Controllo dei lavoratori

Tecnologie di controllo. Il collare elettronico ai lavoratori

Mi ha colpito un articolo di Mauro Covacich per il Corriere della Sera dal titolo “Gli schiavi del volantinaggio con il collare elettronico“, ove si prospetta la questione del controllo dei lavoratori tramite dispositivo GPS da appendere al collo (c.d. “Collare elettronico” – cfr. FOTO) in grado di tracciare e ricostruire gli spostamenti effettuti durante l’orario di lavoro. I toni sono molto forti:

Un’organizzazione di indiani con sede nell’ovest vicentino, al centro di un vasto giro di volantinaggio illegale fatto di lavoro nero, evasione e frode fiscale, è stata sgominata dalla Guardia di Finanza, ma non è questa la notizia vera.

La notizia vera è che questi nuovi padroni controllavano i loro lavoranti, quasi tutti ovviamente immigrati irregolari e quindi ricattabili, attraverso una catena elettronica dalle maglie invisibili collegata a un gps.

(…)

È probabile che i nuovi padroni colti in flagranza di reato abbiano sgranato gli occhi di fronte alle accuse. Che c’è di male a dotare di collarino gps i tuoi schiavi? Prima c’era la palla al piede, le catene, adesso gli rendiamo la vita più facile, e voi pure vi scandalizzate? Chi tiene gli occhi bassi sulle cose non ha tempo per pensare: o è troppo intento a far soldi o sta sudando per farli fare a qualcun altro.

 

Mi sembra stia trovando applicazione alle persone la prassi già da tempo invalsa per il controllo e il tracciamento delle “flotte” aziendali. Dal tracciamento dei veicoli, ora, si è passati al tracciamento diretto della persona-lavoratore e ciò rende ancora più stringente la compressione della libertà personale, che si atteggia con sfumature diverse.

Probabilmente il controllo degli spostamenti del lavoratore appiedato nasce dall’esigenza meritoria di ottimizzare gli spostamenti e il lavoro (ad esempio per conoscere quale zone non sono state ancora coperte dal volantinaggio e quindi riprogrammare la distribuzione in loco) o, pensando in maniera più disincantata, dall’esigenza di controllare l’effettivo svolgimento dell’attività lavorativa, mettendo un freno alle possibili “distrazioni” del personale.

L’evoluzione del fenomeno è però degno di nota.

Il Garante per la privacy ultimamente si è pronunciato su un caso di controllo tramite GPS della flotta aziendale (“GPS sui veicoli aziendali e geolocalizzazione dei lavoratori. Interviene il Garante per la privacy“).

Occorrerà un monitoraggio ed uno studio sui limiti di tali forme di controllo, che saranno sempre più pervasivi. Credo si riuscirà ad andare anche oltre.

In ultima analisi, l’esigenza aziendale della produzione, da salvaguardare, va contemperata con l’esigenza di rispettare i diritti fondamentali della persona. Il progresso tecnologico e l’uso creativo che se ne fa impongono costantemente di riflettere su quale sia il nuovo punto di equilibrio tra gli opposti interessi.

Fabio Bravo

www.fabiobravo.it

Nuove tecnologie e controllo dei lavoratori

Le nuove tecnologie finiscono sovente per essere usate di fatto, anche indirettamente, per controllare i lavoratori sul luogo di lavoro o nelle sue prossimità.

Uno dei problemi maggiormente avvertito concerne l’uso delle telecamere di videosorveglianza, di cui ora si fa un impiego massivo.

Sul tema è intervenuto il Garante per la privacy al termine di un’operazione di controllo sull’impiego dei dispositivi di videosorveglianza da parte di una cooperativa, disponendo il blocco del trattamento dei dati effettuato tramite videocamere collocate in aree di transito da parte dei lavoratori (aree di carico e scarico merci, box informazioni, zone circostanti, etc.).

Nel suo provvedimento il Garante per la protezione dei dati personali ha ribadito, come pubblicamente annunciato anche nella Newsletter n. 321 del 3 aprile 2009, che

«Non è lecito installare telecamente che possano controllare i lavoratori, anche in aree e locali dove si trovino saltuariamente. L’uso delle telecamenre sui luoghi di lavori deve rispettare in maniera rigorosa gli obblighi previsti danno Stato dei lavoratori, richiamati nel Codice della Privacy.

(…)

Il sistema di videosorveglianza può, infatti, configurarsi come forma di controllo a distanza dell’attività lavorativa, anche nel caso in cui i luoghi di alvori siano frequenati anche solo temporaneamente dal personale».

Aggiunge poi il Garante come anche la Suprema di Corte di Cassazione aveva avuto modo di confermare che

«il divieto di controllo a distanza dell’attività lavorativa “non è escluso dal fatto che il controllo sia destinato ad essere discontinuo perché esercitato in locali dove I lavoratori possono trovarsi solo saltuariamente”».

Ovviamente va precisato che le possibilità di controllo dei lavorati tramite strumenti di videosorveglianza non sono illecite a priori, ma vanno collocate entro i limiti di garanzia previsti dallo Statuto dei lavoratori e dal Codice in materia di protezione dei dati personali, in difetto dei quali il controllo diviene illecito.

Il caso è comunque interessante, perché ribadisce che non è sufficiente il posizionamento degli apparati di videoripresa in aree diverse da quelle di effettivo svolgimento dell’attività lavorativa per sottrarsi alle garanzie previste nello statuto dei lavoratori e nel Codice della privacy.

Fabio Bravo

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