comunicazione sociale

Videosorveglianza di strada. La webcam sugli occhiali di quattro senzatetto e le immagini grezze diffuse permanentemente su Internet

Un interessante sperimento di comunicazione sociale, ma anche di videosorveglianza furtiva, è stato elaborato in Francia, a Parigi, da parte dell’assistenza sociale francese (SAMU SOCIAL).

Ne da notizia La Stampa nell’articolo “Una webcam sugli occhiali del clochard“, nel quale si apprende che quattro senzatetto hanno accettato di filmare, con una minitelecamera nascosta sugli occhiali, la loro quotidianità, riprendendo tutto ciò che capitava loro davanti durante le giornate trascorse come sempre. Si legge, nell’articolo, che

per 24 ore quattro clochard hanno filmato alcuni momenti della loro giornata. Le 40 ore di pellicola sono state poi ridotte a 24 e messe online, volontariamente senza montaggio. Le immagini scorrono quasi in tempo reale, un orologio segna il passare delle ore. Ecco quindi come è tutti i giorni la vita di un senzatetto. Quella vera, vissuta in strada, sotto i corridoi del metrò, fatta di poco, di noia, di disagi. Ci sono la violenza, la solitudine, l’alcol condiviso con i compagni, l’indifferenza della gente.

Ed ancora:

(…) hanno filmato i pasti consumati alla mensa dei poveri, il cestino posato a terra con le monete lasciate dai passanti, il sacco a pelo e i cartoni dove dormono la notte, il via vai delle gambe della gente.

La loro vita è fatta di poco, passano ore a vagare, a dormire sulla panchina di un parco, a chiedere l’elemosina seduti davanti all’ingresso di un negozio. Volendo, restando connesso, l’internauta può vivere un giorno intero nei panni di un senzatetto. Ma quando vuole lasciarlo, chiudendo la pagina web, un messaggio di errore compare sul monitor: «Spiacenti – c’è scritto – ma lasciare la strada è molto più difficile»

Chiaro è l’intento: smuovere le coscienze, far comprendere come si trova chi vive la condizione di clochard, creare attenzione sociale, combattere l’emarginazione, avvicinare la gente o, almeno, ridurre le distanze psicologiche.

Viene infatti precisato, nell’articolo in questione, che

L’iniziativa rientra nell’ambito di una campagna di sensibilizzazione promossa dall’assistenza sociale francese, il Samu social.

Le immagini filmate dalle minitelecamere, tagliate solamente per ridurle da 40 a 24, senza alcun montaggio,

si possono vedere sul sito danslapeaudunsansabri.com (letteralmente: nei panni di un senzatetto). Le immagini sono grezze, talvolta sfocate, ma di una realtà sconcertante.

A parte le finalità dell’iniziativa, il metodo mi sembra a dir poco sconcertante, per via delle modalità del trattamento dei dati personali. Passanti videosorvegliati in strada, nelle situazioni più varie, con immagini memorizzate sine die, messe a disposizione della comunità mondiale, liberamente e permanentemente accessibili on-line.

Sguardi, volti, situazioni.

Si tratta comunque di una interessante campagna di sensibilizzazione, innovativa per le modalità di comunicazione, soprattutto nella parte in cui offre la possibilità di replicare, almeno in parte, la percezione visiva del clochard, comprendere gli stimoli ambientali a cui sono sottoposti, come in una sorta di osservazione partecipante, e, sopratutto, l’accorgimento tecnico della voluta difficoltà ad  abbandonare il sito, evidente richiamo alla difficoltà ad abbandonare la condizione vissuta in strada.

E’ un esperimento che la dice lunga, però, sulle possibili modalità di controllo sociale, in una società costantemente sorvegliata.

Avete idea di quante telecamere popolano i centri cittadini? Quante sono nascoste o difficilmente visibili? Quante registrano conservando le immagini oltre i limiti temporali ristretti imposti dalla rigorosa disciplina  di settore? Che fine fanno le informazioni raccolte? Chi le controlla? Chi può avere accesso alle immagini registrate? Chi le usa? Per quali fini?

Queste domande se le pone il Samu Social de Paris?

Fabio Bravo

www.fabiobravo.it

Comunicazione istituzionale via web. Il video della polizia inglese contro gli SMS per chi guida

Il modo di fare comunicazione istituzionale sta cambiando.  Anche le istituzioni usano appieno gli strumenti che l’information society mette a disposizione e lo fa con grande abilità e con grande efficacia.

La polizia inglese ha avviato una campagna di comunicazione diramando su Internet un video shock che rappresenta, in modo molto realistico, gli effetti devastanti che possono essere causati dall’uso del cellulare mentre si guida. Il video, in particolare, rappresenta il caso di una ragazza intenta a scrivere un SMS. La diffusione è amplificata dai media che, come il quotidiano on-line La Stampa, contribuiscono a renderlo noto.

Il finale è tragico. L’intento è quello di prevenire, con un’azione “di forza”, gli incidenti (spesso mortali) causati dal non corretto utilizzo del cellulare per chi è alla guida. 

La comunicazione è realistica e il mezzo utilizzato, un video girato e diffuso in stile YouTube,  rende ancora più realistico l’effetto.

Le immagini sono cruente, per scelta. Si vuole impressionare e ci si riesce.

Fino a che punto occorre spostare in alto il livello di rappresentazione della violenza per rendere efficaci le comunicazioni?

Fabio Bravo

www.fabiobravo.it

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