 (menzionante esplicitamente il fax), senza alcuna contraddizzione con l’art. 45, co. 1, CAD. In entrambi i testi il fax è considerato un “mezzo telematico o informatico idoneo ad accertar[e] la fonte di provenienza” e in grado di soddisfare “il requisito della forma scritta”.

Le due disposizioni sembrano ridondanti ed, in effetti, lo sono.

C’è da chiedersi, allora, il perché della soppressione del riferimento al fax, all’interno dell’art. 45, co. 1, del CAD.

Probabilmente la questione interpretativa è da affrontare in riferimento all’art. 45, co. 2, del CAD, nel quale viene precisato che

“Il documento informatico trasmesso per via telematica si intende spedito dal mittente se inviato al proprio gestore, e si intende consegnato al destinatario se reso disponibile all’indirizzo elettronico da questi dichiarato, nella casella di posta elettronica del destinatario messa a disposizione dal gestore”.

Tale disposizione, infatti, presenta da tempo un testo che si adatta alle modalità di trasmissione della posta elettronica e meno al fax. Si parla espressamente di “casella di posta elettronica” (e di “gestore”), che mal si addicono alla trasmissione tramite fax tradizionale.

Pertanto, senza arrecare danni all’impianto sistematico e senza con ciò escludere il fax dal novero dei documenti trasmessi alla p.a. con valore di forma scritta, se non altro per l’operatività dell’art. 43, co. 6, D.P.R. 445/00, sembra si sia voluta correggere una distonia tra il primo e il secondo comma dell’art. 45 del Codice dell’amministrazione digitale.

La validità del fax, però, continua a rimanere indiscussa anche con la riforma operata dal d.lgs. 235/2010.

Anzi, a ben guardare, la riforma ha apportato anche un’altra significativa modifica: quella di cui all’art. 48, co. 1, CAD dedicato alla posta elettronica certificata, la quale non è più contemplata come tecnologia esclusiva nella dizione normativa.

Al testo originale dell’art. 48, co. 1, CAD, secondo cui

“La trasmissione telematica di comunicazioni che necessitano di una ricevuta di invio e di una ricevuta di consegna avviene mediante la posta elettronica certificata ai sensi del decreto del Presidente della Repubblica 11 febbraio 2005, n. 68.

è stato infatti aggiunta (ad opera del d.lgs. 235/10) la seguente espressione

“, o mediante altre soluzioni tecnologiche individuate con decreto del Presidente del Consiglio dei Ministri, sentito DigitPA”.

La PEC non guadagna terreno, ma sembra perderlo.

Fabio Bravo

www.fabiobravo.it

La versione consolidata del nuovo codice dell’amministrazione digitale (d.lgs. 82/2005, aggiornata al d.lgs. 235/2010)

Sul sito Normattiva.it è disponibile la versione consolidata [vers. aggiorn. al 27.1.11] del “nuovo” codice dell’amministrazione digitale il d.lgs. 82/2005 e successive modifiche e integrazioni, da ultimo apportate con il d.lgs. 235/2010.

Qui la stampa in PDF [vers. agg. al 27.1.11].

Qui la finestra di dialogo per ottenere la visualizzazione del testo vigente ad altra data.

Raccogliendo diverse sollecitazioni pervenutemi, appena mi sarà possibile non mancherò di soffermarmi su alcuni aspetti specifici della riforma.

Fabio Bravo

www.fabiobravo.it

In Gazzetta Ufficiale il testo integrale del “nuovo codice dell’amministrazione digitale” – d.lgs. 235/2010 (ma non è un nuovo codice)

Il testo integrale del “Nuovo Codice dell’Amministrazione Digitale” (Nuovo CAD) è apparso in Gazzetta Ufficiale n. 6 del 10 gennaio 2011, suppl. ord. 8/L.

Si tratta del decreto legislativo 30 dicembre 2010 n. 235 (d.lgs. 235/2010), intitolato, si noti bene,

Modifiche ed integrazioni al decreto legislativo 7 marzo 2005, n. 82, recante Codice dell’amministrazione digitale, a norma dell’articolo 33 della legge 18 giugno 2009, n. 69″.

Non si tratta, però, di un nuovo codice dell’amministrazione digitale, visto che la riforma voluta da Brunetta è, nella forma e nella sostanza, una modifica al codice già in vigore (il d.lgs. 82/2005), che continua ed essere norma vingente nel nostro ordinamento giuridico.

Pertanto, il codice dell’amministrazione digitale continuerà ad essere sempre il d.lgs. 82/2005, con le successive modifiche ed integrazioni che sono apportate nel corso del tempo, compreso (da ultima) quella avvenuta con d.lgs. 235/2010.

La presentazione delle modifiche al testo del codice dell’amministrazione come fosse un “nuovo codice” mi sembra tecnicamente poco corretta e forse legata solamente ad esigenze di comunicazione politica.

Le modifiche sono comunque rilevanti, alcune discutibili altre meno. Non mancherò di fornire le mie osservazioni, in queste pagine e nei tradizionali canali accademici e scientifici.

Ecco il link al testo integrale del provvedimento (d.lgs. 235/2010), gentilmente segnalatomi da Angelo Ricciardi di Postel S.p.a., che ringrazio sentitamente.

Fabio Bravo

www.fabiobravo.it

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